Il bandito, che fino allora si era tenuto nell'ombra, s'avanzò verso il
centro della tenda.
— Parla tu! — gridarono ad una voce Hossein e Tabriz.
— Tuttociò che ti hanno narrato questi uomini, o _beg_, è vero e lo
giuro su Maometto e su Alì, — disse il miserabile. — Io sono stato
assoldato da tuo nipote Abei, per assassinarli nel caso che i due colpi
di pistola non li avessero finiti o di consegnarli all'Emiro di Bukara.
Abei mi ha dato cento _tomani_, da dividerli con un mio compagno, che
Tabriz ha ucciso nella steppa.
Fa' portare qui il Corano ed io giurerò, se vuoi, sul libro
sacro. —
Un grido rauco, che rassomigliava all'urlo strozzato d'una belva in
furore, era sfuggito dalle labbra del _beg_.
— Basta, — disse. — Ho troppe prove. D'altronde dubitava. —
Poi, slanciandosi verso Hossein e serrandoselo con frenesia fra le
braccia, gli disse:
— Allah sia ringraziato! Tu avrai giustizia! —
Con un gesto maestoso si volse verso il maggiordomo che stava fermo
sulla porta della tenda, dicendogli:
— Recati subito alla casa di Talmà e fa' venire qui immediatamente Abei.
— È inutile, signore, — rispose il maggiordomo. — Odo il galoppo del
suo cavallo.
— Hossein, Tabriz e anche tu, brigante, uscite e non entrate se non
quando Abei sarà qui.
— Una domanda, padre, — disse Hossein.
— Parla.
— L'ha sposata Abei?
— No: non gliel'ho permesso, perchè io non ho avuto la prova della tua
morte.
— Grazie, padre.
— Uscite! —
Si riadagiò sul cuscino di seta, riaccese il _narghileh_, con una calma
più apparente che reale, poi fece scorrere con una feroce voluttà la
sua famosa scimitarra di Damasco entro la guaina di marocchino laminato
d'oro.
— La giustizia del _beg_ sarà tremenda come un colpo di tuono, —
mormorò.
Il galoppo d'un cavallo si udiva in quel momento distintamente.
Un terribile sorriso comparve sulle labbra del fiero _beg_.
— Eccolo! — mormorò.
Il cavallo si era fermato dinanzi alla vasta tenda ed un giovane,
vestito tutto di seta bianca, ricamata in oro, con bottoni di turchese,
era entrato, dicendo:
— Buona sera, padre. —
Era Abei.
Giah-Aghà piegò appena il capo e staccando dalle labbra il bocchino,
chiese quasi con noncuranza:
— Come sta Talmà?
— Piange sempre, padre, — rispose il giovane, con voce irata. — Pare
che non sia capace di dimenticare quel povero Hossein.
— Forse dubiterà che sia morto, — disse il _beg_, con sottile ironia.
— L'ho veduto io a cadere sotto il piombo dei moscoviti, insieme con
Tabriz. Che cosa spera ancora?
— Sei ben sicuro che siano morti? — chiese il beg con voce fremente.
— Dubitereste, padre? — chiese Abei, impallidendo.
— Accostati ed ascoltami. —
Abei era diventato livido ed inquieto, tuttavia obbedì e si avvicinò al
vecchio _beg_.
— Voltati indietro, ora, — disse Giah Aghà.
Abei guardò con ispavento il vecchio, nei cui occhi balenava una fiamma
terribile.
— Padre! — esclamò con angoscia.
— Voltati! — urlò il _beg_. —
Abei girò il capo e mandò un grido.
Hussein, Tabriz e Karaval erano comparsi improvvisamente sulla porta
della tenda.
— Li vedi? — ruggì il _beg_.
Con un rapido gesto sfoderò la scimitarra di Damasco. Un lampo brillò
in aria ed Abei cadde colla testa quasi staccata dal busto.
— Ecco la vendetta del _beg_ della steppa turchestana, — esclamo
Giah-Aghà, con voce tuonante. — Hossein, sei vendicato. —
Karaval, spaventato, si era slanciato fuori dalla tenda, fuggendo a
tutte gambe, temendo di subire l'egual sorte. Tabriz che lo teneva già
d'occhio gli aveva tenuto dietro.
Due spari rimbombarono quasi subito, seguiti da un grido, poi il
gigante ricomparve, tenendo in pugno due pistole ancora fumanti.
— Padrone, — disse, accostandosi a Hossein, che guardava con terrore
il cadavere d'Abei, — tu avevi promessa salva la vita al bandito, ma
io non avevo giurato nè su Maometto, nè su Alì, e l'ho ammazzato. Dei
traditori ve ne sono perfino troppi nella steppa.
Anche il vecchio _beg_ guardava il corpo di Abei; quando l'ultimo
fremito cessò, alzò gli occhi verso Hossein e gli disse con voce
pacata:
— Giustizia è fatta. Prendi il mio miglior cavallo e recati da Talmà
che da tanti giorni ti piange. —
Poi, volgendosi verso Tabriz, che pareva aspettasse qualche ordine:
— Seppellisci nella steppa quest'uomo, — gli disse, additandogli Abei.
— Non è mio nipote.... è un miserabile. Va'!... Portalo via!... —