Divorarono un altro pezzo d'orso, si dissetarono parcamente, si
scavarono una buca nella sabbia e vi si lasciarono cader dentro, dopo
essersi messi a fianco le armi.
Non erano trascorsi dieci minuti che Tabriz e Hossein dormivano della
grossa.
Non così però Karaval. Il bandito, forse più abituato alle marce a
piedi, o meno dormiglione, aveva ancora gli occhi aperti e con un
orecchio appoggiato sulla sabbia pareva che ascoltasse con profonda
attenzione.
Mezz'ora era già trascorsa, quando bruscamente, quantunque
silenziosamente, si alzò.
— Deve essere lui, — mormorò.
— Non è tanto stupido quanto io l'avevo creduto. —
Si levò in piedi, badando di non far scricchiolare le sabbie e guardò
quasi ferocemente Tabriz e Hossein, che dormivano profondamente l'uno
presso all'altro, tenendo una mano sui loro _kangiarri_.
— Sarebbe una bella occasione e tutto sarebbe finito! — mormorò. —
Due!... E poi con quel gigante che può reggere a parecchie palle di
pistola meglio d'un orso!... Fin che ammazzo l'uno, l'altro mi salta
addosso e allora, mio caro Karaval, addio ai tuoi sogni ambiziosi!...
Non rimarrà che Hadgi, sempre Hadgi, quell'imbecille!...
No, meglio essere prudenti e aver pazienza. Io non sono uno
stupido. —
Attese alcuni minuti, poi vedendo che nè Tabriz, nè Hossein si
muovevano, scivolò lungo la duna più alta, senza produrre il menomo
rumore.
La salì carponi e giunto sulla cima si fermò, borbottando:
— Non deve essere lontano; i miei orecchi non s'ingannano mai e
percepiscono sempre i più deboli rumori. Un capo brigante deve avere
l'udito finissimo se vuol diventare... —
Si era bruscamente interrotto, armando per precauzione una pistola
che si era levata di sotto alla lunga zimarra e che il rigonfiamento
della lunga e altissima fascia aveva impedito a Tabriz ed a Hossein di
scorgere.
— Un futuro capo deve essere sempre prudente — disse.
Un'ombra, che l'oscurità impediva di ben definire, era comparsa sulla
cima d'un'altra duna e si era fermata, probabilmente animata dallo
stesso spirito di diffidenza che aveva invaso il bandito.
— Non mi sembra un animale, — borbottò finalmente Karaval.
Accostò due dita alle labbra e mandò un lievissimo fischio, appena
modulato. Un segnale eguale rispose subito, poi l'uomo che stava sulla
duna opposta si lasciò scivolare sulla sabbia, toccando il fondo.
Karaval l'aveva immediatamente imitato.
— Non mi sono ingannato: Dinar, — disse il bandito. — Ragazzo mio, tu
diventi un bravo brigante e più rapidamente di quello che credevo.
— Ho una buona guida — rispose modestamente il giovane.
— Se continui così, tu diverrai un giorno, quando avrò sotto i miei
ordini una banda di _Aquile_, il mio luogotenente.
— Sarò l'uomo più fortunato della terra.
— Ah!... Anche tu sei ambizioso!... Bene, benissimo, coll'ambizione si
può conquistare anche il mondo.
— Vi ho seguiti senza difficoltà. Sono dunque loro?
— Per Alì, Maometto e tutti i Santi del nostro paradiso!...
— Non ho mai dubitato della tua sagacia, Karaval.
— Sarai mio luogotenente, figliuol mio. Sai nulla dei Bukari?
— Non li ho più riveduti.
— Che siano morti davvero?
— Ne ho il sospetto.
— Allora abbiamo fatto bene a darcela a gambe anche noi, quando abbiamo
veduto il nipote del _beg_ e Tabriz a scappare. È stato un grave
rischio però.
— E che cosa intendi di fare ora, Karaval? —
Karaval si accarezzò la barba per qualche istante, guardando le stelle
come se aspettasse da quelle qualche ispirazione, poi disse con voce
grave:
— È necessario ricondurli a Bukara. — Dalle mani dell'Emiro non
usciranno vivi, di questo sono sicuro e poi noi riceveremo un altro
compenso, così prenderemo due piccioni con una fava.
— Sei un genio, Karaval. E come faremo a riconsegnarli all'Emiro?
— Sull'Amu-Darja vi è un posto di usbeki e di ghirghisi, metà briganti
e metà soldati dell'Emiro, incaricati di guardare la frontiera.
Io conosco il capo che li comanda perchè un tempo era anche lui
un'Aquila.
— Continua.
— Hai paura di attraversare da solo la steppa della fame?... Tu sei
giovane e le tue gambe sono robuste ed in sei giorni potresti giungere
al posto, fors'anche in otto, perchè si trova più al nord della
strada carovaniera che conduce a Bukara e abboccarti con quel capo.
Con cinquanta _tomani_ quell'uomo sarebbe capace di andare in capo al
mondo e di affrontare qualunque pericolo. E poi lui avrà di certo una
ricompensa dall'Emiro.
— E poi?
— Ritorni stupido, ragazzo? Mi pare che anche un bambino potrebbe
ora capire ciò che poi accadrebbe. Io conduco i miei due uomini verso
l'Amu-Darja, il capo è pronto, ci ferma e ci prende tutti e tre. Hai
capito?
— Sì, Karaval.
— Una volta presi ci conduce a Bukara e il colpo è fatto.
— Tu diverrai un gran capo.
— Non ne dubito neppure, — rispose gravemente Karaval, lisciandosi la
barba.
— Ed il signor Abei non lo informeremo di ciò?
— Ci vorrebbero quindici o venti giorni per raggiungere la steppa dei
Sarti, e poi non abbiamo nessuno su cui contare e fidarci. Saprà tutto
al nostro ritorno.
— Dove si trova quel capo tuo amico?
— A Georlu-Tochgoi: sai andarci?
— Vi ho pescato coi cormorani in mia gioventù. Abbondano le _garitse_
laggiù, quei pesci squisiti che tanto piacciono a noi uomini della
steppa.
— Figliuol mio, parti senza indugio e cerca soprattutto di arrivare a
quel luogo e possibilmente intero.
— Addio Karaval. —
Il giovane _loutis_ si gettò sulle spalle una bisaccia che doveva
contenere certamente dei viveri, si mise le pistole sopra la fascia e
risalì la duna scomparendo, come un'ombra, dall'altra parte.
— Ecco come si fanno gli affari, — disse Karaval stropicciandosi
allegramente le mani. — Hadgi, di fronte a me, non è altro che un
cretino.