Gli tolse la ricchissima e lunghissima fascia di seta che gli stringeva
i fianchi ed in quell'atto vide cadere a terra un piccolo plico.
Lo raccolse lestamente e se lo mise in tasca, non così presto che
Tabriz non l'avesse veduto. Il turchestano però non credette opportuno
di fare qualche rimarco, temendo di ritardare l'estrazione del
proiettile.
Il sergente intanto aveva portato la cassetta dei ferri chirurgici,
mentre due infermieri preparavano fasce e filamenti di lino.
Il capitano dopo d'aver fatto bene accomodare il giovane sul ventre,
si mise subito all'opera, scandagliando prima la ferita e poi
allargandola.
Agiva rapidamente, con mano sicura, da uomo pratico in fatto di ferite.
Trascorse qualche minuto, lungo quanto un secolo pel povero Tabriz che
non aveva voluto ancora coricarsi, poi il capitano ritirò dolcemente
una specie di pinza, mostrando al sergente ed agli infermieri una palla
rotonda, tutta coperta di sangue.
— Fortunatamente la scapola l'ha fermata, — disse. — Se avesse
continuato il suo cammino, avrebbe attraversato il polmone.
— Non è una palla russa, è vero, signore? — chiese Tabriz i cui occhi
avvampavano d'una collera terribile.
Il capitano la lasciò cadere in un bacino di rame per pulirla dal
sangue, poi la ritirò.
— È rivestita di rame, — disse poi. — È una palla turchestana.
Vi uccidevate fra voi, dunque?
— No, signore. È stato commesso un infame delitto ed il fatto risulta
limpidamente dalla ferita ricevuta dietro le spalle, mentre questo
valoroso giovane non ha mai mostrato i talloni al nemico.
— Bah!... Avete sempre questioni voi o... —
Un sospiro che sfuggì a Hossein gl'interruppe la frase.
— Buon segno, — disse il capitano.
Poi, voltandosi verso Tabriz:
— Ora a te, gl'infermieri s'occuperanno del giovane. —
Tabriz andò a sdraiarsi su un materasso vuoto, che si trovava prossimo
a quello del nipote del _beg_ e si spogliò, senza aver bisogno
dell'aiuto del sergente.
— Una ferita quasi identica e anche questa alla scapola, ma a sinistra
invece che a destra, — disse il capitano medico.
— L'uomo che vi ha sorpresi alle spalle, ha fatto un doppio colpo. La
faccenda sarà più facile dell'altra.
Per sfondare un simile dorso ci vuole ben altro che la palla d'una
pistola.
— Quella d'una racchetta, capitano, — aggiunse il sergente.
— E forse non bastava ancora, — rispose il medico, sorridendo.
L'operazione non durò più di due minuti e riuscì completamente. Tabriz
non mandò nessun lamento, anzi nemmeno un sospiro.
— Turchestana, è vero? — chiese il gigante, quando udì la palla cadere
nel bacino.
— Precisa dell'altra, — rispose il capitano.
— Il miserabile! — ruggì Tabriz.
— Conosci l'assassino!
— Sì capitano.
— Un turchestano come te.
— Sì.
— Un cattivo camerata.
— Che un giorno ritroverò, signore e che ucciderò come fosse una belva
feroce, quantunque nipote di un _beg_ e parente del mio signore.
— Taci e pensa a guarire ora. Gli ammalati non devono parlare.
— Permettimi una parola, signore.
— Parla.
— Rispondi della vita del mio signore? Credi che sopravviverà?
— Ora che gli ho estratta la palla non corre più alcun pericolo. Fra un
paio di giorni potrà parlare, ma bada, per ora di lasciarlo tranquillo.
Resisti alla febbre che fra poco ti coglierà e non seccarmi
altro. —
Ciò detto lasciò la tenda-ospedale e passò in una più piccola, che
s'alzava a breve distanza e che era del pari illuminata.
Non conteneva che un piccolo letto da campo, un tavolino sgangherato ed
una sedia in non migliore stato.
Accese un nuovo sigaro, si sedette e poi estrasse il plico che era
caduto mentre svolgeva la fascia di Hossein.
— Può contenere dei documenti importanti pel generale, — mormorò,
stracciando la busta di carta-pecora.
Il plico non conteneva che due foglietti, ma ciò che vi era scritto
sopra doveva essere ben grave, poichè il dottore aveva fatto un
soprassalto e la sua fronte si era aggrottata.
— Un complotto contro il maggior generale Abramow, e contro l'Emiro! —
esclamò ad un tratto. — _Djura bey_ ha fatto bene a scappare, perché se
fosse stato preso non so chi lo salverebbe.
E quei due eran gl'incaricati di commettere l'assassinio! Non valeva la
pena di estrarvi due palle per farvene cacciare in corpo più tardi una
dozzina.