Levò al proprio cavallo le briglie e la sella, onde potesse pascolare
liberamente; stritolò una galletta di granoturco che uno dei banditi
gli aveva offerto e andò a sdraiarsi all'ombra d'un platano, mentre i
superstiti della scorta, vedendolo così tranquillo s'affrettavano ad
imitarlo, in attesa di menar poderosamente le mani contro le _Aquile_.
Nessun avvenimento turbò il loro riposo. Quando il sole fu prossimo
al tramonto, Abei, che aveva sempre dormito o forse aveva voluto farlo
credere, si alzò e dopo d'aver insellato il cavallo disse:
— Avanti, amici: il momento è giunto di riprenderci una buona
rivincita. Pensate che la liberazione di Talmà, la vostra signora,
dipende dal vostro valore.
— Siamo pronti, signore, a dare la vita per la padrona, — rispose ad
una voce la scorta.
— Seguitemi dunque: è il nipote di Giah Aghà che vi guida, — gridò Abei
sfoderando il _kangiarro_.
— Sono cariche le vostre armi?
— Sì, signore!...
— Avanti, cavalieri della steppa! —
Si misero a salire la montagna, seguendo un sentieruzzo che era
fiancheggiato da folte piante, le quali nascondevano completamente
uomini e cavalli. D'altronde l'oscurità era diventata profondissima,
essendosi steso al di sopra delle montagne un denso velo nebbioso.
Il drappello, giunto a tre o quattrocento passi dall'entrata della
caverna, si arrestò e gli uomini saltarono a terra onde poter
avvicinarsi inosservati e sorprendere i banditi, che forse, ritenendosi
perfettamente sicuri fra quelle aspre montagne, non vegliavano.
— Signore, — disse un Sarto, rivolgendosi ad Abei. — Attaccheremo a
fondo o assedieremo i banditi?
— È necessario prendere la caverna d'assalto, — rispose il nipote del
_beg_. — I banditi che si sono recati a Schaar potrebbero ritornare e
sorprendere invece noi.
Seguitemi e appena saremo dinanzi al rifugio fate fuoco, e poi avanti
coi _kangiarri_. —
Si spinsero innanzi, tenendosi nascosti fra le piante e procedendo
curvi.
Abei ed i banditi che lo avevano scortato, camminavano in testa a
tutti, non desiderando questi ultimi separarsi dai loro camerati.
Erano giunti ad una trentina di metri dalla caverna, quando si udì una
voce a gridare:
— All'armi!...
— Sotto, amici! — comandò Abei, slanciandosi innanzi.
I Sarti, in pochi salti, superarono la distanza, fecero fuoco
attraverso la fenditura, poi s'avventarono risolutamente innanzi coi
_Kangiarri_ e le pistole.
Nella caverna Si udirono alcuni spari, poi delle grida che pareva si
allontanassero rapidamente.
Abei stava per guidare i suoi uomini entro il rifugio, quando una voce
che gli fece battere il cuore lo arrestò:
— Non fate fuoco, amici!...
— Talmà! — esclamò Abei.
— Sì... sono io... cognato! — rispose la fanciulla, correndogli
incontro.
— I banditi?
— Fuggiti tutti!...
— Viva la nostra signora! — gridarono i Sarti, circondandola.
— E Hossein? — chiese con angoscia Talmà. — Perchè non è qui?
— È presso il _beg_, — rispose Abei. — Una ferita lo ha costretto a
ritornare con Tabriz.
— Lui ferito!...
— È nulla, sorellina. Un semplice colpo di baionetta ad un braccio,
datogli da un russo durante l'assalto di Kitab.
Quando giungeremo nella tua steppa sarà guarito. A cavallo Talmà. Fra
due giorni saremo alla tua casa. —
Tornarono frettolosamente là dove avevano lasciati i cavalli, e pochi
momenti dopo il drappello scendeva frettolosamente la montagna.
. . . . . . .
Verso il tramonto del secondo giorno Abei, che aveva preceduto la
scorta di qualche miglio, lasciando Talmà sotto la protezione dei
Sarti, entrava nella tenda del _beg_, che era stata alzata di fronte
alla casa della signora della steppa.
— Padre, — disse al vecchio, fingendo di asciugare due lagrime, — ti
riconduco Talmà, che io ho strappata ai banditi; ma devo annunciarti
che tu ormai non hai più che un figlio solo che rallegri, se lo potrà,
la tua vecchiaia. —
Giah Aghà, udendo quelle parole, si fece pallidissimo e si slanciò
verso il nipote, afferrandolo per le braccia:
— Hossein! — gridò, con un singhiozzo.
— È morto assieme a Tabriz sotto le mura di Kitab. Il piombo maledetto
dei moscoviti ha ucciso entrambi. —
Il vecchio _beg_ si era tenuto per alcuni istanti ritto, cogli occhi
sbarrati, il viso sconvolto da un dolore intenso, poi si era lasciato
cadere su uno dei divani che circondavano la tenda, scoppiando in
singhiozzi.
— Padre, — disse Abei, — tu hai perduto un figlio, ma potrai ancora
avere una figlia perchè Talmà è viva e salva.
Se tu lo vorrai, surrogherò mio cugino e avrai una famiglia.
— Sì, — mormorò il _beg_.