_Caro Pietro_,
Tu sai, che da qualche anno ho preso l’usanza (dubito non troppo
lodevole) di incomodare le nozze degli amici con una novelletta più
o meno adatta all’occasione. Figurati, se volevo lasciare esente
da questo disturbo te, che mi sei legato non solo della più tenera
amicizia giovanile, ma da stretti, quanto soavi vincoli di parentela.
Mi rincresce soltanto che per una lunga dissuetudine letteraria, per le
occupazioni forensi, per le recenti commozioni politiche elettorali,
per la fretta e per tutte le ragioni delle cattive lavandaie, ti ho
abboracciata una cosuccia assai scadente.
Non è però per nulla scadente l’affetto, con cui te l’offro, e ti prego
di farla aggradire, anticipando, se ti è d’uopo, un imperioso sguardo
maritale, alla gentile e colta cugina Clara, che domani assume il tuo
nome e l’impresa della tua felicità nella vita.
Saluggia, 29 novembre 1876.
_Tuo aff. cugino_
GIOVANNI FALDELLA.