_Caro Molmenti_,
Nel presentarti e mettere sotto l’ala del tuo nome questa creaturina
mortuaria, non posso dissimularti la mia caritatevole intenzione, che
tu riesca a vivificarla miracolosamente con la tua singolare abilità
di intelletto succosamente o nervosamente critico, ma inspirato da
un cuore gentile; tutto ciò, mancomale, all’opposto di quei cortesi
Maramaldi, i quali, se potessero, vorrebbero incomodarsi a riuccidere
la mia poca letteratura già sufficientemente defunta.
Però tu puoi credere agevolmente, che io vorrei proprio scrivere
qualche volta cose _degne di vita_ per mandarle a te in segno di quella
amicizia letteraria, da cui ci sentimmo legati, appena ci comunicammo
tu, le incisioni critiche, ed io gli sgorbi tentati sul vero.
Saluggia, 23 giugno 1876.
_Tuo aff_.
GIOVANNI FALDELLA.