TRINCA. (O Dio, e dove troverò Attilio, il mio padrone, e Erotico, per
dargli cosí buona nuova?).
EROTICO. Cerca di noi, e ci vuol dar una buona nuova.
ATTILIO. Niuna buona nuova può esser per me, se non che Cleria fusse
mia moglie; ma ciò non potendo essere, dunque non è buona per me.
TRINCA. (Dove andrò, in casa di Erotico over in piazza? ma stimo che
sien partiti per disperati).
EROTICO. Trinca, volgeti a noi.
TRINCA. Io non posso piú celar l'allegrezza, e bisogno che sfoghi.
V'apporto una grande allegrezza.
ATTILIO. Ne ho perduto ogni speranza.
EROTICO. Si dee piú tosto perder la vita che la speranza.
TRINCA. Consolatelo, signor Erotico.
EROTICO. Non può consolare il compagno, chi non può consolar se
stesso.
ATTILIO. L'allegrezza, che tu dici, è come quell'olio che si pone alla
lucerna, quando sta per spengersi.
TRINCA. Per secreta volontá di chi può il tutto, quel caso disturbator
delle nostre felicitá or s'è rivolto in accommodar le nostre
difficoltá; e possiam dir che siate morti e ravvivati in un punto.
EROTICO. Trinca, ancor che la tua allegrezza vera non l'estimi, pur
godo nell'imaginazione delle tue parole.
TRINCA. Vi prometto far ambiduoi contenti.
EROTICO. Troppo prometti.
ATTILIO. La fortuna traditora pur mi lusinga con nuove speranze, e pur
le credo. Costui mi dice che mi renderá contento, e son certo che è
impossibile, e pur mi piace d'intenderlo.
TRINCA. Stammi allegro, padrone, ché è trovata la tua vera sorella.
ATTILIO. E questo è il mio dolore. Ma sempre che sento nominar
sorella, sento un orror scuotersi per tutta la persona.
TRINCA. E cosí arai la tua moglie desiderata.
ATTILIO. Cose contrarie: è trovata la sorella e arai la moglie
desiata. Cosí, Trinca, ti beffi del tuo padrone?
TRINCA. Avete il torto a dirlo. Voi arete la vostra Sulpizia ed
Erotico la sua Cleria.
ATTILIO. Or ti beffi di l'uno e di l'altro.
TRINCA. Io dico il vero all'uno e all'altro. Sappiate che per un
mirabile accidente, per un benevolo incontro di fortuna, è successa
cosa tutta contraria a quella che minacciava la presente confusione.
ATTILIO. Dammi un succinto raguaglio del fatto.
TRINCA. Orgio, avendo visto la balia ragionar con Erotico, la batté
sconciamente.
EROTICO. Oimè, che dici? questa è una mala nuova per me.
TRINCA. Da questo disordine è nata la vostra allegrezza: ché la balia
se ne venne a Pardo, e l'ha manifestato che, quando partorí Costanza e
diede a lattar Cleria alla moglie di Filogono, scambiò le bambine, e
ritornò la sua Sulpizia a Costanza e si tenne la vera Cleria. A
signali Costanza ha trovato vero quanto ha detto. Pardo andò ad Orgio,
e minacciandolo l'ha scoverto il tutto. In questo Costanza con tanti
bei modi s'è oprata con Pardo suo marito, che ottenne Sulpizia, figlia
di Filogono, cioè la vostra Cleria, per vostra moglie con diecimila
ducati di dote, che li lasciò il padre, ritrovandosi: dicendogli non
deversi far resistenza a quello, che con tanti meravigliosi
avvenimenti avea disposto l'alta bontá di Dio, ma lasciarsi guidar da
lei.
ATTILIO. Oimè, che io mi sento incapace di tanta allegrezza, dubito
che non mi suffochi l'animo. Ahi, che non potendola caper il mio
petto, se ne versa fuori la miglior parte.
TRINCA. Cosí dal flusso e riflusso del mar della vostra fortuna, fra
suavi scherzi e vari errori, sète stato ributtato al porto di salute.
ATTILIO. O madre, o cara madre, o tre volte madre, perché tre volte
m'hai donato l'essere! O cieli troppo potenti, troppo influenti! o
stupori, o meraviglie grandi, che da moglie mi diventi sorella e da
sorella moglie! Ma Cleria che facea?
TRINCA. Piangeva la poverella amarissimamente; e, non potendo esser
vostra moglie, purché fusse amata da voi, si contentava non solo
d'esservi sorella, ma umilissima schiava.
ATTILIO. Dunque Sulpizia è la nostra Cleria sorella? Erotico caro,
poiché nelle angustie mi sète stato caro compagno, vo' che ancora mi
siate nelle prospere: non potendo con alcun premio meritar la vostra
affezione, vi prometto Cleria per moglie, poiché per bellezza, per
etade e per altre nobilissime parti, l'uno è ben degno dell'altra.
EROTICO. Voi sempre foste la mettá dell'anima mia; or tutta è vostra,
e non ci resta piú alcun'altra parte del mio: e son tutto in anima e
in corpo vostro. Perché dandomi Sulpizia, mi duoni la vita; e posso
dir da oggi innanzi ch'io son vivo per voi, e però vivo per voi.
TRINCA. Non bisogna che voi ce la promettiate, perché è sua: che,
scovertasi vostra sorella, la balia s'oprò tanto con Costanza e con
Pardo, che fusse data a voi; e io ricordando al padrone l'appuntamento
di oggi, si son convenuti insieme che sia vostra moglie.
EROTICO. O Dio, che nuova!
ATTILIO. Ed altro che di calze e di giubbone.
EROTICO. E perché mi dái contentezza di tanta importanza, te si
prepara nuovo guiderdone, che partecipi delle nostre consolazioni.
TRINCA. Or sei contento?
ATTILIO. E consolato ancora. I miei sensi sono tanto occupati dalla
improvisa dolcezza, che non posso gustar piacere dell'allegrezza; e se
non muoio or di dolcezza, non morrò piú mai. Che fa mia madre?
TRINCA. Sta con un piacer grandissimo, ch'essendo stata disturbatrice
delle vostre gioie, or è stata aiutrice delle vostre consolazioni; e
mi dá ordine, perché son aggionte nozze a nozze, che s'aggiungano
feste a feste, conviti a conviti, e balli a balli.
ATTILIO. Or da un amor cosí strano, mostruoso e fuor del naturale,
cosí malagevole da sperarsene bene, n'è riuscito cosí onorato
matrimonio. E se ben Idio permette alcuna volta cose che dispiacciono,
lo fa per trarne poi un grandissimo bene, come è accaduto a noi.
EROTICO. Se vi partevate disperato, or non areste avuto questo
contento.
ATTILIO. M'hai fatto bene, non volendo.
TRINCA. Questa volta abbiamo avuto piú ventura che senno. Giá s'è
inviato a chiamar Sulpizia per la porta del giardino, e vi stanno
aspettando con gran disio di sposarse; e me hanno inviato fuori a
chiamarvi col prete da vero, e non col falso parrocchiano.
EROTICO. Entriamo, non facciamo aspettarci.
ATTILIO. Andiam, fratel mio.
TRINCA. Spettatori, costoro non usciranno piú fuori; ché, come seranno
appresso le loro spose, non li distaccarebbono dalle lor falde tutti
gli argani del mondo, ché tira piú un pelo del manto delle donne, che
diece paia di buoi. Partetevi; e se non è stata di tanta aspettazione
come desiavate, almeno favorite l'animo col solito applauso.