ORGIO. A dio, buona donna.
BALIA. Sí, che son buona donna, e se nol credi, te ne giurerò!
ORGIO. Ti ho colta sul fatto, non puoi piú negarlo. Giá m'hai chiarito
di quanto ne stava suspetto.
BALIA. Che gran cosa che m'abbiate visto parlar con un giovane?
ORGIO. Che parlavi di cose di stato, di astrologia o di filosofia?
BALIA. Non si può dunque parlar d'altre cose?
ORGIO. Le baliaccie, che han figliane da marito, parlando con i
giovani, non puon dar buon odor di loro. Né fu mai figlia puttana, che
la madre o la balia non le sia stata ruffiana.
BALIA. Non vi potete doler di me, padron mio.
ORGIO. Se tu m'avesti stimato padrone, e non una bestia, non mi aresti
trattato nel modo che m'hai trattato.
BALIA. Di che vi dolete di me?
ORGIO. Chi ha portate e riportate l'ambasciate fra quel giovane e
Sulpizia? o ridotti i loro amori nel termine dove or sono?
BALIA. Volete dunque dir che vostra nipote sia una puttana, e io una
ruffiana?
ORGIO. Sotto sí onorata maestra non potea imparar altre opre di quelle
ch'ave imparate.
BALIA. Questo guadagno dopo la servitú di trent'anni in casa vostra?
ORGIO. Questo guadagno io con te, dopo averti amata e onorata
trent'anni in casa mia, che al fin avesti a svergognarmi la nipote?
BALIA. Mai la casa vostra è stata cosí onorata e riverita, come mentre
ci son stata io.
ORGIO. Mi doglio ritrovarmi qui nella strada publica, che non vorrei
far i vicini consapevoli de fatti miei, ché per risposta ti vorrei far
cader questi pochi denti che ti sono restati in bocca, e trarti quei
pochi capelli che ti ha lasciati il mal francese; ma faremo i nostri
conti in casa, quando manco ci pensarai.
BALIA. In casa vostra non entrerò piú mai, poiché in tal stima ci son
tenuta.
ORGIO. Tu ci entrerai per tuo dispetto, se non di buona voglia.
BALIA. Io per forza?
ORGIO. Tu sí, e ti strascinerò per li capelli.
BALIA. Oimè, oimè, vicini, aiuto, aiuto!
ORGIO. Ci bisognano uomini e non asini, a governar queste bestie.