BALIA. Io non vo' dirti il mal trovato. Ma mi meraviglio come non ti
vergogni di comparirmi dinanzi.
EROTICO. A me questo?
BALIA. A te questo.
EROTICO. E dici da vero?
BALIA. E ti par che in un tale accidente non si parli da vero?
EROTICO. Tutte due se sono accordate contro me. Ed è possibile che non
possa conoscere donde proceda questo sdegno? che non apro la bocca per
dimandare, che mi saltano adosso infuriate, che non mi lasciano dir le
mie ragioni?
BALIA. Pensava che i piaceri, che ti fussero stati fatti, ti avessero
posto in obligo da non sciortene giamai; ma tutto è stato fatto al
vento, malvaggio, ingrataccio, che tu sei.
EROTICO. È possibile che le donne abbino a pigliar tutte le cose per
la punta, né vogliono ascoltar cosa, se non quelle che si confanno
alla natura loro?
BALIA. Cosa da gentiluomo! dopo cavate le voglie, van le povere donne
per le lingue del volgo e per le bocche degli uominacci, e raccontate
per essempio d'infelici.
EROTICO. Ascoltami due parole, per amor de Dio.
BALIA. Non bisognan piú belle parole né lacrime, instrumenti da
ingannar le povere donnecciuole. L'amore è converso in odio, e il
piangere accresce lo sdegno.
EROTICO. Ed è possibile che non vogli lasciar l'ira per un poco e
ascoltar le mie ragioni?
BALIA. M'incolerisco di sorte, che se mai mi dispiacque d'esser donna,
mi dispiace ora; ché si fussi uomo come te, ti caverei quelle
intestine dal corpo. Ma, se non me ti togli dinanzi, cosí donna come
sono, ti caverò cotesti occhi con i diti, e ti strapparò il naso dalla
faccia con i denti; e me ne insanguinarei insino all'unghie, cane
ingrato e disconoscente.
EROTICO. O che tu sei fuora di te o che ti sogni? che diavol t'ho
fatto io, che non puoi temprar la lingua dall'ingiurie e narrarmi il
fatto come passi?
BALIA. Non posso piú patire l'importunitá e la mala creanza di costui.
EROTICO. Meglio sará entrarmene ad Attilio e tormi dinanzi l'occasione
di qualche nuovo errore.
BALIA. Veggio Orgio, e m'ha vista ragionar con Erotico, disgraziata
me!