SULPIZIA. (Ecco il turbator della mia pace; e pur ardisce alzar gli
occhi su le mie fenestre!).
EROTICO. (Se l'imaginazione non mi rappresenta il falso, mi par che un
chiaro splendore del mio sole venghi a ferirmi gli occhi: ella è pur
dessa. Vo' salutarla). Io vi saluterei, signora, se non facessi il
contrario, perché ogni salute e ben ch'io spero, non può venirmi
altronde, se non da lei. Ma faccivi Idio cosí lieta e contenta, come
v'ha fatto la piú bella e graziosa dell'universo.
SULPIZIA. Rendati Idio cosí infelice e disgraziato, come tu hai me
reso infelice e disgraziata.
EROTICO. Oimè, che è quel che sento? sète voi dessa, over io son un
altro? e che parole son quelle che odo?
SULPIZIA. Quelle che mi detta il dolore, partorite da giusto sdegno, e
quelle di che la tua infedeltá me ne dá cagione.
EROTICO. E da quella bocca di perle e di oro posson uscir parole tanto
odiose? Di grazia, se lo fate da scherzo, non le dite da vero. E che
altro è dirmi questo, che scannarmi con le man vostre?
SULPIZIA. Toglitime dinanzi, brutto cane.
EROTICO. O anima mia, se da te mi scacci, a chi devo ricorrer io? dove
mi scacci, se le tue bellezze mi tengono legato con troppo saldi
legami, e la luce de tuoi begli occhi m'è sí cara, che come nuova
farfalla corro ad accendermi e morire in sí bel foco?
SULPIZIA. Le tante cortesie, ricevute da me, non meritavano tal
guiderdone.
EROTICO. Ho conosciuto veramente tanta gran cortesia non meritarla; ma
la vostra gentilezza me ne ha fatto degno.
SULPIZIA. Queste paroline melate usi tu per ingannar le povere
semplicelle, per giongere a quel termine che desiate, e poi lasciarle.
Ingannevoli volpi, che non desiate di noi se non la pelle. Sei forse
ritornato per farmi alcuna nuova offesa?
EROTICO. E che offesa vi feci mai, o mia generosa signora? E se pur vi
sentite offesa da me, fate che lo sappia, che la confessarò e mi
sottoporrò ad ogni penitenza; e da quella sarete forzata confessare
che non vi ho offeso.
SULPIZIA. Dimmi, traditore, ch'offesa ti feci io mai, se non l'averti
amato piú del dovere? quanto tempo son stata nemica di me stessa per
amar te? ché ti diedi l'imperio d'ogni mia volontá e comprai il tuo
amore a costo dell'onor mio. All'ultimo, per guiderdone, spenta la
vergogna, la giustizia e l'onestá, tradesti l'amore, la sposa e la
fede; e mi lasci beffeggiata, schernita e rifiutata.
EROTICO. Io schernir voi? e quando fu altro desiderio in me, che di
servirvi e onorarvi e spender la vita per l'onor vostro? se non come
voi meritevole, almeno come le deboli forze mie. Ed è possibile--o
amarissimo nodrimento della mia vita!--che da miei suspiri, e dalle
lacrime ardenti che spargono gli occhi miei, non sia scaldato
quell'agghiacciato gelo del vostro cuore, e non vi faccino piena fede
della mia innocenza? E le tante esperienze fatte dell'amor mio non
v'hanno giá fatta chiara quanto io v'ami? Qual iniquo destino ha
turbata la serenitá de' nostri cuori, quella suavitá, quella dolcezza
di due anime congionte insieme, come son state sí gran tempo le
nostre? dove è quella fede che fu sí sincera fra noi?
SULPIZIA. Toltoti sia quel cuore fallace e disleale da quel petto,
nido dove non si covano mai se non inganni e tradimenti; e quella
lingua traditrice e bugiarda, la qual usi se non per ingannar coloro
che si fidano in quelle tue parole. E come io sperava fede da un
cuore, ove non ce ne fu mai?
EROTICO. Io non posso altro rispondervi che, come signora e reina che
mi sète, v'è lecito fare e dirmi ogni ingiuria che volete. Ma non son
questi i frutti, che sperava dalla vostra gentilezza e dalla nobiltá
dell'animo suo, che per ragion di mondo e per giustizia sète obligata
di rendermi.
SULPIZIA. Or che lo sdegno m'ha tolto quel velo dagli occhi, che cieca
mi rendeva, e conosciuti i tuoi tradimenti, ti vo' fare ammazzare, e
poi ammazzarmi io ancora; e mi consolarò nella mia morte con la tua
morte. Ti publicarò per quello assassin che sei, che ancor dopo la
morte resti l'infamia tua; farò che non goderai di questo tuo nuovo
amore, ché, scoverte le tue furfantarie, ti abbi il mondo per quel che
sei. Spu, spu!
EROTICO. Ahi, che la tigre non è cosí fiera, e non è fera tanto
efferata come la donna bella; e una bella si dee fuggir come una fera.
Voi volete farmi ammazzare? fermatevi, signora, e vi priego, se pur
v'è rimasta qualche reliquia viva del primo amore, che vi degnate di
esser spettatrice di questo ultimo segno, che posso darvi
dell'infinito amor che v'ho portato e che vi porto, perché dinanzi a
gli occhi vostri, come a mio idolo terreno, vo' trafiggermi con questa
spada, e consegrarmi vittima vostra. Misero me, che sdegno è questo?
che donna sdegnata è peggio che tigre. Dubito che alcuno non l'abbi
dato qualche falsa informazione di me, e me le abbi figurato per
disleale e discortese. O forse che le donne sono volubili: e come la
luna fa una volta il mese, elle si voltano cinquanta volte il giorno;
o forse quando la luna è scema di lume, a lor le si scema il cervello.
Sono come fanciulli, che vogliono e non vogliono, e non san star in un
proposito, o sono mobili come il vento--e chi s'impregna di vento,
partorisce aria;--o perché sono vogliose e desiderano sempre cose
nuove; o forse è lor costume peculiare di dar sempre dispiaceri e
tormenti a coloro da' quali si conoscono essere amate e riverite. Né
si contentano della signoria de nostri corpi, se non sono tiranne
dell'anima ancora; e vogliono che commettiamo idolatria in amar loro,
come si fussero dèe. E quando il diavolo per lor mezo fece peccar
l'uomo, ci lasciò quella maladetta diabolica ambizione d'esser adorate
come lui; né lasciano di tormentarci mai, se non vedono che sono
adorate. O maladetti piaceri, che si gustano in amore; ché, se pur
alcun se ne gusta, vien sempre mescolato con la paura di aver a finir
fra poco tempo; anzi, quanto piú ti vedi amar fuor di misura, piú dá
certo presaggio d'aver piú tosto a finire. E la fortuna, per esser
femina, è sempre instabile e inconstante. Sperava questa sera
sposarla: ecco la nostra favola ha mutato faccia. Ella è cosí meco
sdegnata, che non sia per rappacificarsi piú giamai. Almen incontrasse
la balia, ché m'informasse da lei, che ingiuria è quella che dice aver
da me ricevuta. Ma eccola che vien.--Balia, tu sia la ben trovata.