GULONE, TRASIMACO, TRINCA.

GULONE. Ben trovato il poltronissimo.

TRASIMACO. La mala ventura ti ci ha condotto, ché ti ammazzi.

GULONE. Sí, pidocchi, come sei uso.

TRINCA. Capitano, ti vuoi uccider con Gulone?

TRASIMACO. Sí, bene.

TRINCA. E tu, Gulone, ti vuoi uccider col capitano?

GULONE. Volentieri.

TRINCA. Orsú, fatela da valent'uomini, uccidetevi insieme.

TRASIMACO. A me non conviene por la mia autoritá in bilancia con un

par suo. O molto indegno della grandezza dell'animo mio! E poi a

questo duello ci manca una degna corona di signori e di cavalieri

spettatori, che mi dessero poi quello applauso che merito, e

rendessero la mia vittoria piú famosa. Poi, per non esser la sua

profession d'armi, vo' che ceda l'impeto dell'ira alla ragione e alla

nobiltá della mia creanza: gli vo' far conoscere che son vero nobile,

e cosí vo' vivere e morire, però non voglio competere altrimente con

lui.

TRINCA. Ah, capitan valoroso, cosí vi fate fuggire di mano un'occasion

di farvi illustre? non saresti un pusillanimo, se schivaste un cosí

onorato pericolo?

TRASIMACO. Vien qua tu; è vero che hai detto mal di me? ché vo' farti

in mille pezzi, ti guasterò tutto.

GULONE. Sí, che è vero.

TRASIMACO. Or, poiché hai confessato il vero, ti vo' perdonare. Tristo

te, se me dicevi la bugia, tanto m'è nemica.

GULONE. Io voglio dir di nuovo mal di te.

TRASIMACO. Fatti in lá che non lo senta, ché non me ne curo.

GULONE. Io vo' che tu lo senta.

TRASIMACO. Tu mi vai punzecchiando e mi offendi troppo

indiscretamente: non lo comporterò, cancaro!

GULONE. Ti venga a mente come m'hai disfidato: e son rissoluto

uccidermi teco.

TRASIMACO. Arcitonante Giove, che audacia è la tua? Tu mi fai

inserpentire, inantropofagare, improcustire, inneronire: con un

sgraffio ti sconquasserò tutto, ti sganghererò le mascelle e i denti,

che non potrai piú mangiare.

GULONE. Ed io quella lingua, che non potrai dir bugie.

TRASIMACO. Ti sminuzzerò le braccia, che non ti potrai piú imboccare.

GULONE. Ti romperò quella testa busa, priva di cervello, ché non vi

nascano tanti grilli.

TRASIMACO. Ti torcerò quel collo, che non dará tanta briga al

manigoldo, quando ti ará a strozzare: cosí non divorerai tante

panelle, ché hai fatto carestia alle botteghe.

GULONE. O che manigoldo amorevole, o che franca lancia.

TRASIMACO. O che franca pancia. Ti farò dir altrimente, quando ti

vedrai intorno questo fianco di balovardo...

GULONE. Bel balordo che sei.

TRASIMACO. ... con questa spada in mano...

GULONE. Con un spedo piú tosto, ché saresti meglio guattero di

tinelli.

TRASIMACO. ... frapparti il viso.

GULONE. Tu non hai altro che frappe.

TRASIMACO. Non sei uso, com'io, alle batterie.

GULONE. Alle baratterie sei uso tu.

TRASIMACO. Alle bòtte di bombarde e di artegliarie.

GULONE. Di correggie, stimo io.

TRASIMACO. Mira il furfante che, burlandosi di me, scherza con la

morte. Fatti indietro, poltrone.

GULONE. Ti sei fatto indietro tu, prima che lo dicessi. Tu sei come il

gallo d'India: gonfia la gola, arrossisce la cresta, apre l'ali e le

batte intorno, e sbuffa come si volesse far qualche gran cosa, poi si

ritira. Férmati, schiuma de forfanti.

TRASIMACO. A tradimento, ah? cosí se tratta con i pari miei,

trattenermi su le parole e poi attraversarmi le braccia? Falla da

gentiluomo.

GULONE. Non fui mai gentiluomo: la farò da quel che sono.

Ingenòcchiati, raccomanda l'anima a Dio.

TRASIMACO. E che, mi vuoi ammazzare?

GULONE. Tu sei indovino.

TRASIMACO. Se fussi indovino, non sarei venuto a questo termine:

almeno fammi una grazia, fammi viver due ore sole.

GULONE. Perché due ore?

TRASIMACO. Che mi mangi quello apparecchio che avea fatto in casa per

te; e, dopo mangiato, fammi morire, ché morrò contento.

GULONE. Che apparecchio era il tuo?

TRASIMACO. Una porchetta con una crustina sopra, che, masticandola, ti

stride sotto i denti, poi si dilegua in latte in bocca; un

pasticciotto di ostreghe boglite nel lor medesimo umore, che fanno a

lor stesse un intingolo suavissimo, con certi aromati che ti fanno

trasecolar la gola; un tegame di beccafighi con lardo e presciutto e

cime tenere di zucche, di cui l'odore farebbe risuscitar i morti; una

torta alla lombarda; con un vin prezioso di amarene che bacia, morde e

dá calci.

GULONE. Ahi, traditore, mi cavi l'anima col tuo apparecchio: e' par

che mi tocchino la cima del fegado. Se con l'imaginazione ne godo, che

sarebbe quando fussimo su l'atto prattico? e lo dici a tempo, che ho

lo stomaco piú vóto d'una vessica sgonfiata, e il pulmone brusciato

per la sete. Ma tu mi vuoi tirar dietro questo tuo cibo, come i mastri

di caccia tirano gli astori e li falconi; però a te non mancherá di

mangiare: ti darò alcune nespole, che te le mangi per amor mio; e

comincia ad assaggiarle, ché, per esserno un poco acerbe, non so come

le manderai giú.

TRASIMACO. Ah, furfante! genti a piè, genti a cavallo, soldati,

centurioni, dove sète? Olá, para, piglia! paggi, staffieri: e quando

sarai stracco?

GULONE. Ecco, son stracco e ti lascio.

La sorella · 第 38 / 71 题