SCENA I.

ATTILIO giovane, TRINCA servo.

ATTILIO. E ti disse che Pardo mio padre m'avea ammogliato con

Sulpizia?

TRINCA. E mi disse che Pardo vostro padre v'avea ammogliato con

Sulpizia.

ATTILIO. E la mia Cleria col capitano?

TRINCA. E la vostra Cleria col capitano.

ATTILIO. E che le nozze si facevano per la sera seguente?

TRINCA. E che le nozze si facevano per la sera seguente.

ATTILIO. E ti parea che lo dicesse da senno?

TRINCA. E mi parea che lo dicesse da senno.

ATTILIO. Mi rispondi con le medesime parole, e tanto seccamente, che

mi lasci mille desidèri di sapere. Nelle cose d'amore o d'importanza

bisogna dir tutte le minuzzarie, perché un minimo atto, una minima

parola mi potrebbe indrizzare al rimedio.

TRINCA. Ve l'ho riferito con le medesime parole, che mi son state

dette, né piú né meno tantillo ve': non bisogna dimandarmene piú, che

non sarete per saperne altro tutto oggi.

ATTILIO. S'affligessero cosí te, come me, non schivaresti cosí di

ragionarmene.

TRINCA. E perché so che v'affliggono, però schivo di ragionarvene.

ATTILIO. Se ben m'affliggono, pur nell'afflizione vi ritrovo qualche

piacer mischiato. Ma ne' travagli, dove mi trovo, ci sono per li tuoi

consigli; e meriteresti che ti spianasse le spalle, ché ancor tu ne

patissi la parte del mio affanno.

TRINCA. O gran miseria è l'esser servo d'innamorati, i quali non sanno

star nel mezzo, ma sempre sugli eccessi. Quando si trovano nelle

calamitá, ti vengono con certe furie adosso, che vogli aiutargli con

l'opre o col consiglio, che non ti dan tempo a pensare. E l'uomo si

pone a pericolo della forca, se si scuopre: e se per qualche bella

invenzione il fatto succede bene, non si ricordano del consigliero e

attendono a sollazzarsi; ma, quando si scuoprono gl'inganni e si

veggono ne' pericoli, ti vogliono spianar le spalle, come ministri de'

loro danni.

ATTILIO. Te l'ho detto come la sento.

TRINCA. Ben sapete che il volersi sodisfare de illeciti amori e di

poco onesti desidèri suol partorir mostri d'infamia e di disgrazie,

perché non si conseguiscono se non con inganni e sceleratezze, le

quali al fin vengono a scoprirsi, e l'uomo cade poi in travagli

peggiori; ma a ciò m'indussero le vostre preghiere.

ATTILIO. Ancor che te ne pregava, non dovevi aiutarmi.

TRINCA. Non dicevate cosí allora, che, se non conseguivate la vostra

Cleria, volevate andar disperso per il mondo o ammazzarvi con le

vostre mani, e mi stavate con le ginocchia in terra pregandomi; e or

non vi ricordate, che con le mie astuzie vi ho posto a cavallo.

ATTILIO. Anzi su un asino per esser scopato per tutto il mondo.

TRINCA. Pacienza.

ATTILIO. Orsú, che faremo per uscir di travaglio?

TRINCA. I vostri travagli a voi s'appartengono. Con i vostri

portamenti piú tosto mi sforzate a disservirvi che a servirvi.

ATTILIO. Rimedia con qualche medicina, tu che puoi.

TRINCA. Non son medico, né fui mai a Padoa per istudiare.

ATTILIO. Col tardar, la malattia mi potrebbe uccidere.

TRINCA. Pigliate silopi e medicine che vi purghino il corpo.

ATTILIO. Se tu non vuoi esser mio medico, sarò io tuo. Ti darò un

recipe di venti pugna sul mustaccio e di trenta calci nelle reni.

TRINCA. No, no.

ATTILIO. So che con due parole tu puoi far miracoli.

TRINCA. Non son negromante, che fo miracoli con le parole.

ATTILIO. Non ho visto al mondo piú colerico uomo di te, che avendoti

detto, burlando, che ti voleva spianar le spalle, te l'hai preso da

dovero. Se ben mostrava colera fuori, burlava dentro. Io offender te,

che sei tutto il mio bene?

TRINCA. Ho da servirvi nelle cose oneste, no nelle scelerate.

ATTILIO. Non è cosa onesta salvar l'onor e la vita di Cleria mia

insieme con me, che, succedendo quel che disegna mio padre,

m'ucciderei con le mie mani?

TRINCA. Cosí dicevate allora. Non mi ci cogli piú.

ATTILIO. M'hai servito altre volte con molta prontezza; e or, piú che

mai bisognoso del tuo aiuto, vengo con la medesima confidenza a

pregarti che adopri tutto il tuo sapere e ci metti tutto il tuo

studio.

TRINCA. Il padron amorevole e grato fa sollecito il servidore.

ATTILIO. Servimi, ché ti darò un paio di calze.

TRINCA. Un paio di calci piú tosto. Ma voi vi promettete molto di me e

v'imaginati che con quella agevolezza che dite «aiutami», che subito

siate aiutato. L'invenzioni son facili a trovar, ma al riuscir ti

voglio: il dir e il fare non mangiano spesso in una tavola: credete di

me l'incredibile e pensate che possa l'impossibile.

ATTILIO. So che dalla tua scuola sogliono uscir molte buone opre.

TRINCA. Or, poiché m'avete per un tristo, vo' che ne veggiate

l'effetto.

ATTILIO. Di grazia, di' presto, fa' presto.

TRINCA. La prestezza è quella che guasta i negozi: bisogna maturo

consiglio e non prestezza.

ATTILIO. Chi troppo consiglia, non fa nulla.

TRINCA. Sappiate che niuno, meglio ch'Erotico vostro amico, può trarvi

dal pericolo dove siete.

ATTILIO. Erotico, quanto prima m'era amico, tanto m'è or inimico:

l'amore è un violento effetto dell'anima nostra, cosí l'odio, che da

l'amor nasce, è crudelissimo.

TRINCA. Come lo farete capace della veritá, vi servirá, come or ci

impedisce il servire.

ATTILIO. Andiamo a trovarlo: ché usar viltá e cose che mi dispiacciono

vo' che per amor mi divenghino dilettevoli.

TRINCA. Andiamo.

La sorella · 第 7 / 71 题