POEMA ROMANTICO DI LORD BYRON.

Come soavemente risplende per le sfere serene la lampada de' cieli sopra

le sponde del Lora, dove sorgono tuttora le bianche torricelle di Alva,

che più non odono il fragore delle armi!

Ma spesso la fuggevole luna mandò quivi i suoi raggi sopra gli elmetti

inargentati di Alva, e visitò nella silenziosa tenebra di mezzanotte i

suoi baroni ispidi di brunite armature.

E nelle rocce sottoposte al castello, che si sprolungano sopra

l'inquieto flutto dell'Oceano, pallida pallida sogguardò nelle scomposte

fila della morte percuotere sul terreno lo affannoso guerriero.

E molti altri occhi che più non poterono salutare la giovanetta luce del

giorno, si volsero sospirosi al campo insanguinato, ed ebbero gioia del

suo raggio quantunque rischiarasse la morte.

E pure una volta a quegli occhi tu splendesti, lampada di amore, ed essi

benedissero la tua cara luce propizia; — ora poi ardi quasi una fiaccola

funerale per la notte.

Poichè il nobile lignaggio di Alva è spento, e quantunque da lontano si

veggano le sue grigie torri, non più i suoi eroi incalzano la caccia, nè

più spargono l'onda vermiglia della guerra.

Or chi fu l'ultimo del superbo lignaggio? Perchè crescono i muschi sopra

la pietra di Alva? Nessun passo umano suona per quelle volte: solo vi

stride in passando il vento di settentrione.

E allorchè il vento soffia impetuoso e forte, si ode un lamento per

quelle sale che si solleva fioco nel cielo, e si sparge intorno la

muraglia rovinata.

Sì, — quando imperversa la procella crescente, batte lo scudo del

generoso Oscar, sebbene non più quivi s'inalzino le sue bandiere nè le

sue piume di nero avvolgimento.

Bello illuminava il sole la nascita di Oscar quando Angus lo baciò suo

primogenito; e i vassalli intorno al castello del barone si affollarono

per far plauso all'aurora avventurosa.

E la festeggiarono con i cervi della montagna, e la cornamusa squillò

nelle acute sue note, e per meglio ravvivare il convito montanaro

suonarono quelle armonie di numeri marziali.

E quando intesero l'aspra musica della guerra si affidarono che un

giorno la stessa cornamusa avrebbe squillato davanti il figlio del

barone mentre egli conducesse la masnada.

Trascorse ben presto un secondo anno, ed Angus salutò un secondo

figliuolo, il suo giorno natale fu simile all'ultimo, e di subito fu

imbandito il giocondo festino.

Ammaestrati dal padre a tendere l'arco sui colli tenebrosi del vento di

Alva, i fanciulli in giovanezza cacciarono i cervi, ed affrettarono i

cani dietro alla pesta di quelli.

Ma prima che avessero compiti gli anni della infanzia, si mescolarono

nelle bande della guerra, lievemente trattarono la splendida daga, e

scoccarono lontano i quadrelli fischianti.

Nera appariva l'onda dei capelli di Oscar e s'agitava scomposta

all'alitare dei venti, ma i ricci d'Allan pendevano sempre ordinati e

belli; — la guancia era pallida, e pensierosa.

Oscar palesava un'anima di eroe, e gli tralucevano i neri sguardi pei

raggi della verità. Allan poi aveva imparato per tempo a frenare le

passioni, e fino dagli anni primi placide suonarono le sue parole.

Prodi furono entrambi, e spesso la lancia sassone cadde spezzata sotto

il costoro acciaro; il petto d'Oscar stava chiuso alla paura, ma il

petto d'Oscar conosceva pietà.

L'anima d'Allan si celava sotto una vaga sembianza indegna d'abitare con

tanta bellezza; e la sua vendetta si aggravava sopra i nemici atroce

quanto il fulmine della tempesta.

Dalle torri lontane di Southannon venne una giovane e leggiadra

damigella; giunse la figlia di Glenalvon dall'occhio cilestro recando in

dote le terre di Kenneth.

Ed Oscar desiderò la lieta sposa, ed Angus sorrise al suo Oscar,

perocchè l'orgoglio feudale del padre fosse lusingato con le nozze della

figlia di Glenalvon.

Odi le note piacevoli della cornamusa! Ascolta i tripudii dei canti

nuziali; si aprono i labbri a voci gioconde. Il coro di vassalli si

sparge con incessante furore.

Vedi le piume colore di sangue de' baroni adunati nelle sale di Alva:

ogni giovane vestito del suo mantello cangiante aspetta la chiamata del

capitano.

Non per guerra domanda i loro bracci il barone: la cornamusa suona un

inno di pace, le genti si affollano agli sponsali di Oscar, nè mai si

rimangono i suoni del dolce riposo.

Ma in qual parte Oscar si nasconde? Certo egli indugia troppo. Questo è

l'ardente desio del nuovo sposo? Mentre stanno raccolti i cavalieri, e

le donne aspettano, non Oscar, non il fratello Allan, compariscono in

Alva.

Pur finalmente giunse alla sposa il giovane Allan; e: — «Perchè non

viene il mio Oscar?» domandava Angus. — «Non egli è qui?» rispose il

giovane; «stamane non percorse meco la foresta.»

«Forse dimentico del giorno insegue le damme veloci, o l'onda

dell'Oceano lo trattiene sul mare, quantunque la barca di Oscar di rado

sia tarda.»

«Oh! no!» — rispose l'angoscioso genitore; — «non caccia, non onda

trattengono il mio figliuolo: vorrebbe comparire scortese agli occhi di

Mora? Qual cosa impedirebbe il suo cammino verso di lei? — Oh! cercate

voi, capi! Oh! ricercate attorno! Allan, con questi scorri per Alva;

finchè Oscar, finchè mio figlio non è trovato affrettati, affrettati, nè

osare di darmi risposta.»

Da pertutto è trambusto: — roco giù per la valle echeggia il nome di

Oscar, e sorge col vento di settentrione, finchè la notte abbassa le

tenebrose sue ali.

E poi rompe i silenzi della notte, ma le sue ombre rimbombano indarno:

finalmente suona per la nebbiosa luce del mattino, ma Oscar non

apparisce alla pianura.

Tre notti vegliate, e tre giorni cercò il barone per ogni caverna della

montagna il suo Oscar: quando la speranza gli venne a mancare: i suoi

capelli si fecero bianchi con infinito dolore.

«Oscar! figliuol mio! — Tu, Dio del cielo, ridona il sostegno alla

cadente età; o se questo voto non può essere adempito, abbandona almeno

il suo assassino alla mia vendetta.

Sopra qualche deserto e dirupato scoglio ora forse giacciono le bianche

ossa del mio Oscar! Concedi dunque tu, Dio (sol questo ti domando), che

sia dato morire con lui al suo forsennato genitore. Pure egli potrebbe

vivere! — via, disperazione; confortati, anima mia, egli può vivere; la

mia voce si astiene dal bestemmiare il destino: Oh perdonami, Dio,

l'empia parola!

Perocchè se egli vive, non viva più per me, ed io cada diserto nella

polvere, e la stagione della speranza di Alva sia passata: ahimè!

possono essere mai giusti affanni sì fatti?»

Tale si lamentò lo sfortunato genitore, finchè il tempo che mitiga le

angosce più aspre gli ritornava la pace, e fece sì che le lacrime

cessassero di scorrere.

Però che tuttavia una segreta speranza che Oscar sopravviva gli

rimanesse nel cuore, e potesse anche una volta apparire; e questa

speranza ora declinò, ora sorse, finchè il tempo lo fece vecchio di un

altro fastidioso anno.

I giorni trapassarono, il pianeta della luce percorse di nuovo lo spazio

destinato, ma Oscar non allegrò la vista del genitore, e lo affanno

lasciò più debole la sua traccia;

Rimanendo pur sempre il giovane Allan, adesso unica gioia del padre

dolente: e il cuore di Mora di leggieri fu vinto, perchè vaghezza

ornasse il giovane dalle belle chiome.

Ella pensò che Oscar fosse caduto spento, e la faccia di Allan appariva

maravigliosamente leggiadra: — se poi Oscar viveva, qualche altra

fanciulla formava adesso il sospiro di quel petto infedele.

Ed Angus disse: «Se un altr'anno trascorre in arida speranza, ogni

dubbio soverchio sarà rimosso, ed io destinerò il giorno dei nuovi

sponsali.»

Tardi si avvolsero i mesi, ma benedetto alfine giunse il giorno desiato,

l'anno dell'ansia trepidante passò; quali sorrisi avvivano le guancie

degli amanti!

Odi la piacevole noia della cornamusa! Intendi il magnifico canto

nuziale! Si spandono le voci in accenti gioiosi, e incessante si

prolunga il fervido coro.

Di nuovo la tribù in festosa corona si affolla intorno la porta del

castello di Alva; echeggiano forte le liete armonie: tutto rimembra la

gioia primiera.

Ma qual è quegli di cui la fronte oscura attrista in mezzo del giubbilo

universale? I suoi occhi tramandano un colore più sinistro della fiamma

cerulea, che viene meno nel focolare.

Nero ha il manto che veste la sua forma, e la sua piuma ondeggia di

rosso sanguigno, la sua voce è simile alla tempesta; lieve e senza

traccia il suo passo.

È mezzanotte: la tazza va in giro, bevono largamente alla salute dello

sposo, — le volte rimbombano di gridi, e tutto si unisce a fare plauso

all'ultimo sorso.

Subitamente si leva lo straniero barone, i clamorosi circostanti si

acquietano, le guancie di Angus ardono di maraviglia, il dilicato seno

di Mora ne diventa rosso.

«Vecchio,» — gridò, «questa coppa è vuota, tu lo vedesti: ma ella fu

debitamente bevuta dalle mie labbra: — io propiziai alle nozze di tuo

figlio; ora chiedo a mia posta una coppa da te.

Mentre qui attorno è tutta gioia per benedire la lieta ventura del tuo

figliuolo Allan, dimmi, non ti rimane un altro figlio? Dimmi, perchè

dimentichi il tuo Oscar?»

«Ahimè!» rispose l'angoscioso genitore; e gli scendeva parlando una

grossa lacrima; «quando Oscar disertò il mio castello, o cadde morto, il

mio antico cuore quasi si ruppe.

Tre volte la terra ha rinnovato il suo giro da poi che il sembiante di

Oscar non benedice il mio occhio: adesso Allan è la mia sola speranza,

dacchè il mio prode Oscar è morto o fuggito.»

«Or bene,» replicava il feroce straniero; e tristamente dardeggiavano

gl'inquieti suoi sguardi; «io sarei vago d'intendere novella del fato

d'Oscar: forse quel prode non è morto ancora.

Forse se quelli che egli amò tanto ora lo chiamassero Oscar,

ritornerebbe; forse il barone è andato fin qui pellegrinando; per lui

potrebbe rinnovarsi il fuoco di maggio.[6]

Si empia dunque la tazza, e giri attorno la tavola: io non vo' che si

propini in silenzio: si empia, dico, ogni tazza di vino, perchè il mio

saluto è per la vita di Oscar.»

«Con tutta l'anima,» riprese il vecchio Angus, ed empi fino all'orlo la

coppa; — «e sia pel mio figliuolo o vivo o morto: nessuno de' miei figli

fu eguale a lui.»

«Bene, vecchio, il tuo saluto è stato accettato: ma perchè Allan si sta

tutto tremante? Bevi, via, alla rimembranza della morte, e solleva la

coppa con mano più ferma.»

L'ardente rossore della faccia di Allan di subito si converse in

ispaventevole pallidezza; le goccie della morte spingevano l'una l'altra

con umore di agonia.

Tre volte sollevò la tazza, e tre i suoi labbri rifiutarono di libare, e

tre volte incontrò gli occhi dello straniero fitti sopra di lui con ira

mortale.

«Così dunque un fratello saluta? così si accarezza la rimembranza di un

fratello? Se in questo modo si manifesta la forza dell'affetto, cosa

potremo noi aspettarci dalla paura?»

Eccitato dall'amaro sogghigno sollevò la tazza: «Possa Oscar partecipare

in questo momento alla nostra allegria.» — Lo interno rimorso gli

sconforta l'anima, e la coppa gli cadé di mano.

«È desso! Odo la voce del mio assassino!» — forte strillò uno spettro

oscuramente lucido. — «Del mio assassino!» — ripeterono le volte; e

tempestosa proruppe la bufera.

Le fiaccole vacillarono, i castellani fuggirono, lo straniero sparì; —

tra la moltitudine fu vista una forma avvolta in verde mantello, che

allo improvviso crebbe in ombra di terribile grandezza.

Un largo balteo le stringeva la cintura, una piuma nera l'ombreggiava,

ma nudo era il suo petto, ed ivi dentro vermiglie ferite, ed immobile il

suo occhio invetriato.

E tre volte con l'occhio mandò un truce sorriso sopra Angus, che gli

cadde d'innanzi, e tre volte guardò bieco un barone steso sul pavimento.

Intanto i fulmini strepitavano da polo a polo, i tuoni rimbombavano

traverso il cielo, e l'ombra infocata scorreva via sopra le ale del

turbine per mezzo alla procella.

Tristo è il festino, il tripudio cessò. — Qual è colui che giace sul

pavimento? L'oblio opprime il petto di Angus; pur alla fine ritorna a

palpitare il suo polso vitale.

Presto presto provisi un medico a riversare la luce negli occhi di

Allan. — La sua fossa è scavata, la sua carriera è compita; oh Allan non

sorgerà mai più!

Ma il petto di Oscar diventò freddo come creta, i suoi capelli furono

sollevati dal vento, e lo strale di Allan giacque con lui nella oscura

valle di Grentarar.

E donde venne lo spaventoso straniero, o chi si fosse, niuna mortale

creatura potè mai sapere; ma nessuno dubitò sull'ombra infocata, però

che i vassalli di Alva ravvisassero Oscar.

L'ambizione afforzò la mano del giovane Allan, il demonio esultante

diresse lo strale, mentre la invidia scuotendo l'ardente tizzone versò

il veleno dentro il suo cuore.

Veloce scocca lo strale dall'arco di Allan. — Di cui è quel sangue che

gli contamina il fianco? È basso il nero cimiero del prode Oscar, il

dardo ha bevuto la sua onda vitale.

L'occhio di Mora commosse il feroce Allan; ella fu che suscitava il suo

orgoglio oltraggiato: ahimè! quegli occhi che raggiavano amore poterono

costringere un'anima ad opere d'inferno.

Ecco, vedi la tomba solitaria che s'inalza sopra un guerriero defunto;

ella apparisce per l'oscurità del crepuscolo: oh! quella è il talamo

nuziale d'Allan.

Lontano, molto lontano, sta il nobile avello che nasconde le grandi

ceneri della sua schiatta; nessuna bandiera sventola sopra il suo

cadavere, perchè sozzo di sangue fraterno.

Quale antico menestrello, quale bardo canuto oserà inalzare sulle corde

dell'arpa le geste di Allan? Il canto è il principale rimerito della

gloria: e potrebbe egli forse risuonare la lode dell'omicida?

Senza corde, negletta rimanga quell'arpa, nè ardisca il menestrello

suscitare quel tema; il delitto renderebbe la sua mano paralitica, le

corde dell'arpa si spezzerebbero al tocco.

Non fama di lira, non versi sacrali inalzeranno la sua gloria sublime

per l'aria, però che gli echi risponderanno l'amara maledizione di un

padre moribondo e il gemito mortale di un fratello trafitto.[7]

Traduzioni · 第 31 / 75 题