Come soavemente risplende per le sfere serene la lampada de' cieli sopra
le sponde del Lora, dove sorgono tuttora le bianche torricelle di Alva,
che più non odono il fragore delle armi!
Ma spesso la fuggevole luna mandò quivi i suoi raggi sopra gli elmetti
inargentati di Alva, e visitò nella silenziosa tenebra di mezzanotte i
suoi baroni ispidi di brunite armature.
E nelle rocce sottoposte al castello, che si sprolungano sopra
l'inquieto flutto dell'Oceano, pallida pallida sogguardò nelle scomposte
fila della morte percuotere sul terreno lo affannoso guerriero.
E molti altri occhi che più non poterono salutare la giovanetta luce del
giorno, si volsero sospirosi al campo insanguinato, ed ebbero gioia del
suo raggio quantunque rischiarasse la morte.
E pure una volta a quegli occhi tu splendesti, lampada di amore, ed essi
benedissero la tua cara luce propizia; — ora poi ardi quasi una fiaccola
funerale per la notte.
Poichè il nobile lignaggio di Alva è spento, e quantunque da lontano si
veggano le sue grigie torri, non più i suoi eroi incalzano la caccia, nè
più spargono l'onda vermiglia della guerra.
Or chi fu l'ultimo del superbo lignaggio? Perchè crescono i muschi sopra
la pietra di Alva? Nessun passo umano suona per quelle volte: solo vi
stride in passando il vento di settentrione.
E allorchè il vento soffia impetuoso e forte, si ode un lamento per
quelle sale che si solleva fioco nel cielo, e si sparge intorno la
muraglia rovinata.
Sì, — quando imperversa la procella crescente, batte lo scudo del
generoso Oscar, sebbene non più quivi s'inalzino le sue bandiere nè le
sue piume di nero avvolgimento.
Bello illuminava il sole la nascita di Oscar quando Angus lo baciò suo
primogenito; e i vassalli intorno al castello del barone si affollarono
per far plauso all'aurora avventurosa.
E la festeggiarono con i cervi della montagna, e la cornamusa squillò
nelle acute sue note, e per meglio ravvivare il convito montanaro
suonarono quelle armonie di numeri marziali.
E quando intesero l'aspra musica della guerra si affidarono che un
giorno la stessa cornamusa avrebbe squillato davanti il figlio del
barone mentre egli conducesse la masnada.
Trascorse ben presto un secondo anno, ed Angus salutò un secondo
figliuolo, il suo giorno natale fu simile all'ultimo, e di subito fu
imbandito il giocondo festino.
Ammaestrati dal padre a tendere l'arco sui colli tenebrosi del vento di
Alva, i fanciulli in giovanezza cacciarono i cervi, ed affrettarono i
cani dietro alla pesta di quelli.
Ma prima che avessero compiti gli anni della infanzia, si mescolarono
nelle bande della guerra, lievemente trattarono la splendida daga, e
scoccarono lontano i quadrelli fischianti.
Nera appariva l'onda dei capelli di Oscar e s'agitava scomposta
all'alitare dei venti, ma i ricci d'Allan pendevano sempre ordinati e
belli; — la guancia era pallida, e pensierosa.
Oscar palesava un'anima di eroe, e gli tralucevano i neri sguardi pei
raggi della verità. Allan poi aveva imparato per tempo a frenare le
passioni, e fino dagli anni primi placide suonarono le sue parole.
Prodi furono entrambi, e spesso la lancia sassone cadde spezzata sotto
il costoro acciaro; il petto d'Oscar stava chiuso alla paura, ma il
petto d'Oscar conosceva pietà.
L'anima d'Allan si celava sotto una vaga sembianza indegna d'abitare con
tanta bellezza; e la sua vendetta si aggravava sopra i nemici atroce
quanto il fulmine della tempesta.
Dalle torri lontane di Southannon venne una giovane e leggiadra
damigella; giunse la figlia di Glenalvon dall'occhio cilestro recando in
dote le terre di Kenneth.
Ed Oscar desiderò la lieta sposa, ed Angus sorrise al suo Oscar,
perocchè l'orgoglio feudale del padre fosse lusingato con le nozze della
figlia di Glenalvon.
Odi le note piacevoli della cornamusa! Ascolta i tripudii dei canti
nuziali; si aprono i labbri a voci gioconde. Il coro di vassalli si
sparge con incessante furore.
Vedi le piume colore di sangue de' baroni adunati nelle sale di Alva:
ogni giovane vestito del suo mantello cangiante aspetta la chiamata del
capitano.
Non per guerra domanda i loro bracci il barone: la cornamusa suona un
inno di pace, le genti si affollano agli sponsali di Oscar, nè mai si
rimangono i suoni del dolce riposo.
Ma in qual parte Oscar si nasconde? Certo egli indugia troppo. Questo è
l'ardente desio del nuovo sposo? Mentre stanno raccolti i cavalieri, e
le donne aspettano, non Oscar, non il fratello Allan, compariscono in
Alva.
Pur finalmente giunse alla sposa il giovane Allan; e: — «Perchè non
viene il mio Oscar?» domandava Angus. — «Non egli è qui?» rispose il
giovane; «stamane non percorse meco la foresta.»
«Forse dimentico del giorno insegue le damme veloci, o l'onda
dell'Oceano lo trattiene sul mare, quantunque la barca di Oscar di rado
sia tarda.»
«Oh! no!» — rispose l'angoscioso genitore; — «non caccia, non onda
trattengono il mio figliuolo: vorrebbe comparire scortese agli occhi di
Mora? Qual cosa impedirebbe il suo cammino verso di lei? — Oh! cercate
voi, capi! Oh! ricercate attorno! Allan, con questi scorri per Alva;
finchè Oscar, finchè mio figlio non è trovato affrettati, affrettati, nè
osare di darmi risposta.»
Da pertutto è trambusto: — roco giù per la valle echeggia il nome di
Oscar, e sorge col vento di settentrione, finchè la notte abbassa le
tenebrose sue ali.
E poi rompe i silenzi della notte, ma le sue ombre rimbombano indarno:
finalmente suona per la nebbiosa luce del mattino, ma Oscar non
apparisce alla pianura.
Tre notti vegliate, e tre giorni cercò il barone per ogni caverna della
montagna il suo Oscar: quando la speranza gli venne a mancare: i suoi
capelli si fecero bianchi con infinito dolore.
«Oscar! figliuol mio! — Tu, Dio del cielo, ridona il sostegno alla
cadente età; o se questo voto non può essere adempito, abbandona almeno
il suo assassino alla mia vendetta.
Sopra qualche deserto e dirupato scoglio ora forse giacciono le bianche
ossa del mio Oscar! Concedi dunque tu, Dio (sol questo ti domando), che
sia dato morire con lui al suo forsennato genitore. Pure egli potrebbe
vivere! — via, disperazione; confortati, anima mia, egli può vivere; la
mia voce si astiene dal bestemmiare il destino: Oh perdonami, Dio,
l'empia parola!
Perocchè se egli vive, non viva più per me, ed io cada diserto nella
polvere, e la stagione della speranza di Alva sia passata: ahimè!
possono essere mai giusti affanni sì fatti?»
Tale si lamentò lo sfortunato genitore, finchè il tempo che mitiga le
angosce più aspre gli ritornava la pace, e fece sì che le lacrime
cessassero di scorrere.
Però che tuttavia una segreta speranza che Oscar sopravviva gli
rimanesse nel cuore, e potesse anche una volta apparire; e questa
speranza ora declinò, ora sorse, finchè il tempo lo fece vecchio di un
altro fastidioso anno.
I giorni trapassarono, il pianeta della luce percorse di nuovo lo spazio
destinato, ma Oscar non allegrò la vista del genitore, e lo affanno
lasciò più debole la sua traccia;
Rimanendo pur sempre il giovane Allan, adesso unica gioia del padre
dolente: e il cuore di Mora di leggieri fu vinto, perchè vaghezza
ornasse il giovane dalle belle chiome.
Ella pensò che Oscar fosse caduto spento, e la faccia di Allan appariva
maravigliosamente leggiadra: — se poi Oscar viveva, qualche altra
fanciulla formava adesso il sospiro di quel petto infedele.
Ed Angus disse: «Se un altr'anno trascorre in arida speranza, ogni
dubbio soverchio sarà rimosso, ed io destinerò il giorno dei nuovi
sponsali.»
Tardi si avvolsero i mesi, ma benedetto alfine giunse il giorno desiato,
l'anno dell'ansia trepidante passò; quali sorrisi avvivano le guancie
degli amanti!
Odi la piacevole noia della cornamusa! Intendi il magnifico canto
nuziale! Si spandono le voci in accenti gioiosi, e incessante si
prolunga il fervido coro.
Di nuovo la tribù in festosa corona si affolla intorno la porta del
castello di Alva; echeggiano forte le liete armonie: tutto rimembra la
gioia primiera.
Ma qual è quegli di cui la fronte oscura attrista in mezzo del giubbilo
universale? I suoi occhi tramandano un colore più sinistro della fiamma
cerulea, che viene meno nel focolare.
Nero ha il manto che veste la sua forma, e la sua piuma ondeggia di
rosso sanguigno, la sua voce è simile alla tempesta; lieve e senza
traccia il suo passo.
È mezzanotte: la tazza va in giro, bevono largamente alla salute dello
sposo, — le volte rimbombano di gridi, e tutto si unisce a fare plauso
all'ultimo sorso.
Subitamente si leva lo straniero barone, i clamorosi circostanti si
acquietano, le guancie di Angus ardono di maraviglia, il dilicato seno
di Mora ne diventa rosso.
«Vecchio,» — gridò, «questa coppa è vuota, tu lo vedesti: ma ella fu
debitamente bevuta dalle mie labbra: — io propiziai alle nozze di tuo
figlio; ora chiedo a mia posta una coppa da te.
Mentre qui attorno è tutta gioia per benedire la lieta ventura del tuo
figliuolo Allan, dimmi, non ti rimane un altro figlio? Dimmi, perchè
dimentichi il tuo Oscar?»
«Ahimè!» rispose l'angoscioso genitore; e gli scendeva parlando una
grossa lacrima; «quando Oscar disertò il mio castello, o cadde morto, il
mio antico cuore quasi si ruppe.
Tre volte la terra ha rinnovato il suo giro da poi che il sembiante di
Oscar non benedice il mio occhio: adesso Allan è la mia sola speranza,
dacchè il mio prode Oscar è morto o fuggito.»
«Or bene,» replicava il feroce straniero; e tristamente dardeggiavano
gl'inquieti suoi sguardi; «io sarei vago d'intendere novella del fato
d'Oscar: forse quel prode non è morto ancora.
Forse se quelli che egli amò tanto ora lo chiamassero Oscar,
ritornerebbe; forse il barone è andato fin qui pellegrinando; per lui
potrebbe rinnovarsi il fuoco di maggio.[6]
Si empia dunque la tazza, e giri attorno la tavola: io non vo' che si
propini in silenzio: si empia, dico, ogni tazza di vino, perchè il mio
saluto è per la vita di Oscar.»
«Con tutta l'anima,» riprese il vecchio Angus, ed empi fino all'orlo la
coppa; — «e sia pel mio figliuolo o vivo o morto: nessuno de' miei figli
fu eguale a lui.»
«Bene, vecchio, il tuo saluto è stato accettato: ma perchè Allan si sta
tutto tremante? Bevi, via, alla rimembranza della morte, e solleva la
coppa con mano più ferma.»
L'ardente rossore della faccia di Allan di subito si converse in
ispaventevole pallidezza; le goccie della morte spingevano l'una l'altra
con umore di agonia.
Tre volte sollevò la tazza, e tre i suoi labbri rifiutarono di libare, e
tre volte incontrò gli occhi dello straniero fitti sopra di lui con ira
mortale.
«Così dunque un fratello saluta? così si accarezza la rimembranza di un
fratello? Se in questo modo si manifesta la forza dell'affetto, cosa
potremo noi aspettarci dalla paura?»
Eccitato dall'amaro sogghigno sollevò la tazza: «Possa Oscar partecipare
in questo momento alla nostra allegria.» — Lo interno rimorso gli
sconforta l'anima, e la coppa gli cadé di mano.
«È desso! Odo la voce del mio assassino!» — forte strillò uno spettro
oscuramente lucido. — «Del mio assassino!» — ripeterono le volte; e
tempestosa proruppe la bufera.
Le fiaccole vacillarono, i castellani fuggirono, lo straniero sparì; —
tra la moltitudine fu vista una forma avvolta in verde mantello, che
allo improvviso crebbe in ombra di terribile grandezza.
Un largo balteo le stringeva la cintura, una piuma nera l'ombreggiava,
ma nudo era il suo petto, ed ivi dentro vermiglie ferite, ed immobile il
suo occhio invetriato.
E tre volte con l'occhio mandò un truce sorriso sopra Angus, che gli
cadde d'innanzi, e tre volte guardò bieco un barone steso sul pavimento.
Intanto i fulmini strepitavano da polo a polo, i tuoni rimbombavano
traverso il cielo, e l'ombra infocata scorreva via sopra le ale del
turbine per mezzo alla procella.
Tristo è il festino, il tripudio cessò. — Qual è colui che giace sul
pavimento? L'oblio opprime il petto di Angus; pur alla fine ritorna a
palpitare il suo polso vitale.
Presto presto provisi un medico a riversare la luce negli occhi di
Allan. — La sua fossa è scavata, la sua carriera è compita; oh Allan non
sorgerà mai più!
Ma il petto di Oscar diventò freddo come creta, i suoi capelli furono
sollevati dal vento, e lo strale di Allan giacque con lui nella oscura
valle di Grentarar.
E donde venne lo spaventoso straniero, o chi si fosse, niuna mortale
creatura potè mai sapere; ma nessuno dubitò sull'ombra infocata, però
che i vassalli di Alva ravvisassero Oscar.
L'ambizione afforzò la mano del giovane Allan, il demonio esultante
diresse lo strale, mentre la invidia scuotendo l'ardente tizzone versò
il veleno dentro il suo cuore.
Veloce scocca lo strale dall'arco di Allan. — Di cui è quel sangue che
gli contamina il fianco? È basso il nero cimiero del prode Oscar, il
dardo ha bevuto la sua onda vitale.
L'occhio di Mora commosse il feroce Allan; ella fu che suscitava il suo
orgoglio oltraggiato: ahimè! quegli occhi che raggiavano amore poterono
costringere un'anima ad opere d'inferno.
Ecco, vedi la tomba solitaria che s'inalza sopra un guerriero defunto;
ella apparisce per l'oscurità del crepuscolo: oh! quella è il talamo
nuziale d'Allan.
Lontano, molto lontano, sta il nobile avello che nasconde le grandi
ceneri della sua schiatta; nessuna bandiera sventola sopra il suo
cadavere, perchè sozzo di sangue fraterno.
Quale antico menestrello, quale bardo canuto oserà inalzare sulle corde
dell'arpa le geste di Allan? Il canto è il principale rimerito della
gloria: e potrebbe egli forse risuonare la lode dell'omicida?
Senza corde, negletta rimanga quell'arpa, nè ardisca il menestrello
suscitare quel tema; il delitto renderebbe la sua mano paralitica, le
corde dell'arpa si spezzerebbero al tocco.
Non fama di lira, non versi sacrali inalzeranno la sua gloria sublime
per l'aria, però che gli echi risponderanno l'amara maledizione di un
padre moribondo e il gemito mortale di un fratello trafitto.[7]