Essa viene, — viene la superba flotta del mezzo giorno; l'Oceano geme
sotto di lei con suono di catene, e un nuovo Dio e mille bocche di fuoco
ti si avvicina, — un esercito natante in formidabile cittadelle (che
l'Oceano giammai vide simili). La chiamano invincibile. Si avanza
placidamente su le onde spaventate. Il terrore che sparge d'intorno
consacra il suo nome superbo. Con passo maestoso e tranquillo il pavido
Nettuno porta il suo peso, — con la distruzione dello Universo entro di
se si avvicina, e tutte le tempeste giacciono in quiete.
Ti sta già dirimpetto, o Isola avventurosa, — dominatrice dei mari.
Questi eserciti di galeoni ti minacciano, o magnanima Brettagna! Guai al
tuo popolo nato libero! Essa ti sovrasta come nube gravida di nembi.
Chi ti ha procurato il prezioso gioiello che ti ha fatto Regina delle
terre? Non l'hai a forza ottenuto dai re superbi? Non hai tu
sapientemente immaginato la legge del Regno, la _Gran Carta_, che fa i
tuoi Re cittadini, i tuoi cittadini Re? Non hai conquistata la suprema
potenza delle vele in battaglie marittime, e con milioni di prodi
guerrieri? A cui la devi, se non al tuo ingegno e al tuo brando?
Infelice! — Getta uno sguardo là su quei colossi scaglianti fuoco, —
mira, e presagisci la caduta della tua gloria. L'Universo ti guarda
angoscioso. Tutti i cuori degli uomini liberi palpitano affannati, — e
tutte le anime belle e generose gemono dolenti partecipando la caduta
della tua gloria.
L'onnipotente Iddio volse uno sguardo alla terra, — vide sventolare i
superbi vessilli col Leone del tuo nemico, — vide minacciosa aprirsi la
sicura tua tomba. — Deve, disse egli, il mio Albione, deve perire? deve
estinguersi la stirpe dei miei Eroi? l'ultimo argine di rupi della
oppressione deve precipitare? deve essere annientato da questo emisfero
il baluardo della libertà contro i tiranni? — No, esclamò egli; giammai
sarà distrutto il paradiso della libertà.