I MASSARI DELLA MONETA.

Mancano le memorie e i documenti per conoscere come fosse in origine

regolata l'amministrazione della zecca e quali magistrati vegliassero

al suo andamento. La più antica notizia è un breve cenno in data 13

marzo 1224, che si legge nel _Liber communis_ o _Liber plegiorum_, in

cui sono raccolte le deliberazioni del doge assistito dal Consiglio

minore. Ivi si ricorda il giuramento prestato sul loro _Capitolare_

dai sorveglianti della zecca, i quali non sono chiamati con alcun

titolo speciale, ma semplicemente _illi homines qui faciunt fieri

monetam_ (1). Il capitolare di cui si parla in quella notizia non è

giunto fino a noi, ma si può con fondamento supporre che, almeno nelle

linee generali e più importanti, esso non fosse dissimile da quello

compilato nel 1278, ch'è il più antico che si conosca. Questo

importante documento, simile ad altri congeneri, è una raccolta delle

leggi e degli ordini, a cui dovevano informarsi i magistrati

nell'esercizio del loro ufficio, e contiene capitoli scritti in varie

epoche e con diversi intendimenti. A chi si ponga a leggerlo con

attenzione non isfuggirà che i paragrafi immediatamente seguenti la

formula del giuramento, e parecchi altri qua e là, sono in prima

persona, mentre altri si dirigono ai massari o agli addetti alla zecca

in terza persona. Tale diversità di redazione induce facilmente a

supporre che gli articoli in prima persona siano conservati dal

capitolare primitivo, e quelli in terza siano disposizioni introdotte

nelle compilazioni successive.

I _massari_ in origine erano tre, assistiti da due _pesatori_, ed

avevano il salario annuo di lire cento, metà del quale era pagato dopo

cinque mesi. Si chiamavano _della moneta_, perché sovrastavano alle

faccende della zecca, e rimanevano in carica due anni, durante i quali

non potevano essere del Maggior Consiglio né di alcun altro ufficio.

Più tardi fu concesso ai massari (2) ed a quei pesatori che fossero

eleggibili di intervenire al Maggior Consiglio nelle feste solenni

(3).

Allorché fu creato il ducato si istituirono due nuovi _massari_, che

si dissero _all'oro_; mentre poco a poco gli altri perdettero l'antica

denominazione, per prendere quella di _massari all'argento_.

Per legge 23 marzo 1306 (4) del Maggior Consiglio i massari ed i

pesatori della moneta potevano portare qualunque sorta di armi per

ragioni del loro ufficio: lo stesso diritto fu accordato più tardi

agli scrivani (5) ed ai fanti (6) della zecca, i quali lo reclamavano

per l'art. 67 di un vecchio capitolare, che più non esiste.

I massari all'oro, divenuti quattro in progresso di tempo, tornarono

due nel 1347 (7), e, vista l'importanza e la gelosia dell'ufficio, il

Senato nel 29 aprile 1363 (8) elevava il loro salario, da lire 7 soldi

13 denari 2 di grossi e piccoli 6, a lire 8 di grossi, ossia 80 ducati

all'anno.

Il Senato deliberava il 4 maggio 1379 (9) di creare due nuovi massari

all'argento: nel 16 giugno 1404 (10) aboliva l'ufficio di massaro ai

_torneselli_, che aveva lo stipendio di lire 8 di grossi, ordinando

che tale incarico fosse assunto dagli altri massari per turno.

Ai tempi della guerra contro i Genovesi si ordinò (14 aprile 1379)

(11) di sospendere tutte le paghe dei nobili investiti di cariche

pubbliche e di avocare allo Stato metà delle competenze inerenti alle

cariche: invece nel dicembre 1411 e nel gennaio 1412, quando si

preparavano le armi contro Sigismondo imperatore e re d'Ungheria, si

diminuirono gli stipendi di tutti i funzionari, e troviamo nel

registro XLIX dei _Misti_ del Senato un lungo elenco degli uffici

colle paghe e riduzioni.

Notiamo per la zecca i massari all'oro, che avevano 20 lire di grossi

all'anno per ciascuno, ridotti a lire 12 di grossi; i due pesatori

all'oro, da lire 6, a lire 4 di grossi; i massari all'argento ed al

rame, che avevano 8 lire di grossi, portati a 5 lire di grossi, così i

pesatori all'argento. Sono anche nominati in questo elenco Bernardo e

Marco Sesto intagliatori di zecca (12).

Nel 18 aprile 1414 (13) ai due massari all'oro ne sono aggiunti due

nuovi con 80 ducati annui di salario, e si permette che vecchi e nuovi

possano, alla scadenza dell'ufficio, essere confermati in carica. Nel

30 gennaio 1415 (1416) i massari all'oro si riducono nuovamente a due

soli, con 120 ducati all'anno, e, votati i quattro esistenti, si

confermano Pietro Ghisi e Michele Contarini, che raccolgono il maggior

numero di voti (14).

Mancando i due massari all'argento, ed essendo stato soppresso quello

ai torneselli, il Senato, nel 30 aprile 1416 (15), ordina che sieno

nominati tre massari col salario di 100 ducati e le solite utilità, e

l'11 novembre 1417 (16) si regolano alternativamente le mansioni in

modo che uno dei tre debba sorvegliare la fabbricazione dei torneselli

e dei piccoli.

Altre modificazioni nel numero e nello stipendio dei massari furono

deliberate in vari tempi, ma durarono poco, ritornandosi al numero

primitivo di due per l'oro e tre per l'argento; così talora fu

concesso di rinominare gli uscenti, ma si finì coll'ordinare la

contumacia di due anni, secondo il sistema tradizionale nelle

magistrature veneziane.

Non è chiarito chi eleggesse anticamente i massari delle monete, che

dipendevano dal doge e dal Consiglio Minore: una legge del Maggior

Consiglio del 21 agosto 1287 (17) stabilisce che la elezione dei

massari all'oro ed alla moneta possa esser fatta dal doge unitamente

ai consiglieri ed alla Quarantìa, e nel 1327, 15 novembre (18), il

Maggior Consiglio ordina che tutti gli affari che riguardano l'oro e

gli uffici relativi, come pure quello dei _grossi tonsi_ (tosati),

sieno trattati e deliberati dalla Quarantìa, a cui delega i suoi

poteri. Il 1 aprile 1354 il Maggior Consiglio delibera che i massari

all'oro siano eletti ad una mano dal doge, consiglieri e capi, ed a

due mani dal Maggior Consiglio, ma non più dalla Quarantìa (19).

Ognuno degli eletti debba presentare sei mallevadori per lire 1000

ciascuno, e colle stesse formalità siano eletti i massari all'argento.

Nel capitolare dei massari della moneta è prescritto, all'articolo 9,

che sulle monete sia fatto un segno per conoscere in qual tempo sieno

state coniate.

Il costume di segnare le monete con punti, ora rotondi ora d'altra

forma, collocati in vario posto, per conoscere lo zecchiere che era

responsabile della fabbricazione, è antichissinio. Tali punti o segni

si trovano pressochè in tutte le monetazioni di governi potenti ed

estesi, dove molte erano le zecche ed abbondanti le emissioni, ed

appariscono anche su molti denari carolingi coniati in Francia ed in

Italia. Appositi registri tenevano nota dei nomi corrispondenti ai

segni, il cui significato era ignorato dal pubblico e che perciò si

dicevano _punti secreti di zecca_.

Le prime monete veneziane non avevano alcun segno; ma quando la

coniazione del grosso divenne assai copiosa, per controllare la bontà

di una così importante moneta, che formava il vanto e l'utile della

zecca, si dovette ricorrere a tale pratica; ed infatti vediamo alcuni

segni, prima semplici poi alquanto complicati, che nel campo del

rovescio, presso alla figura seduta del Redentore, distinguono i

grossi di tutti i dogi da Jacopo Tiepolo in poi, per oltre un secolo.

A questa consuetudine venne fatta una sensibile modificazione verso la

metà del secolo XIV, sostituendo ai punti o segni le lettere

dell'alfabeto, che distinguono i mezzanini ed i soldini riformati al

tempo di Andrea Dandolo. Non conosciamo il decreto che istituisce il

mezzanino, ma una deliberazione della Quarantìa del 9 febbraio 1345

(1346), fortunatamente conservata da Marino Sanuto, essendosi perduti

i registri originali (20), ci avverte che, posta la questione se le

nuove monete progettate si dovessero fare di argento fino come il

grosso, o misto con rame, il Consiglio si pronunciò per l'argento

fino, con 27 voti contro 7. Queste monete sono evidentemente i

_mezzanini_, che devono essere stati decretati poco tempo dopo, ed i

soldini, di cui conosciamo il decreto in data 8 aprile 1353 (21) dove

è ordinato che sulla moneta sia scolpita la prima lettera (_sillaba_)

del nome di battesimo del massaro. Così si continuò a segnare la

moneta d'argento per tutto il secolo XIV e per buona parte del XV; ma

quando fu modificato il peso ed il fino del grosso e del soldo, col

decreto 6 febbraio 1420 (1421) (22), si introdussero alcuni

cambiamenti nell'aspetto ditali monete, fra cui principalissimo quello

di indicare le iniziali del nome e del cognome del massaro

all'argento, uso che venne continuato poi sempre nella zecca

veneziana.

Eguali prescrizioni incombevano ai massari all'oro, come si rileva

dalla rubrica XI del loro capitolare (23) che dice: _Item semo tegnudi

de far far segno in la moneda, la qual nu faremo far azò che lo sia

cognosudo che la sia fata a lo tempo delo nostro ficio de moneda, e

quelo segno lo qual serà fato scrivere mo in ti nostri quaderni_. Non

ostante il maggior pregio del metallo, i massari all'oro non diedero a

tale pratica minuziosa l'importanza che vi avevano accordata i loro

colleghi preposti all'argento, per cui, tratte poche eccezioni,

adottarono lo stesso segno ponendo sotto il gomito di San Marco un

punto rotondo, e solo raramente una crocetta. In tal modo, perduto lo

scopo che aveva informato sifatto provvedimento, si finì per

abbandonarne l'uso, e la moneta d'oro veneziana non ebbe alcun segno,

tranne le doppie, gli scudi e loro frazioni coniate negli ultimi

tempi, sui quali pezzi erano notate le iniziali dei massari.

Sarebbe molto interessante conoscere la spiegazione dei segni che si

trovano sui grossi del XIV e XV secolo, ma ignoriamo i nomi dei

massari, come pure la corrispondenza dei segni. Anche la spiegazione

delle lettere ci riesce incompleta, perché gli elenchi dei massari non

cominciano se non tardi e, toltine i nomi che si trovano nei registri

della Quarantìa e del Segretario alle Voci, conviene cercar gli altri

nei documenti e nei registri dove sono casualmente nominati.

Darò l'elenco che ho potuto compilare, alquanto più completo di quelli

che furono stampati sin qui, notando la fonte dove ho trovato la

notizia e le iniziali stampate sulle monete che corrispondono ai nomi

dei massari.

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Le monete di Venezia descritte ed illustrate da Nicolò Papadopoli Aldobrandini, v. 1 Con disegni di C. Kunz · 第 292 / 324 题