[1] Crescenzi, _Anfit. romano_, parte 1.ª Milano 1648.
[2] _De vulg. eloquentia_ lib. 1.º cap. XVI.
[3] Dante, _De vulg. eloq._ cap. XVI.
[4] Dante, _Purgatorio_, Canto XVI.
[5] Lettera di _Fra Guittone d'Arezzo_, ai cavalieri di Pisa; Roma,
1745.
[6] Dante, _Paradiso_, canto XXXI.
[7] P. Giovius. _Hist. XII Vicecom._ Ediz. princ. Parigi 1549.
[8] P. Giovio. Vite dei XII Visconti.
[9] Raccontasi che in Firenze una donna assalita da un leone e derubata
di un bambino poppante raggiungesse il rapitore, e postasi ginocchioni
sui passi di lui, glielo chiedesse con tale accento di pietà, che
indusse l'animale ad abbandonare la sua preda.
A proposito di generosità associata alla ferocia, udite un'altro
aneddoto non meno meraviglioso e certo più verosimile. — Un novelliere
persiano ci racconta (Alkurdi tradotto dal persiano da A. Chodzko),
che sul Kurr, torrente rapidissimo che corre tutto sciolto in ischiume
in mezzo alle frane di due scogliere, erasi gettato un ponte per dar
passaggio ad un'armata, che, con gran scorta di cammelli e di carri,
e col consueto sèguito di donne e di servi, accorrevano a reprimere la
rivolta scoppiata in una provincia della Persia.
La carovana passato il ponte dovette arrestarsi all'improviso; la
sosta fe' retrocedere bruscamente quelli che stavano al retroguardo.
Nel trambusto un cammello urtò una donna, che si teneva al petto il
suo bambino, la spinse a terra, tolsele dal braccio il carico e lo
lanciò di colpo oltre la sbarra del ponte nei vortici della fiumana. La
desolata, in procinto di perdere la ragione, fra le grida e le smanie
teneva fisso lo sguardo sulle onde, sperando discernervi l'oggetto
perduto; ferma nel proposito di perire per lui o con lui. — Ma i lini
che ravvolgevano il bambino erano bianchi come la schiuma, e travolti
nei gorghi del torrente, sotto il velo di una densa nube di vapori,
sfuggivano agli sguardi di tutti.
Ad un tratto un'aquila, che aveva il suo nido sur una altissima rupe,
scendente a picco nel letto del fiume, guidata, dal suo istinto,
o fatta accorta dalla sua vista acutissima di un nastro rosso, che
stringeva i lini intorno al corpo della creatura, piombò sovr'essa, la
ghermì per la benda, e la trasse seco nell'aria. È facile imaginarsi,
come rimanessero attoniti coloro che avevano seguito coll'occhio
fisso, e con un'angoscia mortale quel fatto prodigioso. Ma il cambiar
della scena ed il rinovarsi di una nuova e più strana avventura, non
scemavano punto lo sgomento generale. — Il bambino era salvo dalle
acque solo per subire tra gli artigli dell'animale una morte egualmente
certa e mille volte più crudele.
L'aquila ingannò i presentimenti di tutti. Spiegando le ali, non si
sollevò nelle regioni perdute dell'aria, nè corse a rinchiudersi nel
suo covile, — ma con un volo di traverso toltasi a quel suolo ingombro
di burroni e di precipizii, scese a poca distanza su di un piano
coperto d'erba; ed ivi depose la sua preda, cui sembrò vagheggiare
scuotendo le penne e mandando un grido acuto.
Un branco di que' soldati accorreva a quel luogo coll'intendimento
di uccidere il rapitore e di sottrarre in qualsiasi modo la vittima.
L'esito di quest'impresa era assai dubio; e l'aquila la prevenne;
perocchè mossa, Dio sa da quale istinto, ripigliò il volo, abbandonando
la preda, che fu restituita incolume alla madre desolata.
Non è affar nostro il discutere sull'autenticità di questi racconti,
che sembrano, invero, parto della fantasia de' poeti; nè ammesso
il fatto, ci dobbiam occupare di sciogliere il quesito, se azzardo
o istinto guidasse quegli animali a perdonare alle loro vittime —
Diremo soltanto che quanto è nel vasto campo del possibile rispetto ai
maestosi sovrani del deserto e delle nubi, ci sembrerebbe inammissibile
ed assurdo in un ordine subalterno d'esseri viventi, cui la natura rese
tanto più cupidi e feroci quanto fece meno forti e potenti.
[10] Questo fatto avvenne il 25 agosto 1369. Vedi il Corio, il Giulini
ed il Verri all'anno sudetto.
[11] _Il Principe_, Cap. III.
[12] Il Principe Cap. XVIII.
[13] L'Azario ci riferisce che Barnabò aveva publicato un editto il
quale proibiva ai cittadini di Milano il circolare di notte per città
senza lume, sotto pena del taglio di un piede.
[14] All'incirca verso quest'epoca si cominciò a dare ai prìncipi il
titolo d'Altezza. Una lettera di Jacopo dal Verme al duca di Milano,
colla quale gli dà parte della presa di Bologna, comincia così:
_Illustris Princeps, et Excelse Pater, Domine noster — Sicut ante
Celsitudinis Vestrae conspectum ecc._ — Giulini Docum. Volume ultimo
pag. 272.
[15] P. Giovio. Vite dei XII Visconti tradotte da Lodovico Domenichi.
Venezia 1549. Milano 1853.
[16] P. Giovio. Vita dei XII Visconti.
[17] Vedi il Corio all'anno 1374., il Verri. Cap. XIII, e Matteo
Villani. R. I. S. volume XIV.
[18] Appendice alle memorie ecc... Docum. ined. Volume ultimo.
[19] Vedi il Corio all'anno 1340.
[20] Vincenzo Monti.
[21] Giulini all'anno 823.
[22] Vedi il Giulini all'anno suddetto.
[23] Ovidio, _Metam._ Lib. 1.º
[24] Divina Commedia Canto XXII del Paradiso.
[25] _Dante._ Canzone in lode di Beatrice figlia di Folco Portinari.
[26] Chi non s'accomoda a tale racconto, consulti il _Dictionnaire
des sciences médicales_, vol. IV, all'articolo _Incube_, ove il
dottore Parent espone un fatto simile accaduto nei tempi moderni ad un
battaglione napoletano, che da Palmi si recava a Tropea. Le milizie,
estenuate dal caldo e da una lunga marcia, presero alloggio in una
vecchia abbazia mezzo diroccata. A mezzanotte il riposo generale venne
turbato da grida, cui tennero dietro il tumulto e la fuga. La cagione
del disordine fu una visione simile a quella che pose in iscompiglio
la banda armata di Campomorto. — Il dotto scrittore, per ispiegare
questo fenomeno, asserisce che la generale disposizione fisica dei
soldati poteva rendere ognuno di essi suscettibile a subire, in
un'unica maniera, l'impressione dello sgomento. Il primo grido echeggiò
nell'animo di tutti, e impresse sulle travagliate fantasie una sola
allucinazione. Checchessia di questa spiegazione, a noi basta il
potere aggiungere fede non al fatto, ma alle apparenze del fatto: nè,
per quanto ci sembri stiracchiata la spiegazione del dottor Parent,
osiamo posporla a quella di F. Eudes de Mirville, che racconta questo
aneddoto, con mille altri di simile natura, nel suo libro intorno _agli
spiriti_; e in pieno secolo XIX, con una pompa di dottrina veramente
meravigliosa, ci vuole ricondurre al medio evo, per ripopolare il mondo
di genii e di diavolerie.
Del resto, il Sacchetti e il Passavanti elegantissimi scrittori del
quattrocento, ne raccontano come cose autentiche delle avventure assai
meno credibili di questa.
[27] Lib. della Cantica. Cap. II, v. 16.