_Mio caro Zio_,
_I soavissimi vincoli che mi legano a te, mi danno il coraggio di porre
questo lavoro all'ombra di un nome caro e venerato come il tuo._
_La patria nostra ti annovera fra i più benemeriti suoi figli. Il
giovane ardente del ventuno non provò mai stanchezza o sfiducia. Otto
lustri pieni d'amari disinganni, di lunghi e sublimi dolori, ti fecero
maturo ed esperto; e non logorarono punto il tuo cuore. — Ma il caldo
patriota è anche solerte amico e cultore degli studi ameni. Tu conservi
(io ne ho più di una prova) la piena giovinezza dello spirito per amare
le opere dell'arte imitativa e le creazioni della fantasia. La storia
fu ed è il campo delle tue ricerche; nè tu badi a chi te la appresta, e
sotto qual forma, quand'essa è l'eco fedele delle nostre glorie, o dei
nostri dolori._
_L'epoca e le vicende che qui pigliai a descrivere ti sono troppo note.
Quando nella tua gioventù chiedesti alla maestra dei popoli una ragione
per sperare che l'Italia avrebbe finalmente spezzate le catene che le
erano imposte dallo straniero, ti sarai senza dubio arrestato a questo
periodo storico per rimpiangere il fallito gioco del destino. Lo scopo
d'allora era quello d'oggi: ridonare l'Italia a sè stessa; ma la via
per arrivarvi era troppo diversa. Alla privilegiata mente di un uomo,
all'impero di una sola volontà, all'ambizione di un eroe, si dovevano
sostituire l'affetto, il proposito, la concordia di un popolo._
_Non è per menomare la gloria della nostra impresa, che io ne cercai
un raffronto nel passato. Provando che il grande concetto, divenuto
oggi articolo di fede per tutti, era nei secoli trascorsi la tacita
aspirazione di qualche mente eletta, io avrò aggiunta, se pur ne è
d'uopo, qualche altra autorità alla coscienza dei nostri diritti. Sono
voti dispersi, che io vo raccogliendo per deporli nell'urna sovrana del
grande plebiscito nazionale. Imperocchè noi non abbiam nulla inventato;
il merito nostro è d'avere unanimemente voluto._
_Dopo ciò, è inutile che io ti preghi a volermi usar cortesia. Credo
anzi, che quando mi si accusasse di essere stato temerario, tentando
cosa al disopra delle mie forze, tu sarai il primo a scolparmi. Se in
queste modeste pagine vi ha qualche tepore di un affetto non del tutto
ingeneroso, il tuo cuore saprà scoprirlo. Alla peggio, tu vorrai tener
conto del mio buon volere, e farne ragione di più indulgente giudizio._
_Sii tu dunque il primo a leggere la mia narrazione, e la apprezza
come se fosse l'obolo offerto dal povero; essa è quanto so, non quanto
vorrei dare._
_Luglio 1861._
_Carlo Belgiojoso_