LECCARDO. (Aspettar che si mangi in casa è opra disperata. Tutti
stanno colerichi: intrighi di amori, di morti, di cavalieri, e
cacasangui che venghino a quanti sono! Al fuoco non son pignate né
spedi su le brage: i cuochi e guattari son scampati. La casa di don
Flaminio deve star peggio: il budello maggior mi gorgoglia _cro cro_,
la bocca mi sta asciutta, la lingua mi si è attaccata al palato, il
collo è fatto stretto e lungo; e che peggio mi potrebbe far un
capestro? e si temo d'esser appiccato, cosí mi par d'esser appiccato
due volte).
BIRRI. (Ci incontra a tempo: costui è desso).
LECCARDO. (Veggio birri e devono cercar me. Chi si arrischia a molti
perigli, sempre ne trova alcuno che lo fa pericolare: ho scampato la
furia di un legno, non so come scamperò quella de' tre legni).
BIRRI. Prendetelo e cercatelo bene.... Ha molti scudi; questi son
nostri.
LECCARDO. (O dinari rubati, ve ne tornate al vostro paese: oh quanto
poco avete dimorato meco!).
BIRRI. Camina camina!
LECCARDO. Dove mi strascinate?
BIRRI. Al boia!
LECCARDO. Nuova di beveraggio: che vuol il signor boia da me?
BIRRI. Accomodarti un poco la lattuchiglia della camiscia intorno al
collo con le scarpe che non stanno bene accomodate.
LECCARDO. Il ringrazio del buon animo: mi contento che stiano come
stanno; e volendole accomodare me l'accomodarò con le mani mie.
BIRRI. Presto presto!
LECCARDO. Ché tanta fretta?
BIRRI. Ti vol appicar caldo caldo.
LECCARDO. Che l'importa che sia freddo freddo?
BIRRI. Le cose fatte calde calde son buone.
LECCARDO. Che son io piatto di maccheroni che bisogna che sia caldo
caldo? Ma io vo' morir appiccato per non morir sempre di fame; ma se
volete appicarmi, fatemi mangiar prima, ché non muoia di doppia morte,
e della fune e della fame.
BIRRI. Camina!
LECCARDO. Son debole e non posso caminare.
BIRRI. Le buon'opre tue ti fan meritevole d'una forca.
LECCARDO. Per vostra grazia, non per mio merito: ed io ne fo un dono
alle Signorie Vostre come piú meritevoli di me.
BIRRI. La tua gola ti ha fatto incappare.
LECCARDO. I topi golosi incappano al laccio.
BIRRI. Sei stato cagione che sia morta la piú degna gentildonna di
questa cittá per la tua golaccia.
LECCARDO. E se non lo faceva per la mia gola, per chi l'aveva io a
fare?
BIRRI. Ma tu troppo ti trattieni.
LECCARDO. Avendo a morir strangolato, ponetemi di grazia un fegatello
in gola, ché quando il capestro mi stringerá il collo di fuori, la
gola mi stringerá il fegadello di dentro, e il succo che calerá giú mi
confortará lo stomaco e lo polmone, e quello che ascenderá su mi
confortará la bocca e il cervello: cosí morendo non mi parrá morire.
BIRRI. Se non camini presto, ti darrò delle pugna.
LECCARDO. Almanco dite a' confrati, che m'hanno a ricordar l'anima,
che portino seco scatole di confezioni e vernaccia fina che mi
confortino di passo in passo.
BIRRI. Non dubbitar, ché andrai su un asino con una mitra in testa,
con trombe e gran compagnia; e il boia ti sollicitará con un buon
staffile.
LECCARDO. O pergole di salciccioni alla lombarda, o provature, morrò
io senza gustarvi? o caneva, non assaggiarò piú i tuoi vini? Prego
Iddio che coloro, che t'hanno a godere, sieno uomini di giudizio e non
sciagurati che ti assassinino! Adio, galli d'India, caponi, galline e
polli, non vi goderò piú mai!
BIRRI. Presto, finimola.
LECCARDO. Fratelli, di grazia, dopo che sarò morto sepellitemi in un
magazin di vino, ché a quell'odore risusciterò ogni momento.
BIRRI. Camina, forfante leccardo!
LECCARDO. Forfante no, Leccardo sí.