DON FLAMINIO, LECCARDO, PANIMBOLO.

DON FLAMINIO. Ecco il veggiamo a punto. Leccardo, hai appontato con la

fantesca?

LECCARDO. No.

DON FLAMINIO. Perché?

LECCARDO. L'aco era spuntato e avea la testa rotta.

DON FLAMINIO. Hai scherzato a bastanza: non piú scherzi.

LECCARDO. Non abbiamo fatto cosa veruna.

DON FLAMINIO. Fortuna traditora, se tu volgi le spalle una volta, non

volgi piú la faccia.

LECCARDO. Anzi la fortuna s'è incontrata con te senza saper chi fussi,

e tu senza conoscerla ti sei incontrato con lei.

DON FLAMINIO. Che m'apporti?

LECCARDO. Le vesti, le gioie e l'istessa Carizia: piú di quel che

m'hai chiesto e sapresti desiderare.

DON FLAMINIO. Perché dicivi di no?

LECCARDO. Per farvi saper la nuova piú saporita; ché si t'avessi detto

cosí il tutto alla prima, non ti sarebbe piaciuta. Non solo aremo da

Chiaretta quanto vogliamo; ma m'è venuto fra' piedi quel capitano

balordo, innamorato di Calidora, il qual ci servirá molto a proposito,

di modo che ci si trovará gentilmente beffato e vostro fratello

tradito.

DON FLAMINIO. Da cosí buona fortuna fo argumento che la cosa riuscirá

assai netta. Conosco il capitano; ma come si sentirá beffato da te, ti

fará una furia di bravate.

LECCARDO. Ed io una furia di bastonate.

DON FLAMINIO. Leccardo mio, come arò per tuo mezo conseguito il mio

bene, arai sempre la gola piena e ornata di catene d'oro.

LECCARDO. Purché non rieschino in qualche capestro!

DON FLAMINIO. Che resta a far, Panimbolo?

PANIMBOLO. Come il fratello vi dará la nuova, mostrate non sapere

nulla. Dilli che sia disonesta. Tu, Leccardo, tieni in piedi la

prattica della fantesca, ché noi ti avisaremo di passo in passo quanto

è da farsi.

LECCARDO. Raccomando alla fortuna la vostra audacia.

PANIMBOLO. Abbi cura spiar se don Ignazio prepara alcuna cosa.

Gli duoi fratelli rivali · 第 40 / 77 题