DON FLAMINIO, DON IGNAZIO, ANGIOLA, SIMBOLO.

DON FLAMINIO. Oh, signor don Ignazio, voi siate il ben trovato!

DON IGNAZIO. E voi il benvenuto, carissimo fratello!

ANGIOLA. (Mi manda Carizia, la mia nipote, se posso spiar alcuna cosa

del matrimonio suo e che si dice di lei).

DON FLAMINIO. Poni mano a darmi una buona mancia, ché

onoratissimamente me l'ho guadagnata.

DON IGNAZIO. Non so che offerirvi in particolare, se sète padrone di

tutta la mia robba.

ANGIOLA. (Certo ragionano del matrimonio de mia nepote: vo' star da

parte in quel vicolo per ascoltar che dicono).

DON FLAMINIO. Veramente la merito, perché ci ho faticato; e se ben

l'un fratello è tenuto por la vita per l'altro, pur in cosa di gran

sodisfazione non si vieta che non si faccino alcuni complimenti fra

loro.

DON IGNAZIO. Mi sottoscrivo a quanto mi tassarete.

ANGIOLA. (Fin qui va bene il principio).

DON IGNAZIO. Dite di grazia, non mi tenete piú sospeso.

DON FLAMINIO. Giá è conchiuso il vostro matrimonio.

ANGIOLA. (L'ho indovinata che ragionan del matrimonio di Carizia).

DON IGNAZIO. Con la figlia del conte de Tricarico?

DON FLAMINIO. Giá è contento darvi i quarantamilla ducati di dote e ha

fermati i capitoli purché l'andiate a sposar per questa sera.

DON IGNAZIO. O mio caro fratello, o mio carissimo don Flaminio, ché

piú desiderata novella non aresti potuto darmi in la mia vita!

ANGIOLA. (Oimè, che cosa intendo! dice che ha conchiuso il matrimonio

con la figlia del conte di Tricarico con quarantamilla scudi di dote).

DON FLAMINIO. Con patto espresso ch'abbiate a sposarla per questa

sera.

DON IGNAZIO. Or tal patto non potrò osservarlo.

DON FLAMINIO. Come?

DON IGNAZIO. Perché non basterei a contenere me stesso in tanto

desiderio di non gir a sposarla or ora.

SIMBOLO. (Finge assai bene; e dubbito che a questa volta l'ingannatore

restará ingannato).

ANGIOLA. (Or va' e fidati d'uomini, va'! o uomini traditori!).

DON FLAMINIO. Egli ha voluto giungervi quella clausula, perché l'era

stato riferito che eravate innamorato e morto per altra.

DON IGNAZIO. Non mi ricordo aver mai amato cosí ardentemente come

Aldonzina sua figlia; ché se ben ho amato molto, l'amor è stato assai

piú finto che da vero, e mi son dilettato sempre dar la burla or a

questa or a quell'altra.

ANGIOLA. (Oh che vi siano cavati quei cuori pieni d'inganni! Or va' ti

fida, va'! e chi non restarebbe ingannata da loro?).

DON IGNAZIO. Ma per tôrlo da questo sospetto, andiamo ora a sposarla;

andiamo, caro fratello, non mi far cosí strugere a poco a poco, ché

dubito non rimarrá nulla d'intiero insin a sera.

DON FLAMINIO. L'appontamento è stato per la sera che viene: e credo ha

chiesto il termine per non trovarsi forsi la casa in ordine; e andando

cosí all'improviso, forsi li daremo qualche disgusto e forsi vi

perderete di riputazione: però abbiate pacienza per un poco

d'intervallo di tempo.

SIMBOLO. (Non dissi ch'arebbe sfugito d'andarvi? abbiam vinto).

DON IGNAZIO. Dubbito di non potervi ubidire.

DON FLAMINIO. Forsi non sará in casa.

ANGIOLA. (Mira che desiderio e che ardore!).

DON IGNAZIO. Mandiamo a vedere.

DON FLAMINIO. Panimbolo, va' a casa del conte.

DON IGNAZIO. Vien qua, Avanzino, va' a casa del conte e vedi se il

conte de Tricarico è in casa.

DON FLAMINIO. Essendovi, andrò ad avisarlo io prima, verrò a trovarvi

e vi andaremo insieme.

DON IGNAZIO. Noi dove ci trovaremo?

DON FLAMINIO. In casa.

DON IGNAZIO. Andate, orsú.

ANGIOLA. (O Dio, che ho inteso! o Dio, che ho veduto! Ed è possibile

che si trovi cosí poca fede negli uomini? Or chi avesse creduto che

don Ignazio, venutomi tanto tempo appresso per parlarmi e con tante

affettuose parole, con tante lacrime e promesse, non fusse tutto fuoco

e fiamme per Carizia? Or gite, donne, e date credito a quelle simulate

parole, a quelle lacrime traditrici, a quei finti sospiri e a quelle

fallaci promesse; movetivi a pietá di loro, perché tal volta li

veggiate piovere dal volto tempesta di amarissime lacrime; credete a

quei giuramenti, a quei spergiuri! Come si salverá onor di donna

giamai, se li sono tesi tanti laccioli? Andrò a casa e non li narrerò

nulla di ciò; ch'avendola io spinta a raggionar con lui, sarebbe

donna, in vedersi cosí spregiata e tòcca su l'onor suo, di morirsi di

passione).

Gli duoi fratelli rivali · 第 21 / 77 题