_Lucio_
_(entrando a tempo)_ Il nipote vostro è qua.
_Don Paolo_
Oh! Bravo! Bravo! All'alba, già alzato!... Niente di più salutare, sai?
«Fiorin di primavera,
«Lévati all'alba, e fa all'amor di sera.»
_(Ride)_ Ah! ah! ah! ah!... Come si va dunque?
_Lucio_
Abbastanza bene, zio.
_Don Paolo_
Ringraziamo il cielo! E s'andrà anche meglio. Vedrai! Rosina, mi
raccomando, eh! _(Torna nelle sue stanze.)_
_Lucio_
_(sbadiglia, e sgranchisce le braccia)_ Provvedete sempre voi alle
faccende di casa?
_Rosa_
_(intenta alla bisogna)_ Sempre.
_Lucio_
E ora che vi maritate?
_Rosa_
Lo stesso.
_Lucio_
E lo sposo?
_Rosa_
Sarà contento.
_Lucio_
_(distrattamente)_ Sicchè, resterete ad abitare con Don Paolo?
_Rosa_
Certo.
_Lucio_
Chi sa che non ci resti io pure!
_Rosa_
Eh!... Voi, abituato a stare in città.... Che fareste, qui?
_Lucio_
Non so. _(Sorridendo)_ Per esempio, il medico....
_Rosa_
Qui, ammalati non ce ne sono.
_Lucio_
Mai?
_Rosa_
Mai.
_Lucio_
E che fa il medico condotto?
_Rosa_
Ha nove figliuoli.
_Lucio_
Ah! Questo fa?... È ammogliato, s'intende.
_Rosa_
E come!... Da noi, tutti gli uomini sono ammogliati.
_Lucio_
E perchè?
_Rosa_
Sarà l'aria.
_Lucio_
E le donne?
_Rosa_
Lo vedete?... Ci maritiamo.
_Lucio_
A voi piace di maritarvi?
_Rosa_
Altro se mi piace!
_Lucio_
Eppure, ricordate quando io venivo da Napoli a trovare lo zio?
_Rosa_
_(con prudenza pudica)_ Veramente... non ricordo....
_Lucio_
Che cosa credete che voglia ricordarvi? Rassicuratevi. Parlo del tempo
in cui io ero ancora un fanciullone e voi eravate piccina piccina e
rotonda come una palla.
_Rosa_
Ah! Quando io stavo con la povera mamma?
_Lucio_
Sì, stavate con lei. Lo zio mi ci conduceva ogni giorno, ed io, per
divertirmi, vi facevo tanto arrabbiare. Qualche volta vi dicevo:
«_appena che diventi grande, ti compero un bel marito_» e voi... voi
scoppiavate a piangere come se avessi nominato il diavolo. E adesso
invece?
_Rosa_
Adesso è tutt'altro! So di che si tratta. _(Versando latte e caffè)_
Questo è per voi. _(Gli porge la tazza.)_
_Lucio_
_(prendendola)_ Grazie. E affinchè dimentichiate le arrabbiature di
allora... _(beve)_ vi farò un bel regalo il giorno delle vostre nozze.
_Rosa_
E anch'io ve ne farò uno quando voi sposerete la signorina Nora.
_Lucio_
_(turbandosi e irritandosi)_ Chi v'ha detto che io debba sposare la
signorina Nora?
_Rosa_
Nessuno. Don Paolo m'ha detto che è una parente..., ma io ho capito!
_Lucio_
_(posando la tazza sopra una tavola)_ Vi prego, Rosina, di non ripetere
più queste sciocchezze.
_Rosa_
_(mortificata e ingenua)_ Che male c'è? È così bella!... _(Pausa)_
Intanto, vado a vestirmi.... Qui è tutto pronto. Per il signor Giovanni
e la signorina Nora non c'è che da riscaldare il caffè....
_Lucio_
Sì, sì, ci penso io.
_Rosa_
Non è forse bella la signorina Nora?
_Lucio_
_(con vivace severità)_ Basta, Rosina!
_Rosa_
Non parlo più. _(Si avvia, piagnucolando)_ Se avessi saputo di... di
farvi andare in collera.
_Lucio_
Ma che! Non sono andato in collera.... State di buon animo....
_Rosa_