NORA, _indi_ LUCIO.
_Nora_
_(è profondamente turbata. Appare dubbiosa, trepidante. Sembra voglia
sottrarsi al suo tormento. Risoluta, piglia di su una seggiola il suo
cappello e infila la porta in fondo.)_
_Lucio_
_(entra in tempo, e, vedendola uscire, la chiama:)_ Nora!
_Nora_
_(fermandosi)_ Oh, Lucio!
_Lucio_
Non mi avevate detto...?
_Nora_
Che sarei rimasta? Sì, ma poi... _(ritornando)_ ho pensato di anticipare
la mia lezione alla piccola Vannuzzi, e giacchè dormivate....
_Lucio_
Dormendo, però, ho sentito che voi stavate per uscire....
_Nora_
Davvero?
_Lucio_
E mi sono svegliato di soprassalto. Ho dormito molto?
_Nora_
Un quarto d'ora, credo....
_Lucio_
Ah? Solamente?... _(Un silenzio. )_ Avete un po' letto, intanto, questo
libro che Giovanni mi ha imposto? _(Indica il libro.)_
_Nora_
In verità, non me n'è venuta l'idea...,
_Lucio_
Meglio. _(Con disgusto)_ Figuratevi! È il libro d'uno scienziato: un
poveretto, che, come tanti altri, non si accorge d'avere una benda sugli
occhi, e gira, gira intorno ad una tavola convinto d'andar dritto e
molto lontano. Quando è stanco, si ferma, dicendo: _sono arrivato!_ Ma
dov'è arrivato, se si trova allo stesso punto dal quale era partito?
_(Un silenzio.)_ Volevo dirvi.... No, no.... Parleremo stasera.
_Nora_
Parliamo adesso.
_Lucio_
E la piccola Vannuzzi?
_Nora_
Aspetterà.
_Lucio_
... Una semplice domanda volevo farvi.
_Nora_
Fatela.
_Lucio_
_(Pensa. Indi le si avvicina, quasi con circospezione)_ È poi così
strano che un uomo e una donna siano legati da un sentimento d'amicizia
più forte di quello che si chiama l'_Amore_?
_Nora_
Non è strano.
_Lucio_
È un'anomalìa che il grande affetto per una creatura purissima si
astragga dalle attrattive che accomunano lei, suo malgrado, a tutta una
folla di femmine?
_Nora_
Certamente no.
_Lucio_
Ecco... Voi potete comprendermi, soltanto voi... Io non voglio
trasformare il mondo, come mi dice Ziegler. Io cerco, bensì, di non
attaccarmi a ciò che esso ha di più tangibile, di più precario, di più
caduco...
_Nora_
_(secondandolo)_... e di meno bello!
_Lucio_
Benissimo!... «Di meno bello!» _(Riflettendo)_ Se di una donna si amano
_(analizzandola senza volere)_ gli occhi, i capelli, la bocca... tutto
quanto costituisce le sue prerogative appariscenti, il suo fascino
materiale, che garanzia ha questo amore? Nessuna. Il fascino materiale
può esaurirsi a poco a poco, o può cessare a un tratto per mille
ragioni, e allora che resta? Niente. E considerate a quali circostanze,
a quali innumerevoli vicende è sottoposta la nostra carne. E debbono
esse mutare o diminuire o distruggere il nostro affetto? E c'è di più.
Una momentanea condizione morbosa, un fatto eccezionale, che so io?, un
fenomeno fisiologico, un caso accidentale qualunque può lasciare senza
difesa il corpo di una donna... anche d'una donna sublime!, può
spingerlo, può trascinarlo in un istante solo alla perdizione; e noi
vorremmo concentrare in esso le speranze, i desideri, le aspirazioni, le
esigenze, le soddisfazioni del nostro essere?
_Nora_
_(vivissimamente)_ No! no!
_Lucio_
E dunque, perchè mi si dà del pazzo?
_Nora_
_(timidamente)_ Perchè... perchè siete _diverso_ dagli altri.
_Lucio_
E voi pure siete diversa dalle altre.
_Nora_
Io?
_Lucio_
Così diversa che proprio voi con la vostra assistenza avete saputo
impedire che dal palpito di questa seconda vita ch'io vivo risorgesse in
me l'uomo spregevole, fatto -- come gli altri -- di vecchie volgarità! E
non, forse, proprio voi vorrete, ancora, ancora, e sempre, ch'esso non
risorga?... _(Pausa.)_ Norina, io sarei oramai felice, felice della
redenzione, felice della perfezione, se non avessi un'intima paura:
_(confessandosi)_ la paura di tornare indietro. Il giorno in cui la
nostra amicizia _(con terrore)_ diventasse amore, io sarei perduto! È
vero, avrei la vostra bellezza, questa bellezza giovane, piena di grazie
e piena di misteri; ma per quanto tempo l'avrei? E in essa che cosa
troverei di durevole e di sicuro per la mia felicità, che cosa troverei
di benefico per il mio spirito?... No, no, no! Ciò non sarà! È
necessario che ciò non sia. E voi, Nora, mi aiuterete. Mi aiuterete a
non guastare quello che insieme abbiamo voluto, quello che insieme
abbiamo creato. Voi, voi mi aiuterete! _(Tace assorto.)_
_Nora_
_(si nasconde la faccia fra le mani e piange senza singhiozzare.)_
_Lucio_
_(quando s'accorge che ella piange, soavemente le solleva la testa)_
Norina? Che è?
_Nora_
_(piangendo)_ Nulla. Noi donne... esprimiamo... con le lagrime tante
cose che non sappiamo dire con le parole....
_Lucio_
_(contemplandola)_ Già!... Tante cose!
_Nora_
_(si calma, si asciuga gli occhi, sorride)_ E questo è tutto.
_(Una violenta scampanellata li scuote.)_
_Lucio_