abboccamento. Sdraiato nobilmente sopra un sofà, sembra che stia
pensando alla felicità che lo attende, e noi approfittiamo di questo
momento per farlo meglio conoscere al nostro lettore.
— È lui, proprio lui! guardala bene codesta curiosa bestiolina. — Chi
direbbe che sotto quel cappello a cilindro si nasconde una testa di
rapa? chi direbbe che da quella bocchina adorna di profumati baffi
sortano tante sciocchezze?
Certo che se dall’abito si potesse dedurre il carattere d’un individuo,
il nostro Paride si troverebbe in condizione favorevolissima;
ma sgraziatamente non è così: malgrado quella cravatta annodata
scientificamente e quei guanti color d’arancio, malgrado quei pantaloni
finissimi tirati all’ultima moda, e quel lungo catenaccio d’oro carico
di gingilli, il poverino è sempre un minuscolo somarello.
— Eppure ha un’aria di sussiego, ed al vederlo sembra immerso in grandi
pensieri; ma nulla di tutto ciò, egli non ha mai pensato. Ha delle
idee, dei ghiribizzi, non dei pensieri.
— Chi ci spiega lo straordinario contrasto che ci sta fra cervello e
cervello? perchè taluni hanno la testa piena d’entusiasmo, mentre altri
l’hanno gonfia di sciocchezze?
— Cos’è che determina tanta disparità che fugge all’esame anatomico?
— Coloro che s’affannano per cercare quel famoso anello di congiunzione
fra la scimia e l’uomo, parmi non dovrebbe sudar tanto, giacchè
si vedono tutto giorno uomini più gaglioffi delle bertuccie e dei
_chimpenzè_. Resta a provarsi se l’essere imbecille possa riuscire
svantaggioso e non dobbiamo dimenticare che il più grande degli uomini
sclamò in un giorno di dolorosa esaltazione: BEATI I POVERI DI SPIRITO!
Ciò stabilito, è chiaro che Paride starebbe fra i beatissimi.
* * * * *
La mezza dopo le sei era appena battuta, che già il nuovo Don Giovanni
saliva di volo le scale che conducevano alle stanze di Fanny. Giunto
all’uscio suonò il campanello, e poco dopo quelle due anime erano
confuse, strette insieme in estasi da non potersi dire.
— Fanny aveva appena terminato il piramidale lavoro della sua
toeletta, ma noi ci guardiamo bene dal descrivere nei suoi particolari
quest’opera di raffinamento, che nella donna va progredendo cogli anni.
— La gioventù si abbiglia poco; è questa una riserva istintiva che si
dilegua man mano che s’invecchia.
Ci limitiamo puramente a constatare che giammai Fanny fu tanto sublime
nell’arte di acconciarsi. L’amore l’aveva inspirata, ed ella riuscì con
maravigliosa abilità a rubare qualche anno all’apparenza.
— Un bel fuoco rallegrante, crepitava nel caminetto della camera
nuziale, ed a quel benefico calore Paride rinfrancò le membra
assiderate dal freddo.
— Davvero che non sappiamo dove cominciare per descrivere l’amorosa
scena. Le carezze di due colombe non danno che una pallida immagine
del poetico abbandono che invadeva quelle due anime innamorate. Si
guardavano con occhio smorto, si stringevano le mani, sospiravano come
soffioni.
— La conversazione era poco animata.
Paride sapeva più tacere che parlare, e ad ogni aprir di labbro l’era
un torrente di sciocchezze.
— Fanny, che non mancava d’un certo spirito naturale, si accorse subito
della scarsa loquacità dell’amante, ma ne diede causa all’emozione
ed al fuoco del suo sguardo che ella compiacevasi di roteare
voluttuosamente.
— Com’è naturale, dopo tanti arzigogoli e circonlocuzioni, si venne
al grande argomento del loro amore; il soggetto era eccitante, e
gli effetti non tardarono a manifestarsi su Paride che in un lampo
d’esaltazione giunse al punto di dire com’ei non vivesse d’altro che di
sospiri e d’angoscie.
— Al primo bacio di Fanny, offerse le sue ricchezze, al secondo la
vita, al terzo l’anima addirittura, e chissà cosa avrebbe offerto, se
una forte scampanellata non fosse venuta a frenarlo nei suoi trasporti.
* * * * *
Un colpo di cannone, un guizzo di folgore, lo scoppio di una
polveriera, non avrebbero tanto spaventato quei poverini.
— La corrente di poesia e d’amore che li travolgeva in un mare di
voluttà, si arrestò d’un lampo; n’ebbero il sangue gelato, ed entrambi
stettero a contemplarsi atterriti.
— Una seconda suonata più violenta della prima tolse ogni dubbio;
oltre a ciò si sentì la voce del signor Gregorio che brontolava per
impazienza.
— Mio marito! sclamò Fanny con tale accento di terrore che a Paride si
rizzarono i capelli.
— Ah! me disgraziata... egli ci ucciderà entrambi.
— Ma... madama! balbettò Paride tremando, è così feroce suo marito?
— È una tigre — Oh! noi siamo perduti!
— Dove mi nascondo? sclamava l’infelice trottolando per la stanza.
— Fanny non sapeva che risolvere, infine come côlta da un pensiero
corse ad aprire la finestra e con un cenno imperativo sclamò; — Giù
dalla finestra, signore.
— Madama, mormorò Paride spalancando gli occhi, siamo al quarto piano.
— Salvatemi l’onore!..., ribattè fieramente Fanny.
— Ma l’onore non era gran stimolo per Paride, che in quel frangente
avrebbe dato tutto l’onore del mondo per una scala. Ei sapeva troppo
bene che la vita vale più assai di certe inezie, ed infatti si appigliò
al consiglio di evitare il pericolo anche a costo di perdere l’amore e
la stima dell’amante.
— Gregorio dalla porta urlava come un energumeno, e Paride, non vedendo
altro scampo, si ficcò sotto il letto.
— Finalmente il povero marito potè entrare, ma era tanta la sua stizza
che non s’accorse del turbamento della moglie.
— Ci voleva tanto ad aprire?
— Scusami, Gregorio... mi era addormentata accanto al fuoco...
— Menzogna... come va che siete vestita a festa?... si direbbe che
aspettate qualcuno.
— Ma che dici, ti pare?
— Vivaddio, se fosse vero ciò che mi si disse, vi giuro che strozzerei
prima voi, poi lui. Tenetelo a memoria.
— Paride all’udire cotali discorsi non si sentiva per nulla tranquillo,
era tutto in convulsione, e tremolava come se si trovasse sotto una
pressione elettrica. Egli non aveva mai pensato che il signor Gregorio
fosse quel feroce che appariva, e pentivasi amaramente di non essere
saltato dalla finestra; ma era tardi, e già parevagli di sentirsi
stringere per la gola da quel rabbioso speziale.
— Maledisse a Fanny ed alla sua malaugurata avventura, pensò alla sua
casa, al suo letto, agli amici, ed a tutte quelle facili conquiste,
per le quali non correva alcun pericolo — ma intanto doveva starsene
accovacciato sotto il letto economizzando il respiro per paura di
tradirsi.
— Gregorio dopo di aver brontolato per una mezz’ora cominciò a
spogliarsi e se ne andò fra le coltri.
* * * * *
— Mentre egli si avvoltola per il letto cercando ristoro nel sonno,
approfittiamone per dare qualche schiarimento su quel ritorno
inaspettato che fu cagione di tanto sgomento.
— La _diuresi_ del signor Gregorio, causa di tanti inconvenienti, fu
pure quella che gli fece perdere il convoglio di partenza.
— Costretto a fermarsi per via, giunse alla stazione proprio quando il
treno se ne andava salutandolo col fischio.
— Fu tanto il dispetto del pover’uomo, che il sangue gli rifluì alla
testa, e per riavere un po’ di calma entrò in un caffè per prendere
qualche rinfresco.
— Aveva già finito e disponevasi ad andarsene, quando sopraggiunse un
suo antico amico, che in vederlo mandò un’esclamazione di sorpresa.
— Gregorio... tu qui?
— Sì, e me ne vado adesso.
— Come stai?... dacchè ti ammogliasti più nessuno ti ha visto.
— Eh! mio caro, gli affari... addio.
— Senti, fermati — È molto che desidero di parlar teco. — Ho cose
importanti da dirti.
— Sarà per altra volta; ora non posso.
— Ascolta, Gregorio. — Si tratta del tuo onore.
— L’onore è gran parola per tutti. Gregorio si fermò coll’amico, il
quale pietosamente gli riferì la voce che già correva per la città
sugli amori di madama Fanny con Paride.
— Checchè se ne dica, il mondo è ancor pieno d’uomini di cuore. I
pessimisti e gli scettici che guardano biecamente il nostro edifizio
sociale, hanno una grande smentita in questi esempi d’amicizia.
— Ah! son ben pochi quei disgraziati che traditi dalla moglie o
dall’amante, non trovino poi un caritatevole amico che non faccia ad
essi confidenziali rivelazioni.
— Anime benedette, che tanta parte prendete nelle sventure degli amici!
il gran premio, che si compete alla vostra sincerità, è senza dubbio
quello di venir contraccambiati largamente in altre occasioni in cui
toccheranno a voi le parti di marito o di padre.
— Quanto bene arrechino codeste rivelazioni ne può far prova il signor
Gregorio che se ne andò dal caffè in uno stato tale da non bastare
tutto un ghiacciaio a calmarlo.
— La prima idea che gli passò per la mente fu quella di pugnalare la
perfida moglie — abbiamo detto pugnalare, dicasi avvelenare, è più
proprio per uno speziale.
— La seconda idea fu di uccidere l’amante ma per fortuna una terza
riflessione, quella cioè che sua moglie potesse essere ingiustamente
calunniata, venne a calmarlo alquanto, e decise perciò di aspettare
qualche avvenimento che gli schiarisse il vero.
— Fortuna per lui che il nostro Paride non era quello di Elena,
altrimenti sarebbero andati a nulla i più savii proponimenti; vale a
dire che sarebbe stato tardi.
— Fanny aspettava ansiosamente che il marito si addormentasse per
far libero il merlo, ma sia per il male, o pel racconto dell’amico
incontrato al caffè, il signor Gregorio non trovava pace, e nè per
voltarsi e rivoltarsi poteva pigliar sonno.
— Se non dormiva il marito, puoi figurarti come gli altri ci
riuscissero.
— Paride, oltre al trovarsi in una posizione non comodissima, non
poteva voltarsi per nessun verso, e fu per lui buona ventura che il
letto distasse alquanto dal muro, tanto da poter, sebbene con molta
fatica, liberarsi un poco mettendo fuori prima la testa e le braccia,
poi tutta la persona, restando infine rannicchiato nel vano fra muro e
letto.
— Già da un’ora regnava un silenzio profondo, quando Gregorio, come
spinto da una molla, balzò in terra con gran pericolo del naso di
Paride, che fu ad un pelo per venirne schiacciato.
— Il giovinotto rabbrividì, accorgendosi che quel feroce marito tastava
colle mani sotto il letto, e credette di essersi tradito con qualche
movimento. — Fanny pure si sentì stringere il cuore per paura. — Fu un
istante di terribile ansietà.
— Dove avete messo il mio recipiente? sclamò Gregorio.
— Fanny non rispose.
— Madama, il mio vaso dov’è, urlò egli scuotendola per il braccio.
— Che vuoi? chiese Fanny fingendo di svegliarsi.
— Si può sapere ove sia... quel mobile?
— Oh! mio caro, oggi m’è accaduta una disgrazia...
— Il mio vaso, vi replico, interruppe Gregorio, battendo siffattamente
il piede da far traballare i vetri.
— Appunto, mormorò Fanny, nel riporlo sotto il letto mi scivolò di mano
e si ruppe.
— È un’infamia... una scelleraggine. Come ne farò senza?
— È una disgrazia...
— La disgrazia mia è quella di avere una pettegola di moglie che si
cura di tutti fuorchè del marito.
«Perdio mi prenderò un’infreddatura, e domani starò male; canchero che
vi pigli, vecchia senza giudizio! Intanto come farò senza...
— Fanny non rispose, e poco dopo Gregorio rientrò fra le coltri
borbottando.
— Se egli avesse fatto senza il suo strumento, potrai chiederlo al bel
Paride che n’ebbe il viso inondato.
— Intanto i coniugi avevano ripreso la disputa, durante la quale
Gregorio discese quattro o cinque volte per rimediare al difetto del
vaso che era surrogato dall’elegante zerbinotto.
— Valeva proprio la pena di prendere un bagno profumato! in meno di due
ore il poverino era inzuppato come se si fosse tuffato in un fiume.
— Più volte tentò di sottrarsi a quel torrente che lo investiva, ma
era assolutamente impossibile, a meno di muovere un seggiolone che gli
sbarrava la via.
— Che fare? Aspettò rassegnato il fine di quell’episodio riparando alla
meglio i ripetuti assalti del nemico.
Le notti d’inverno sono lunghe, e lasciamo pensare quanto lunghissima
sembrasse quella all’infelice Paride, che se la passò quasi tutta con
un’agitazione terribile, e con un’umidità addosso che gli agghiacciava
le membra.
— Finalmente verso le quattro il signor Gregorio avvertì con un sordo
russare che stava per prender sonno.
— Fanny discese dal letto con molta precauzione, ed aprì la porta
mormorando sommessamente a Paride di andarsene.
— La metamorfosi più strana non si vide mai. L’infelice giovinotto
sembrava uno spazzacamino tanto era insudiciato e sporco.
Narciso si era mutato in un fascio di letame.
— Malgrado tutto, allorquando il povero Paride pose il piede sulla
strada, alzò un inno al cielo, ed affrettandosi tutto intirizzito verso
casa fece le riflessioni più savie che abbia mai fatto in vita sua.
— Stette malato un mese per una seria raffreddatura, e non credo
necessario dirti che diede un addio all’amore di Fanny ed alla infausta
memoria di quell’avventura galante.
FINE DEL PRIMO VOLUME.
INDICE
VOLUME PRIMO
Prefazione Pag. 5
=Un Soldo= » 15
=Un’Avventura galante= » 87
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.