XV.

Quella notte Silvio non dormì; l'immagine di Carlotta gli era sempre in

mente, pallida, muta, inesorabile come fantasma.

Balzò più volte di letto, e passeggiò a gran passi per la camera; ma

inutilmente; quel pensiero importuno lo seguiva dovunque.

Nel suo delirio si fece cento volte alle vetrate delle finestre,

sperando di vedere spuntare il giorno.

— Eterna notte! — ripetè con voce cupa; — fosse l'ultima!

Verso il mattino cadde sfinito dalla stanchezza sul suo letto; si

sentiva premere la fronte come da un cerchio di fuoco; tuttavia non

trovò sonno. A poco a poco la luce ridestò la vita nella città; rumore

di carri e schiudere d'imposte, e voci aperte e serene nella via, ma

non un raggio di sole.

Silvio non poneva mente a nulla; cogli occhi socchiusi, vaneggiava fra

le chimere di un assopimento fantastico. Egli sognava e pensava; il

sonno e la veglia alternavano bizzarramente le loro immagini. Questo

stato durò qualche ora.

Quando Silvio si scosse era assai tardi. Levò il capo, e si guardò

intorno come istupidito.

Poco dopo si accostò come un automa alla finestra, e guardò sulla via,

poi al cielo, un cielo plumbeo, senza luce e senza azzurro. Aprì un

antico forziere, e ne trasse alcune valigie di cuoio che gettò nel

mezzo della stanza. Vuotò i cassetti dei suoi mobili, e cacciò ogni

cosa alla rinfusa in quelle valigie. Questa occupazione non richiese

gran tempo.

— La Spagna è un paese d'avventure — disse a voce alta come se qualcuno

fosse testimonio della sua millanteria — vedrò le sue donne e i suoi

puledri.

Il suono della sua voce gli cagionò una specie di terrore; ammutolì.

— Eugenio è un buon amico — aggiunse poco dopo a voce sommessa.

In quel punto un raggio di sole uscì dalle nuvole, e illuminò d'una

tinta di porpora le pareti della camera.

— Sia benedetto! — sciamò Silvio — Or via, le mie valigie sono pronte,

non mi rimane che salutare i pochi amici...

I pochi amici erano veramente pochi, e si riducevano a tre o quattro

antichi compagni d'orgia che egli aveva dimenticato da un pezzo, e che

rammentava tanto per far numero, e al signor Verni. La curiosità più

che l'amicizia lo richiamava in quella casa; e più ancora il bisogno di

uscire da ogni incertezza, e forse la speranza di riacquistare una fede

perduta.

— Porterò meco il disprezzo, ovvero la memoria incontaminata di

Carlotta.

Un segreto, vol. 1 · 第 21 / 42 题