Quella notte Silvio non dormì; l'immagine di Carlotta gli era sempre in
mente, pallida, muta, inesorabile come fantasma.
Balzò più volte di letto, e passeggiò a gran passi per la camera; ma
inutilmente; quel pensiero importuno lo seguiva dovunque.
Nel suo delirio si fece cento volte alle vetrate delle finestre,
sperando di vedere spuntare il giorno.
— Eterna notte! — ripetè con voce cupa; — fosse l'ultima!
Verso il mattino cadde sfinito dalla stanchezza sul suo letto; si
sentiva premere la fronte come da un cerchio di fuoco; tuttavia non
trovò sonno. A poco a poco la luce ridestò la vita nella città; rumore
di carri e schiudere d'imposte, e voci aperte e serene nella via, ma
non un raggio di sole.
Silvio non poneva mente a nulla; cogli occhi socchiusi, vaneggiava fra
le chimere di un assopimento fantastico. Egli sognava e pensava; il
sonno e la veglia alternavano bizzarramente le loro immagini. Questo
stato durò qualche ora.
Quando Silvio si scosse era assai tardi. Levò il capo, e si guardò
intorno come istupidito.
Poco dopo si accostò come un automa alla finestra, e guardò sulla via,
poi al cielo, un cielo plumbeo, senza luce e senza azzurro. Aprì un
antico forziere, e ne trasse alcune valigie di cuoio che gettò nel
mezzo della stanza. Vuotò i cassetti dei suoi mobili, e cacciò ogni
cosa alla rinfusa in quelle valigie. Questa occupazione non richiese
gran tempo.
— La Spagna è un paese d'avventure — disse a voce alta come se qualcuno
fosse testimonio della sua millanteria — vedrò le sue donne e i suoi
puledri.
Il suono della sua voce gli cagionò una specie di terrore; ammutolì.
— Eugenio è un buon amico — aggiunse poco dopo a voce sommessa.
In quel punto un raggio di sole uscì dalle nuvole, e illuminò d'una
tinta di porpora le pareti della camera.
— Sia benedetto! — sciamò Silvio — Or via, le mie valigie sono pronte,
non mi rimane che salutare i pochi amici...
I pochi amici erano veramente pochi, e si riducevano a tre o quattro
antichi compagni d'orgia che egli aveva dimenticato da un pezzo, e che
rammentava tanto per far numero, e al signor Verni. La curiosità più
che l'amicizia lo richiamava in quella casa; e più ancora il bisogno di
uscire da ogni incertezza, e forse la speranza di riacquistare una fede
perduta.
— Porterò meco il disprezzo, ovvero la memoria incontaminata di
Carlotta.