Telesio vi dice che il libro della filosofia è la natura; Bruno afferma
che questo libro è infinito; Galilei conchiude che il libro è scritto
in “caratteri assoluti cioè matematici. Quindi voi dovete leggere in
quel libro _e non parlar voi prima di aver letto, perchè la natura
prima fece le cose a suo modo e poi i discorsi umani, che saranno
sinceri o falsi secondo l'accorgimento del lettore_. Quando la natura
fu fatta parlare per voce di teologi, fu medio evo; quando per voce
di metafisici, fu il primo periodo del risorgimento; ora deve parlare
per voce propria, cioè di naturalisti, ed è il periodo conclusivo del
risorgimento.
L'inizio dunque dev'essere sperimentale e matematica la conclusione.
Così egli sale agile dall'oscillare di una lampada all'isocronismo
del pendolo, dalla caduta di una grandine alla caduta de' gravi, dal
fischio di un ferro raschiato alle proporzioni delle onde sonore. È un
relativista dunque Galilei come sono molti positivisti di oggi? No: se
la conclusione è matematica è del pari necessaria per Dio e per l'uomo,
per l'oggi e pel domani, per Pisa e pel mondo. La differenza sarà di
estensione e di numero, non di valore.
Vi è chiaro già il carattere dell'uomo: potrà inginocchiarsi, non
disdirsi; potrà accettare da Aristotile l'universo fondato sul moto,
ma inducendo non costruendo, trasformando cioè il moto, creando
la meccanica terrestre, sgombrando la via della meccanica celeste
all'anglo _che tanta ala vi stese_.
Nondimeno egli il gran matematico della natura, per questo appunto
forse che è troppo matematico, riesce dualista, dando alle scienze
naturali _geometrizzate_ un valore di necessità e a tutte le altre
scienze un valore, dirò, troppo ipotetico. Si potrebbe dire che il nome
di scienza a quelle altre è una concessione di uso, un traslato quasi.
E come, se quelle altre sono capitoli di quel libro unico, almeno
un'appendice? e se le leggi matematiche sono universali, chi ne limita
l'applicazione qua o là? Non intravide egli ne' _Dialoghi delle Scienze
nuove_ la possibilità di una Scienza nuova d'intorno alla comune
natura delle nazioni? Vico è vivo non meno di Galilei e le _degnità_
dell'uno possono essere un riflesso degli _assiomi_ dell'altro. Il
certo è che il concetto dell'unità naturale nel tempo stesso si traduce
nel concetto della unità umana, e siamo già di fronte all'utopia di
Campanella.