VI.

Telesio vi dice che il libro della filosofia è la natura; Bruno afferma

che questo libro è infinito; Galilei conchiude che il libro è scritto

in “caratteri assoluti cioè matematici. Quindi voi dovete leggere in

quel libro _e non parlar voi prima di aver letto, perchè la natura

prima fece le cose a suo modo e poi i discorsi umani, che saranno

sinceri o falsi secondo l'accorgimento del lettore_. Quando la natura

fu fatta parlare per voce di teologi, fu medio evo; quando per voce

di metafisici, fu il primo periodo del risorgimento; ora deve parlare

per voce propria, cioè di naturalisti, ed è il periodo conclusivo del

risorgimento.

L'inizio dunque dev'essere sperimentale e matematica la conclusione.

Così egli sale agile dall'oscillare di una lampada all'isocronismo

del pendolo, dalla caduta di una grandine alla caduta de' gravi, dal

fischio di un ferro raschiato alle proporzioni delle onde sonore. È un

relativista dunque Galilei come sono molti positivisti di oggi? No: se

la conclusione è matematica è del pari necessaria per Dio e per l'uomo,

per l'oggi e pel domani, per Pisa e pel mondo. La differenza sarà di

estensione e di numero, non di valore.

Vi è chiaro già il carattere dell'uomo: potrà inginocchiarsi, non

disdirsi; potrà accettare da Aristotile l'universo fondato sul moto,

ma inducendo non costruendo, trasformando cioè il moto, creando

la meccanica terrestre, sgombrando la via della meccanica celeste

all'anglo _che tanta ala vi stese_.

Nondimeno egli il gran matematico della natura, per questo appunto

forse che è troppo matematico, riesce dualista, dando alle scienze

naturali _geometrizzate_ un valore di necessità e a tutte le altre

scienze un valore, dirò, troppo ipotetico. Si potrebbe dire che il nome

di scienza a quelle altre è una concessione di uso, un traslato quasi.

E come, se quelle altre sono capitoli di quel libro unico, almeno

un'appendice? e se le leggi matematiche sono universali, chi ne limita

l'applicazione qua o là? Non intravide egli ne' _Dialoghi delle Scienze

nuove_ la possibilità di una Scienza nuova d'intorno alla comune

natura delle nazioni? Vico è vivo non meno di Galilei e le _degnità_

dell'uno possono essere un riflesso degli _assiomi_ dell'altro. Il

certo è che il concetto dell'unità naturale nel tempo stesso si traduce

nel concetto della unità umana, e siamo già di fronte all'utopia di

Campanella.

La vita Italiana nel Seicento Conferenze tenute a Firenze nel 1894 · 第 38 / 92 题