EDITTO.

RANIERO SIMONETTI ARCIVESCOVO DI NICOSIA, DI ROMA E SUO DISTRETTO

GENERALE GOVERNATORE, E VICE-CAMERLENGO.

«Invigilando sempre più con pia sollecitudine la Santità di N. S.

Benedetto XIV felicemente regnante a fare, che da quest’alma città

di Roma, che con il buon esempio deve servire di norma e di regola

a tutte le altre del mondo cristiano, venga rimossa ogni occasione

di offesa di Sua Divina Maestà e di pubblico grave scandalo,

ha considerato essere molto indecente, che l’antico Anfiteatro,

volgarmente detto il Colosseo, luogo degno di tutta la venerazione

per la memoria di tanti ss. Martiri, che in difesa della fede

cattolica, spargendo il proprio sangue, vi hanno gloriosamente

riportata la palma del martirio, venga profanato da taluni figli

d’iniquità, che prevalendosi dell’opportuno comodo che a lor

presentano e la solitudine del luogo e i molti nascondigli che in

esso sono, vi commettono gravi eccessi. Quindi è che, con ordine

datoci a bocca, ci ha comandato di pubblicare il presente Editto,

da durare a beneplacito suo e della Santa Sede Apostolica, con cui,

inerendo alle pie pontificie e supreme determinazioni, ordiniamo e

comandiamo, che in avvenire niuna persona di qualsivoglia stato,

condizione, grado e sesso, benchè Ecclesiastica, Claustrale e

Regolare, abbia ardire di trattenersi, sì di giorno che di notte, a

mal fine in detto Colosseo, sotto pena, se sarà uomo, di tre tratti

di corda da darglisi in pubblico: e se sarà donna, della pubblica

frusta, oltre le pene pecuniarie da imporsi all’uno ed all’altra

a nostro arbitrio; dichiarando, che per l’incorso di tali pene,

sarà sufficiente che siansi portati in tal luogo a mal fine, e così

possa legalmente presumersi da altre congetture, e dall’escludersi,

che vi siano portati per altra causa.

«Ma se poi questo mal fine avrà avuto il suo pieno effetto, e

vi avranno commesso qualche eccesso e delitto, vogliamo che le

suddette pene possano estendersi a nostro arbitrio; rispetto agli

uomini, alla galera _ad tempus_, o perpetua, ed in quanto alle

donne, alla rilegazione a tempo, o perpetua, ed anche agli uni ed

alle altre a quella della vita, secondo la qualità e circostanze

de’ casi e dei delitti che avranno commessi.

«E siccome per ovviare a simili inconvenienti, la San. Mem. di

Clemente XI fece cinger di muri li primi archi di detto Anfiteatro,

e munir di cancelli, quelli, che servir doveano per l’ingresso

delle carrette e bestiami che vi portano il letame per servizio

della fabbrica de’ salnitri, così la Santità di Nostro Signore,

dopo aver fatto riattare detti muri in quelle parti, ove o per

l’ingiuria dei tempi o per colpa di chi ha desiderato avervi

l’ingresso, erano devastati, ci ha ordinato di dover proibire,

come facciamo con il presente Editto, che in avvenire niuna

persona di qualsivoglia stato, grado, condizione e sesso, come

sopra, abbia ardire di rompere, disfare, anche in piccola parte,

per qualunque causa e fine detti muri, e che li carrettieri,

stabiaroli, conduttori di bestie, o qualunque altra persona, a cui

spetti l’aprire e richiudere i cancelli che vi sono, non possano

in alcun tempo, sì di giorno come di notte, tanto nell’entrare che

nell’uscire, lasciarli aperti, sotto pena in ambedue li casi di

tre tratti di corda, da darglisi in pubblico irremissibilmente, ed

altre pene, anche corporali più gravi a nostro arbitrio, secondo

la qualità e circostanze de’ casi che potessero darsi, o per causa

delle rotture di detti muri, o per li cancelli suddetti lasciati

aperti.

«Avverta pertanto di prontamente ubbidire ciascuno a quanto

si dispone nel presente Editto, mentre contro li trasgressori

si procederà irremissibilmente alle imposizioni delle pene,

ancorchè non fossero presi _in fragranti_ dalla corte, ma _per

inquisitionem, ex officio_, ed in ogni altro modo; volendo, che il

presente Editto, pubblicato ed affisso ne’ luoghi soliti, obblighi

subito ciascuno, come se gli fosse stato personalmente intimato».

Dato dal Palazzo della nostra solita residenza questo dì 8 Febbraio

1744.

R. SIMONETTI, _Arciv. di Nicosia_

Governatore e Vice-Camarlengo.

BERNARDINO ROSSETTI

Notaro per la Carità.

Il 1750 non era già lontano; e i fedeli, volendo solennizzare con

qualche novità l’Anno Santo, stabilirono di fondare nel Colosseo una

Congregazione o _Compagnia laicale_, composta di soggetti civili.

Progettarono quindi di erigere sul piano restaurato da Benedetto XIV

un grandioso tempio, di rinnovare le 14 edicole della _Via Crucis_,

e restaurare le parti fatiscenti dei portici e delle scalinate

dell’Anfiteatro. Non tutti questi progetti si attuarono, ma la

devozione verso quel luogo andava nondimeno ogni dì più crescendo.

Nell’anno 1749 il Papa Benedetto XIV consacrò l’arena anfiteatrale alla

memoria della Passione di Cristo e dei suoi martiri. A perenne ricordo

dell’_Anno Santo_, fe’ incidere su marmo quell’iscrizione che già il

papa Clemente X aveva fatta imprimere sul bianco intonaco[805], e che

dice:

✠

ANPHITHEATRVM . FLAVIVM

TRIVMPHIS . SPECTACVLISQVE . INSIGNE

DIIS . GENTIVM . IMPIO . CVLTV . DICATVM

MARTYRVM . CRVORE . AB . IMPVRA . SVPERSTITIONE

EXPIATVM

NE . FORTITVDINIS . EORVM . EXCIDERET . MEMORIA

MONVMENTVM

A . CLEMENTE . X . P . M .

ANNO . IVB . MDCLXXV

PARIETINIS . DEALBATIS . DEPICTVM

TEMPORVM . INIVRIA . DELETVM

BENEDICTVS . XIV . P . M .

MARMOREVM . REDDI . CVRAVIT

ANNO . IVB . M . DCCL . PONT . X[806].

Rinnovate le 14 edicole della _Via-Crucis_ su i disegni di Paolo Posi,

senese; il Vicegerente mons. Ferdinando M. De Rossi, il 27 Dicembre

del 1749, fece la benedizione dei quadri, e nel centro dell’arena

si eresse una croce. S. Leonardo da Porto Maurizio, dell’Ordine dei

Minori, dimorante nel convento di S. Bonaventura al Palatino, diè tosto

principio all’esercizio della _Via-Crucis_. Il popolo accorse numeroso

al pio appello di S. Leonardo, e Benedetto XIV, con chirografo del dì

8 Gennaio 1752, donò al _Sodalizio degli Amanti di Gesù e Maria_, le

edicole suddette.

In certi giorni stabiliti, l’Arciconfraternita recavasi

processionalmente al Colosseo per praticare l’esercizio della

_Via-Crucis_: la processione era preceduta dalla croce, la quale veniva

portata dal direttore del Sodalizio, che era sempre un Cardinale.

Il 19 Settembre dell’anno 1756 il card. Guadagni, Vicario di Sua

Santità, celebrò la messa con comunione generale nell’Anfiteatro. Un

numero straordinario di sodali d’ambo i sessi e di altri fedeli si

accostò ai sacramenti: a tutti si diè una medaglia benedetta.

Le comunioni così dette generali, si seguirono a fare nel Colosseo (ed

anche con maggior solennità) negli anni seguenti; e i Sommi Pontefici

Benedetto XIV e Clemente XIII annessero a quella pratica l’indulgenza

plenaria.

Ridotto il Colosseo a luogo sacro, potè meglio conservarsi; e a questo

fatto si deve se si salvarono dalla completa distruzione almeno le

reliquie di un edifizio che fu mai sempre l’oggetto dell’ammirazione

universale, ed un soggetto fecondo di profondi studî e ricerche di

famosi archeologi ed architetti, i quali, come è noto, ci lasciarono

interessanti lavori e saggi commenti.

L'anfiteatro Flavio nei suoi venti secoli di storia · 第 56 / 94 题