MVNIFICENTIA GORDIANI AVG.

In basso si scorge l’Imperatore a cavallo, munito di scettro e

preceduto da una Vittoria; e dietro il cavallo, un soldato. Questa

medaglia o monumento numismatico non presenta una data positiva, ma

certo appartiene al periodo fra l’anno 238 dell’êra volgare (in cui

Gordiano ebbe il titolo d’Augusto) e l’anno 244, quando Gordiano rimase

estinto pel nero tradimento di Filippo[545]. Anche il Canina[546] è di

parere che Gordiano abbia aggiunte altre opere all’Anfiteatro. Ma il

Ch. Lanciani[547] dice che questa asserzione è gratuita; imperocchè di

Gordiano Giuniore _opera.... Romae nulla extant praeter quaedam nymfia_

(sic) _et balneas_[548].

Circa l’anno 259 o 260 l’Anfiteatro Flavio tornò a subire un nuovo

incendio; ma il danno fu lieve, e il monumento venne tosto restaurato

dall’Imperatore Decio[549]. Se di questo restauro ne fu lasciata

memoria in marmo, questa è perita.

Una legge[550] emanata da Costantino in Sardica il 17 Dicembre, e

ricevuta gli otto marzo del 321, si riferisce alla consulta degli

aruspici, in caso che un fulmine colpisse un pubblico edificio. In

questa legge parlasi di un anfiteatro, e molti pensano che si alluda

all’Anfiteatro Flavio. Se così fosse, il danno prodotto dal fulmine

dovè essere di piccolissimo momento, giacchè nè gli storici nè i

cronografi ne fanno menzione.

Nel 357 l’Anfiteatro era nella sua piena integrità. Ammiano[551]

ricorda la nostra grandiosa mole con maraviglia: _Inter alia,

Amphitheatri molem solidatam lapidis tiburtini compage, ad cuius

summitatem aegre visio humana conscendit_.

Paolo Diacono narra che circa l’epoca dell’irruzione degli Unni nella

Tracia e nell’Illiria[552], Roma fu scossa da un violento terremoto,

il quale danneggiò e fe’ crollare molti insigni edificî: _Sub his fere

diebus tam terribili terraemotu Roma concussa est, ut plurimae aedes

eius et aedificia corruerunt_[553].

Fra gli edifici danneggiati vi fu probabilmente anche l’Anfiteatro

Flavio, giacchè, regnando Valentiniano III, negli anni cioè 425-455,

ebbero luogo in esso importantissimi restauri. Ci porge questa notizia

la epigrafe seguente:

[Illustrazione: Iscrizione]

Quest’epigrafe, pubblicata dal Fea[554] e riprodotta dal Parker[555],

e incisa in un masso di «_marmo pantelico.... quadrato_ di circa 20

palmi in lunghezza.... rotto, cadendo dall’alto, e di altezza 5 palmi,

once 7.... Ha servito prima questo masso a due altri usi. In principio

forse per pilastro o spalla a qualche edifizio grandioso, come quelli

dell’Arco di Tito: perchè vi si vede, nella faccia sotto l’iscrizione

per lungo, un festone simile di frondi e di animali, di assai buona

e grandiosa maniera.... Dove è l’attuale iscrizione prima ve ne era

un’altra in caratteri assai più grandi di bronzo, come si rileva

dagli incavi delle lettere ancora esistenti in molti punti di tutte

le linee: malgrado che siano state rasate le lettere per incidervi le

nuove.... È notabile il luogo ove si è trovato il marmo. Questo è nel

grande portico di mezzo.... poco avanti verso l’arena ai due piloni

di travertini, sopra una selciata grande salita, fattavi nei bassi

tempi.... E questa è la terza selciata che si è discoperta»[556].

Il marmoreo ricordo conservasi presso il luogo della scoperta. Le

lacune dell’iscrizione sono state così supplite:

_Salvis_ [_dd_] _nn Theodosio et Placido V_[_alentiniano augg._]

_Ruf_[_us_] _Caecina Felix Lampadius v. c._ [_et inl. praef. urbi_]

_ha_[_re_]_nam amphitheatri a novo una cum po_[_dio et portis_]

_p_[_ost_]_icis, sed et reparatis spectaculi gradibus_

[_restituit_]

Noi già demmo il nostro giudizio nel supplemento di quest’epigrafe e

sulla frase: _Portae Posticae_ usata in questa lapide[557].

V’ha un frammento epigrafico che dice:

SALV( d. n.... VC ET [Illustration:ill-fogl.jpg]

TASIV

VM

(C. I. L. VI, p. 860, n. 83 _Addit._ 32099).

Questo frammento è più oscuro dell’altro che troviamo nel C. I. L. p.

860, n. 95, il quale benchè si riferisca certamente ad un restauro,

nondimeno per essere troppo meschina cosa non possiamo giudicare della

qualità dei restauri stessi. Ecco il frammento:

_salv_IS . DD _nn_ . _theodosio et_

_placi_DO VA_lentiniano augg._

_anici_VS AC_ilius Glabrio Faustus_ (?)

_v . c . et inl . praef . urbi restituit_ (?)

«Negli anni 467-472, un _Messius Phoeb_..., probabilmente prefetto

della città, condusse nuovi restauri nell’Anfiteatro. Ne fan fede

quattro brani di epigrafe scoperti negli ultimi scavi:

[Illustrazione: Iscrizione]

«I frammenti _a b_ sono editi nel C. I. L. VI, p. 860, 100: il

frammento _c_ è inedito: il frammento _d_ sta pure nel C. I. L. p.

860, n. 86. Mi sembra evidente trattarsi di due versioni dell’istessa

iscrizione, la quale ricorda restauri che non è possibile determinare

con precisione. Il nome dell’autore dei restauri si ritroverà

nell’iscrizione dei sedili. I frammenti sopra riferiti sembrano

chiamarlo _vir clarissimus et inlustris praefectus_ u(_rbi_) patricius

co(_ns_) ordinarius cet.»[558].

Un altro terremoto danneggiò l’Anfiteatro Flavio, essendo Prefetto

di Roma Decio Mario Venanzio Basilio; e questi lo restaurò _sumptu

proprio_, forse nell’anno 508. Tre iscrizioni rinvenute nell’Anfiteatro

ce ne fanno fede.

La prima dice:

VENANTI

[=VC]

[=COS]

DECIVS MARIVS VE

NANTIVS BASILIVS

[=VC] ET [=IN]L PRAEFECTVS

VRBI PATRICIVS CONS a 508

ORDINARIVS ARENAM

ET PODIVM QVAE ABOMI

NANDI TERRAE MOTVS

RVINA PROSTRA

VIT SVMPTV PRoPRIo RESTITviT[559]

«Nel 1810, nella prima arcata in fuori della parte Nord, a sinistra

dell’ingresso, sepolta da calcinacci»[560] si trovò una lapide

opistografa. Nella fronte si legge:

_d. n. i_NVICTISSIMO

_m. au_RELIO.

_ca_RINO. PIO

_fel. i_NVICTO. AVG a. 284/85

_chre_SIMVS TABVL.

_su_MMARVM RATIONVM

_cu_M PROXIMIS ET ADIV_tori_B

_nu_MINI EIVS DICA

TISSIMI

Nel lato opposto:

DECIVS MARIUS VENAN

TIVS BASILIVS [=VC] ET [=INL] PRAE

FECTVS [=VRB] PATRICIVS

CONSVL ORDINARIVS ARE

NAM ET PODIVM QVAE

ABONTINANDI TER

RAE MOTVS RVIN PROS

TRAVIT SVMPTV

PROPRIO RESTITVIT

Il 23 agosto 1813 fu trovata questa iscrizione in pessimi caratteri

nell’Anfiteatro Flavio, benissimo conservata. Stava in origine sul

podio dalla parte settentrionale verso il tempio di Roma e Venere, poi

caduta giù nell’Arena»[561].

DECIVS MARIVS VENANTIVS (_sic_)

BASILIVS [=V] [=C] ET I[=N]L P[=RA]EF

[=VRB] PATRICIVS CONSVL

oRDINARIVS ARENAM ET

PODIVM qVAE ABoMI

NANDI TERRAE Mo

TVS RVINA PROS

TRAVIT SVMPTV PRO

PRIO RESTITVIT[562]

Decio Marco Venanzio Basilio visse ai tempi di Teodorico[563], ed

alcuni cronografi fissano la prefettura di Basilio all’anno 508. I

restauri dell’arena e del podio si praticarono probabilmente dal

Prefetto della Città poco prima dei giuochi venatorî esibiti da

Cillica.

Nel Marangoni[564] si legge: «Il sig. cav. Maffei[565] dice essere

stato scritto che mons. Ciampini possedesse un’iscrizione, in cui

facevasi memoria di un risarcimento del Colosseo fatto da . . . . .

Teodorico: ma che avendo egli pregato mons. Bianchini . . . . questa

iscrizione non si è potuta trovare»[566].

L’iscrizione era verosimilmente uno dei soliti sigilli figulini:

✠ REG. D. N. THEODERICO. FELIX. ROMA ovvero BONO. ROME[567]

L'anfiteatro Flavio nei suoi venti secoli di storia · 第 26 / 94 题