_CARLO dalla destra, pallidissimo, e poi EGISTO dal fondo. DETTO._
CARLO _(corre sulla soglia del giardino senza vedere Faustini, e ne
ritorna subito con Egisto)_. — Vedi ciò che mi rispondono i Richard!
EGISTO _(leggendo il dispaccio)_. — «_Il non aver ricevuto vostre
macchine ci pone in dolorosa, ma assoluta impossibilità ordinare
pagamento, malgrado nostra buona volontà; ad ogni evento, ricordate che
vi offriamo posto Direttore nostro grande stabilimento_». Vedi se noi
avevamo ragione?
CARLO _(supplichevole)_. — Egisto, te ne prego, non abbandonarmi in
questo momento in cui tutto fallisce alle mie previsioni!
EGISTO. — Mio caro, a chi lo devi, se non a quegli operai che non
rifinivi di portare in palma di mano? E poichè gli operai sono così
fatti anche con chi li ama, io sarei un matto se affidassi ai loro
capricci una somma tanto ragguardevole.
CARLO. — Ma io ti darei tutte le guarentigie che puoi desiderare, pur di
non rimanere vinto per difetto di armi in una battaglia che deve
terminare colla mia vittoria!
EGISTO. — Già: la solita illusione di tutti gli inventori! Ma che cosa
ci posso fare io? Dopo quei disordini, ho quasi disposto del mio
capitale, con ipoteca su poderi ed officine...
CARLO. — Al Faustini adunque?
EGISTO. — Oh insomma, non voglio e non debbo darti quel denaro... Tutti
i giorni la stessa canzone!
CARLO. — Egisto, tu non sai quanto possa costarmi il tuo rifiuto.
EGISTO. — Potrebbe anche essere per il tuo meglio.
CARLO. — Ma sai tu di che si tratta?
EGISTO. — Sì, sì; del popolo, dell'industria, dell'Italia..... Lo so a
memoria: _far l'Italia_; come se prima di voi altri l'Italia non ci
fosse!
CARLO. — Non se ne parli più. Ritorna in giardino...
EGISTO. — Che abbia ballato io, passi; ma il capitale? La sorella mi
strapperebbe gli occhi! _(via dal fondo)_
CARLO _(smarrito, scendendo lentamente dal fondo)_. — Ed ora?
FAUST. _(presentandogli le cambiali)_. — Domani.
CARLO _(una breve pausa)_. — Voleva essere mio socio..... lo sia.
FAUST. — Troppo tardi.