SCENA III.

_BOBI dal fondo senza vedere ORESTE che s'è messo a disegnare._

BOBI. — E pare che costì si lavori anche di festa, accidenti! e il

medesimo toccherà anche a me se vorrò levarmi la fame. Se penso che

potrei invece passarmela allegramente a Firenze col mio _pan di ramerino

bollente_! Maledetto quel cavaliere che per quel pomo di mazza che io

aveva trovato mi fece mangiare tanto riso e fagiuoli, come se trovare

volesse dire restituire!... E ora che mi hanno dato l'aire, mi trovo

senza il becco d'un quattrino. Il pomo è bell'e sfumato; già un pomo

d'oro si mangia presto; e se stendo la mano dicendo: _lo dà un soldino a

questo povero disgraziato che esce adesso dall'ospedale_? mi rispondono

tutti: _con quella faccia? va a lavorare, bighellone!_ Come se

all'ospedale vi cambiassero la faccia!

ORESTE _(che da un pezzo osserva Bobi e lo riconosce, scende inosservato

e gli chiude gli occhi con ambe le mani)_. — O Bobi!

BOBI _(spaventato)_. — (Gente che mi conosce!) Non mi spaventate; esco

ora dall'ospedale...

ORESTE _(lasciandolo)_. — Dall'ospedale?

BOBI. — Oreste? Ma non eri andato a Pistoia colla famiglia?

ORESTE. — Sì, per fare l'ebanista; ma ho visto che la mia vocazione era

per la meccanica, per il ferro. Lavorare il ferro è più bello; si sta al

fuoco come i soldati, e c'è anche il suo pericolo come alla guerra... E

poi che musica! _Tan, tan tantantan!_... Il maglio come un cannone: _pun

pun!_ Le macchine a vapore: _rrrrrrrrrr_... Invece uno stipettaio:

_pst_... _pst_... fa pietà!!... _(ritorna al suo posto)_ E ora s'impara

il disegno noi!

BOBI. — Ognuno ha i suoi gusti; ma non stare a dir nulla di me... come

se tu non m'avessi visto.

ORESTE. — Che ho a dir io? Il babbo, quando venne a stare a Pistoia

colla famiglia, non voleva neanche sentirvi nominare!

Capitale e mano d'opera Le Commedie, vol. 1 · 第 42 / 118 题