_FAUSTINI e CARLO dalla destra. CARLOTTA dal fondo viene a prendere il
vassoio, ed esce. Gli altri si raccolgono presso il pianoforte in
contegno di gente occupata a guardare musica._
CARLO. — ... Perchè le cinquantamila lire che mi offre per essere mio
socio comproprietario, non sono neanche proporzionate al costo
dell'impianto della sola officina senza le macchine.
FAUST. — Oh bella; si sa bene che chi impianta non si arricchisce.
CARLO. — Grazie dell'augurio, e tronchiamola. Non glie l'ho offerta la
società alla fin fine!
FAUST. — No, ma io ho sentito che si trovava in bisogno di un
capitale...
CARLO. — Oh! se lei avesse ad offrire la sua società a tutti quelli che
hanno bisogno di un capitale!
FAUST. — Ebbene, senta: la scadenza delle sue cambiali non è lontana; io
le darò ventimila lire in contanti e straccio le cambiali... Pensi che
ella potrebbe anche non avere il capitale alla loro scadenza.
CARLO _(con uno sguardo ad Egisto)_. — È quasi trovato, spero, e ad
interesse onesto.
FAUST. — Come sarebbe a dire, onesto?
CARLO. — Onesto... come disse Dante, per dir cortese.
FAUST. — Sia come vuole... ma io credeva...
CARLO. — Di trovarmi senza credito, addirittura disperato, e mi offriva
questa sua bella società... Grazie tante! Ma il piano di sopra non l'ho
spigionato; distinguo ancora il cuore dal calcolo, per quanto sublime.
FAUST. _(avviandosi)_. — Bene! bene! Non le fa? Amici come prima.