II.

Donna Clorinda scivolò giù dal letto, in camicia, rabbrividendo al

gelido contatto del pavimento sul quale i suoi piedi nudi avanzavano.

Attaccato al muro di faccia uno specchio accolse d'un subito, e

a mezzo, la sua bizzarra figura bianca procedente con la lentezza

d'un fantasma. A un momento ella ristette, e, vinta da un'abitudine

irresistibile, vi si rimirò, quasi atteggiandosi. Fra tanto principiava

laggiù nel cortile la fatica de' fabbri: della legna arsa crepitava:

guizzava e lambiva un alto muro annerito il fumo azzurrino di una

fiammata: i martelli picchiavano già sulle incudini e un carro di botti

entrava, con sordo fragore, nell'ex monastero.

Stanno intorno ad esso le torri aragonesi, che Ferrante pose a

difesa della Porta Capuana: ora, sul cielo perlaceo, que' baloardi si

stagliavano con un colore plumbeo rilevato da un fitto d'erbe selvagge

ch'erano rampollate ne' loro crepacci e prosperavano sulla lor cresta

interrotta. Da case e da fucine invisibili altre colonne di fumo, più

lontane e sottili, salivano ritte nell'aria: la città si svegliava a

mano a mano, e un'esterna sonorità crescente e confusa faceva sembrare

più cupa, più appartata la fabbrica solitaria dell'antico convento.

Donna Clorinda si raccolse su d'una seggiola, di faccia al letto, e si

cominciò tranquillamente a vestire.

Da parecchi anni la vecchia era dominata da un'innocente follia, che

si esprimeva nella sconfinata considerazione di tutte le sue presunte

qualità, e più precisamente di quelle fisiche. Ella si adorava, in

un apatico egoismo nel quale non riesciva a far breccia alcun caso

esteriore. La felicità o la sventura altrui contemplava di sfuggita,

con un sorriso melenso: ogni più straordinario avvenimento nè la

stupiva, nè la sconvolgeva. Era altrove il suo spirito e rincorreva

fantasime trascorrenti fra la gioventù, la nobiltà, la ricchezza. Le

pareva che la casa di Mastia, ottenuta in carità dal Municipio, fosse

una reggia, che vi troneggiasse lei da regina, che un ammirativo

mormorio la seguisse quand'ella ne usciva e che fosse abituale

argomento d'ogni discorso de' vicini l'incesso magnifico di lei e la

sua benevola maestà.

Pianger Mastia? Macchè! Nell'anima della vecchia, già da tempo, s'era

spento ogni affetto: e poi, da quando la prima volta il marito l'aveva

picchiata, un odio cupo e muto le era man mano cresciuto dentro per

quell'ubriacone brutale che era stato il tiranno della sua gioventù.

Ora, vestendosi, due o tre volte la povera pazza sorrise, di faccia

al cadavere. Pareva davvero soddisfatta. Si mise il cappello, tornò

a riguardarsi allo specchio, aperse la porta e se ne andò via col suo

solito e tardo passo un po' zoppicante.

Qualcuno la vide scendere, lenta, le scale. Borbottava frasi che

parevano rivolte ad esseri invisibili a' quali, di volta in volta,

soffermata sul pianerottolo, ella stendeva la mano, inguantata di seta.

Fu pure osservato che la vecchia s'era più che mai infagottata: pareva

che portasse addosso due o tre gonne una sopra l'altra e due o tre

corpetti. Quello esteriore era verdognolo, orlato di antico _jais_.

Sotto il braccio sinistro ella aveva l'ombrello: il destro era infilato

nel manico d'un cestino, che doveva esser ben greve: la piegava,

quasi. E disparve. Poco appresso giunse lassù il delegato di pubblica

sicurezza con un medico frequentatore della _Farmacia della Rosa_ in

piazza Carbonara. Donna Clorinda era passata per l'ufficio di pubblica

sicurezza, aveva informato il piantone della morte di Mastia e se n'era

andata.

La bisogna fa breve: constatazione del decesso — come si dice in gergo

legale — processo verbale e disposizioni per la rimozione del cadavere.

— Bel caso, eh? — fece il delegato al medico. — Crepa il marito, e la

moglie lo pianta come un cane rognoso.

Il medico, un giovane ch'era al principio della sua professione, si

guardava attorno meravigliato, assalito, in quella desolante misera

della stanzuccia, da una tristezza profonda.

— Se lei mi mette subito il _visto_ alla carta di accompagnamento —

soggiunse il delegato — io mando via _quel signore_ oggi stesso. Non

sente? V'è già cattivo odore.

Accese un sigaro. Il medico sottoscrisse la carta, si levò, guardò

ancora Mastia, la cui faccia deformata si copriva di ombre turchinicce.

Le due guardie che avevano accompagnato il loro superiore contemplavano

e comentavano le quattro o cinque tele addossate al muro: una copia

della Beatrice Cenci del Reni, un paesaggio di Taormina, il tempio

di Pesto, la scena rosseggiante d'una eruzione del Vesuvio, con una

fiumana di lava che affluiva fino al mare in convulsione...

In giornata il cadavere di Mastia fu portato al cimitero nel carro dei

poveri. La stanza rimase vuota e deserta. Donna Clorinda non vi tornò

più.

Nella vita: novelle · 第 29 / 48 题