— _Bifolco_ cosa vuol dire?
— Non sa cosa vuol dire _bifolco_?
— No.
— Venga qui. — E condotto che l'ebbi sul limitare, gli additai la
campagna. — Vede là in fondo del campo quella piccola macchia che si
muove? Quello è un bifolco che falcia.
— Un contadino.
Seguitai a dettare: _il bifolco, col viso a terra, urlava supplicando:
Mercurio, aiùtami! Ma Mercurio disse: O infingardo, prima aiùtati da te,
premi su le ruote, sospingi il carro con ogni forza, sferza i cavalli,
pèntiti della tua infingardaggine e allora ti aiuterò. Morale...._
— Il nostro professore, — osservò Cirillino, — non metteva mai la
morale.
— Ed io la metto, e non accetto interruzioni: _Morale: Soltanto chi la
sua vita conquista con la fatica di giorno in giorno, è degno della
libertà e della vita._
Guardai il dettato:
— Lei ha pessima scrittura. Il suo professore non le ha mai detto che
lei ha pessima scrittura?
— No.
— E poi manca tutta la punteggiatura.
— La metto dopo.
— Ah, la mette dopo?
Egli non avvertì affatto la mia ironia e rispose:
— Sì.
— Ora traduca in latino.
Il giovanetto tracciò il consueto _Cum_, e poi si fermò. Io lo guardava
sospirare.
Levò un fazzolettino immacolato dalla tasca del pigiama, e cominciò ad
asciugarsi il sudore. Dopo di che iniziò le ricerche nel dizionario. Lo
sciagurato cercava _Mercurio_.
“Ho bell'e capito,„ dissi fra me.
Ma, o non trovasse Mercurio, o fosse assalito da un dùbbio di coscienza,
dopo un poco domandò timidamente:
— Va bene il dizionario del Georges?
— Va benissimo.
— Perchè è tedesco, — insinuò con intenzione.
— Adesso non stiamo a discutere se è tedesco: è un dizionario latino, e
basta! Fàccia la sua versione, e non parli. (Ah, capisco! lui vorrebbe
mandare il Georges nel campo di concentramento.)
Sfoglia e sospira.
*
Lo sappiamo perchè sospira. Noi sappiamo tutto! Lui non sa che io lo
sàppia, ma io ben lo so. Quel visettino innocente di Cirillino, bocciato
agli esami dalla seconda alla terza ginnasio, con l'aggravante di punti
pèssimi in condotta, possiede già su la spiaggia del mare la sua
Colombina, o Cirillina, che dir si voglia, una bimbetta di anni dieci;
la quale si attèggia con sussiego a pìccola dea, in accappatoio, e un
nastro rosso puntato su le chiome bionde. Io avevo veduto uno sciame di
minùscoli omini (gambe nude, magliette multicolori), grondanti di salse
acque marine, far scorribande e cerchi attorno all'immoto accappatoio
col _ruban_ rosso. Ma non sapevo perchè. La spiàggia è così punteggiata
di bimbi ronzanti! Io non avevo osservato bene e scientificamente. Ma le
signore e le signorine, che sono sole e scioperate su la spiàggia,
perchè tutti i giovani sono oggi alla guerra, hanno osservato bene e
scientificamente, e me lo han detto: “Quello sciame di bimbi, più veloce
ed ardente in quel punto, che in altro punto della spiàggia, è formato
da corteggiatori del _ruban_ rosso su le chiome bionde, prolisse su
l'accappatoio bianco. La bimba risponde al nome di _Simonetta_„.
Allora ho osservato anch'io. Realmente è così. Il piccolo accappatoio
con in cima il _ruban_ rosso pare immoto come una statuetta bianca: ma
così è solo in apparenza. Due pupille spòrgono come a ranòcchia e
girano, e fanno girare la giostra dei fanciulli. Allora io vidi ciò che
non vedevo. Ella appare come la bella antica Simonetta: _rìdele attorno
tutta la marina_. Come satiretti, i bimbi le fanno scorribande. Oh,
eterni ritorni della vita, mentre la mia vita corre alla sua fine!
Ma io faccio della filosofia. Le signore, invece, fan della cronaca, e
me l'han raccontata. La piccola Simonetta ha già coniugato con parecchi
il verbo amare della prima coniugazione regolare, ma infine ha gettato
il suo ruban rosso al più sfacciato, al più scapestrato, al più bocciato
di tutti: al mio Cirillino che ora è qui sotto le mie grinfe, e sospira.
Ma la cronaca va anche più oltre: le signore mi raccontano che Cirillino
e Simonetta sono stati sorpresi dal babbo della bimba dietro una tenda,
che si baciavano. “Orrore!„ esclamò una signora che è di provincia. “Non
c'è poi di che!„ dice una signora che vien da Milano. Le signorine
ascòltano, e non commèntano.
Ma la cronaca va più oltre: la cronaca narra che furono i proci respinti
che congiuràrono insieme e svelàrono al padre di Simonetta il mistero
dei precoci amori. E la cronaca prosegue e racconta che Cirillino allora
picchiò ferocemente i delatori e li rimandò tutti sconfitti. Da quel
giorno Simonetta intensificò il verbo amare verso Cirillino.
Questa è la cronaca delle signore. Non c'è di meglio? Ma tutti i giovani
sono alla guerra.
Da allora vennero presi seri provvedimenti. Simonetta starà senza
frutta, e il commendatore, padre di Cirillino, venne da me, ossequioso e
gentile, e mi pregò di vedere un po' se potessi almeno esaminare se
Cirillino suo era stato bocciato per colpa sua o del professore; e come
si dovesse fare per far passar Cirillino.
Fu per questa specie di esame che Cirillino venne da me alle ore nove
del bel mattino di luglio.
*
Guardo frattanto Cirillino: vi scopro una piccola ferita alla fronte, e
alcune graffiature.
— Che cosa ha fatto lei qui?
— Mi son fatto male in mare.
— Ah, in mare! Lei, come Achille, combattè presso il mare.
Breve silenzio. Domando:
— Sa lei chi emerse dalle spume del mare?
Silenzio.
— Emerse Teti, qualcosa cioè di molto sìmile a Venere, — dissi io, — a
consolare Achille. Lei non conosce queste cose?
— Il professore non ce le ha ancora spiegate.
— Non ammetto queste risposte. Prosègua nella sua versione.
Egli prosegue, suda, sfoglia il Georges.
Io guardo frattanto la campagna.
Sono oramai le undici.
Sotto la sferza del luglio si stende il campo dello strame. Il piccolo
bifolco, di nome Biagino, nel campo scintillante al sole, si muove con
la falce. Il piccolo bifolco è dal mattino che falcia. Le esili braccia
muòvono la pesante falce paterna: il babbo non c'è: è alla guerra. Nel
silènzio, un canto di cicala, e lo strìdere a ritmo delle stoppie
faticose, recise ad ogni passar della falce.
*
— Finito, — dice Cirillino, sollevàndosi.
— Finito? Vediamo. Badi che lei ha impiegato un'ora e mezzo a tradurre
una favoletta che al massimo domanda trenta minuti.
Afferro il lapis.
Le croci azzurre cadono su le pagine della versione latina. Cirillino
pare quasi più meravigliato che dolente di vedere tante croci sul
foglio.
Giudìzio: “Lei non sa niente, lei ignora la morfologia più elementare„.
Ma cosa ha studiato lei quest'anno?
— Ho studiato i verbi irregolari.
— Così che lei sa già bene i verbi regolari?
Tace.
— Proviamo. Ma sbàglia il regolarissimo verbo “amare„ in modo indecente.
Fàccio un poco di solfèggio sui verbi irregolari, in modo ràpido, a
sbalzi, con imperiose domande. Ma era inùtile.
Cirillino giaceva muto e lontano dalle mie domande.
Mi balbetta in tuono di rimpròvero (rimpròvero a me):
— Il professore in scuola non faceva mai così.
— Mi dica come faceva il suo professore.
— Parlava della guerra.
Mi balena un'idea. Mando a chiamare in segreto Biagino, il piccolo
falciatore.
— Vado via? — domanda Cirillino.
— No, attenda.
Attende: ma io non parlavo parola.
Egli ha legato Georges, e mi domanda ancora:
— Vado via?
— Attenda.
Finalmente arriva Biagino: timido, scalzo, grondante di sudore.
Io mi rivolgo esclusivamente a lui e gli parlo con eloquenza così:
— Bravo, Biagino! Io ti ho osservato da questa mattina; e ti ho visto
falciare. Il babbo tuo è alla guerra, e tu falci i campi per lui, tu
maneggi con le gràcili bràccia di giovanetto la pesante falce paterna.
Sei dunque forte, laborioso, costante. Bravo! Tu lavori e ti conquisti
la vita nella tua giovinezza; e l'avvenire e la vita e la libertà dèvono
essere di chi si conquista, giorno per giorno, la vita. Ma chi,
cresciuto nei privilegi della ricchezza e degli agi, ignora i suoi più
elementari doveri, mèrita di morire povero, scalzo, stracciato, servo,
vilipeso. Bravo Biagino. E questo è per te!
Così dicendo, levai di tasca una bella moneta lucente da due lire e la
donai a Biagino, pìccolo bifolco falciatore.
Questa fu la parte del mio discorso che Biagino mèglio capì. Arrossì di
giòia, prese la moneta, fece uno sgambetto e se ne andò.
Ma Cirillino, che certo aveva letto le vite eroiche di Cornelio Nepote,
avrebbe dovuto capir tutto. Lo guardai. I suoi occhi erano innocenti. O
la sua mente non era capace ancora della associazione delle idee; o il
professore non gli aveva ancora insegnato che la allegoria è una
metàfora continuata; o da persona bene educata non aveva creduto
conveniente prestare attenzione ai discorsi fra me e il piccolo
falciatore. Quale si fosse la cagione, Cirillino non aveva capito
niente.
Cirillino rivelava dal moto dei piedi un gran desidèrio di andàrsene.
— Quanto a lei, signorino, — dissi allora gravemente, — parlerò al
commendatore, di lei padre. Lei ha bisogno di almeno quattro ore
continuative di studio: dalle otto alle dodici, chiuso nella sua stanza;
e non uscire! Ora vada.
Fuggì veloce come saetta dall'arco.
*
Ma poi, scendendo anch'io al mare, vidi Cirillino su la spiaggia, in
costume da bagno, che a grandi ruote, correndo tra sabbia e mare, faceva
la ronda attorno alla piccola Simonetta, col suo _ruban_ su le chiome
d'oro.