PALCANI — _Prose Italiane._

DELL'ANTICO STATO

DEL LAGO

DI PUSIANO

NELL'ALTO MILANESE.

Pochi fra gli scrittori, che s'occuparono della storia antica del

milanese ebbero cura d'investigarne la corografia parlando anzi

di questa bene spesso solo per incidenza o con brevi parole, se

eccettuiamo il Giulini ed il P. Ferrari; e quanto pur dissero alcuni,

devesi forse prendere in nuovo esame. Altri neppur sospettarono, che

l'antico stato del suolo milanese offrir dovesse argomento alle loro

indagini, e che per ovviare errori od oscurità andar unite dovessero

alle istoriche ricerche le topografiche e corografiche. Par dunque

che molto rimanga a farsi in tale argomento, e nella lusinga noi

d'apportarvi qualche debol lume, abbiam preso ad esaminare per la

disparità delle opinioni, se il lago di _Pusiano_ nell'alto milanese

sia propriamente il lago _Eupili_ rammentato da Plinio fra quelli della

decima regione d'Italia, secondo la divisione fattane da Augusto[1],

o se un avanzo dell'_Eupili_ sieno e quello stesso di _Pusiano_ e

gli altri tre limitrofi chiamati comunemente d'_Alserio_, d'_Isella_

e d'_Annone_. Nè vogliasi dire troppo tenue argomento il cercar

d'illustrare poche linee del naturalista romano che alle cose patrie

si riferiscono, rese oscure ed intricate dal corso de' secoli per mezzo

dei quali il di lui libro passò glorioso.

I laghetti di _Pusiano_, d'_Annone_, d'_Isella_, e d'_Alserio_ sono

alla distanza di 24 miglia circa al settentrione di Milano lungo le

falde dei monti della Valassina, che sono emanazioni delle alpi Rezie.

Per l'amenità de' loro dintorni e per la salubrità dell'aria, che vi

si gode, non che per essere nati sulle loro sponde il Parini e

l'Appiani son dessi conosciuti e giustamente celebrati. Quello di

_Pusiano_ è il più considerevole, di forma pressochè ovale, si estende

per circa quattro miglia da _Pusiano_ a _Ponte Nuovo_. I conjugi

Federico e Carolina _Lose_ hanno recentemente offerto al pubblico due

belle _vedute_ di questo lago[2]. L'altro detto _Serio_ o d'_Alserio_

ed anche di _Conservio_ dal piccolo luogo di questo nome, che è sulle

sponde, si estende circa due miglia e mezzo. Questi due sono ad uno

stesso livello, e potrebbe dirsi, che entrambi hanno l'emissario nel

fiume Lambro, che scorre lì presso. Un altro emissario ha pure il lago

di _Pusiano_ in quello d'_Isella_ denominato il _Pescone_. Il lago

d'_Annone_, che dicesi anche di _Oggionno_ e di _Sala_, di forma ovale

allungata, ha l'estensione di miglia tre circa milanesi dal ponte

di _S. Nazaro_ al luogo di Bagnuolo. Amenissime sono in particolare

le _sponde_ di lui, e di questo pure i conjugi _Lose_ ci hanno data

una _veduta_[3]. D'assai minore ampiezza è quello d'_Isella_ o di

_Civate_. Di figura quasi circolare, conta nella maggiore larghezza

un miglio e mezzo, cioè da _Civate_ al fiume _Pescone_. Una lingua di

terra partendo dal lembo di quel paese va allargandosi fra le acque,

e presenta una penisola ricca di vigneti, di gelsi e di seminati, la

quale è abitata da contadini e da pescatori. Le acque così divise

formano due laghi da piccolo stretto congiunti, e questi alquanto

più basso degli altri hanno l'emissario quasi a ritroso per la valle

di _Malgrate_ nel lago di _Lecco_. Vi sono metri 2300 tra il lago di

_Pusiano_ e quello d'_Isella_.

La carta, che abbiamo unita soccorrerà meglio il lettore, che non ha

peculiare cognizione di que' laghetti, e che vuol seguirci nell'esame

di questo punto di corografia milanese.

Non cade già dubbio che l'_Eupili_ ricordato da Plinio non fosse

posto nella regione in cui si trova il lago di _Pusiano_, ma nasce

questione intorno all'estensione dell'_Eupili_, da che in modo oscuro e

contraddicente ne hanno parlato gli scrittori de' secoli a noi vicini.

Alcuni credono, che il _Lario_ non avesse già emissario presso il

borgo di Lecco, od almeno che l'avesse così in alto, che altro pur

vi fosse verso Como, supponendosi presso Lecco unite tra loro le

montagne laterali al lago, e che le acque del _Lario_ comunicassero

con quelle dell'_Eupili_. Si pretese pur anche di determinare

il luogo, ove i monti fossero tra loro congiunti[4]. Che se per

avventura si credesse prezzo dell'opera l'entrar di proposito in

questa disamina; e risultasse fondata quell'opinione, sarebbe tolto

ogni dubbio sull'antica unione de' nostri laghetti. Doveva allora

l'_Eupili_ occupare una grande estensione, ed il verso di Virgilio:

_Anne lacus tantos? te lari maxime..._[5] non avrebbe più bisogno

di alcun comento, potendo essere il _Lario_ più esteso d'ogni altro

lago d'Italia. Le disparità degli antichi scrittori sull'estensione

di questo lago potrebbonsi forse allora conciliare, e si potrebbe dar

forse una sufficiente spiegazione di alcune vetuste asserzioni intorno

ad esso, ed ai pesci che vi si trovavano, che tengono del favoloso.

Una spiegazione pur avressimo del trovarsi presso Villa Albese nel

Piano d'Erba una selva sotterranea, che dir vorrebbesi _Lignite_[6].

A cagione dell'oscurità, in cui è involta una ricerca sopra di un

avvenimento, che può aver preceduto i tempi storici, il gran libro

della natura può solo per avventura esserci guida. Sarebbe quindi da

bramarsi, che taluno con ampio corredo di mezzi l'intraprendesse, come

atta a fornire utili risultamenti. Sembra, che il chiarissimo geologo

_Breislak_ abbia voluto farci sentire le difficoltà di questa disamina

nell'istante in cui vi ha pur messo qualche lume[7]. La scienza, che

egli coltiva con tanto ardore, domanda da lui nuove fatiche su di

ciò, le quali certamente saranno utilissime, e serviranno a diradare

alcun poco quel velo che nissuno forse saprebbe intieramente levare.

Ma che che ne fosse un tempo di questa maggiore estensione ed altezza

del _Lario_ noi esaminiam solo, che fosse l'_Eupili_ nel primo secolo

dell'era volgare, in cui Plinio lo dinotò come un lago distinto da

quello di Como colle seguenti parole. «Anche in questa decima regione,

ritrovansi ragguardevolissimi laghi e fiumi, che sono come loro parti

od alunni; se pure non li ricevono d'altronde per restituirli di nuovo

al loro corso, siccome fa il lago di Como del fiume Adda, il lago

maggiore del Ticino, del Mincio quello di Garda, dell'Oglio quello

d'Iseo e del Lambro il lago _Eupili_; i quali fiumi tutti recano delle

acque loro tributo al Pò[8].»

Lo storico Tristano Calchi parlando de' nostri laghetti sentì forse

prima d'ogni altro il dubbio, che forma l'oggetto di questo scritto,

non trovando che le parole di Plinio corrispondessero allo stato

fisico del luogo. «Al piede di questi monti (della _Vallassina_)

giaciono, dice, varj laghetti abbondevoli di pesci, chiamati dal nome

delle prossime castella di _Montorfano_, di _Erba_, di _Monguzzo_, di

_Pusiano_, e d'_Annone_. Plinio riputolli un lago solo, che denominò

_Eupili_, da cui il Lambro riceve le acque. Allorchè le pioggie li

rialzano, il che spesso accade, si riuniscono insieme, e vengono come

a formare un solo lago; e così mescolati fra loro sembra che diano

origine al fiume, il quale però nasce nei soprastanti monti[9].»

Dopo del Calchi Paolo Giovio nella vita di Ottone Visconti rammentò

una tradizione, che vuol essere esposta. «Asseriscono alcuni, che

l'_Eupili_ per un violento terremoto si sprofondasse, e che nei siti

più bassi del suo letto ineguale lasciasse cinque piccoli laghi dei

quali escono le acque del fiume Lambro[10].» Questo scrittore mostra

poi di non averci senza disamina tramandata una tale tradizione, da che

quasi lo stesso replicò in altre due opere scritte in tempi diversi, ed

in una delle quali come vedremo, cerca anche di assegnare altra cagione

della diminuzione delle acque[11].

Convennero nel dire del Giovio vari scrittori, tra quali il

Cluverio[12]; ma in progresso alcuni nominando l'_Eupili_ lasciarono

inforse se per esso intendessero il solo lago di Pusiano, oppure

tutti quattro que' laghetti[13]; altri parlarono in modo, che non

sembrò il loro dire degno per avventura di alcuna riflessione per

le incongruenze, come accenneremo, che sembravano venirne; da quasi

tutti però fu creduto, che l'_Eupili_ rammentato da Plinio fosse il

lago di _Pusiano_[14]. Si riputò altresì, che il nome di _Pusiano_

fosse una derivazione da _Eupili_, quasi dir si volesse _Pusilliano_,

_Eupisiliano_, e questa voce che si ritenne d'origine greca, venne

spiegata per passaggio alle alpi[15]. Così contrarj divisamenti

vorrebbero se non altro farci sospettare una catastrofe fisica in

quella regione. Soltanto sul fluire dello scorso secolo se non vennero

alcuni a stabilire, che debbasi propriamente intendere pel lago

_Eupili_, si praticarono ciò nulla di meno indagini utili a questa

disamina. Vediamo se colla scorta ben anche di tali osservazioni

si potesse credere, che al tempo di Plinio tanta quantità di acque

vi fosse nei luoghi de' quali parliamo da stimare che quei quattro

laghetti fossero un vasto ed unico lago.

Primieramente ci pare, che Plinio non avrebbe fatta menzione del lago

_Eupili_ parlando degli esistenti nella decima regione d'Italia,

secondo la divisione di Cesare Augusto, se stato questo non fosse

fra i più ragguardevoli, poichè questi soltanto egli annoverò. Se

al tempo di Plinio questi laghetti fossero stati tra loro disgiunti

e separati (ritenendosi accennato col nome di _Eupili_ quello solo

di _Pusiano_) poteva per avventura pur far parola degli altri tre

attigui, non dovendosi credere, che in questo caso abbia tralasciato

di accennarli per la loro picciolezza, poichè quello di _Pusiano_ ha

un'estensione ben di poco maggiore del lago d'_Annone_. Quanti poi non

ne avrebbe ricordati se avesse voluti annoverare tutti i laghetti della

circonferenza ad un dipresso del lago di _Pusiano_ posti nel paese

formante la decima regione, che comprendeva il milanese, il bergamasco,

il mantovano ed altre minori provincie?

Questo scrittore disse poi provenire il fiume Lambro dal lago _Eupili_;

il che repugnerebbe al fatto, qualora per l'_Eupili_ s'intendesse il

solo lago di _Pusiano_, giacchè quel fiume vi passava solo da vicino

ed in questo da pochi anni venne introdotto con idrauliche operazioni.

Ha quest'origine nella _Valassina_, e ricevendo entro i soli confini

di quella valle, che divide per mezzo, ed ove è utilissimo alle

manifatture, molti rivi, fiumane e torrenti, s'ingrossa d'assai nelle

grandi e lunghe pioggie. Bagnato _Asso_ irrompe nel _Piano d'Erba_

arrecandovi bene spesso colle sue inondazioni gravissimi danni.

Determinando i confini all'occidente della Brianza propriamente detta,

come i laghetti, di cui parliamo ne lo determinano al settentrione,

questo fiume bagna Monza, inaffia vaste campagne, e sbocca in Pò

presso il luogo detto _Botterone_ nel distretto di Belgiojoso provincia

pavese. Perchè non dovremmo noi credere, che effettivamente fosse di

esso all'epoca di Plinio, quanto dice essere dell'Adda, e degli altri

fiumi accennati nel passo da noi riferito, cioè che _entravano_ ed indi

_uscivano_ dai loro rispettivi laghi, come avviene ancora a nostri

giorni, e solo il Lambro dovevasi eccettuare prima delle accennate

operazioni idrauliche. E come altrimenti ciò esser potrebbe senza una

rivoluzione fisica? È probabile di altra parte, che Plinio conoscesse

minutamente i luoghi dell'alto milanese, di cui ragioniamo; e quindi

sembra doversi ammettere colà un ampio lago, da cui ne usciva il fiume

Lambro che già v'aveva portate le sue acque. E non doversi pertanto

trovare in errore, o meno esatto il naturalista romano, nè dovrebbesi

così dare una ricercata interpretazione alle sue parole per avere il

lago di _Pusiano_ un emissario nel Lambro, od asserir gratuitamente,

come fece il Calchi, che Plinio giudicò que' laghetti un solo, nel

mentre che quest'ultimo scrittore nelle parole «_allorchè si alzano

per le pioggie, il che spesso accade, si riuniscono insieme, e vengono

come a formare un solo lago_» esponeva un fatto, il quale fornisce

un'argomento ad appoggio del nostro assunto. Pare, che queste sole

osservazioni rendano pur meno tenebroso quel passo di Plinio del lib.

II.º che viene comunemente letto «_Ut in Fucino lacu invectus amnis, in

Lario Addua, etc._», e che debbasi al contrario leggere con il conte

Della Torre di Rezzonico dietro diligenti osservazioni filologiche,

«_Ut in Eupilio lacu invectus Lamber, in Lario Addua, etc._» E così

non una sol volta ma due Plinio ci avrebbe detto, che il Lambro usciva

dall'_Eupili_[16].

Forse per la considerevole diversità di livello tra il lago di

_Pusiano_ e quello d'_Isella_ e d'_Annone_, e da questi al lago

di Lecco, ove ha fine l'emissario dei due ultimi, alcuni moderni

scrittori[17] sembran credere, che l'_Eupili_ fosse formato dalle

acque dei soli laghetti di _Pusiano_ e d'_Alserio_ in cui _entrasse_ ed

indi n'_uscisse_ il Lambro. Il lago di _Pusiano_, come risulta dalle

livellazioni praticate è più alto di metri 55,60 del lago di Lecco

presso Malgrate, ed è superiore di metri 35,60 a quello d'_Isella_;

onde quest'ultimo è più alto circa metri 20 del pelo del detto lago di

Lecco ambi in istato ordinario.

L'unione dei laghi di _Pusiano_ e d'_Alserio_ che hanno, come abbiamo

detto, uno stesso livello, od almeno non è più alto il secondo

che di 500 millimetri[18], accadde più volte a nostri giorni, e

ne fummo testimonj di vista; lo stesso deve essere avvenuto e per

lunghi intervalli nel corso de' secoli, in modo da farli credere un

solo, attesa anche la poca distanza che vi ha fra l'uno e l'altro.

L'Alciati disse: _Il Lambro esce dal lago, che Plinio chiama Eupili,

non traendo seco una notabile quantità di acque, se non si aumenti,

come suole di frequente accadere, per lo sciogliersi delle nevi_[19].

Se noi riferiamo questa asserzione ai soli laghi di _Pusiano_ e

d'_Alserio_ ne esce un concetto distinto, altrimenti non sappiamo

che abbia voluto dirci questo grave autore, e che abbia egli voluto

intendere pel lago _Eupili_. Bisogna adunque dire, che al tempo,

in cui scriveva fossero tra loro uniti que' due laghi, e che abbia

propriamente creduto, che da que' soli constasse l'_Eupili_. Ma questo

non avrebbe avuta un'estensione bastevole per essere posto da Plinio

fra quelli ragguardevoli della decima regione d'Italia. L'accennata

differenza di livello è certo un'obice riflessibile all'opinione, che

cerchiamo d'illustrare, ma se oltre tutto quanto fu detto sopra in

prova dell'esistenza un tempo d'una maggiore quantità di acque in que'

dintorni noi con plausibili congetture ed osservazioni, con alcuni

fatti pur anche mostreremo assolutamente, che maggior quantità di acque

eravi all'intorno di tutti quattro que' laghetti, converrà pur dire che

son d'essi gli avanzi dell'_Eupili_, e che a ragione Plinio lo pose per

la sua estensione tra i laghi più ragguardevoli. Non oseremo asserire

però, che fossero nel primo secolo dell'era volgare intieramente uniti

questi vasti serbatoj d'acque, come possono esserlo stato un tempo,

mentre con facilità si saranno abbassate nel corso de' secoli a poco a

poco le acque. Vogliamo però tener per certo, che a tutte venisse dato

il nome di _Eupili_, e che si considerassero un lago solo, trovandosi

se non altro fra le altre comunicazioni più ampia d'assai quella dei

due di _Pusiano_ e d'_Isella_ col mezzo del fiume _Pescone_.

E come una maggiore quantità di acque potesse pur esservi in que' siti,

malgrado l'emissario per la Valle Madrera nel lago di Lecco, lo vedemmo

nell'ottobre dell'anno 1801 in cui v'ebbero grandissime inondazioni.

Non solo allora si riunirono i due di _Pusiano_ e d'_Alserio_, ma poco

mancò, che quelli pure d'_Isella_ e d'_Annone_ non venissero a formarne

un solo con quello di _Pusiano_. Pressochè del tutto coperta era quella

lingua di terra, che divide i laghi d'_Isella_ e d'_Annone_ ed un vero

lago presentavano le brughiere denominate i _pascoli_ di Bosisio,

di Molteno, ec. Un'immagine allora si ebbe dell'antico _Eupili_; ed

è ovvio il riflesso, che di tanto per le lunghe e dirotte pioggie,

che v'ebbero in quell'autunno, si era alzato il lago di Lecco da

rendere difficile lo scarico delle acque di quello d'_Annone_. Ma una

straordinaria inondazione non è certo bastevole argomento per l'assunto

nostro. Comprovata l'esistenza un tempo di questa maggiore quantità di

acque, esporremo da poi, nell'investigare la causa della diminuzione

delle medesime, alcune ipotesi che sembran dar ragione come ciò fosse

malgrado questa notabile differenza di livello.

Osservando i dintorni di tutti questi laghetti nulla si presenta,

che mostri fisicamente impossibile, poter già i medesimi formar parte

del fondo di un esteso lago. Scorrendo questo suolo incontriamo bene

spesso degli avvallamenti che ci manifestano la dimora delle acque in

età anche non di molto rimote: riguardandolo poi dalle circonvicine

alture, pare a non dubitarne di vedere il letto di un esteso lago,

a cui essendo mancata l'acqua, solo tanto ne rimase da riempirne i

luoghi più profondi del letto stesso. Nè noi intendiamo qui di parlare

di quella estensione di acque, che unite al Lario tutta per avventura

coprisse quella parte dell'alta Brianza, che trovasi circoscritta dai

monti della Valassina e da una catena di colline, che si stendono

dal lato opposto quasi in giro, e che vanno ad attaccarsi ai monti

verso Como a ponente e verso Lecco a mattino, ma bensì intendiam solo

di parlare di que' bassi fondi, che non molto distano dai laghi,

ed ove ha fine il declivio di quegli amenissimi poggi e di quelle

ridenti colline. Non vi sono tra questi laghi nè valli, che essendo

necessariamente emissarj renderebbero improbabile l'esistenza di un

solo, nè colline, che li dividano. Avvi un'eminenza di mezzo tra quello

di _Pusiano_ e d'_Isella_, ma è ad osservarsi, che per un buon tratto

di terreno potevan essi tra loro comunicare; essendovi in questo, non

meno che altrove dei luoghi bassi, ed in cui bene spesso vi stagnano

delle acque, ed in ispecie per le pioggie autunnali. E non vorremo poi

dare all'_Eupili_ delle ineguaglianze nel suolo, de' scoglj, delle

sinuosità? Giova l'osservare che alcune volte meno lontana si rende

la comunicazione dei due laghi poco lungi dall'accennata eminenza,

alzandosi le acque per modo, che volendo andar da Lecco a Como fa

d'uopo prendere più alto cammino.

Al mezzodì specialmente del lago di _Pusiano_ s'incontrano estese

brughiere, le quali trovandosi al livello del lago vengono innondate,

od almeno si rendono paludose, tostochè il medesimo si alza, e l'acqua

in molti luoghi vi si ferma per qualche tempo nelle grandi pioggie,

e viene a formare una specie di lacuna. Nel 1747 è stata pronunciata

una sentenza dal Senato di Milano a favore dei signori Carpani contro

coloro, che nelle escrescenze delle acque avevano pescato ne' prati

confinanti al lago di _Pusiano_, riputandosi leso il diritto della

proprietà della pesca[20]. Noi vedemmo più di una volta formarsi come

una specie di lago anche nei così detti _Pascoli_ d'_Annone_, che sono

parte delle accennate brughiere. Il sig. Don Giuseppe Barretta primo

tra coloro, che sul finire dello scorso secolo vennero ad apprestare

utili osservazioni e notizie per questa disamina, quantunque sembri,

che abbia ignorato quanto avevano detto Plinio, il Calchi e Paolo

Giovio intorno a questi laghi, in una Memoria, che ha per titolo

_Storia e Coltivazione della brughiera paludosa di Sirone_, piccola

terra nelle vicinanze del lago di _Pusiano_, accenna il ricordarsi i

vecchi abitatori del paese, che in tempo di loro fanciullezza que'

_Pascoli_ erano soventi volte inondati dalle acque[21]. Ciò viene

pur comprovato dall'esistere nei medesimi della torba, come osservò

anche lo stesso Baretta. Circa il 1780 scoprissi una _torbiera_,

che poco dopo fu riconosciuta dal cavaliere Ermenegildo Pino per la

estensione di 950 pertiche[22], e da pochi anni altre se ne rinvennero

nei dintorni di tutti quei laghi di una estensione considerevole, e

propriamente nei limitrofi territori di _Monguzzo_, _Alserio_, ec.[23].

E come la torba si va formando ove concorrano, e vi stagnano le acque

per difetto di scolo, possiamo congetturare, che in molti altri siti

all'intorno di quei laghetti trovar se ne debba, poichè ben molti

altri luoghi di quelle vicinanze, come abbiam veduto, vengono pressochè

annualmente innondati. Persuasi, che il lago _Eupili_ fosse di maggior

estensione, si potrebbe qua e là ricercarla con fiducia, dovendosi

credere, che da secoli siasi già formato quel misto _turfivo_ che va

sempre poi aumentandosi. E qualunque esser possa l'utilità, e l'uso

tra noi della torba, non è egli sempre lodevole cosa il riconoscere sin

dove si estendono le produzioni del nostro suolo?

L'Abbate Amoretti disse esservi molti indizj, senza però accennarli,

della esistenza in quel terreno di un ampio lago; e sembra

doversi credere, che li abbia desunti da osservazioni geologiche e

geognostiche[24]. Il sig. Breislak pria credette probabile questa

estensione dell'_Eupili_, ed indi ne ha forse tali prove riscontrate,

che non dubitò di asserire, parlando de' luoghi del Milanese ove esiste

della torba «_e nel catino dell'antico EUPILI di Plinio, i residui del

quale sono i laghi di Pusiano, e d'Annone_»[25]. Non è a tacersi, come

sembra di riconoscersi delle _scogliere_ lungi non molto dalle sponde

di taluno di questi laghetti. L'esistere in tutti e quattro le stesse

specie di pesci, non sarebbe ad addursi, come un indizio dell'origine

comune.

In appoggio dell'opinione, di cui facciam discorso, si potrebbe anche

riportare quanto ne scrisse Bonaventura Castiglioni. Quest'autore

s'induce a credere col di lui fratello Giovanni Antonio, che il lago di

_Pusiano_ fosse già una lacuna[26]. Ma come si approfondì di tanto?...

Non venne egli in sostanza a dire, se non che ritiratesi le acque,

le quali all'intorno di quel lago venivano a formare quasi un'estesa

palude, rimasero determinati i confini del medesimo? Egli di certo,

scrivendo verso la metà del XVI secolo, non ha fatto se non registrare

un'oscura tradizione, che serve in certo modo al nostro scopo, e di cui

si può dare una spiegazione plausibile dietro le cose sin qui esposte.

Il bibliotecario dell'Ambrosiana Sormanni in un'operetta stampata

l'anno 1728[27], non avuto riguardo allo stato del lago a' suoi tempi,

ma appoggiato solo, bisogna credere, a tradizioni o cronache, che non

ci fu dato di poter consultare, paragonò i seni del lago di Lugano a

quelli del lago di _Pusiano_ dicendo «_empie lo spazio di venticinque

miglia oltre molti seni, che diffonde uguali al piccol lago di Pusiano

pur da geografi latini notato col nome d'Eupili_». Par dunque che vi

sia stato un tempo, in cui i laghetti attigui a quello di _Pusiano_

per maggiore quantità di acque tra loro si considerassero seni di

esso. Così altri credettero, che il laguccio di _Montorfano_, che sta

lungi poche miglia dal _piano d'Erba_, fosse l'_Eupili_ rammentato da

Plinio[28], e non mancò chi _Eupili_ disse quello di _Monguzzo_ ossia

d'_Alserio_. Con ciò se non altro manifestarono un'antica opinione,

che le acque di que' piccoli laghi fossero parte dell'_Eupili_, non

curandosi dell'estensione, che in epoche diverse può quest'ultimo

aver avuto. Vedemmo (pag. 10) che pure il Calchi enumera il lago di

_Montorfano_ in un con quello di _Pusiano_, e gli altri vicini. Noi

siamo talora ingrati verso de' nostri predecessori! Essi ci narrarono

soventi volte colla massima buona fede quanto viddero, quanto seppero,

quanto congetturarono, quanto credettero vero, e noi ignari per

avventura de' costumi, del vero valore de' segni, con cui esprimevano

le loro idee, ignari dello stato della loro coltura, dello stadio delle

scienze e delle arti, ben lungi dal trar profitto dei loro scritti

collocandosi per dir così possibilmente nella situazione, in cui eglino

si trovavano, osiamo invece bene spesso non curarli, se pur non li

tacciamo di creduli, di favolosi, d'innetti. Possiam lusingarci, che

non saranno vendicati!....

Vi sono quattro terre alle prime falde dei monti della _Valassina_

col nome di _Civate_, di _Suello_, di _Scisana_ e di _Borima_ per tal

modo ubicate, che se non poteva a queste e specialmente alle tre prime

accostarsi l'_Eupili_, doveva però essere d'assai meno lontano, e così

scorgiamo una ragione perchè siano state fondate in situazione, che

dir ben si può incomoda, lungi dalla strada che passa in vicinanza dei

laghetti e lungi dai medesimi. Pare che i primi abitatori del suolo ove

sorgono quelle terre (non atto d'altra parte per natura ad una valida

e comoda difesa) dovessero essere invitati a porre i loro casolari,

presso alle acque. Nè si direbbe, che ciò abbian fatto per evitare le

inondazioni, poichè di troppo sono elevate quelle terre dalla sponda

dei laghi. Se le acque dei due laghetti d'_Annone_ e d'_Isella_ si

alzano talora per modo, come abbiamo detto, che volendo andare da

Lecco a Como fa d'uopo prendere più alto cammino, questo innalzamento

non è già cosa riflessibile per rapporto all'altezza delle quattro

terre, che abbiamo nominate. È qui d'altronde a dirsi, che ancora

a giorni nostri scorgonsi avanzi non ignobili di un'antica strada

che attraversava per quelle terre, e che prolungandosi questi avanzi

dall'uno all'altro lato oltre il confin dei laghi, mostran ad evidenza,

come già si trascorresse più in alto lungo di essi. L'esistenza di

quel cammino rimonta di certo ad un'epoca lontana, e per avventura

serviva ad un transito ragguardevole. Nè infatti noi sapremmo con qual

fondamento si potesse rivocare in dubbio, che quegli non siano gli

avanzi della strada da Bergamo a Como, che vediamo segnata nelle tavole

_Peutingeriane_, e da Como poi a Chiavenna, e di là al passo delle alpi

retiche[29]. Molte osservazioni potrebbero ciò confermare non ancora

per quanto noi sappiamo da alcuno avvertite, se ciò troppo lungi non ci

traesse dal nostro argomento. Non meno di questa strada servir doveva

per recarsi alle alpi il lago _Eupili_, e la interpretazione di questo

nome per _passaggio alle alpi_, che alcuni, come abbiamo accennato,

ci hanno data ritenendola un greco vocabolo, potrebbe aver solo in

questo senso qualche fondamento, poichè le greche voci Εὖ Πύλη, non

possono altro significare se non _agevole porta, ingresso_, o cosa

simile. Fra gli abitati, che sorsero lungo di questo lago, uno può aver

avuto per eccellenza il nome del lago, o del transito, a cui quella

strada serviva, ed aver così dato origine a quello della terra di

_Pusiano_, che esser può facilmente una corruzione da _Eupili_ la voce

_Eupisiliano_. In alcune pergamene relative a quella terra scritte al

principio del XIV secolo si legge _de loco Puxiliano_[30]. Forse perchè

nativo di quell'abitato vediamo uno dei primi vescovi di Como col nome

di _Eupilio_[31]; e così pure dal nome di questo lago, che forse sino

da primi secoli dell'era cristiana non dicevasi soltanto _Eupili_ ha

tratto il nome quel _Pussienus_, di cui si legge nella terra di Alzate,

che è poche miglia lungi, la seguente iscrizione:

MINERVAE

L INVENTIVS PVSSIENVS

V S L M

E di questo stesso abitato intese forse di parlare il Corio od era

accennato nelle cronache, da cui egli trasse le confuse notizie, che ci

dà parlando de' secoli remoti, allorchè disse «_Ed in questo circuito_

(degli Insubri) _glie uno loco non ignobile da Plinio appellato

EUPOLIS: cioè civita bona la quale manda il Lambro_[32].» Ed il nome di

_Eupili_, presso gli scrittori, e quello di _Pusiano_ nell'uso comune,

sarebbe rimasto dopo la diminuzione delle acque a quello solo de'

nostri laghetti che è più esteso.

Se lungo le sponde o nel terreno frapposto fra l'uno e l'altro lago

v'esistesse abitato, che o per se stesso o per memorie si dovesse

incontrastabilmente credere eretto innanzi l'età di Plinio, le nostre

ricerche per avventura mal si sosterrebbero. Ma tutte le terre, tutti

i villagi, tutti i casolari, e le amene ville, che sorgono tanto

alla sponda che nel terreno frapposto, e che doveva essere innondato

se l'_Eupili_ era lago ragguardevole, sono di recente fondazione

rapporto all'epoca, di cui parliamo, ed anzi non potrebbonsi que' tanti

abitati in conto alcuno riputare antichi. Il suolo alquanto elevato

ov'è _Bosisio_, patria di _Parini_ e di _Appiani_, all'età di Plinio

esser poteva al più un'isoletta. Le più lontane notizie di questa

terra rimontan solo col principio del secolo XIV, e dicevasi allora

_Boxixio_[33]. È noto come nell'anno 1450 il capitano Iacopo Picinino

fece quivi impiccare con nera perfidia Luchino Palmieri che rivestiva

il sacro carattere d'inviato, amico suo e del Duca Francesco I.

Sforza[34].

È pur noto con quali bellissimi versi abbia il Parini celebrata la

patria sua.

Oh beato terreno

Del vago _Eupili_ mio

Ecco alfin nel tuo seno

M'accogli; e del natìo

Aere mi circondi;

E il petto avido inondi!

Già nel polmon capace

Urta sè stesso e scende

Quest'etere vivace

Che gli egri spirti accende,

E le forze rintegra,

E l'animo rallegra

Però ch'austro scortese

Quì suoi vapor non mena:

E guarda il bel paese

Alta di monti schiena

Cui sormontar non vale

Borea con rigid'ale.

. . . . . . . . . .

. . . . . . . . . .[35]

. . . . . . . . . .

. . . . . . . . . .

Colli beati e placidi

Che il vago _Eupili_ mio

Cingete con dolcissimo

Insensibil pendìo,

Dal bel rapirmi sento,

Che natura vi diè;

Ed esule contento

A voi rivolgo il piè.

Già la quiete a gli uomini

Sì sconosciuta, in seno

De le vostr'ombre apprestami

Caro albergo sereno:

E le cure, e gli affanni

Quindi lunge velar

Scorgo, e gire i tiranni

Superbi ad agitar.

. . . . . . . . . .

. . . . . . . . . .[36]

Cantò poi il cavalier Monti nel V canto inedito della _Mascheroniana_.

I placidi cercai poggi felici

Che con dolce pendìo cingon le liete

Dell'_Eupili_ lagune irrigatrici

E nel vederle mi sclamai salvete

Piaggie dilette al ciel, che al mio Parini

Foste cortesi di vostr'ombre quete

E l'Appiani che ben a ragion si disse:

L'onor secondo che all'_Eupili_ in riva

.. nacque, e a paro col premier sen giva[37];

lasciò pure a suoi compaesani un monumento dell'arte, che lo rese

immortale dipingendo l'anno 1790 lo Sposalizio della Vergine nella

chiesa prepositurale d'Oggionno. Ma non debbono questi celeberrimi

concittadini farci ancor più deviare dall'argomento.

Alcuni credono, che ove trovansi le terre d'_Incino_ e _Villincino_

otto miglia circa da Lecco verso Como, vi fosse la città degli _Orobj_

rammentata da Plinio col nome di _Liciniforo_[38]. L'essere ivi stata

questa città escluderebbe una maggiore altezza di quelle acque, poichè

_Incino_, nel cui suolo in particolare si dice propriamente sorgesse

quelle città, è posto non molto lungi dal margine dei laghetti di

_Pusiano_ e d'_Alserio_. Nè noi osiam dire, che da quanto sino ad ora

abbiamo esposto ne emerga un argomento valevole a mostrar priva di

fondamento questa asserzione, nè per avventura basterebbe l'aggiungere,

che altri opinarono, che la città di _Liciniforo_ sorgesse altrove[39].

L'esistenza un tempo di questa città non potrebbe di certo rivocarsi

in dubbio. Ci dice Plinio, che _gli abitanti di Bergamo, di Como, di

Liciniforo, di Barra ed altri popoli all'intorno_, erano della stirpe

degli _Orobj_[40], popolo della più remota antichità, e su del quale le

ricerche dei dotti hanno solo sino ad ora stabilito che fu anteriore

agli etruschi, una de' primitivi d'Italia: ma noi ci lusinghiamo

d'avere di non poco avvalorata in altro scritto col titolo _degli Orobj

e delle loro città nell'alto milanese_, che ben tosto pubblicheremo

colle stampe, se la presente memoria ottenga per avventura qualche

suffragio dai dotti, d'avere di non poco avvalorata diciamo l'opinione,

che l'antica città degli _Orobj_ detta _Liciniforo_ esistesse nel

territorio di Lecco. Direm qui soltanto, che il credere, che fosse nel

_piano sotto Erba_ sulle sponde del laghetto d'_Alserio_ e di quello di

_Pusiano_ non d'altro ha probabilmente avuto origine se non da certa

qual consonanza di nome tra _Liciniforo_ e _Villincino_; ed i ruderi

del borgo d'_Incino_, che ivi sorgeva, distrutto dai Torriani l'anno

1285[41], possono averla fatta nascere ed averla mantenuta. Si potrebbe

anche dubitare, che questo nome siasi formato dalle voci _ville_

(vici) e _vicine_, quali vediamo esistervi; e giova l'osservare a

questo proposito, che il Corio chiama quella contrada _Vicino_[42]. In

appoggio dell'opposta opinione, che colà presso esistesse _Liciniforo_

vien citata un'iscrizione scolpita sopra una base di pietra e sulla

quale eravi anticamente collocato un vitello di bronzo. Si asserì che

questo monumento esisteva presso la chiesa parrocchiale di Castello

sopra Lecco. L'iscrizione sopranominata è la seguente:

IOVI O M

HOC SIMVLACRVM

LICIF.

POPVLI

DICAR.

Le minute circostanze esposteci intorno a quel monumento dal Somaglia,

che prima ce ne diede contezza vorrebbero comprovarne l'esistenza nel

secolo in cui scriveva. Dice fra le altre cose, che quel vitello è

stato fuso, e servì per una delle campane di quella parrocchiale[43].

L'angolo noi riscontrammo di un basamento nel giardinetto del parroco

di Castello, in cui si legge IOVI O. M. Uno dei monti circostanti

dicesi anche oggidì _Giovo_ e questo nome potrebbe non meno far

sospettare, che abbia esistito già presso di Lecco un monumento od

anche un delubro al maggiore degli Dei de' gentili. Da quel monte

scaturiscono le acque del fiume o torrente _Caldone_, le quali ritenute

pure a giorni nostri per salubri, vennero nei scorsi secoli considerate

per minerali, adoperate da medici e celebrate[44]. Sarebbe d'altronde

malagevole cosa il voler dimostrare, che le città mediterranee degli

antichissimi popoli non fossero poste in luoghi elevati, ed _Incino_

e _Villincino_ si trovano in luogo piano e basso. L'antica Como,

altra delle città degli _Orobj_, non sorgeva già ove ora la vediamo;

ma era ubicata più all'alto[45]. A noi sembra d'aver mostrato nello

scritto sopra accennato, come non si possa più rivocare in dubbio, che

l'altra città _orobica_ denominata _Barra_ non sorgesse verso la metà

del _Montebarro_ propriamente detto, posto tra l'Adda ed il laghetto

d'_Annone_. Lecco non era poi anche in secoli d'assai meno rimoti alla

sponda del lago, ma sorgeva più sopra verso il monte, che lo sovrasta

in sito forte per natura, ove si vedono ancora a giorni nostri alcuni

avanzi di una rocca e molti ruderi vi si scoprono. In quel terreno ora

coperto dalle quercie deve correre la grande strada, che la munificenza

sovrana ha fatto intraprendere per il Tirolo.

Non ignoriamo, che all'estremità di quella lingua di terra, che

parte dal territorio di Civate propriamente detto, e forma come uno

strettissimo istmo tra i due laghi, esistono alcuni ruderi, e che una

viva tradizione, ed il nome di una casa ivi posta[46] ci inducono a

credere, che vi fosse un ponte per cui si transitasse ad _Annone_.

Gli avanzi, che ancor si vedono, non indicano rimota antichità, e la

tradizione stessa assegna d'altronde una non rimota origine a quel

ponte, volendosi costrutto al tempo del dominio dei Spagnuoli tra noi,

per facilitare non so quali passaggi di truppe per la Valtellina. Non

crediamo perciò, che possano essere questi un obice qualunque.

Se dalla tavola _Peutingeriana_ non può desumersi alcun dato favorevole

per queste indagini, neppur dalla medesima può trarsi un argomento

in contrario. È in particolare per le strade _romane_, che questa si

reputa a buon diritto un prezioso monumento d'antichità.

I nomi d'alcuni luoghi vorrebbero pur confermare l'esistenza un tempo

d'una maggiore quantità di acque in que' dintorni. In mezzo all'istmo

or ora accennato vi è un casolare chiamato _Isella_, e dal quale il

nome al lago; ed _Isella_ altro non vuol dir certo, che _piccola isola,

isolella_ ed in questo senso è adoperata una tal voce dai bergamaschi.

L'ispezion locale toglie poi ogni dubbio, che fosse già un'isola

ristretta alle piccole alture, che vi si vedono. Avvi da secoli in quel

territorio una famiglia civile detta d'_Isella_, i di cui antenati

debbon aver tratto il cognome dall'abitare in quell'isoletta. Se il

tempo non ci avesse involati pressochè gli atti tutti degli antichi

notaj di Civate, noi eravam certi di rinvenirvi per entro l'epoca di

questo cambiamento.

Una parte del terreno di Civate verso il laghetto d'_Isella_ dicesi

_lembo_, volgarmente _lembro_. Pare, che questa denominazione

null'altro voglia indicare se non l'estremità del terreno verso il lago

o la sponda del lago stesso. Ma il terreno detto _lembo_ al contrario

dista dal lago bastantemente, onde non è per essere più conveniente

sotto di tale rapporto questa parziale denominazione, e divien essa

poi convenientissima ritenendosi un tempo più alto il lago. Si è quivi

in particolare che ci sembrò di riscontrare delle _scogliere_. Un

oltremontano convinto anche dalle osservazioni in luogo, che l'istmo

d'_Isella_ che quivi ha principio, era già un'isola, si compiacque di

riconoscere nella voce lembro una ben curiosa origine. Osservò, che

_Embros_, _Imbrus_, anticamente _Embros_ è un'isola dell'Arcipelago,

e trovando in Brianza i nomi di _Orobio_, di _Eupili_ ed altre

denominazioni e voci che hanno sentor di greco, gli parve, che possa

esser stata denominata da que' greci, se non d'altri, che furono

mandati a Como da Giulio Cesare. Ci permettemmo di fargli osservare

con una frase di Madama de Stael quanto sia difficil cosa l'indovinare

dei fatti _par quelques traces confuses, par quelques mots à demi

déchirés_.

Dal lato di mezzo giorno, ove è più probabile si estendesse l'_Eupili_

al tempo di Plinio, trovasi un villaggio o piccola terra chiamata

_Peslago_. Si potrebbe dire, che questo nome è una corruzione della

voce _post lacum_, od ancor meglio si potrebbe derivarla da _piè del

lago_. Il Baretta crede, che tragga origine dalla pescagione, come

quello di _Piscina_, e di _Retule_[47], piccoli aggregati d'abitazioni

che sono situati poco lungi.

Che se vogliam poi esaminare quale fu la causa, che produsse tanta

diminuzione di acque, ed in qual tempo avvenne, e qual estensione

aver poteva l'_Eupili_ all'età di Plinio, può risultare qualche altro

argomento a conferma maggiore di quanto abbiamo sin qui cercato di

comprovare. Noi crederemo d'aver soddisfatto al nostro assunto su di

ciò, esponendo alcune poche osservazioni, e congetture; e speriamo che

qualche monumento si rinverrà col tempo atto ad illustrar pienamente

questo punto di corografia milanese; non dubitando, che le difficoltà

per determinare l'estension dell'_Eupili_, il tempo e la causa, che lo

distrusse siano per arrecare pregiudizio alle cose sin qui esposte.

Paolo Giovio, come notammo al principio di questa memoria, suppone,

che l'abbassamento di quelle acque sia accaduto o per un terremoto,

o perchè si sieno diminuite le acque defluenti nell'_Eupili_ da'

circonvicini colli e monti[48]. Dato per certo, che que' colli e

monti ora nudi, fossero già come è d'assai probabile coperti d'annosi

boschi, ed in uno dei quali, secondo il Corio[49] vi cacciò _Algisio_

o _Adelchi_ figlio di Desiderio ultimo re de' Longobardi, le scienze

fisiche ci obbligherebbero a valutare questa circostanza. Non sembra

però, che questa causa fosse da per se sola sufficiente per tanta

diminuzione di acque se osserviamo, che nessun fiume, torrente o

ruscello in que' dintorni ha deviato dall'antico corso, e tale essere

la posizione topografica, che è pur forza in que' laghi si portano le

acque tutte delle circonvicine alture. Niuna variazione calcolabile in

quest'ipotesi vi ha fatto certamente il maggior fiume, che colà scorra,

vogliamo dire il Lambro.

Degno di qualche riflesso potrebbe essere la tradizione, che

l'abbassamento delle acque abbia avuto causa da un terremoto. Ma

osservando come il Calchi che scriveva prima del Giovio non ne ha

fatto cenno, e che poteva pur esserne pervenuta più chiara notizia, non

sapremmo pure a questa attenerci.

Nè poi vale a darci una ragione sufficiente l'osservare, che la

maggior parte delle acque che entrano nei laghi come discendon queste

da montagne calcari, così nelle grandi pioggie vi conducono sempre

una quantità di sabbia, di ciottoli, di pietre e di limo o creta, che

ne aumentano le sponde; ed a ciò contribuiscono anche i canneti, che

li circondano. Volendo pur admettere, che il corso di circa diciotto

secoli fosse bastevole ad accrescere di tanto le sponde, ed a rialzare

sensibilmente il fondo, in allora le acque abbondanti dell'_Eupili_

non avrebbero lasciati liberi gli estesi piani, che sono al mezzodì del

lago di _Pusiano_. E solo per lo stato, in cui ora si trovano dietro la

catastrofe avvenuta quale pur sia, che verrà sicuramente un tempo, che

questi vasti serbatoj d'acque non esisteranno più; ed ove ora i remi

trovano de' bassi fondi sorgeranno delle case campestri, delle belle

villeggiature fors'anche; e vi saranno qua e là amenissime valli, umili

poggi, fruttiferi piani. D'altronde le osservazioni sul terreno par

che escludano totalmente l'ipotesi, che la diminuzione delle acque sia

stata solo opera delle materie condotte nei laghi da' torrentelli, da'

fiumi e dalle pluviali. Si potrebbe solo con fondamento asserire, che

la divisione dei due di _Pusiano_ e d'_Alserio_ sia stata effettuata

dalle abbondanti deposizioni di ghiaja, che suol farvi il Lambro,

donde Benedetto Giovio sul finire del XV secolo od al principio del XVI

scrisse;

_Qualis et ipse rigans Lumber Licinia rura_

_Eupilis et Serii reddit stagnando lacunas[50]._

Questi per più lungo tempo debbono essere rimasti uniti, ma non di

certo sino ai secoli a noi vicini.

Ma volendo pure investigarne la causa, noi crederemmo più probabile,

che per una grande pioggia ed inondazione, non potendo le acque

soprabbondanti aver libero sfogo, si sieno aperto l'emissario, che ora

vediamo al settentrione dei laghi d'_Annone_ e d'_Isella_ verso l'Adda,

e propriamente nel territorio di _Valmadrera_, ed in quel tratto di

terreno, ove alquanto il suolo si eleva, (a _Parete_ pur anche) e

poteva già formare la sponda del lago. Può aver d'assai contribuito

il torrente _Dalloro_ che in quelle vicinanze trascorre. Formatosi

questo canale, le acque saranno andate diminuendo lentamente. Difficile

è lo scarico di queste, e bene spesso si gettano sulle sponde, non

essendo stato loro possibile di formarsi un bastevole alveo, e donde i

laghetti d'_Annone_ e d'_Isella_ sogliono di frequente alzarsi. Oscure

tradizioni tra que' villici dicono, che una notte improvvisamente è

sorta l'amena isoletta, che vediamo nel lago di Pusiano vicino alla

sponda settentrionale, dell'estensione di ventiquattro pertiche; e

che non eravi un tempo il canale del lago d'_Isella_ o d'_Annone_ per

l'Adda. Il sig. Baretta nella citata Storia della brughiera paludosa di

Sirone dice «_A misura che il fiume Lambro si è aperto, ed abbassato

il canale, tutte si sono abbassate le acque a lui congiungendosi per

portarsi al mare_» e giovandosi forse delle tradizioni, che ora abbiamo

esposte prosiegue «_ma le acque del lago d'ANNONE hanno poi trovata una

più breve via versandosi per l'emissario di Malgrate nel Lario_[51]».

L'aver lasciato le acque del lago d'_Annone_ di seguir le altre dalla

parte del Lambro, suppone una catastrofe senza della quale non si

saprebbe assegnare la causa di questa variazione nel corso. Formatosi

una via per la Valmadrera o valle di Malgrate, pare che principalmente

per questa le acque abbiano dovuto diminuirsi. Che se in alcuni luoghi

l'alveo del Lambro è tale da potervi già correre una maggiore quantità

di acque, invece di dire, che questo fiume _s'è aperto ed abbassato

il canale_, il che pure asserì l'Amoretti[52], perchè non dubiteremo

(fatta astrazione dell'abbassamento comune a tutti i fiumi nel decorso

de' secoli) che una maggiore quantità di acque il Lambro scaricasse, se

l'emissario era un tempo dell'_Eupili_? Così possiam credere, e come

la geologia vorrebbe mostrare[53] l'esistenza un tempo di due laghi,

che quel fiume doveva alimentare l'uno non molto lungi da _Inverico_,

e d'_Agliate_ l'altro, luogo noto tra noi quest'ultimo per amenità, ed

ove gli antiquari godono pure di riscontrarvi gli avanzi di un tempio a

Nettuno[54].

Al cav. Amoretti sembrò pure d'essere avvenuta qualche catastrofe

alle falde de' due monti in mezzo a' quali passa l'emissario, di cui

ragioniamo, cioè il _Montebarro_ e quello di _Civate_[55]. Ma se questa

catastrofe pur avvenne, par che si debba riportare a tempi molto più

rimoti dell'età di Plinio, a que' tempi ne' quali il Lario essendo per

avventura ad un livello d'assai più alto formar poteva un ricettacolo

solo coll'_Eupili_. Rammenta pure quest'autore lo sconscendimento, che

poco lungi si vede nella piccola valle _Dalloro_, valle singolarissima

tra noi, poichè scorrendola ci sembra d'essere all'impensata

trasportati nell'Elvezia, e che viene ricordata con piacere qual nido

favorito delle canore passere solitarie e dei codirossi[56]. Questo

sconscendimento, a cui si potrebbe senza incongruenze assegnare

un'epoca meno lontana, può aver rifermata per qualche tempo una

quantità di acque, che cresciute a dismisura per dirotte pioggie,

e rotto ogni freno, precipitando al basso saranno stata causa, che

l'emissario in discorso venisse a formarsi.

Le congetture, le osservazioni del Baretta non ci abbandonano per

anco e varrebbero a confermare l'ipotesi, da noi esposta per spiegare

il modo, con cui siasi effettuato l'abbassamento delle acque. _La

figura di questa_ (brughiera) _era di un quadrilungo, a cui verso

Ovest un più piccolo quadrilungo pur incolto si univa. L'ampiezza era

di pertiche 450. Di questa brughiera la metà occidentale era poco

men che piana; ma nella metà orientale molte irregolarità v'erano,

specie d'ammassi di terra, ossia tumuli, i quali considerati insieme

avevano un'inclinazione verso il Nord_[57]. Questi ammucchiamenti di

sassi d'ogni forma e d'ogni qualità, che avevano un'inclinazione verso

il Nord, non potevano certo essere adunati, che da una considerevole

quantità di acque; ma senza l'appoggio di straordinarii sconvolgimenti,

senza rimontare ad epoche, che precedono i tempi storici come ha fatto

il Baretta, pare che le acque sole dell'_Eupili_ bastar potessero per

formarli. E questi ammucchiamenti confermerebbero sempre più non solo

l'esistenza un tempo in que' dintorni di una maggiore quantità di

acque, ma ben anche possono dinotare colla loro _inclinazione verso

il Nord_, che per l'emissario in discorso avvenne già un abbassamento

sensibile, poichè l'acqua, che si andava ritirando dalla parte di

settentrione venne a formare questa inclinazione nel terreno. La

singolar tradizione registrata da Paolo Giovio, che il pesco sia

stato trasportato dall'_Eupili_ nel Lario[58], ebbe forse origine

dall'abbassamento delle acque praticatosi nel modo da noi divisato.

Potrebbesi però opporre, che la differenza di livello tra il pelo del

lago di _Pusiano_ e l'Adda o lago di Lecco essendo di metri 55,60 ne

risulta d'assai difficile, che nella Valmadrera un tanto abbassamento

di terreno si sia praticato da togliere questa differenza; ed a

sostegno di quest'opinione potrebbesi aggiungere, che l'acqua che

scorre per la valle _Dalloro_ non può poi esser stata mai di una tale

quantità, (ammessa anche la supposizione da noi sopra esposta) da

operare una catastrofe così straordinaria; d'altra parte le induzioni,

che l'_Eupili_ facesse già parte del lago Lario vengono ad escludere

un'altura nella detta valle; e che infatti alle falde del monti di

_Civate_ e del _Montebarro_ non si vedono di leggieri le tracce per dir

così di quest'altura; e dietro a queste osservazioni doversi ritenere

più probabile, che questa comunicazione abbia esistito sempre. A noi

sembra, che la congettura di sopra esposta abbia qualche fondamento,

ma di buon grado la scambieremmo con qualsivoglia altra, che più

ragionevole si riconoscesse. Non crediamo però, che alle opposizioni

accennate non riesca possibile il far risposta. Abbiamo congetturato

con fondamento che la diminuzione delle acque siasi effettuata a poco

a poco, ed abbiam detto e provato che ne' _pascoli_ d'Annone e ne'

limitrofi vi fu già una maggiore quantità di acque. Da que' _pascoli_

o brughiere al suolo, che formava la brughiera di Sirone non vi sono

se non poche braccia di maggiore altezza in quest'ultima, come ci

notò il Baretta[59], e così le acque, poichè questi laghi erano già in

qualche modo divisi da quello di _Pusiano_, dovevano avere un'emissario

per la brughiera di Sirone nel fiumicello detto _Bevera_, che uscendo

dalla valle di Rovagnate, scorre poco lungi, e dalla _Bevera_ nel

Lambro. Di questo emissario ce ne indicò, senza avvertire a questa

circostanza, sicuri indizj lo stesso Baretta in due luoghi della di

lui _Memoria_, che di tanto ci giovò in questa disamina; e le cose da

lui osservate, non potrebbero senza temerità essere rivocate in dubbio.

«_Una valletta nel mezzo_ (della brughiera) _indizio di un antico corso

d'acqua, andava a metter capo nel fontanino_.» Questo _fontanino_,

ossia umil corrente d'acqua si scarica nella _Bevera_. Poco dopo poi

dice. «_Il fontanino in una parte del podere aveva più ampio l'alveo,

e ivi stagnando in qualche modo, le acque deponevano quanto portavano

dal colle e dal monte_[60].» Essendo adunque di poche braccia la

differenza di livello tra i pascoli d'_Annone_ al piano della brughiera

di _Sirone_, da dove le acque procedono verso la _Bevera_, viene

a rendersi più probabile l'avvenimento da noi supposto. Apertosi

l'emissario per la Valmadrera, non più hanno potuto i due laghi diggià

ad un livello più basso scaricare le loro acque dalla parte di mezzodì,

ed ebbero per il nuovo emissario un abbassamento sensibilissimo. Forse

poche altre livellazioni potrebbero cambiare la nostra ipotesi in

certezza storica, e mostrar pur potrebbero se le acque del _Pescone_,

ed altri rigagnoli si possano introdurre da questa parte nel fiumicello

_Bevera_, e di là nel Lambro, ed estrarle poi, ove si credesse meglio

a profitto dell'agricoltura. Le acque dovevano accostarsi allora più

ad Oggionno dal lato di ponente, e ciò darebbe una ragione, come il

lago d'_Annone_ o di _Sala_ denominasi anche d'Oggionno, quantunque

neppur si scorga da quel borgo, non che lo bagni; mentre la varietà dei

nomi dei laghi, e le denominazioni diciam così di dettaglio son tratte

mai sempre da quelli delle borgate o delle terre, che sorgono presso

o poco lungi dalle sponde. Il credersi soltanto ridotta entro angusti

confini la comunicazione dell'_Eupili_ col Lario nella Valmadrera

dopo l'età di Plinio, sembra incontrare altre difficoltà. Dovrebbesi

allora supporre, che il lago di Lecco fosse d'assai più alto, onde non

permettesse ad una parte delle acque dell'_Eupili_ un libero sfogo, od

almeno lo rendesse ancor più lento e difficile, il che pare non fosse

assolutamente nei primi secoli dell'era cristiana. D'altronde poste

anche in non cale le osservazioni da noi esposte e le tradizioni, che

vorrebbero venire in conferma della nostra congettura, può dirsi, che

non sarebbe sfuggita a Plinio e non avrebbe lasciato questo scrittore

di accennare l'unione dell'_Eupili_ col Lario.

Non meno difficile fia il determinare l'epoca, in cui l'abbassamento

dell'_Eupili_ avvenne. _Multis ante annis exaruit_ dice Paolo Giovio

nel trattato de' _Pesci Romani_[61]. Il di lui discendente Conte

Giambattista lo crede avvenuto prima del IV secolo all'appoggio

d'alcune parole di Cajo Sidonio Apollinare. Osserva che Sidonio, il

quale visse circa il 430 visitò le sorgenti del Lambro, e non disse

come Plinio, che questo fiume venisse dall'_Eupili_, e di cui non fe'

ne manco parola[62]. Ognun vede, che questa osservazione non è tale

da poterci accontentare. Giova però l'osservare, che l'epoca suddetta

coinciderebbe con quella indicata da Bonaventura Castiglioni per la

vicenda fisica avvenuta al lago di _Pusiano_. In ogni modo poi prese

abbaglio il compilatore della carta geografica d'Italia nel medio-evo

pubblicata dal Muratori nel Tomo X _Rer. Ital._, indicando un solo lago

dei quattro esistenti mentre nel medio-evo di certo era già avvenuto

l'abbassamento.

Lo stesso Conte Giambattista Giovio reputa poi che all'età del maggior

Plinio si estendesse l'_Eupili_ dalla villa d'Alserio fino al laghetto

d'_Annone_[63] credendolo lungo così circa sette miglia. A noi pare di

poterlo estendere alquanto più, dandogli circa nove miglia in lunghezza

e dai tre ai quattro nella maggiore larghezza. E così ne risulta un

lago degno di qualche rimarco, e tale d'essere rammentato da Plinio

fra i più ragguardevoli dell'undecima regione d'Italia. Ma è ben ciò

difficile di determinare, e tanto più se come abbiamo congetturato,

l'abbassamento abbia avuto luogo a poco a poco.

Non è pur facile l'indicare quanti laghetti subito dopo la diminuzione

delle acque sianvi rimasti, ed abbiano continuato ad esistere forse

per alcuni secoli. Paolo Giovio nella vita di Ottone Visconti dice

d'esserne rimasti cinque, nel trattato dei pesci romani tre, e nella

Descrizione del Lario non ne determina il numero. Di cinque pure il

Calchi, come vedemmo, ne accenna l'esistenza, dando due nomi diversi

a quello d'_Alserio_, dicendoli cioè di _Erba_ e di _Monguzzo_:

v'include quello di _Montorfano_, e non accenna quello d'_Isella_, o

di _Civate_ poichè forse a suoi tempi era ancora per tal modo unito

con quello d'_Annone_ che consideravasi un solo. Osserveremo poi, che

anche a giorni nostri si dà indistintamente uno o più nomi a tutti

que' laghetti tratti dalle terre che bagnano, e quelli in ispecie

d'_Annone_ e d'_Isella_ si considerano di frequente ancora un solo

e così le cose vengono a confondersi. Una tradizione popolare narra,

che nelle vicinanze del lago di _Pusiano_ vi fosse un altro laghetto,

quale improvisamente una notte si gettò in uno de' vicini. Pare, che

questa tradizione si possa apppoggiare con il nome di un luogo chiamato

_Rotta_, donde forse quello di _Garbagnate Rotta_ ad una terra poco

lungi. È d'altronde ad osservarsi, che per il corso d'alcuni secoli

una parte del lago di _Pusiano_ veniva specialmente denominato lago di

_Muggiò_, come risulta da varj documenti, e che accennato è pur anche

come un particolare lago dal cronista Moriggia[64], e così come due

consideravansi.

Par dunque, che lo stato fisico di quella contrada, le attestazioni

ed osservazioni di autorevoli autori, alcune tradizioni, i nomi

e l'ubicazione di alcuni luoghi e terre e le incongruenze, che

s'incontrerebbero nelle contrarie ipotesi, vogliano persuaderci, che i

laghetti d'_Alserio_, di _Pusiano_, d'_Isella_ e d'_Annone_ altro non

siano, che gli avanzi di un lago che aveva un'estensione considerevole,

venuto meno circa il V. secolo dell'era volgare per essersi aperte

probabilmente le acque un emissario per la valle di Malgrate, lasciando

da quattro o cinque piccoli laghi nei luoghi più profondi del letto.

_Ci sia permesso d'aggiungere diverse altre notizie intorno a questi

laghetti dell'alto milanese._

Il più antico possessore, che si conosca del diritto della pesca

in que' laghi si è l'Arcivescovato di Milano. Nella scomunica, che

nell'anno 1312 lanciò l'Arcivescovo Cassone Torriani contro di Matteo

Visconti, i figli dello stesso, i Consoli ed il Consiglio generale

della città di Milano si legge: _Tu Mathae, rem universam Angleriensem,

Leucensem, Bellanensem, Vallassinensem, Castanensem,... quæ arces et

loca sunt antiquitus Ecclesiastici nostri juris, tenes. Eidem tibi

decumæ nostræ lisantinæ, reditus nostri Varisienses, portoria nostra

Mercuriolana nostræ_ PISCATIONES AD PUSIANUM EXIGANTUR. (Ripamonti,

_Hist. Eccl. Med._, lib. VIII, pag. 493.) Non trovandosi però accennate

le pesche di _Pusiano_ nella Bolla del Pontefice Alessandro III. data

nell'anno 1162, in cui si enumerano distintamente le proprietà tutte

dell'Arcivescovato di Milano, si potrebbe dubitare che questo diritto

non fosse antichissimo al tempo dell'Arcivescovo Cassone se però

non era compreso nei possessi della _Valassina_ che poco dista. (V.

Sormani, _de Anathemate Sancti Ambrosii contra Gallos_, pagina 232.)

Sembra poi che in que' secoli la proprietà della pesca negli altri

laghetti vicini a quello di _Pusiano_ appartenesse ripartitamente alle

_Comunità_, che li circondano, se vogliam riflettere che non rimane

alcuna memoria ne' scrittori patrii, per quanto almeno noi sappiamo,

d'alcun privato possesso in epoche lontane: che le _Comunità_ od

almeno le _Vicinie_ godevano di non pochi diritti divenuti poscia

proprietà dello stato; che le _Comunità di Malgrate_, di _Lecco_,

di _Mandello_ e di _Brivio_, che sono poco lungi, fruivano anche in

epoche meno lontane di questa proprietà, e qualche diritto crediam

noi conservano queste ancora. In progresso ebbero il diritto della

pesca in que' laghi per più o minor tempo, in una maggiore o minor

parte di esso la Collegiata di S. Giovanni Battista di Monza, i

Monaci di Civate, le famiglie Paravicini e Carpani, che ne' dintorni

ebbero già chiara sede; ed indi i Bentivoglio, Rosales, Cella, Molo,

d'Adda ed il Principe di Leuchtenbergh, non che altri. I _Carpani_

sin dall'anno 1483 presero a livello dall'Arcivescovo di Mil. Nardini

il lago di _Pusiano_ pagando l'annuo canone di L. 320 e libbre cento

pesce. Sotto il Pontificato di S. Carlo Borromeo la mensa arcivescovile

alienò quella proprietà, essendosi cioè affrancati i sigg. Carpani del

livello, mediante lo sborso di scudi 7000. Poco dopo l'arcivescovato

acquistò quella porzione di lago che era di proprietà della Collegiata

di Monza, e che in progresso divenne pure dei sigg. Carpani. (V.

Frisi, _Memorie della chiesa di Monza. — Gridario del Duca di

Sermoneta. — Documenti presso di noi_.) Alla metà circa dello scorso

secolo, la famiglia _Molo_ diede principio al grandioso palazzo, che

vediamo in _Pusiano_, e che servì più volte alla dimora di Principi

e d'individui ragguardevolissimi. Abellì pure la vicina isoletta

che ha la superficie, come abbiamo detto, di 24 pertiche compreso il

lembo, che ben di frequente è innondato. — Nel 1782 il Governo diede

a livello con condizioni saviissime una parte de' fondi uliginosi, che

sono all'intorno di que' laghetti onde fosse ridotta ad utile coltura;

(_Istromento_ 15 novembre 1782 _in rogito Lonati_.) Il vantaggio, che

ne provenne può vedersi nella più volte citata _Storia e Coltivazione

della brughiera paludosa di Sirone_. Circa quest'epoca i Monaci di

Civate tentaron pure, e non infruttuosamente di rendere più proficue

alcune delle paludi di loro proprietà presso il lago d'_Annone_, ma

le loro fatiche furono in seguito non curate. Spiacevole cosa, che

l'annichilamento di tutti gli ordini religiosi tra noi, abbia pur

prodotta la dispersione degli archivi preziosi, che presso molti di

questi ordini si conservavano, provocando anche in ciò la colpa, che

gli autori vollero definire _retentio rei suæ invicem furis_. Prezioso

quant'altri mai per antichissime carte era l'archivio de' Monaci di

Civate, e dai frantumi, che noi conserviamo di due codici di esso col

titolo _Memorabilia_ l'uno, _Liber guasonorum de Sara_ l'altro (libro

dei luoghi fangosi in Sala) possiamo dedurre d'essere già quelle paludi

più estese, ed anzi nel territorio di quella terra posta sulla sponda

orientale del lago d'_Annone_ sono quasi del tutto scomparse. Pare,

che da quelle carte e codici ben molte notizie si avessero a dedurre

sui laghetti, di cui parliamo. Qualche privato tentò pure in questi

ultimi anni di rendere fertili piccole porzioni delle paludi, che

stanno alle sponde del lago sotto Civate; ma il mezzo sicuro di tutte

renderle proficue, ossia di asciugarle sarebbe quello di abbassare

qua e là l'emissario del lago d'_Annone_, che è largo poche braccia,

e lungo 3200 metri circa. Se non può forse ottenersi l'asciugamento

totale dei tanti luoghi paludosi che sono alle sponde dei laghi, e se

abbassandosi il pelo d'acqua, mentre si disseccano delle paludi, si

abbia dubbio per verità, che se ne scoprano delle altre ora coperte

dalle acque, di certo almeno un numero rilevante di pertiche di terreno

diverrebbero fruttifere, che ora altro non producono se non poca paglia

e delle canne, e si eviterebbero le inondazioni, che l'aria in qualche

luogo rendono meno pura ne' caldi estivi. Questo lavoro avrebbe un

sicuro risultato, e l'ispezione locale ne mostra la facilità. — Nel

secolo decimo quinto si fecero delle livellazioni per veder se potevasi

da questa parte condurre a Milano un canale; ma l'opera si riconobbe

allora impossibile. Dall'analoga relazione, che ci ha dato il Pagano

nel raro di lui libro intorno al Naviglio, sembra potersi dedurre, che

questi laghetti fossero allora più alti. S. A. R. l'Arciduca Ferdinando

Governatore dello Stato di Milano fece praticare alcune livellazioni,

che sembrò avessero per iscopo il progetto dell'unione del lago di

_Pusiano_ a quello d'_Annone_. Convien dire, che queste livellazioni od

altre cause abbiano mostrato impossibile il mandare ad effetto i vasti

divisamenti, che questo principe nutriva per opere architettoniche, o

giovevoli all'agricoltura ed al commercio. Nel 1793 il signor Diotti

formò un progetto per trarre a profitto dell'agricoltura parte delle

acque del lago di _Pusiano_, ma gravi opposizioni si posero in campo,

ed in linea d'arte, e per la difficoltà di conciliar l'interesse degli

utenti del Lambro, ed i diritti del proprietario della pesca del lago.

Per l'esecuzione però di questo progetto non è per anco abbandonato il

pensiero. Negli anni 1810 e 1811 il Governo fece eseguire varie opere,

fece praticare un nuovo emissario del lago di _Pusiano_, all'oggetto

di estrarre una maggiore quantità di acqua per il reale parco di

Monza, ma forse il risultamento di quelle opere non è corrispondente

all'ingente somma che ci si spese. Altri in seguito si affaticarono,

onde rinvenire il modo di rendere ancor più utili quelle acque; ed

in tanto lume delle scienze fisiche è a lusingarsi, che vedrem fra

non molto eseguiti utili progetti. Il sig. Giuseppe Bruschetti nella

citata _Istoria dei progetti, e delle opere per la navigazione interna

del milanese_ dice a questo proposito quanto segue «A compiere con

vantaggio la rete di navigazione del milanese potrebbe fra le altre

opere aprirsi anche un canale da Malgrate al lago di Civate o d'Oggiono

abbassando questo lago e facendo cambiar corso allo scaricatore del

medesimo. Da questo lago poi attraversando un'altura e dirigendosi

verso Molteno si troverebbe un colatore detto la _Bevera_ che scarica

le acque nel fiume Lambro, il quale attraversa tutta la Brianza e si

dirige a Monza. Continuando la navigazione in questo canale si avrebbe

la comunicazione col naviglio Martesana poco prima di Crescenzago,

ove il detto fiume Lambro entra e sorte dal naviglio medesimo» (pag.

253) — Fu nelle acque di _Pusiano_, che nel novembre dell'anno 1816

il meccanico sig. Locatelli fece il primo esperimento del naviglio

inaufragabile; e le sponde e le alture, che le circondano erano

piene di spettatori recativisi anche da lungi non poco, il che formò

un quadro singolarissimo. — Negl'inverni 1821 e 1823 morì nel lago

d'_Isella_ una quantità considerabilissima di pesci, nè si saprebbe

assegnare una ragion sufficiente. Ne vale l'attribuirlo al rigor della

stagione, ed alla poca profondità del lago, gelando questi duramente

come quello pure d'_Annone_ pressochè in ogni inverno. Meriterebbe

forse le indagini del naturalista il credersi da alcuni che abbia

a ciò dato causa un'abbondante estrazione di tufo, che si effettuò

negli scorsi anni in una cava posta poco lungi di questo laghetto, e

per modo che vennero ad entrare nel lago delle acque lorde, zeppe da

minime particelle del tufo stesso, che si distaccano nell'estrarlo.

Per gelare quello di _Pusiano_ richiedesi però un freddo più intenso,

diremmo straordinario. Osandosi di transitarli in quello stato pur

anche con carri da coraggiosi briantei, ne avvennero luttuose vicende,

che mostrano la necessità di un severo divieto. Tutti questi laghi

sono ben di poco profondo, meno alcuni luoghi. L'altezza ordinaria dei

due d'_Annone_ e d'_Isella_ è di circa braccia 18 e poco più sono alti

quelli di _Pusiano_ e di _Alserio_. Quello di _Pusiano_ in un luogo

vicino all'isoletta ha tale profondità, che dicesi volgarmente non

trovarsi fondo; e presso di _Bosisio_ ad un sito denominato _Padufè_

è alto forse più di 50 braccia milanesi. Nel mezzo quello d'_Alserio_

oltrepassa talvolta le trenta braccia. I due luoghi più profondi del

lago d'_Annone_ lo sono di 25 braccia, e diconsi il _Pompo_ ed il

_Peloso_. Questo lago deve avere molte sorgenti sotterranee. _Pendocca_

e _Pescone_ diconsi i due punti più alti di quello d'_Isella_ cioè di

22 braccia. Il chiarissimo sig. ingegnere Carlo Parea ci ha data la

elevazione di questi laghi sul pelo basso del mare Adriatico. Da queste

livellazioni risulta, che il laghetto d'_Annone_ è alto metri 225,698,

quello di Pusiano 259,198, quello d'Alserio 259,698. (_Bruschetti opera

citata_, pag. 261.). — In tutti quei quattro laghi, ma ancor più in

quello d'_Isella_, abbonda a preferenza d'ogni altro il pesco (_perca

fluviatilis_,) ed è d'assai buona qualità. Così era pure ne' secoli

trascorsi, poichè il Porcacchi parlando di questi laghi dice «_et tutti

son notabili per la presa di grossi pesci persici_» (_Nobiltà di Como_,

pag. 136) e prima di lui Paolo Giovio «_omnes percarum præpinguium

captura notabiles_» (_Descriptio Larii lacus_, pag. 52.) Vi si trova

poi de' pesci di qualche pregio, un numero sufficiente di anguille

(_murena anguilla_,) se eccettuiamo però quello d'_Alserio_, in cui

non amano troppo di propagarvisi, probabilmente per le tante serpi,

che vi sono ne' canneti, che circondano in particolare la depressa

sponda settentrionale: vi sono delle tenche (_ciprinus tinca_) e dei

lucci (_esox lucius_) ma però in quello d'_Isella_, questi due ultimi

si trovano in assai scarso numero. Fra i pesci di poco o nessun pregio

si enumerano i cavezzali (_ciprinus capeto_,) i carpani (_ciprinus

carpio_,) i barbi (_ciprinus barbus_) un tempo già più abbondanti, le

arborelle (_ciprinus albor_) le scardorelle (_ciprinus brama_) e le

così dette _troje_, ec. Nelle antiche scritture si trova accennato

come esistente nel lago di _Pusiano_ un pesce detto _Canedini_, che

non sapremmo dire qual fosse. Forse così denominavasi nel secolo

decimo quarto il _cavezzale_, che dicesi anche in buon italiano

_cavedano_, e volgarmente in Brianza _cavèden_. — I Governi in varie

epoche emanarono utili disposizioni, e perchè prosperar potesse la

pescagione in questi laghi, ed a difesa di chi v'ebbe la proprietà

della pesca (V. _Gridario di Don Diego Phelippes de Guzman sotto l'anno

1640_, ec., ec. _Compendio delle Gride ed Ordini della città di Milano

dell'anno 1601_, ec., ec.). Il Duca di Milano Francesco Primo Sforza

sotto il giorno 2 Marzo 1463 scriveva al Vicario del monte di Brianza

«_Dilecte mi — per la introclusa supplicatione intenderay la querella

fa labbate de sancto Petro de chiua de la usurpatione se li fa de

quello laco Volemo che te informi bene de la cosa e trovando così esse

come expone prouedi superinde per modo che quelli danono non siano

admisi ala possessione de dicto laco se non per la parte hano possuto

legittimamente comprare, e non de altra che spetta ad esso abbate._»

(_Dall'Archivio Governativo di S. Fedele in Milano._) Innosservate

sempre le disposizioni a tutela della pescagione e vive sempre delle

contestazioni sulla proprietà di qualche parte, d'assai si diminuirono

i prodotti di questi laghi. Negli anni, che decorsero dal 1514 al

1527 le terre limitrofe ai nostri laghetti dovettero somministrare

ciascun anno alla città di Milano, riunendo le parziali quote in uno,

libbre 860 pesce (_Sommario degli Ordini pertinenti agli Ufficiali

della Comunità di Milano, pag. 66._) — Nelle alture, che circondano

questi laghi, nelle antiche sponde a mattino ed a mezzodì diressimo

propriamente dell'_Eupili_, prosperava diggià l'olivo, e dava un frutto

considerevole, ma ora vi è trascurato per non corrisponder più, quale

ne sia la causa, le cure che richiede al prodotto sempre tenue. — Lungo

i monti, che sovrastano al Nord i laghetti, più d'uno vi ha osservate

delle petrificazioni. Il Baretta (memoria citata) disse, che il _Monte

di S. Fermo è composto d'ammoniti, alle quali, qualche rara venere è

pur frammista_. L'Amoretti (_opera citata_ pag. 300.) dice «_Il sasso

di questi contorni è calcare, sovente rossigno, in alcuni si trovano

non infrequenti degli ammoniti, de' nautili ed alcune veneri._» Ed il

sig. Breislak nella _Descrizione geologica_ di cui ci giovammo, pag.

52, riconobbe pure _la presenza de' corpi organici marini sopra i monti

del piano di Erba_. Noi conserviamo degli _ammoniti_, che rinvenimmo

l'anno 1802 nel monte detto di _Suello_ sopra il lago di _Pusiano_ ad

un'altezza considerabilissima.

Dell'antico stato del lago di Pusiano nell'alto Milanese · 第 2 / 5 题