Quando rientrai cominciava ad imbrunire.
Il curato stava seduto nell'orto, appoggiato al muricciolo, guardava
verso la valle. Pensai ch'egli fosse assorto in gravi riflessioni; non
ardii frastornarlo.
Ma dopo qualche tempo si volse e mi vide. Pareva calmo; con un cenno
del capo m'invitò a venirgli d'accanto. Poi indicandomi le prime
stelle che spuntavano in fondo al firmamento,--come continuasse un
discorso cominciato disse:
--Credo che quei raggi sieno un linguaggio; altrettante voci di un
colloquio immenso attraverso l'infinito, segnali perenni che
trasmettono dall'un capo all'altro dello spazio la parola di Dio.
--Come i falò che dovevano ad Argo annunziare il ritorno di
Agamenone,--dissi, e tosto arrossii della profana allusione.
Il curato tacque e forse non intese.
Tutt'intorno un silenzio profondo. Nella cucina Mansueta attendeva
alle tranquille faccende della cena e faceva ripetere le orazioni ai
bimbi di Beppe: le loro vocine mimmose, assonnate smozzicavano le
frasi della preghiera. V'era in questa umile scena qualcosa di più
augusto che non fossero tutti i miei ricordi letterarii. Eppure quei
ricordi mi preoccupavano con delle analogie singolari. Come la vedetta
argiva attendeva il re dei re per denunziarlo al pugnale dell'adultera
mogliera, mille astronomi dall'alto delle loro specole, indagano Iddio
per tradirlo alle trafitture micidiali della scienza epicurea.
Ero allora al tempo delle grandi curiosità. A dieci anni spezzavo i
balocchi per osservarne gli interni congegni; a venti provavo
un'irresistibile smania di notomizzar gli ideali in cui m'imbattevo.
Per gli uni e gli altri mi rincresceva poi d'averli distrutti,--ma
ogni volta tornavo daccapo.
La virtù del curato, la sua calma in mezzo a tante tempeste e a tanta
malvagità, la sua fede nel bene erano enigmi che mi premeva di
scandagliare.
Aspettavo con viva ansietà le confidenze,--le rivelazioni promessemi
il giorno innanzi: ma quella sera non vennero: il buon vecchio pareva
aver scordata, nella quietudine della propria contemplazione, la sua
promessa.
Parlò con la sua bonaria argutezza di cose alte, sublimi; una soave
malinconia cresceva prestigio alle sue parole. Era impossibile
dubitare della sua sincerità. Io era un po' distratto; ma a poco a
poco il discorso cattivò la mia attenzione, e vi presi parte anch'io.
Dopo cena Baccio mi accompagnò nella mia camera.
Gli manifestai la mia meraviglia per la tranquillità dal curato.
--Sempre così, mi disse; quando lo colgono dei grandi dispiaceri ha
degli accessi subitanei, violenti, ma che durano poco: egli si
ritira in qualche angolo, passa qualche ora a pensare,--poi torna
quel di prima, rassegnato, indulgente con tutti.