[1] Su quel suo bocchino così bello e così grazioso, la lingua
meneghina è color di rosa: ha un certo fare.... che so io? Non saprei
neanche dirlo. — Scaldato in quest’idea, via! ho detto: facciamoci
onore: scriviamo in milanese schietto, che è tutto sapore, un vero
linguaggio di maliarde, pieno di fattucchierìe. — E ho scritto, ma sì:
cuccù!... Questa lingua del mercato non mi par più quella che parlava
Lei: è divenuta slavata e floscia; è tutt’altra cosa. — Però, vuol lei
accomodarla? Presto fatto, signora Chiarina: basta soltanto passarla
per quel suo caro bocchino, furbetto senza farne mostra, che pare
una fragola. E a un tratto, la mi diventa monella, maliziosa, vispa,
smagliante come una bella ragazza. Bella?... Non basta punto: la mi
diventa _Lei_.
[2] Resisto pertinace.
[3] Nel 1787.
[4] Sa lei, signor Rossini, che cosa devo dirle?... Che questa povera
donna malmenata, serva pezzente che perde gli sbrendoli, dopo che ne ha
partorito una quantità, adesso d’omenoni ne fa proprio pochi; ma quei
pochi, per la Madonna! sono ancora i figli della padrona!
[5] Il Serio bagna Clusone.
[6] Signora Chiarina, quando lei è lì seduta dentro la sua poltroncina,
così accoccolata, con quella sua aria di stanca e rassegnata, come
una che cova un profondo accoramento; non so, io penso a un’anima
caduta per isbaglio giù dal cielo in questo mondo birbone, a qualche
angioletto smarrito, fuori di strada, che sente il cruccio della sua
carcere. Lei è un angioletto, so bene, bello, grazioso anche quando lei
ride; non c’è alcuno che non lo dica. Ma via! quando ella è lì, smorta
e senza voce, cogli occhi che cercano in alto, mi pare che proprio, in
quel guardare, tutto cuore, pietoso, ci sia qualche cosa che disveli il
paradiso. — (_Questo sonetto reca la data dell’autunno 1844_).
[7] Morì a Vienna nel 1884.
[8] V. le sue _Memorie_, pubblicate dall’imperatore Francesco Giuseppe
nel 1867.
[9] Tristezza che fa nodo alla gola.
[10] Parole che lo stesso ingegnere Scola riferì al cavaliere Francesco
Clerici, consigliere di Corte d’Appello di Milano, alla cui gentilezza
devo queste notizie e la riconferma di altre, pure inedite, che qui
seguono sul sommo scrittore.
[11] V. _Liriche_ di ANDREA MAFFEI (Firenze, Succ. Le Monnier), da cui
furono riportati anche i sonetti alle pagine 15 e 121.