LISZT.

Francesco Liszt e Daniele Stern nel salotto. — Un salotto di

madama D’Agoult. — I guanti gialli di Liszt. — Scritti di Liszt e

di Daniele Stern sull’album della contessa Maffei. — Un romanzo

d’amore. — Allegrie della Sand e di Liszt. — Una conversione. —

Orazio Vernet. — Lettera di Filippo Filippi alla Maffei su Liszt. —

Thalberg nel salotto Maffei.

Maria di Flavigny, nata da un emigrato francese a Francoforte sul Meno,

educata a Parigi, sposata al conte d’Agoult, conosciuta nel mondo

letterario col pseudonimo di Daniele Stern, viaggiava liberamente col

suo amico Francesco Liszt. Correva l’usanza dei viaggi a due. La Sand

e Alfredo de Musset, Liszt e la contessa d’Agoult ne erano i modelli.

Giorgio Sand nel terzo volume dell’_Histoire de ma vie_, discorre della

contessa d’Agoult, che volle averla seco a Ginevra. La Sand ne rimase

incantata: la dice “belle, gracieuse, spirituelle„. All’Hôtel de France

a Ginevra, dov’era alloggiata, la contessa d’Agoult aveva improvvisato

un giocondo salotto frequentato da poeti, da letterati, da artisti, e

da signore di passaggio, fra cui una milanese, celebre già per la sua

bellezza, la Marliani, definita da Napoleone Bonaparte che la vide a

una festa da ballo al teatro della Canobbiana di Milano: “bella fra le

belle.„ Chopin, Miçkiewicz, Nourrit, Eugenio Sue s’incontravano in quel

salotto colla Sand: Chopin e Liszt eseguivano al pianoforte le loro

composizioni; gli altri battevano le mani.

Le relazioni fra Liszt e la contessa d’Agoult apparivano così intime

che, quando nel 1838 giunsero a Milano e furono introdotti insieme nel

salotto della Maffei, questa, benchè indulgente, non potè non provarne

disgusto.

Maria d’Agoult contava trentatrè primavere, Francesco Liszt, che non

toccava ancora la trentina, sfolgorava nella pienezza della gioventù

e del genio, mandando dagli occhi i lampi, il fuoco della sua natale

Ungheria. Al nome di _Liszt_ (che in ungherese vuol dire farina)

palpitava il cuore delle signore, ammaliate dalla valentia e dalla

zazzera svolazzante del sommo pianista.

Quelle mani lunghe e nervose tempestavano sulla tastiera e ne

suscitavano uragani. Liszt suonò nel salotto Maffei; ma la contessa,

non ostante la fenomenale bravura dell’adorato concertista, non ne

serbò la migliore delle memorie. Ricordo con quale grazia una sera

dell’82 (dopo tanti anni!) ella raccontava i concerti di Liszt,

soggiungendo:

— Quando si sedeva al pianoforte, si levava i guanti gialli e li

buttava, con un gesto da imperatore, l’uno a destra e l’altro a

sinistra, perchè le dame li raccogliessero.

— E li raccoglievano?

— Eh.... qualche volta!

Prima di lasciare casa Maffei, Francesco Liszt affidò all’album della

contessa questo pensiero:

“Il y a des gens qui avec peu de paroles donnent beaucoup à penser:

d’autres, qui, avec beaucoup de mots éveillent peu d’idées, comme

les deux aiguilles d’un horloge, dont l’une va bien vite et ne

marque que les seconds, et l’autre, plus lente en sa marche,

désigne les heures.

“LISZT.„

“Mars, ’38.

E la contessa d’Agoult scrisse alla sua volta:

“Ce qui témoigne peut-être plus tristement de la misère de l’homme

c’est la déplorable facilité avec laquelle il s’abjure lui-même,

il abdique pour ainsi dire le sentiment de sa personnalité en

reniant les heures passées, les opinions, les sentiments, les

douleurs et les joies des jours qui ne sont plus. A mesure que son

cœur impuissant se détache des objets auxquels il voue un culte

passager, au lieu de les ensevelir dans un religieux silence, il

raille les heures d’abandon et de tendresse; il rit aujourd’hui

des enthousiasmes qui la veille lui ont fait verser des pleurs; et

à peine entré dans une phase nouvelle de son existence, il prend

en pitié celle qui vient de finir. Il ne respecte ni les amitiés

rompues ni les amours brisés: il insulte à son propre cœur en

insultant aux sentiments par lesquels il a été, en vertu desquels

il a agi; les affections qui ont fait partie de son être. _S’il

a plusieurs amis, c’est afin de se plaindre des uns aux autres_:

s’il change de maîtresse, ce n’est jamais sans dire à la dernière

qu’aucune femme n’a été aimée de lui: il arrive ainsi au tombeau

ayant menti à tout, même à son propre cœur....

“Pauvres humains, que vos rires font pitié! Quelle misère de sentir

si peu sa misère!

“MARIE COMTESSE D’AGOULT.„

“2 mars, 1838.

Belle parole, degne della penna di chi scrisse le “Esquisses morales„.

Alludeva ella forse a qualcuno?...

Insieme colla contessa d’Agoult, Francesco Liszt aveva presentato nel

salotto Maffei un giovanetto israelita, il suo allievo prediletto,

Hermann-Cohen, la cui storia è sommamente romanzesca.

Il celebre ungherese amava questo giovinetto tedesco da lui incontrato

sulle strade d’Amburgo.

Passeggiando un giorno per quella città, Liszt si vide avvicinare da un

ragazzo pallido e tutto tremante di vergogna. Credeva che si trattasse

d’un mendico, e fece atto di aprire la borsa; ma il giovinetto

arrestandogli la mano, gli disse supplicante:

— No, maestro, non vi domando l’elemosina, ma la vostra protezione. Io

amo la musica.... Prendetemi con voi!

E gli raccontò che, nato ad Amburgo da ricchi banchieri israeliti,

aveva ricevuto per cura del padre un’istruzione commerciale, ma che

si sentiva irresistibilmente trascinato allo studio del pianoforte.

Rovesci di fortuna avevano impoverita la sua famiglia, alla quale non

poteva essere più a carico....

Hermann Cohen (che nel mondo dell’arte venne conosciuto col solo nome

di Hermann) a sei anni meravigliava per la disinvoltura nel suonare

il pianoforte. Francesco Liszt gli promise di proteggerlo, e mantenne

la parola. Dopo un primo concerto ad Amburgo, Hermann ne diede due

altri a Mecklemburg e a Francoforte; quindi si stabilì colla madre a

Parigi, dove Liszt lo raccomandò subito ai potenti, gli fece scuola

e lo proclamò maestro. Dovendo Liszt recarsi a Ginevra per fondarvi

un conservatorio di musica, vi condusse seco Hermann e gli affidò la

scuola di pianoforte; ma l’insegnamento non era adatto a quello spirito

ardente e inquieto, che volle, invece, seguire il suo protettore nelle

peregrinazioni artistiche per il mondo.

Nel salotto Maffei, dove Hermann suonava già da maestro, senza farsi

pregare, s’incontrò in una signorina, bella, vivacissima e l’amò

riamato.

La Sand, in un piacevolissimo capitolo delle _Lettres d’un voyageur_,

parla della allegra gioventù di Hermann dandogli un altro nome. Lo

descrive in un albergo svizzero, nel quale egli vive accanto a Liszt,

facendosi passare per una ragazza. Difatti, quando la Sand si recò per

visitare Liszt, si vide venire incontro Hermann vestito da signorina:

lunghi bruni capelli gli scendevano sulle spalle. Persino l’albergatore

lo prese per una _jeune fille_.

Gli abbracciamenti impetuosi e tutti gli altri slanci e costumi di

Hermann, di Liszt e della Sand sembravano per lo meno strani ai

pacifici inglesi alloggiati in quell’albergo. Le dame d’Albione

scappavano inorridite pei corridoj: non così i maestosi loro mariti,

che scambiando per istrioni da villaggio i clamorosi artisti,

concertarono una sera, a cena, di farli agire, in una piccola

rappresentazione, e a tale scopo raccolsero fra loro una colletta, che

mise il colmo dell’allegria nella triade Sand, Liszt ed Hermann.

— Hermann (mi diceva un giorno la contessa Maffei) quando venne nel

mio salotto, non aveva ancora diecisette anni. Il suo sorriso, quasi

infantile, mi pare di vederlo.

Più tardi, egli ricercò della signorina amata, mandando apposta,

fin dai Pirenei a Milano, una sorella; e allora avvenne una scena

commoventissima.

Un profondo mutamento dovea seguire in quello spirito. Cominciò col

frequentare le chiese cattoliche; e i suoni dell’organo, gl’inni,

gl’incensi alimentarono il bisogno di fede che lo struggeva. Abjurò la

religione giudaica, in cui era nato, e a Parigi ricevette il battesimo.

Deciso di chiudersi in un convento, studiò teologia, ricevette gli

ordini sacri ad Agen, cittaduzza vescovile sulle rive della Garonna, e,

poco dopo, entrò nell’ordine dei carmelitani scalzi. Quando a Milano si

seppe che il prediletto allievo di Liszt era diventato “padre Agostino

Maria„ e saliva sui pulpiti spiegando un’eloquenza sublime, non si

fecero troppe meraviglie, conoscendo l’indole e l’ingegno di lui. Dagli

organi delle cattedrali più insigni, egli diffondeva armonie rapitrici

da lui stesso create ed eseguite. Predicando a Bordeaux, vi fece

eseguire una sua grande messa. Compose tutto un ciclo di cantici sacri:

_Gloire à Marie, Amour à Jesus-Christ, Fleurs du Carmel_....

Viaggiando un giorno di maggio sul piroscafo da Valenza ad Avignone,

s’incontrò in Orazio Vernet, gli si fece conoscere e gli parlò con

entusiasmo dell’influenza della fede sulle arti. Tutti ascoltavano a

bocca aperta la predica del carmelitano, il quale parlò senza posa per

cinque ore. Orazio Vernet, che racconta questo episodio in una lettera

datata da Cette (si può consultare il libro di Amedeo Durande, _Joseph

Carle et Horace Vernet_), accenna all’aria ispirata e all’eloquenza

trascinante del convertito.

Nella guerra del ’70, il padre Agostino Maria accorse da valoroso sui

campi di battaglia per curare i feriti; ma fu preso dal vajuolo e ne

morì, a soli quarantanove anni, da lui vissuti in una febbre continua

di sentimento e di pensiero.

Anche Liszt vestì poi l’abito ecclesiastico; ma quale differenza

fra gli ardori sinceri di padre Agostino Maria e le pose dell’abate

Liszt!...

La contessa Maffei e Liszt non mantennero più, dopo il 1838, rapporti

diretti. Filippo Filippi in una lettera datata da Buda-Pest, 25 aprile

1869, così informava sul celebre concertista la contessa:

“Qui c’è Liszt, divenuto abate: gli si preparano grandi ovazioni, e

si daranno in suo favore due gran concerti nei quali non si eseguirà

che musica sua; uno domani sera, l’altro il 30, nelle grandi sale del

Ridotto. Feci la sua intima conoscenza; e fu oltre ogni dire amabile.

È un po’ ridicolo cogli abiti da prete. Porta sempre i suoi lunghi

capelli bianchi ed ha una conversazione delle più aggradevoli. Abita in

casa del parroco della Metropolitana di Pest e non scrive che messe,

salmi ed oratorii. In conclusione, è un grande artista.„

Nel salotto Maffei vediamo venire anche Thalberg, che con Liszt formava

in quel tempo il più potente binomio pianistico. Pregato, Thalberg si

pose al pianoforte, ma con quale degnazione! Si sapeva bene che nelle

sue vene scorreva sangue principesco; ma l’avidità di lucro s’accordava

un po’ male colle sue arie. Suonando in casa Maffei, al cospetto di

signore, letterati ed artisti, egli pretendeva d’essere pagato. La

contessa gli inviò un grazioso regalo accompagnato da graziose parole,

ma egli le usò la scortesia di rimandarglielo.

La Sand venne in Italia nel 1834 con Alfredo De Musset e soggiornò fra

i poetici silenzii di Venezia con lui e col bellissimo medico veneto

dottor Pietro Pagello che le consacrò la barcarola

Coi pensieri malinconici

No te star a tormentar;

deliziosa barcarola che piaceva tanto anche alla contessa Maffei. Ma

alla Sand mancò il tempo e l’opportunità di venire ad abbracciare la

sua fervente ammiratrice, la Chiarina, colla quale stette in relazioni

cordiali. La contessa mandò nell’aprile del 1847 il proprio album alla

Sand, che vi scrisse il motto d’un suo libro: “Charité envers les

autres; dignité envers soi même; sincérité devant Dieu.„ La contessa

conservava più d’un ritratto dell’autrice d’_Indiana_. Nel salotto, ne

teneva uno coi capelli ricciuti e ondanti sulle spalle, meraviglioso,

inciso dal Calamatta; e un altro nella propria stanza da letto, —

stanza tutta trine, velluti e immagini, a ognuna delle quali era

congiunta una memoria diletta, una storia. Maurizio, figlio della Sand,

sposò Lina Calamatta, figlia del famoso incisore, che incontreremo più

tardi; tutti amici amatissimi dalla Maffei.

Il salotto della contessa Maffei e la società milanese (1834-1886) · 第 15 / 77 题