XXI.

Io non ho l'animo crudele di uno sgherro o d'un giudice del

Sant'Uffizio, da compiacermi a noverare i patimenti di Guido in quella

brutta giornata. E v'hanno poi di cotali dolori che non si possono

descrivere e che non intende neppur bene colui che li prova; dappoichè

essi, per la loro intensità medesima, gli tolgono la coscienza

dell'essere.

Egli fu nella notte, in mezzo al silenzio di ogni cosa creata, che

Laurenti cominciò a leggere nella sua anima afflitta, a raccogliere i

suoi dolori e ordinarli in forma di pensieri. La mezzanotte era

suonata, quando egli, che ancor non era uscito dalla sua camera, sentì

il bisogno di muoversi e di respirare un'aria manco soffocata di

quella. Aperse la finestra, e la brezza notturna e l'azzurro del cielo

stellato, parvero chetargli un tratto lo scompiglio della mente.

Dalla finestra della signora Argellani si scorgeva un po' di lume che

trapelava dalle stecche della persiana.

«Non dorme ancora;--pensò Laurenti--che fa ella? Ricorda le gioie

della sua bella giornata, rinnova nel suo cuore le fiamme che vi

accesero i lunghi sguardi del suo innamorato Percy! Io ho lavorato per

gli altri, mi sono affaticato per gli altri, ho messo per altri il

cervello a partito.... Gran colpo che ho fatto! gran vittoria che ho

riportato! Ma forse non lo avrei fatto, forse non mi sarei affaticato

del pari, sapendo che doveva tornarmene questo premio? O si ha da far

il bene solamente per l'utile che se ne spera? Guido Laurenti sarebbe

egli diventato un'egoista?»

Mentre egli così pensava il lume si spense nella camera della donna

gentile.

«Dormi, dormi, e ti consolino i sogni, le immagini leggiadre delle

feste a cui torni fidente e serena. Va, dove certo ti aspettano i

sogni del tuo Percy; senti la stretta del suo braccio che poderoso ti

sostiene, mentre i vostri piedi si aggirano in cadenza nel vortice

della danza e il suo alito infuocato ti bacia i capegli. Egli così

tenero non pensava a te, egli non ti faceva argomento de' suoi sogni,

allorquando tu ti spegnevi a poco a poco nella solitudine del tuo

dolore. Allora, chi sedeva al tuo capezzale, chi interrogava ansioso

le lievi pulsazioni del tuo cuore, chi persuadeva la vita all'anima

tua, mentre la infondeva nelle membra, chi viveva della tua esistenza

e ti faceva partecipe alla sua, era un ignoto, era Guido Laurenti, il

quale aveva giurato di restituire i bei colori della salute e della

giovinezza al tuo volto e morire egli di poi; imperocchè egli ti amava

e il cuore gli diceva che, risanata, non avresti più dato il cuore a

nessuno.

«Morire! Aveva giurato di morire per lei.... pazzo, tre volte pazzo! A

che terrei la promessa? a chi dunque! Si muore, quando non si ardisce

dire alla donna salvata: amatemi in ricompensa del benefizio; l'amore

vi ha fatto male, che importa? tornate a patire per me. Ma questa

donna oggi ama un altro; anzi riama l'antico. Che altro significa il

rinato desiderio delle feste? che altro il ritorno del Percy ai piedi

di lei? Ed ella che lo comporta e sorride!....

«Dio santo, avete voi così plasmata di fango la più bella delle vostre

creature, ch'ella abbia senza vergogna e senza rimorso da ricader

nelle braccia all'uomo che l'ha abbandonata, e ritorna a lei per amore

di novità, senza avere patito con lei? Cosiffatti amori, accesi

soltanto dalla vista di due labbra vermiglie, che sfuggono il sudario

della morte e tornano colla risurrezione della carne, sono invero una

profanazione della dignità e della logica. E perchè non ha inteso ella

cotesto? Perchè!.... La è stoltezza, la mia, a domandarlo. C'è forse

mai stata virtù di logica, o senso di dignità, nel cuor vostro, o

figlie di Eva? O non siete voi piuttosto quelle che noi vi andiamo

immaginando, noi adoratori degl'idoli fatti colle nostre mani, e di

attributi scaturiti dal vaneggiamento delle nostre contemplazioni? Il

camaleonte muta i colori secondo che la luce percuote il suo tenue

involucro di membra; noi vi illuminiamo coi raggi della nostra mente,

vi coloriamo coll'iride delle nostre passioni, e voi risplendete. Uno

spensierato gaudente che passi da vicino, vi scorge suffuse di roseo,

irradiate di splendori, opera tutta dell'amore di un artefice

affettuoso. Ed egli allora, che non ha fatto nulla per voi, che non ha

sudato all'opera, che non vi ha neppure guardato quando giacevate

smorte e dimesse, egli allora si fa innanzi sollecito, si pone fra il

disgraziato artefice e voi, si piglia egli la luce, si beve egli il

calore.

«Ed io ho studiato tanto, senza sapere tutto ciò? Povero uomo, suda

sui libri, rapisci i segreti alla terra ed al cielo! Ma che dico io di

libri? E l'esperienza dolorosa del passato! Mio povero cuore, viscere

smemorato che sei, o non ti valse a nulla aver patito gli aspri

tormenti una volta? Tu sei ricaduto stupidamente nell'inganno; hai

soffocato nel tuo profondo il primo suono di quella corda già offesa

da un antico strappo, la quale avrebbe potuto con le sue stridule

vibrazioni dare il segnale d'allarme alla ragione dormente. Va; se non

fosse che Laurenti non dee morire pel signor Percy, saprei soffocarti

ben io in una violenta affollata, in una mareggiata improvvisa di

sangue».

Così pensando, si tolse dal vano della finestra, ov'era rimasto fino a

quel punto; corse allo stipo, e aperto un cassettino, ne cavò una

boccetta che gittò sdegnosamente a terra. Il cristallo si ruppe, e

quelle poche goccie di liquore che v'erano rinchiuse, spruzzarono il

pavimento.

«Va, disperditi, veleno che dovevi uccidermi, senza che rimanesse

traccia di te, così ch'io rimanessi fulminato, senza che altri, anco a

spararmi le membra, potesse ascrivere la mia morte a disperato

proposito! Va, disperditi; io non farò altro che castigare il mio

cuore, flagellare, rompere per sempre la malaugurata corda dell'amore.

Andrò in India.... partirò subito... due o tre giorni basteranno per

dar sesto a tutte le cose mie.... Buon padre! egli mi ha fatto il

triste dono della vita, ma egli mi ha lasciato altresì la ricchezza,

per custodirmi contro i mali della turpe necessità. Io non sarò un

Prometeo incatenato sullo scoglio; io correrò lontano lontano, dove

non vedrò, dove non udrò nulla, più nulla!...

«È egli vero che si possa dimenticare, come asserisce il duca di

Marana? Gli amori di vent'anni, sì certo; ma gli amori di trenta.....

gli ultimi..... che! che! troppo profondo è lo schianto. Si cancella

il solco; ma il vallo romano di Caledonia, ma il canale di Neco

nell'istmo egiziano, si scorgono ancora dopo diecine e diecine di

secoli. No, io non la dimenticherò; ma ella almeno non mi vedrà a

patire, e il suo Percy non avrà a sorridere di compassione. O potrei

io rimanere vicino a lei, spettatore dolente, e spregiato? O forse

potrei vivere qui solo, a nutrirmi di memorie, a contemplare quel

mazzolino di fiori secchi che ella un giorno mi ha dato, e che hanno

aria di deridermi al capezzale?.....»

A quel povero mazzolino, già i lettori lo vedono, era minacciata la

sorte del veleno. Laurenti si mosse per ispiccarlo dalla parete; ma

appena lo ebbe afferrato, gli caddero le forze e lo sdegno, e così,

coi fiori tra mani, si lasciò andare su d'una scranna, dove rimase a

contemplarli malinconicamente.

«Fu un bel giorno, o divina, quello in cui mi avete donato questi

fiori salvatici, dimezzando il mazzolino che vi aveva offerto la

vecchia contadina. «Siete voi, mi diceste, che mi avete condotta

lassù, dov'è incominciata davvero la mia guarigione ed è giusto che ne

abbiate la parte vostra.» Sì, l'ho avuta la parte mia, e con buona

misura eziandio! Poveri ramoscelli di timo e di sermollino, voi soli

direte come io l'ho amata, e come sarei stato felice se il vecchio

suocero di Maddalena si fosse apposto al vero, quando ebbe a credere

che Luisa fosse mia...... mia.....»

Il ricordo di quell'errore del contadino condusse l'addolorato giovane

nella regione dei sogni. Vivere con quella donna, anco a patto di

dover comandare agli impeti della passione, sarebbe stato il colmo

della umana felicità. Ed egli, forte dell'amore di quella donna, la

rapiva agli sguardi, alle adorazioni profane del volgo. Quelle regioni

lontane dov'egli andava per disperazione, gli profferivano un asilo

pe' suoi amori felici, E già si vedeva colà, a mutare i passi lenti

con lei in una di quelle grandi foreste, dove un largo padiglione di

musacee e di liane intrecciate non lasciava penetrare la sferza del

sole. Le ancelle, vestite dei variopinti tessuti di Madras e

Mazulipatnam, uscivano dallo _chattiram_ con larghi ventagli di acacia

per venirle a rinfrescar l'aria sul viso, mentr'ella se ne stava

adagiata nel suo letto pensile, saldato ai noderosi rami di due alberi

di mangifere. Ed egli, seduto daccanto a lei, le stava leggendo un

dramma di Calidasa o un canto del Ramayana, nella lingua sacra dei

Bramini, che essi avevano imparata per loro diletto e ad inganno del

tempo. Per vivere in quella guisa, che non avrebbe fatto egli? Come

Visvamitra, il gran re penitente, di cui narra Valmiki nel suo immane

poema, egli si sarebbe rassegnato a mille e mille anni di ascetismo,

pur nella speranza di essere innalzato dalla virtù della sua

contemplazione al triplice regno di Indra, al firmamento azzurro de'

suoi desiderii.

Un dolore immenso, profondo, senza speranza di tregua, ha pure di

simiglianti allucinazioni, come la sete prolungata ha i suoi miraggi

nelle arene del deserto. Spaventose allucinazioni, quando svaniscono;

dolorosi miraggi, quando il pellegrino trafelato giunge al luogo dove

la fata morgana gli aveva fatto scorgere il pozzo di Nachor.

Fu un triste svegliarsi, quello di Guido! Ripose nel suo luogo il

mazzolino, mentre le lacrime gli innondavano le guancie, e recatosi

allo scrittoio, cominciò una lettera per quella donna da cui voleva

accomiatarsi senza pure vederla.

«Luisa,

«Vi ho amato; ho sognato. Vi amo ancora, ma il mio sogno s'è

dileguato ed ho scorto la dolorosa verità. Povero stolto, che volevo

risanar gli altri, e sono caduto infermo io medesimo! Ma io porterò

la pena dell'errore; amate, siate felice, io mi allontanerò dagli

occhi vostri per sempre.

Non vengo a prender commiato da voi; chè non potrei vedervi contenta

e sorridente a fianco del Percy, dell'uomo che riamate, e per contro

mi riuscirebbe troppo gran peso il mesto addio, consigliato al

vostro cuore da una sterile pietà....»

Qui Laurenti si fermò per rileggere lo scritto; ma com'ebbe scorso il

foglio, gittò la penna con atto di sdegno, e fece la carta in pezzi.

--Che Percy! Debbo io scrivere quel nome? E debbo mandare una lettera

che la faccia ridere di compassione? Scriviamone un'altra, e il cuore

si tenga in disparte.--

«Signora,

«Il bisogno di provvedere alle cose mie per un viaggio così lontano

come ebbi l'onore di annunziarle, non mi consente di venire a

rassegnarle gli atti del mio profondo ossequio, siccome sarebbe

debito insieme e desiderio per me. Poi, debbo dirle ogni cosa? Si

prova rammarico a dipartirsi dagli amici, a il commiato è sempre un

doloroso momento per tutti. Non si è buoni medici, senza

affezionarsi un pochino ai clienti; non si è veduta una gentile

inferma tutti i giorni, senza pigliare quella tal simpatia che

deriva dalla intrinsichezza. Ecco perchè....»

--Perchè... perchè coteste sono fanciullaggini, e coll'aria di voler

nascondere il vero, farò ridere due volte, in cambio di una. Un nobile

dolore ha egli da aver vergogna a mostrarsi? Percy vedrà la lettera!

La veda pure. Io starò disgraziatamente ancora parecchi giorni a

Genova. Venga egli a sorridermi sul viso, e vedrà, in fede mia, che

bel giuoco! Suvvia, un'altra lettera, e sia l'ultima.

«Signora,

Perdonatemi! Io partirò senza venire a dirvi addio. In verità, non

mi sento di rimetter piede in quella palazzina gialla dove ero

entrato come un amico, e dove sono rimasto come un innamorato.

Perchè non ardirei confessarvelo? Vi ho amato, sì, vi ho amato, e

voi forse ve ne sarete avveduta. Voi non amate me, e di cotesto mi

sono accorto ben io. Donna gentile, perchè verrei io a piangere a'

vostri piedi, cagione di rammarico per la vostra anima pietosa? Noi

non possiamo comandare al nostro cuore; nè voi voltarlo ad un

affetto che non era spontaneamente venuto, nè io a soffocarvi il

mio, nato vigoroso, ribelle ad ogni argomento della ragione.

Perdonatemi dunque, o signora, e siate felice. Un giorno, pensando

allo scomparso amico, non ricorderete ch'egli.... che il suo affetto

vi abbia mai cagionato un dolore....

--Legga pure il Percy questa frase, e sorrida, se gli dà l'animo!

gridò il giovine; quindi seguitò a scrivere:

«La è questa, l'unica consolazione che porterà seco, in terre

lontane, il vostro

L'olmo e l'edera · 第 38 / 45 题