[1] _La Society for Promoting Christian Knowledge_.
[2] Nel pubblicare una nuova edizione di questo libro ho ben poco da
aggiungere a quanto e scritto qui sopra. Mi è parso bene di mantenere
al libro il carattere che gli diedi quando prima lo scrissi, ma i
molti studi critici sui nostri cronisti, e le nuove edizioni dei
testi che han veduto la luce da quel tempo, mi hanno obbligato ad una
lunga e minuta revisione di tutto il lavoro, e a modificare, dove
era necessario, giudizî e asserzioni a seconda dei risultati nuovi
raggiunti dalla critica nel suo andamento progressivo. Sempre cercando
di non ingombrare il libro con note superflue, ho però abbondato
alquanto più di prima nelle citazioni, quando mi è sembrato che il
farlo potesse riuscire di qualche utilità agli studiosi. Ai molti
amici che mi hanno aiutato con utili indicazioni esprimo qui la mia
gratitudine, e in particolare al conte Nigra e ai professori Isidoro
Del Lungo e Cesare Paoli, che mi furono larghi di notizie nuove e di
osservazioni opportune.
Roma, 24 aprile 1900.
[3] «How carefully the Moeso-Gothic language was considered and
prepared for the expression of Scripture, becomes manifest to the
philological student, when he examines those precious relics of the
fourth century which bear the name of Ulphilas. Here we often meet
the very words with which we are so familiar in our English Bible, but
linked together by a flexional structure that finds no parallel short
of Sanscrit. This is the oldest book we can go back to, as written in
a language like our own. It has therefore a national interest for us;
but apart from this it has a nobility and grandeur all its own, as it
is one of the finest specimens of ancient language.» JOHN EARLE, _The
philology of the English tongue_. Oxford, Clarendon Press, 1873. Oltre
la traduzione di Ulfila avanzano alcuni altri frammenti in lingua
gotica dopo la quale vien l'anglosassone per antichità di reliquie
scritte, che però non risalgono di là dal secolo settimo.
[4] Squillacium prima urbs Bruttiouem.... cuius laesiones cogimur plus
dolere, dum patriotica nos probatur affectione contingere.
[5] Prima del nostro tre Cassiodori fiorirono e presero parte con onore
agli avvenimenti occorsi in Italia ai loro tempi, il bisavolo che
difese la costa di Sicilia ed i Bruzzii dalle invasioni vandaliche;
l'avo, Tribuno e Notaio sotto Valentiniano III, amico ad Ezio che
andò ambasciatore ad Attila; il padre che servì Odoacre come _Comes
Privatorum Rerum_, e _Comes Sacrarum Largitionum_, e poscia entrato
ai servizi di Teodorico salì all'ufficio di Prefetto del Pretorio
e all'onore del Patriziato. Si è molto discusso intorno al nome di
Cassiodoro. Diversi eruditi, per lo più tedeschi, preferiscono la forma
_Cassiodorio_, ma io inclino con Tommaso Hodgkin e per le ragioni
indicate da lui alla forma comunemente in uso. Anche il Mommsen il
quale parve per qualche tempo dell'altro avviso, è tornato alla forma
_Cassiodoro_ nella sua edizione delle _Variae_. V. HODGKIN, _The
Letters of Cassiodorus_, London, Frowde, 1886, pag. 5. I migliori e più
recenti studi su Cassiodoro pongono approssimativamente la data della
sua nascita tra il 477 e il 481.
[6] Cassiodorus Senator.... invenis adeo, dum patris Cassiodori
patricii et praefecti praetorii consiliarius fieret et laudes
Theodorichi regis Gothorum facundissime recitasset, ab eo quaestor est
factus. _Anecdoton Holderi_, ap. Usener, pag. 4.
[7] Intorno a questa severità di giudizio, T. Hodgkin (_Op. cit._, pag.
29) osserva argutamente: «When he [Mommsen] makes this unfortunate
chronicle reflect suspicion on the other works of Cassiodorus and
especially on the Gothic History, the german scholar seems to me to
chastise the busy Minister more harshly than he deserves.» Questa
cronaca è stata ripubblicata recentemente dal Mommsen tra le _Chronica
Minora_ in _Mon. Germ. Hist. Auctorum Antiquissimorum_, t. XI.
[8] Originem gothicam historiam fecit esse romanam.
[9] _Variarum_, IX, 25.
[10] WATTENBACH, _Deutschlands Geschichtsquellen im Mittelalter_, I,
70. Berlino, 1893-1894. Di questa opera magistrale mi sono giovato
molto in queste prime pagine, e avrò frequente occasione di giovarmi in
seguito.
[11] «Vidit intrepidus quem timebat Imperium: facies illas terribiles
et minaces fretus veritate despexit, nec dubitavit eius altercationibus
obviare qui furore nescio quo raptatus mundi dominatum videbatur
expetere. Invenit regem superbum sed reliquit placatum.... Erigebat
constantia sua partes timentes, nec imbelles sunt crediti qui Legatis
talibus videbantur armari. Pacem retulit desperatam.» _Variarum_, I, 4.
[12] _Variarum_, I, 27.
[13] _Variarum_, III, 13.
[14] «.... nostra fecisti eximia tempora praedicari. Ornasti de
conscientiae integritate palatia, dedisti populis altam quietem.»
_Variarum_, III, 23. Un bell'esempio di tolleranza antica trovasi in
queste parole di una lettera motivata dall'incendio di una sinagoga in
una sedizione contro i Giudei, «quia nolumus aliquid detestabile fieri
unde romana gravitas debeat accusari.... Hoc enim nobis vehementer
displicuisse cognoscite ut intentiones vanissimae populorum usque ad
eversiones pervenerint fabricarum, ubi totum pulchrum volumus esse
compositum.» _Variarum_, IV, 43. Anche il codice Teodosiano, pur così
poco tollerante, favorisce i Giudei e impone che sieno rispettati.
_Cod. Theod._, lib. XVI, tit. VIII, 9. _De Iudaeis_.
[15] _Variarum_, I, 45.
[16] _Variarum_, X, 31.
[17] A questa storia col nome di _Historia Tripartita_ per essere
compilata dalle opere dei tre scrittori greci Socrate, Sozomene e
Teodoreto, rimase per secoli una grande e popolare autorità nella
Chiesa d'Occidente. La traduzione di questi autori fu eseguita da
Epifanio amico di Cassiodoro.
[18] MAGNI AURELII CASSIODORI SENATORIS, _Opera Omnia_.... opera et
studio J. GARETH, Venetiis, 1729; CASSIODORI SENATORIS, _Variae_, rec.
Th. Mommsen, _Mon. Germ. Hist. Auctorum Antiquissimorum_, t. XII;
e cf. MOMMSEN, _Die Chronick des Cassiod. Senator_ in _Abhandlungen
der Koen. saechs. Ges. der Wiss. phil.-hist. Kl._, vol. III, 1861; A.
OLLERIS, _Cassiodore conservateur des livres de l'antiquité latine_,
Paris, 1841; KOEPKE, _Anfänge des Königthums bei den Göthen_, Berlin,
1859; A. THORBECKE, _Cassiodorus Senator_, Heidelberg, 1867; A. FRANZ,
_Cassiodorius Senator_, Bresslau, 1872; I. CIAMPI, _I Cassiodori_,
Imola, 1876; USENER, _Anecdoton Holderi, Ein Beitrag zur Geschichte
Roms in Ostgothischer Zeit_, Bonn, 1877; A. GAUDENZI, _L'opera di
Cassiodorio a Ravenna_ in Atti e Memorie della R. Deputazione di
Romagna, 1885; WATTENBACH, _Op. cit._, I, 65; A. EBERT, _Hist. Générale
de la littérature du Moyen Age_, trad. Aymeric e Condamin, Parigi,
1893. Citando l'Ebert mi valgo di questa traduzione che fu approvata e
arricchita di qualche aggiunta dall'autore; T. HODGKIN, fa precedere
il lavoro suo già citato sulle _Variae_ da uno studio notevolissimo
intorno alla vita e agli scritti di Cassiodoro. Egli e l'Ebert
riassumono con molta chiarezza le opere teologiche di questo scrittore
e specialmente il trattato _De anima_, e le _Institutiones divinarum
et saecularium lectionum_. Un altro studio interessante è quello
del Church intitolato _Cassiodorus_. CHURCH, _Miscellaneous essays_,
London, Macmillan, 1891.
[19] Giordane afferma ch'egli ebbe in mano per soli tre giorni il libro
di Cassiodoro, ma a questa asserzione nessuno degli scrittori moderni
sembra prestare molta fede.
[20] Quasi universalmente finora si tenne, dietro la scorta di Giacomo
Grimm, che il Vigilio a cui questo libro è dedicato fosse papa Vigilio.
Il Mommsen, e ancor prima di lui l'Ebert, hanno però notato che un
semplice ecclesiastico come era Giordane, mai non avrebbe potuto
nella dedica trattar familiarmente un papa, e meno ancora rivolgergli
le esortazioni che si leggono nel passo seguente: «Tu vero ausculta
Iohannem apostolum qui ait: carissimi, nolite diligere mundum neque
ea que in mundo sunt, quia mundus transit et concupiscentia eius:
qui autem fecerit voluntatem Dei, maneat in aeternum. Estoque toto
corde diligens Deum et proximum ut adimpleas legem et ores pro me,
novilissime et magnifice frater.» Veggasi la prefazione del Mommsen
alla recente edizione di Giordane pubblicata da lui nei _Monumenta
Germaniae Historica_ (_Auctorum Antiquissimorum_, tom. V, Pars Prior).
Al Wattenbach tuttavia le ragioni addotte dall'Ebert e dal Mommsen non
sembrano abbastanza persuasive. _Op. cit_., I, 77, e anch'io mi accosto
al Wattenbach.
[21] Per dare un saggio del libro di Giordane reco tradotto qui in nota
questo ritratto di Attila ch'egli però attinse da Prisco: «Uomo nato
a desolazione di popoli, a sgomento d'ogni terra, il quale, non so per
qual sorte, atterriva tutti colla formidabile fama che si spargeva di
lui. Incedeva superbo girando gli occhi qua e là per mostrar l'altera
potenza sua pur col muovere del corpo. Amante di guerre ma temperante
di mano, validissimo di consiglio, arrendevole ai supplicanti, propizio
a chi una volta egli avea ricevuto nella sua fede. Breve di statura,
largo del petto, grosso il capo, piccoli gli occhi, rada la barba
sparsa di canizie, schiacciato il naso, pallido il colorito, segni
di sua razza. Il quale, avvegnaché per natura confidasse molto, pur
gli cresceva fiducia la ritrovata spada di Marte sempre sacra agli
Sciti. Questa, narra Prisco lo storico, ritrovossi in tal modo. Un
pastore, egli dice, vedendo zoppicare una giovenca dell'armento nè
potendo trovar la cagione di quella ferita, seguì attento le tracce
del sangue e finalmente arrivò alla spada che la giovenca aveva calcato
incauta pascendo, e trattala di terra subito la recò ad Attila. Questi
rallegratosi di quel dono, di gran core com'era, stimò d'esser fatto
principe dell'universo e per la spada di Marte essergli concessa la
potestà della guerra.»
[22] Per gli studi particolari che ebbi una volta occasione di fare
su quei luoghi, inclino a credere con T. Hodgkin (_Italy and her
Invaders_, IV, 278) che il cozzo dei due eserciti avvenisse nella
località detta _ad Ensem_, presso l'attuale villaggio della Scheggia
dove la via biforcandosi procede da un lato verso Fossato e dall'altro
va a Gubbio. Cf. _Rivista Storica Italiana_, vol. III, pag. 753.
[23] Esaminando in questa ristampa del mio lavoro le opere di
Procopio, ho adoperato per la storia della Guerra Gotica la edizione
del Comparetti pubblicata dall'Istituto Storico Italiano nelle _Fonti
per la Storia d'Italia_. Per gli altri scritti mi sono giovato della
edizione del Dindorf che trovasi nel _Corpus Scriptorum historiæ
Byzantinae_, stampata a Bonn, 1833-1838, in tre volumi. Oltre le
storie, rimane di Procopio un altro lavoro intitolato _Degli Edificî_,
nel quale si descrivono i monumenti e le opere pubbliche eseguite sotto
Giustiniano.
[24] «Illud vero sciebat Author, condendae huic historiae idoneum se
esse maxime omnium; ob aliud certe nihil, nisi quia cum a consiliis
fuerit Belisario Duci, quidquid fere gestum est vidit. Hoc etiam
persuasum habuit, arti Oratoriae convenire eloquentiam; Poeticae,
fabularum figmenta; Historiae veritatem. Quare ne amicissimorum quidem
peccata texit; sed cuiusque actus, pravos iuxta atque honestos, quam
potuit accuratissimis literis prodidit.» — PROCOP., _De Bello Persico_,
I, 1. Adopero per questa citazione la versione del Maltreto.
[25] «Tucidide che, oltre ad Erodoto, è suo principale modello.»
COMPARETTI, _Op. cit._, I, IX.
[26] Lib. III, cap. 17.
[27] La parola _Romani_ è qui usata genericamente per indicar
gl'imperiali.
[28] La continuazione di Agatia è pubblicata nella citata edizione di
Procopio a cura del Dindorf.
[29] Entrambe ripubblicate dal Mommsen tra le _Chronica Minora_ in
_Mon. Germ. Hist. Auctorum Antiquissimorum_, tom. XI.
[30] Tale è l'opinione del conte CARLO CIPOLLA nell'_Archivio
Storico Italiano_, XI, 3 (1883). Il MAGANI (_Ennodio_, Pavia, 1886) è
d'opinione contraria, ma il Cipolla mantiene le sue conclusioni in uno
scritto pubblicato negli _Atti e Memorie della R. Accademia di Scienze
Lettere ed Arti in Padova._ N. S., IV, 1888.
[31] Oltre l'edizione delle opere d'Ennodio curata dal Sirmond e
pubblicata a Parigi nel 1611, se ne ha una edizione critica comparsa
nel VI volume del _Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum_ col titolo: M.
F. ENNODIi, _Opera Omnia recensuit et commentario critico instruxit
G. Hartel_, Vindobonae, 1882. Un'altra a cura di F. Vogel, fu
pubblicata nel 1885 pei _Monumenta Germaniae Historica_ (_Auctorum
Antiquissimorum_, tom. VII).
[32] MALFATTI, _Imperatori e Papi_. Hoepli, 1876, I, 163. Quanto
alla discendenza di Gregorio dal papa Felice, cfr. DUCHESNE, _Liber
Pontificalis_, I, LXXVI; DE ROSSI, _Inscript. Christ_., I, 372.
[33] Una sua frase mostra che Gregorio non aveva familiare la lingua
greca: «Quamvis Grecae linguae nescius» dice egli di sé stesso in una
sua lettera. _Epistolarum_, VII, 29.
[34] _Dialog_., Lib. I, nell'esordio.
[35] Intorno alla cronologia delle lettere Gregoriane gioverà riferire
alcune parole di una avvertenza premessa dal caro e compianto amico
mio Paolo Ewald al regesto di esse nella seconda edizione della
raccolta dello Jaffé: «.... Nam cum argumentis meis certe probatum sit,
non Registri illius authentici libris charticeis scripti apographum
nobis traditum esse, sed tria excerpta solummodo extare et haec
excerpta, quamvis ratione et numero epistolarum eligendarum maxime
secum dissentiant, tamen pari modo in eo consentire, quod ad certum
temporis ordinem respiciant, hoc iudicium non paucis locis priorum
editionum auctoritatem tollit. Ad quem annum et mensem epistolae
antea incerti temporis regerendae sint, hanc rationem excerptorum
intelligentes penitus pernoscere possumus. Sed hoc praemittendum esse
videtur de signis illis chronologicis, quae epistolis adscriptae sunt,
notas annorum et mensium non tempus edicere, quo epistola quaeque
scripta sit, sed quo scriptores Registri eam receperint; ita ut
mirari non liceat interdum et epistolas diversis temporibus scriptas
sub eodem mense coniunctas esse, et alias loco disiunctas ad idem
tempus spectare. Registri igitur seriem talibus locis relinquentes
secundum chronologiam epistolas hic ordinavimus. Authenticum autem,
ut ita dicam, datum in epistolis Gregorianis non invenitur, nisi
in eis perpaucis, quae etiam diem non tacent.» _Regesta Pontificum
Romanorum_... edidit PH. JAFFÉ, _ed. secunda_. Anche vuolsi qui
menzionare il notevolissimo studio dell'EWALD, _Studien zur Ausgaben
des Registers Gregors I_, pubblicato nel _Neues Archiv_., III, 433-625.
[36] È singolare che l'Ebert il quale espone con cura le altre opere di
San Gregorio faccia appena menzione delle lettere considerandole utili
bensì allo studio dei tempi gregoriani ma prive d'interesse letterario.
_Op. cit._, I, 590.
[37] «Inerat denique ei tanta abstinentia in cibis, vigilantia
in orationibus, strenuitas in ieiuniis, ut infirmato stomacho vix
consistere posset. Sustinebat praeterea assiduas corporis infirmitates
et maxime ea pulsabatur molestia, quam graeco eloquio medici syncopin
vocant; cuius incommodis ita dolore vitalium cruciabatur, ut crebris
interceptus angustiis, per singula pene horarum momenta ad exitum
propinquaret.» _S. Gregorii Magni Vita_, auctore PAULO DIACONO.
[38] GREGORII I PAPAE, _Epistolarum_, V, 38. Per questa lettera e per
la seguente diretta a Maurizio imperatore, riproduco, con alcune poche
e lievi modificazioni, la bella traduzione che ne dà il Balbo nella
_Storia d'Italia sotto ai Barbari_. Per le lettere di Gregorio mi son
valso della edizione dei _Monumenta Germaniae_. (GREGORII I PAPAE,
_Epistolarum_, pars I et II) curata da PAOLO EWALD e da L. M. HARTMANN;
per le altre opere ho seguito l'edizione dei Maurini.
[39] _Homiliarium in Ezechielem_. Lib. II, Hom. 10.
[40] _Epist_., V, 36.
[41] Intorno alla avversione che Teodelinda incontrava tra i Longobardi
presso il partito nazionale ariano, ed i sospetti che ispiravano le
sue relazioni con la Baviera, la Francia e Roma, vedansi tra altri
SCHUPFER, _Istituzioni politiche longobarde_, Firenze, 1863; TAMASSIA,
_Longobardi, Franchi e Chiesa Romana_, Bologna, 1888; HODGKIN, _Italy
and her Invaders_, VI, 150.
[42] _Epist_., XIV, 12.
[43] Questa corrispondenza di Gregorio con la fiera regina dei Franchi
ha chiamato su lui il rimprovero d'alcuni storici. Secondo essi
Gregorio non avrebbe dovuto trattar con forme tanto amichevoli una
donna di cui la memoria è discesa ai posteri così macchiata d'infamia.
Il rimprovero non mi par giusto. La Chiesa pativa a quel tempo grave
danno nelle Gallie per le frequenti elezioni simoniache dei vescovi,
e contro questo scandalo Gregorio appuntava tutte le sue forze
adoperandosi del continuo presso Brunichilde affinché s'inducesse a
farlo sparire. Il Pontefice adunque trattando con quella singolar donna
trovavasi in posizione assai delicata e difficile, della qual cosa
è da far conto nel giudicare la condotta d'un uomo la cui virtù e la
purezza delle intenzioni sono riconosciute dall'universale. Più grave
parrebbemi l'altro rimprovero che gli è mosso per la lettera colla
quale riconobbe l'autorità del tiranno Foca usurpator sanguinoso del
trono di Costantinopoli, ma pur qui è da riflettere alla responsabilità
che pesava su Gregorio per la sorte di tanto popolo che si volgeva
a lui come ad unico protettore, e di cui, come si rileva anche dalle
lettere citate qui sopra, egli aveva invano narrate le miserie e difesi
fieramente i diritti innanzi al predecessore di Foca.
[44] Non ricordo se altri l'abbia notato: a me pare non improbabile
che la leggenda di Beda tragga in qualche modo origine dalla fuga da
Roma che, secondo il biografo suo Giovanni Diacono, Gregorio tentò per
sottrarsi all'onore della dignità papale.
[45] JOHANN., V, 17.
[46] LUC., V, 7.
[47] _Epist._, XI, 36.
[48] SANCTI GREGORII PAPAE, _Dialogorum Libri IV, de Vita et miraculis
Patrum italicorum et de aeternitate animarum_.
[49] Cfr. A. VOGELER, _Paulus Diaconus und die Origo gentis
Langobardorum_. Berlin, Gaestner, 1887.
[50] «Possiamo credere che il monaco (Secondo), come altri dopo di
lui, si sia limitato a registrare i fatti più notevoli di cui fu
testimonio, o che giunsero a sua notizia. Lavoro ad ogni modo prezioso,
massime per quei tempi, e da considerarsi come l'ultimo riflesso
della cultura romana nel Trentino. Non sono difficili a rintracciarsi
i passi dove Paolo s'ebbe a giovare della _Historiola_. Oltre alle
notizie d'accidenti atmosferici e d'inondazioni, di carestie e di altri
disastri che travagliarono le regioni alpine e la valle dell'Adige,
sono certamente desunte da Secondo le informazioni intorno alle imprese
del duca Evino, ai dissapori fra il duca Gaidoaldo e al re Agilulfo,
ed al battesimo di Adaloaldo. Ma soprattutto i capitoli IX e XXXI del
terzo libro di Paolo sono desunti da Secondo e narrano fatti taciuti
dagli altri cronisti e molto importanti per la storia dei Longobardi
in relazione coi re Franchi e i Duchi Bavari.» Così B. MALFATTI, _I
Castelli Trentini distrutti dai Franchi_, in _Archivio storico per
Trieste_, II, 289.
[51] WATTENBACH, _op. cit._, vol. I, c. 2, § 6.
[52] PAULI, _Historia Langobardorum edentibus L. Bethmann et G. Waitz_,
nel volume degli _Scriptores rerum langobard. et italic, saec. VI-IX_
nei Monumenta Germaniae Historica. Le poesie di Paolo sono raccolte in
un altro volume dei _Monumenta: Poetae Latini aevi carolini recensuit
E. Duemmler_. Intorno alla persona e agli scritti di Paolo Diacono s'è
in quest'ultimo mezzo secolo affaticata con amore tenace una schiera
d'eruditi, tedeschi pressoché tutti. Oltre al Dahn, al Wattenbach,
allo Jacobi e al Mommsen, noto i nomi del Bethmann, del Waitz e del
Duemmler come di quelli che hanno meglio meritato del grande cronista
friulano. Il Bethmann iniziò gli studi lunghi e pazienti che proseguiti
dal Waitz hanno condotto ad una eccellente edizione della _Historia
Langobardorum_; al Duemmler poi devesi la raccolta delle poesie
paoline e la possibilità di raffrontarle utilmente colle altre poesie
dell'età carolina. Non è nei propositi di questo libro il discorrere
degli studi che i critici sono venuti facendo intorno al Varnefrido
fino alla edizione del Waitz. Chi ne desidera notizia potrà consultare
con profitto uno studio fatto con gran diligenza e gran lucidezza
dal professor P. Del Giudice, pubblicato col titolo _Lo storico dei
Longobardi e la critica moderna_, Milano, Hoepli, 1880, e ristampato da
lui nei suoi _Studi di Storia e diritto_ presso lo stesso editore nel
1890. L'Istituto storico Italiano si propone di pubblicare una nuova
edizione della _Historia Langobardorum_.
[53] Celebrandosi a Cividale il millenario di Paolo Diacono, il P.
Amelli di Montecassino ha dato in luce un trattato grammaticale inedito
ed un epigramma pure inedito ch'egli dimostra doversi attribuire a
Paolo. _Ars Donati quam_ PAULUS DIACONUS _exposuit, nunc primum ex cod.
Vaticano-Palatino 1746 Monachi Archicoenobii Montis Casini in lucem
properunt_. Typ. Montis Casini, 1899, e _Paolo Diacono, Carlo Magno e
Paolino d'Aquileia in un epigramma inedito, intorno al canto Gregoriano
e Ambrosiano_. Montecassino, 1899.
[54] Vedasi intorno a queste storie il bel lavoro di GABRIEL MONOD,
_Études critiques sur les sources de l'histoire carolingienne_, Paris,
Bouillon, 1898, pagg. 21 e 56.
[55] Un necrologio cassinese indica il giorno della morte di Paolo che
fu un tredici d'aprile, ma si è incerti dell'anno. Il Waitz ed altri
stimano ch'egli morisse prima dell'incoronazione di Carlo Magno, e
forse nel 799. Ebbe nel monastero parecchi discepoli tra i quali un
Ilderico che verseggiò a ricordo di lui un epitaffio pregevole.
[56] C. BALBO, _Storia d'Italia sotto i Barbari_, II, pag. 18. Firenze,
1856.
[57] _Historia Langobardorum_, III, 30.
[58] _Historia Langobardorum_, V, 1, et seq.
[59] _Pauli Continuationes nel volume Scriptores Rerum Langobardicarum
et Italicarum saec. VI-IX dei Monumenta Germaniae Historica_.
[60] MURATORI, _Annali d'Italia_, ad an. 860.
[61] _Le Liber Pontificalis, texte introduction et commentaire par
l'abbé_ LOUIS DUCHESNE, Paris Thorin, 1886-1892. Quel che si dice
qui si riferisce al primo volume di questa edizione. Avrò più oltre
occasione di giovarmi del secondo volume quando dovrò parlare delle
vite pontificie da Leone IX in poi. Un'altra edizione del Libro
Pontificale pubblica ora il Mommsen pei _Monumenta Germaniae Historica:
Gestorum Pontificum Romanorum_, vol. I. _Libri Pontificalis pars prior
edidit_ THEODORUS MOMMSEN, Berlino, 1898.
[62] «Il Libro Pontificale utilissimo per le preziose notizie che ci
fornisce delle riparazioni e de' lavori fatti da romani pontefici in
que' luoghi venerandi» (le catacombe).... DE ROSSI, _Roma sotterranea
cristiana_, I, 8. Roma, 1864. Lo stesso De Rossi e il Duchesne pongono
la data della primitiva redazione del _Liber_ al principio del sesto
secolo. Il Waitz riteneva, e con lui s'accordano lo Harnack ed il
Mommsen, che questa data debba portarsi al secolo settimo, ma il
Duchesne non s'arrende a questa opinione.
[63] _Gesta Episcoporum Neapolitanorum_ edidit G. WAITZ, nel volume
_Scriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX dei
Monumenta Germaniae Historica_. Per queste notizie sul testo delle
Gesta seguo l'autorità del Waitz e quella del Capasso che ne ha
pubblicato dopo il Waitz un'altra eccellente edizione col titolo di
_Chronicon Episcoporum S. Neapolitanae Ecclesiae_ corredandola di
note dottissime. Entrambi questi eruditi lavorando contemporaneamente
e indipendentemente un dall'altro, sono arrivati a molto simili
conclusioni intorno al testo del libro e agli autori di esso. Noto
tuttavia che il Waitz reputa che l'anonimo autore della prima parte
abbia scritto sul finire del secolo ottavo mentre il Capasso reca gravi
ragioni per credere ch'egli scrivesse verso la metà del secolo nono.
_Monumenta ad Neapolitani Ducatus historiam pertinentia.... cura et
studio_ BARTHOLOMAEI CAPASSO, vol. I. Napoli, 1881.
[64] «De Petri subdiaconi auctario, utpote minimo, nihil singulare
dicendum est.» CAPASSO, Op. cit.
[65] Il signor abate Duchesne vede una relazione tra alcuni passi di
Agnello ed altri del Pontificale Romano, ma a me questa relazione non
par chiara abbastanza.
[66] Dalla prefazione al _Liber Pontificalis_ di Agnello pubblicato nel
volume _Scriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX_ dei
_Monumenta Germaniae Historica_.
[67] «Cadaver namque per novem menses sepultum de sepultura extraxisti.
Si interrogabatur quid responderet? Si responderet, omnis illa horrenda
congregatio timore perterrita ab invicem separata discederet.» Intorno
a questi polemisti è da vedere come fondamento a quanto se ne è detto
appresso, lo studio del DÜMMLER, _Auxilius und Vulgarius_, Lipsia,
1866. Il DÜMMLER pubblicò la _Invectiva_ insieme con l'edizione delle
_Gesta Berengarii_ di cui si terrà parola più innanzi. Cf. anche il
WATTENBACH, Op. cit., I, 305.
[68] Nel render conto di questi scritti monastici non posso seguir
sempre l'ordine cronologico come ho cercato di fare finora. In qualche
caso per motivi di affinità che il lettore potrà veder facilmente, mi
è stato necessario aggruppare insieme alcuni scritti lontani di tempo
fra loro, oltrepassando fors'anco il tempo che dovrebbe limitare questo
capitolo.
[69] Un frammento della _Constructio_ fu pubblicato dal benedettino
Caetani, secondo il testo unico che se ne conserva, nel terzo volume
degli _Acta SS. Ord. S. Benedicti_, e riprodotto nella raccolta dei
Bollandisti al volume terzo di settembre. Il BETHMANN pubblicando per
primo l'intero testo nei _Monum. Germ. Hist. SS._, vol. XI, credette
che esso contenesse la Constructio completa e genuina quale prima
fu scritta. Il dotto tedesco, del resto assai benemerito degli studi
farfensi, era in errore, e l'amico mio Ignazio Giorgi ha dimostrato con
evidenza che il vero testo originale è perduto. _Archivio della Società
romana di Storia patria, anno II_, p. 409.
[70] Stimo tuttavia opportuno il riferire un tratto in cui si accenna
all'opera colonizzatrice del monachismo, la quale sembrami essersi poi
continuata in Italia anche verso la metà del nono secolo quando molti
monasteri eran caduti giù nel più profondo della corruzione. In questo
passo che segue, Tommaso di Morienna consiglia i tre giovani a fondare
il loro monastero sulle rive del Volturno: «Est autem, dilectissimi
filii, locus, ad quem vos ire desidero, in Samnii partibus super ripam
Vulturni fluminis, ubi initium sumit a mille fere passibus. In quo
videlicet loco situm est oratorium martyris Christi Vincentii nomine
dedicatum; ex utraque vero parte fluminis silva densissima, quae tantum
habitationem praestat ferarum latibulaque latronum. Omnipotens autem
Dominus, cui vos famulatum exhibere desideratis, et vos in eodem loco
illaesos servabit et cunctis iter agentibus a timore latronum pacatum
atque securum constituet, necnon et erutis dumis ac sentibus, lignis
fructiferis habundare faciet. Ite, ait, filii, ite, et in eodem loco,
sine metu cuiuscumque permanete.» _Vita Paldonis Tatonis et Tasonis
Vulturnensium_, nel volume citato degli _Scriptores Rerum Langob. et
Ital._
[71] Di tutti questi scritti farfensi sta per comparire una nuova
edizione nelle _Fonti per la storia d'Italia_ pubblicate dall'Istituto
Storico Italiano.
[72] Par che il cronista alluda ai soldati lasciati in Roma dagli
imperatori Franchi. Cfr. WAITZ nelle note a questo passo.
[73] _Chronica S. Benedicti Casinensis_, ed. G. WAITZ nel volume degli
_Scriptores Rerum Langob. ed Ital._ nei _Monum. Germ. Hist._
[74] Dal volume citato qui innanzi tolgo i titoli di alcuni cataloghi
che hanno relazione colla storia e specialmente colla longobarda. Sono
i seguenti: _Catalogus regum Langobardorum et ducum Beneventanorum_ (è
quello da cui traggo il brano tradotto qui sopra), _Catalogus comitum
Capuae, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Brixiensis et
Nonantolanus, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Venetus,
Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Lombardus, Catalogus regum
tuscus, Catalogus regum Italicorum Oscelensis, Catalogus imperatorum,
regum Italicorum, ducum Beneventanorum et Spoletinorum Farfensis_. Nel
medesimo volume sono anche pubblicate una breve vita piena d'interesse
di Sant'Anselmo fondatore della Badia di Nonantola ripubblicata dal
Bortolotti nella sua _Vita di Sant'Anselmo_, Modena, 1892, e diversi
racconti di traslazioni di reliquie meritevoli anch'essi d'attenzione.
Com'è noto, nei secoli rozzi e superstiziosi dei quali si tiene
discorso, tanto avida era la smania di possedere reliquie di santi, che
spesso ora con buone or con male arti, esse venivano tolte da una terra
e trasportate in un'altra. Sotto il nome generico di _translationes_
trovansi negli atti dei santi frequenti narrazioni di questi trasporti,
le quali assai volte hanno un carattere storico.
[75] _Erchemperti historia Langobardorum Beneventanorum_, ed. G. WAITZ,
in _Scriptores Rer. Lang. et Ital. saec. VI-IX_.
[76] _Cronicon Salernitanum_ in _Mon. Germ. Hist. SS._ III e cfr.
SCHIPA, _Storia del principato longobardo di Salerno_, Napoli, 1887.
[77] _Andreae Bergomatis historia, ed_. WAITZ in _Script. Rerum Lang.
et Ital. saec. VI-IX_.
[78] _Panegyricus Berengarii Imperatoris_, in _Monum. Germ. Hist.
SS. IV._ Un'altra edizione ne aveva già dato il DUEMMLER preceduta
da uno studio notevolissimo: _Gesta Berengarii Imperatoris, Beiträge
zur Geschichte Italiens im anfange des zehnten Jahrhunderts_, Halle,
1871. Cfr. anche WATTENBACH, Op. cit., I, 310. È notevole pure una
lunga poesia in metro saffico dettata a Verona in lode del vescovo
Adalardo che sembrami tanto più degna di nota perché pare accertato
che anche il panegirico di Berengario uscì da penna Veronese. Alcuni
altri versi di carattere indirettamente storico furono compilati da
autore anonimo nell'anno 876 in lode del vescovo Azzone d'Ivrea ma
non hanno nessun valore. Anche vuolsi far menzione dei versi composti
da un monaco irlandese in lode dell'arcivescovo di Milano Tadone (A.
D. 861-869, UGHELLI, _Italia sacra_, IV, 83. Ed. Venezia, 1719) e di
Lotario imperatore. Queste produzioni poetiche attestano la presenza
di letterati stranieri in Italia e collegano il nostro paese con un
movimento letterario che uscito d'Irlanda sparse una certa luce di
civiltà in parecchi luoghi d'Europa. E qui mi corre il caro obbligo di
ringraziare pubblicamente il conte Costantino Nigra che in una dotta
lettera mi corresse amorevolmente d'alcuni errori nei quali inceppai
toccando di tale argomento nella edizione inglese di questo libro. E
aggiungerò, approfittando di quanto l'illustre celtista mi scrisse, che
il codice da cui furono tolti que' versi ne contiene altri, scritti
probabilmente dallo stesso monaco irlandese, in lode di un Sofrido,
ch'egli identificava col vescovo Sofredo o Seufredo che pontificava
in Piacenza negli anni 858-867, ed in lode del Duca Lodfrido ch'egli
identificava col Duca di Trento vivente nell'845. Inoltre qualche
altro verso nel codice fa menzione di Angilberto Pusterla immediato
predecessore di Tadone (A. D. 827-861, UGHELLI, _Italia sacra_, IV,
79). Ermanno Hagen ha pubblicato tali versi nella raccolta intitolata
_Carmina medii aevi.... inedita, ex bibliothecis Helveticis collecta_.
Bernae, Froben, 1877. Li trasse da questo codice prezioso che si
conserva ora nella biblioteca di Berna e di cui lo stesso Nigra nella
_Revue Celtique_ (luglio 1875) diede una descrizione assai precisa.
In esso si contengono parecchie materie d'argomento vario, «e poi,»
mi scriveva il conte Nigra, «nelle pagine rimaste vuote e di mano
posteriore ma irlandese, i versi sopradetti, iscrizioni, prove di
penna e chiose marginali e interlineari, non copiose, alcune delle
quali in lingua irlandese del IX secolo. I nomi propri scritti nei
margini appartengono alle tre nazionalità, irlandese, longobarda ed
italiana. Fra i nomi irlandesi vi è quello di Dungal, il quale da
un capitolare dell'anno 823 di Lotario I imperatore fu chiamato ad
istituire la scuola di Pavia (MURATORI, _Ant. Ital_., III, 815)....
Fra i nomi italiani, oltre quelli degli arcivescovi Tadone e Angilberto
che sono longobardi italianizzati, vi sono quelli della maggior parte
dei vescovi contemporanei dell'alta Italia. Sono notevoli alcune prove
di penna nei margini scritte da mani longobarde che fanno supporre
che il codice servisse alla scuola, probabilmente di Pavia. Certo fu
scritto in Irlanda, ed era in Italia fino allo scorcio del IX secolo
portatovi probabilmente da Dungal.» Così quell'erudito, e bene vorrei
che i limiti del mio lavoro mi concedessero di stampar qui tutta la sua
lettera a dimostrar sempre meglio come sia da tenere in gran conto un
siffatto elemento irlandese nella storia difficile di questo periodo
letterario. Certo farebbe pregevole studio chi, massime aiutandosi
di paragoni paleografici, s'accingesse a indagare se vi sono traccie
d'influenza irlandese nei monasteri dell'Italia centrale e del
mezzogiorno.
I versi relativi ad Angilberto e a Dungal sono stati pubblicati
nuovamente dal DUEMMLER, e quelli relativi a Tadone, Lotario, Sofrido
e Lodfrido dal TRAUBE, nei tomi II e III dei _Poetae Latini aevi
carolini_ in _Mon. Germ. Hist_. Il Traube dopo aver creduto anch'egli
che Sofrido dovesse identificarsi col vescovo piacentino di quel
nome, inclina ora a credere ch'egli fosse un nobile laico dell'Italia
superiore.
[79] WATTENBACH, _Deut. Geschichtsqu_., I, 312. Mentre m'accordo
con questa opinione, stimo debito di osservare che assai prima
del Giesebrecht, la continuata esistenza delle scuole italiane era
stata affermata e dimostrata dal Tiraboschi nella sua storia della
letteratura. Vi accenna anche il Muratori nella Dissertazione XLIII
delle _Antiquitates_. Su questo argomento l'Ozanam pubblicò un saggio
eccellente intitolato _Des Écoles en Italie aux temps Barbares_,
nel quale anche tien conto, forse con favore alquanto soverchio,
della esistenza delle scuole ecclesiastiche. Un lavoro del signor
Salvioli sulla istruzione pubblica in Italia dall'ottavo al decimo
secolo, è scritto con uno spirito meno comprensivo ma è pregevole per
molte indicazioni che reca. Si consulti anche A. DRESDNER, _Kultur
und Sittengeschichte der italianischen Geistlichkeit in X und XI
Jahrhunderten_, Bresslau, Koelner, 1890.
[80] LIUDPRANDI EPISCOPI CREMONENSIS _opera omnia in usum scholarum
ex Monumentis Germaniae historicis recusa. Editio altera. Recognovit
Ernestus Dümmler_. M. G. SS. III, 264-363. Hannoverae, 1877. Per quanto
si riferisce alla vita di Liudprando mi appoggio molto alla bella e
concisa prefazione del Dümmler il quale restringe con grande competenza
i molti studî fatti nel corso di questo secolo intorno a Liudprando,
di cui peraltro tende ad esaltare forse un po' troppo il valore. E
vedansi WATTENBACH, _Op. cit._, I, 423; KOEPKE, _De vita et scriptis
Liudprandi_, Berlino, 1842; GIESEBRECHT, _Geschichte der deutschen
Kaiserzeit_, I, 779-81; PAOLUCCI, _Liutprando_, Bari, 1883; COLINI
BALDESCHI, _Liudprando vescovo di Cremona_, Giarre, Castorina, 1888;
HANTSCH, _Ueber Liutprand von Cremona_, Leoben, 1888.
[81] «Viro gravitate ornato et sapientia pleno.»
[82] «Joannes episcopus, servus servorum Dei, omnibus episcopis. Nos
audivimus dicere quia vos vultis alium papam facere: si hoc facitis,
excommunico vos _da_ deum omnipotentem, ut non habeatis licentiam
_nullum_ ordinare, et missam celebrare.» È curioso che nella lettera
diretta in risposta dal Concilio a Giovanni, gli si rimprovera anche
l'errore di grammatica commesso scrivendo _nullum_ invece di _ullum_.
Dell'idiotismo _da deum_, non è fatta parola.
[83] _Historia Ottonis_, 8-16.
[84] GREGOROVIUS, _Storia della città di Roma nel Medio Evo_. Lib. VI,
c. IV, § 1. Traduz. Manzato.
[85] L'idea imperiale risuscitata dagli Ottoni e sostenuta così
caldamente in Italia da Liudprando, già prima della discesa di Ottone
il Grande aveva trovato un campione nell'autore di un _Libellus de
imperatoria potestate in urbe Roma_ che ha molto valore storico (_Mon.
Germ. Hist._ SS. III, 719-722). Di questo scritto hanno discorso
particolarmente lo Hirsch e lo Jung. Il LAPÔTRE nel suo libro _Le Pape
Jean VIII_, Parigi, 1895 dà ad esso grande importanza e lo attribuisce
con molta verosimiglianza ad uno scrittore quasi contemporaneo di
Giovanni VIII, d'origine longobarda e probabilmente nativo di Rieti.
Quest'ultima asserzione non mi sembra abbastanza provata. L'opinione
di chi vorrebbe attribuire il _Libellus_ a Benedetto di S. Andrea non
mi pare in alcun modo accettabile. Del pari hanno valore storico e
tendenze imperiali due poesie comparse nell'alta Italia nei primissimi
anni del secolo XI. Una di queste poesie specialmente, in cui si
rimpiange la morte immatura di Ottone III, contiene qualche strofa da
fare impressione.
[86] _Chronicon Benedicti de S. Andrea_ (_Mon. Germ. Hist._ SS. III).
L'autore di questa cronaca è stato chiamato finora Benedetto del
_Monte Soratte_, ma il Tomassetti nei suoi studi sulla Campagna Romana
dimostra che Benedetto era monaco della Badia di S. Andrea _in flumine_
posta presso Ponzano ai piedi del Soratte. Anche la vita di San Nilo
fondatore del monastero di Grottaferrata, scritta in greco da un suo
discepolo, e le lettere del famoso Gerberto che fu poi papa col nome
di Silvestro II, contengono dati storici contemporanei intorno al
periodo degli Ottoni. Sono parimenti degne di attenzione due vite di
sant'Adalberto e specialmente la più antica di esse, scritta in Roma da
GIOVANNI CANAPARIO abbate del monastero di sant'Alessio sull'Aventino.
«Das werk» osserva giustamente il GIESEBRECHT nella sua _Geschichte der
deutschen Kaiserzeit_, «schon dadurch interessant dass er das einzige
namhafte litterarische Erzeugniss eines Römers iener zeit ist, gehört
zu den wichtigsten Quellen der Zeitgeschichte.» Fu pubblicata dal Pertz
(_Mon. Germ. Hist._ SS. IV, 615-618).
[87] «Ve Roma, quia tantis gentis oppressa et conculcata; qui etiam
a Saxone rege appreensa fuisti et gladiati populi tui, et robor tua
ad nichilum redacta est.... Celsa tuarum triumphasti gentibus, mundum
calcasti, iugulasti regibus terre; sceptrum tenebat et potestas
maxima; a Saxone rege expoliata et menstruata fortiter.... Nimium
speciosa fuisti! Omnes tua moenia cum turris et pugnaculis sicuti modo
repperitur. Turres tuarum tricenti octoginta una habuistis, turres
castellis quadraginta sex, pugnaculi sex milia octocenties, portes
tue quindecim. Ve civitas Leoniana! dudum capta fuistis, modo vero a
Saxonicum rege relicta!»
[88] _Cronache Veneziane antichissime_ (vol. I) pubblicate a cura di
GIOVANNI MONTICOLO dall'Istituto Storico Italiano tra le _Fonti della
Storia d'Italia_. Questo primo volume oltre la _Cronaca Veneziana_
di GIOVANNI DIACONO e alcune brevi scritture storiche aggiunte ad
essa, contiene una _Cronica de singulis patriarchis nove Aquileie_
e il _Chronicon Gradense_. Il PERTZ aveva pubblicato insieme la
Cronaca Veneziana e quella di Grado intitolandole JOHANNIS DIACONI
_Chronicon Venetum et Gradense_ ma più moderni critici tornano alla
sentenza del Foscarini e staccano la cronaca di Giovanni da quella
di Grado. Assai notevole è anche il _Chronicon Altinate_ che ci dà
elementi antichissimi e pregevoli per la storia di Venezia. Ne ha dato
una ottima edizione il SIMONSFELD, in _Mon. Germ. Hist_. SS. XIV, e
un'altra ne promette il Monticolo nel secondo volume delle _Cronache
Veneziane antichissime_. Veggansi intorno a tutte queste cronache il
lavoro del SIMONSFELD sul _Chronicon Altinate_ pubblicato anche in
Italiano nell'_Archivio Veneto_, e gli studî del MONTICOLO, _La Cronaca
del Diacono Giovanni_ e la _Storia politica di Venezia sino al 1009_,
Pistoia, 1882, e _I manoscritti e le fonti della cronaca del Diacono
Giovanni_ nel _Bullettino dell'Istituto storico italiano_, n. 9.
[89] _Il Regesto di Farfa_, compilato da GREGORIO DI CATINO e
pubblicato dalla _Reale Società romana di storia patria_, a cura di
I. GIORGI e U. BALZANI, Roma, 1879-1892. Vol. II-V. Il primo volume
contenente le prefazioni e gli indici è in corso di stampa.
Il solo regesto di una certa importanza che si conosca anteriore in
parte al _Regesto di Farfa_, è quello del monastero di Subiaco. Esso
per altro non è una compilazione unica e tutta di un tempo, ma opera
di varî autori cominciata verso il principio dell'undecimo secolo
e terminata verso il principio del decimoterzo. Contiene documenti
antichissimi e ha molto valore per la storia locale di Roma, ma non
così grande per la storia generale. _Il Regesto Sublacense del secolo
XI_, pubblicato dalla _Reale Società romana di storia patria_, a cura
di L. ALLODI e G. LEVI. Roma, 1885.
[90] _Il Regesto di Farfa_, vol. II, pag. 5.
[91] «Juxta meae scientiolae parvitatem.»
[92] Infatti nel Regesto s'incontrano qua e là lacune di qualche parola
lasciata in bianco specialmente tra le sottoscrizioni.
[93] _Il Regesto di Farfa_, vol. II, pag. 6.
[94] _Rer. Ital. Script_., vol. II, pag. 2. Una nuova edizione del
Chronicon sta per essere pubblicata dall'Istituto Storico Italiano tra
le _Fonti per la storia d'Italia_.
[95] Generalmente a Gregorio di Catino si attribuisce un altro
scritto polemico intitolato: _Orthodoxa Defensio Imperialis_, inteso
a sostenere i diritti dell'Imperatore contro le pretese papali. Mi
astengo dal notarlo tra i suoi lavori perché inclino forte a credere
che egli non ne sia l'autore.
[96] Vedasi il capitolo precedente.
[97] L. TOSTI, _La Biblioteca dei Codici manoscritti di Montecassino_.
Napoli, 1874.
[98] Specialmente i _Versus de situ, constructione et renovatione
coenobii casinensis_, relativi alla riedificazione della Badia compiuta
da Desiderio, hanno grande valore per la storia dell'arte al secolo XI,
e vogliono essere paragonati con ciò che sullo stesso argomento scrisse
Leone Ostiense nella storia di cui son per parlare. Li pubblicò primo
l'Ozanam per intero nei _Documents inédits_, pag. 261-268.
[99] _L'ystoire de li Normant et la Chronique de Robert Viscart_ par
AIMÉ moine du Mont-Cassin, publiées par M. Champollion Figeac. Paris,
1835. Lo Champollion Figeac attribuì erroneamente ad Amato la cronaca
di Roberto Guiscardo che è soltanto un riassunto di una cronaca
di Goffredo Malaterra. La più recente edizione porta per titolo:
_Ystoire de li Normant_ par Aimé évêque et moine du Mont-Cassin,
publiée avec une introduction et des notes par l'abbé O. Delarc.
Rouen, 1892. La introduzione e le note di questa edizione sono molto
accurate e contengono notizie pregevolissime. Del valore storico di
Amato si sono occupati in vario senso lo Hirsch, il Baist, lo Schipa
e il Giesebrecht. Nel _Bullettino_ dell'Istituto Storico Italiano il
Gaudenzi ha pubblicato dei versi di Amato contenenti una vita di San
Pietro nella quale egli crede vedere delle allusioni al contrasto tra
il Papato e l'Impero.
[100] «Capuanae civitatis prudentissimum ac nobilem clericum et
Richardi principis notarium.» Così Leone stesso nella sua cronaca, III,
24.
[101] LEONIS MARSICANI et PETRI DIACONI _Chronicon Monasterii
Casinensis_ edidit W. WATTENBACH in _Mon. Germ. Hist._, § VII e cf.
anche il Wattenbach, _Op. cit._, II, 234.
[102] L. TOSTI, _La Biblioteca dei Codici manoscritti di Montecassino_,
Napoli, 1874. Veggasi anche ciò che l'illustre monaco scrisse del tempo
di Desiderio nella sua storia di quella Badia; e il CARAVITA nel libro
intitolato: _I codici e le arti a Montecassino_. E per citare altri
giudizî, il Baronio chiamò il cronista Leone «_scriptor sui temporis
integerrimus,_» il Muratori «_magnae gravitatis et auctoritatis_» e il
Wattenbach che ne curò l'edizione pei _Monumenta Germaniae_ gli dà gran
fede.
[103] _Mendacissimum Petrum Diaconum Casinensem_, lo chiama il BARONIO,
all'anno 1131, e vedasi anche quello che ne dice il TOSTI nella sua
_Storia della Badia di Montecassino_, II, 67.
[104] Così scrivevo nella prima edizione di questo libro e mi è caro
vedere il mio desiderio in via d'attuarsi. Col titolo di _Tabularium
Casinense_ i monaci di Montecassino vengono ora pubblicando in una
serie di codici diplomatici le carte più importanti del loro archivio.
Finora ha veduto la luce il _Codex Diplomaticus Caietanus_, raccolta
pregevole di carte e diplomi che vanno dalla fine del secolo ottavo
alla fine del decimoterzo.
[105] Un altro Regesto detto di San Placido, di minore importanza
ma anch'esso pregevole, si conserva attualmente a Montecassino ed è
opera di Pietro Diacono. Ivi si conservano anche due altri regesti
pregevolissimi della stessa età e di monasteri connessi a Montecassino,
quello di Sant'Angelo _in formis_, monastero del territorio di Capua,
e l'altro del monastero di San Matteo, di cui avanzano le rovine in una
montagna vicinissima alla madre Badia.
[106] _Annales Barenses_ e _Annales_ LUPI PROTOSPATARII in _Monumenta
Germaniae Historica_, Script., vol. V; _Anonymus Barensis_ in MURATORI,
_Rer. Italic._, Script., vol. V; _Annales Beneventani_ e _Chronicon
Ducum Beneventi_ in _Mon. Germ. Hist., Script_., vol. III; FALCONIS
BENEVENTANI _Chronicon_ in MURATORI, Op. cit., vol. V e presso DAL
RE, _Cronisti e Scrittori Sincroni Napoletani_, vol. I; _Annales
Cavenses_ in _Mon. Germ. Hist_., Script., vol. III, e più recentemente
una edizione importante nel _Codex Diplomaticus Cavensis_, vol.
V; _Chronicon Nortmannicum Breve_ in MURATORI, _Op. cit._, vol. V;
GUILLERMI APULIENSIS, _Gesta Roberti Wiscardi_ in _Mon. Germ. Hist._,
Script., vol. IX; GAUFREDI MALATERRA, _Historia Sicula_ in MURATORI,
_Op. cit_., vol. V; cfr. anche HIRSCH, _De Italiae inferioris annalibus
saec. X et XI_. Berlino, 1864.
[107] Edizioni complete del _Chronicon Novalicense_ furono pubblicate
dal MURATORI, _Rer. Ital._, Script., vol. II, 2, dal TERRANEO, e
dal COMBETTI, ed una migliore dal BETHMANN in _Monumenta Germaniae
Historica_, Script., vol. VII. Ora ne porge un'altra e più perfetta
edizione il conte CARLO CIPOLLA nel secondo volume della importante
pubblicazione intitolata: _Monumenta Novaliciensia_ data in luce
dall'Istituto Storico Italiano nelle _Fonti per la Storia d'Italia_.
Oltre la molta cura con la quale ha pubblicato il testo, il Cipolla
lo ha arricchito di note ed osservazioni molto pregevoli, rilevando
anche la importanza storica del _Chronicon_, ch'egli per molti rispetti
crede degno di stare al paragone col _Regestum Farfense_ di Gregorio di
Catino e col _Chronicon Vulturnense_.
[108] La importanza di queste parole era stata già rilevata molto
opportunamente dal Watterich nella prefazione alla sua raccolta
sulle vite dei pontefici, lavoro di cui mi sono molto giovato nello
scrivere questo capitolo. _Pontificum Romanorum Vitae.... ab aequalibus
conscriptae_, edidit J. M. WATTERICH, Lipsiae, 1862. Per questa seconda
edizione mi giovo anche molto della introduzione, densa di notizie e di
osservazioni originali, premessa dall'abate Duchesne al secondo volume
del suo _Liber Pontificalis_.
[109] È da notare che molti annalisti tedeschi del secolo undecimo e
del principio del dodicesimo hanno importanza per la storia del Papato,
tanto strettamente congiunta in quel tempo colla storia di Germania.
Non essendo del mio ufficio il prenderli specialmente in esame, io mi
limito qui a menzionar di passaggio tra i più cospicui gli annalisti
Bertoldo, Bernoldo di Costanza e Lamberto di Hersfeld, scrittori che
meritano tutta l'attenzione di chi studia la storia d'Italia.
[110] VILLEMAIN, _Histoire de Grégoire VII_. Paris, Didier, 1872.
[111] Ap. WATTERICH, _Vitae Pontificum_, I, pag. 501 e segg. Paolo di
Bernried ci ha anche lasciata una relazione della vita e miracoli della
Beata Herluca, una santa visionaria morta nel 1142, alla quale egli era
legato di stretta amicizia.
[112] Nei _Monumenta Germaniae Historica_, SS. vol. V, e ripubblicati
dal WATTERICH, Op. cit. e dal DUCHESNE, _Liber Pontificalis_, II, pag.
329 e segg.
[113] «Haec sicuti passi sumus, et oculis nostris vidimus et auribus
nostris audivimus, mera veritate perscripsimus.»
[114] Una parte di questa continuazione era stata attribuita, dietro
la scorta del Giesebrecht e del Watterich, al cardinale Pietro da Pisa
che fu uomo di gran valore ai suoi tempi e l'anima dello scisma contro
Innocenzo. L'abbate Duchesne ha dimostrato che tutto questo gruppo di
vite pontificie fino ad Onorio II deve attribuirsi al solo Pandolfo.
Queste vite ci sono state conservate in una redazione del _Liber
Pontificalis_ compilata da un _Petrus Guillermus_ bibliotecario di un
priorato _S. Egidii de Aceio_ in diocesi di Reims. Cf. DUCHESNE, _Liber
Pontificalis_, II, XXIV e segg. e 199 e segg.
[115] Ai tempi di Pasquale II ebbe anche il comando di alcune milizie
pontificie, e in genere si ferma sempre con molta compiacenza sulle
frequenti fazioni combattute in quei tempi agitati delle quali fu
spesso testimonio, e che descrisse con molta vivacità. Cf. DUCHESNE,
_Loc. cit._
[116] Secondo il Guglielmotti la lezione di questo passo è errata nel
manoscritto che ce lo ha tramandato, e Gelasio non fu portato ad Ardea
(_ad castrum Sancti Pauli de Ardea_) ma alla men lontana Isola Sacra
sul Tevere. GUGLIELMOTTI, _Storia della Marina Pontificia_, I, 262,
Firenze, 1871.
[117] Il lavoro di Bosone, ripubblicato dal Watterich nelle _Vitae
Pontificum_, e più di recente dal Duchesne, nel _Liber Pontificalis_,
ci fu conservato da Cencio Camerario (più tardi papa col nome di
Onorio III) il quale nel 1192 lo inserì nel suo _Liber censuum
Romanae Ecclesiae_, compilazione indigesta ma di gran valore storico,
ricavata dagli archivî per servire come registro di tutti i redditi
della Chiesa. Circa le relazioni tra Bosone e Cencio Camerario cf. E.
STEVENSON, _La Collectio Canonum di Deusdedit_, in _Archivio della R.
Società romana di storia patria_, VIII, 371, e PAUL FABRE, _Les vies
des Papes dans les mss. du Liber Censuum in Mélanges de l'École de
Rome_, VI, 147.
[118] La pubblicò pel primo il GIORGI nell'_Archivio della R. Società
romana di storia patria_, vol. II, ed è stata ristampata a cura di L.
Heinemann nella raccolta dei _Libelli_ di cui si fa menzione più oltre.
[119] BENZONIS ALBENSIS, _Ad Heinricum IV_, libri VII, in _Mon. Germ.
Hist._, SS. vol. XI, e cf. LEHMGRÜBNER, _Benzo von Alba ein Verfechter
der kaiserlichen Staatsidee_. Berlin, Gaertner, 1887.
[120] Tranne quello di Benzone d'Alba, tutti questi scritti polemici
ed altri di cui non tengo discorso, sono stati ripubblicati di recente
pei _Monumenta Germaniae Historica_, nella raccolta in tre volumi
intitolata _Libelli de lite Imperatorum et Pontificum saeculis XI et
XII conscripti_. Hannoverae, 1891-97. Le prefazioni premesse a ciascuno
scritto dagli editori sono spesso molto notevoli e riassumono gli studi
che sono stati fatti intorno ai diversi scrittori. Due altri scritti
notevoli, ripubblicati anch'essi nella stessa raccolta, sono quello
del cardinale UMBERTO, _Contra Simoniacos_, e quello del cardinale
DEUSDEDIT, _Libellus contra invasores et simoniacos et reliquos
schismaticos_. Il cardinale Deusdedit è anche autore di una specie di
regesto in cui oltre una collezione di canoni sono raccolti diplomi
imperiali e carte di grande antichità che si riferiscono alla Chiesa
Romana. Fu pubblicato da monsignor Martinucci a Venezia nel 1869. Un
lavoro molto pregevole sui polemisti del periodo Gregoriano è quello di
C. MIRBT, _Die Publizistik im Zeitalter Gregors VII_. Leipzig, 1894.
[121] S. PETRI DAMIANI, _Opera_, ed. Const. Caetani, 1783, in-4. È una
raccolta in quattro volumi delle opere uscite dalla feconda penna di
questo scrittore che in prosa o in verso trattò d'ogni materia nella
sua corrispondenza, in vite di santi e in trattati di politica e di
religione. Oltre le lettere sono notevoli e insieme assai strani i due
scritti intitolati: _Apologia e Liber Gomorrhianus_. Altri due suoi
scritti, il _Liber Gratissimus_ e la _Disceptatio Synodalis_, sono
stati ripubblicati tra i _Libelli de lite Imperatorum et Pontificum._
[122] Forma dispregiativa per _Bonizo_. L'uso di alterare il nome
degli avversarî per torcerlo a significato spregevole, frequente in
questi scrittori polemici, è frequentissimo in Benzone. Così, oltre
i nomi citati in questo passo, quello di Anselmo vescovo di Lucca,
l'amico della contessa Matilde, diviene _Asinelmus_, quel d'Alessandro
II _Asinandrum_, e si potrebbero moltiplicar questi esempî di
scurrile violenza, da cui anche gli scrittori di parte avversa non si
astenevano.
[123] «Runcie deformis factus sine lumine dormis! Laudetur Deus quia
vix potuit manus tuas evadere, qui iniuriis linguae ausus est te
invadere. Auditum est in quattuor mundi plagis qualiter es ultus,
formidanda potestas, super Runtio Cremonensi atque quibusdam aliis. Sed
de Bonizello, Armanello, Morticiello, tribus daemonibus, quod non idem
contigit improbat omnis populus.»
[124] Il Lehmbgrübner pone la data della sua morte al 14 luglio 1090.
[125] «Queris a me, unicum a tribulatione que circumdedit me presidium:
Quid est quod hac tempestate mater ecclesia in terris posita gemens
clamat ad Deum nec exauditur ad votum, premitur nec liberatur, filiique
obedientie et pacis iacent prostrati, filii autem Belial exultant
cum rege suo praesertim cum qui dispensat omnia, ipse sit qui iudicat
aequitatem? Est et aliud, unde de veteribus sanctorum patrum exemplis a
me petis auctoritatem: si licuit vel licet christiano pro dogmate armis
decertare? Quibus tuae mentis fluctuationibus, si aurem sani cordis
adhibueris, facile respondebitur, tum quia in promptu nobis est, tum
quia hoc tempore mihi scribere hoc visum est pernecessarium. Igitur
de Dei misericordia confisi, qui linguas infantum disertas facit,
adoriamur sermonem.» BONITHONIS SUTRIENSIS, _Liber ad Amicum_, I, ap.
WATTERICH, _Op. cit._, e nei _Libelli de lite_, vol. I ed. DÜMMLER.
Oltre il Watterich e il Dümmler pubblicò una edizione di questo libro
anche lo JAFFÉ nei _Monumenta Gregoriana_.
[126] È quello medesimo che fece violenza al Papa in Santa Maria
Maggiore.
[127] _Vita Anselmi episcopi Lucensis_, auctore BARDONE, in _Monun.
Germ. Hist. SS._, XII. Lo stesso Anselmo era autore di parecchi lavori,
alcuni dei quali polemici, ma la maggior parte di essi è perduta.
[128] DOMNIZO, _Vita Mathildis_, ed. Bethmann, _Mon. Germ. Hist.
Script._, XII.
[129] A. FERRETTI, autore di un saggio piuttosto diligente intitolato:
_Canossa_. Reggio Emilia, 1876.
[130] I versi seguenti che descrivono rincontro di Enrico IV con
Gregorio VII, serviranno a dare un'idea del verseggiare di Bonizone il
quale si trovava anch'egli in quel momento nel castello di Canossa.
Ante dies septem quam finem Janus haberet,
Ante suam faciem concessit Papa venire
Regem cum plantis nudis a frigore captis
In cruce se iactans, Papae saepissime clamans:
Parce, beate pater, pie, parce michi, peto plane!
[131] _Monumenta Gregoriana,_ edidit PH. JAFFÉ, Berolini, 1865. Alcune
altre lettere sono state scoperte dipoi. Intorno a questo regesto,
il GIESEBRECHT pubblicò una importante dissertazione col titolo _De
Gregorii VII registro emendando_, Regiomonti, 1858. Secondo l'opinione
del Pflugk-Harttung e di altri, il cardinale Deusdedit avrebbe
adoperato per la sua _Collectio Canonum_ un altro registro gregoriano,
anteriore a quello pubblicato dallo Jaffé e più completo. Contraddice
a questa opinione il Loewenfeld. Io qui mi limito a far cenno soltanto
delle lettere di Gregorio, ma hanno pur grande valore quelle che ancora
si trovano degli altri pontefici che gli furono vicini di tempo.
[132] Per questi scrittori del Mezzogiorno, oltre lo studio che
sono venuto facendo sui testi, mi giovo grandemente dell'eccellente
lavoro pubblicato dal CAPASSO col titolo: _Le fonti della storia
delle provincie napoletane_, nell'_Archivio storico delle provincie
napoletane_, an. 1876. Mi hanno pure molto giovato alcune pubblicazioni
inserite nell'_Archivio storico siciliano_, e varie opere dei due
storici siciliani, il LA LUMIA e l'AMARI. Anzi al caro e venerato
autore del _Vespro Siciliano_ e della _Storia dei Musulmani in
Sicilia_, debbo anche speciale gratitudine per alcune indicazioni
verbali che mi riuscirono utilissime.
[133] Il nome di questo cronista era ignoto. Il prof. Gaudenzi lo ha
trovato in un manoscritto della biblioteca nazionale di Napoli in cui
questi Annali portano il titolo _Landulphi abbatis S. Mariae de flumine
apud Ceccanum Chronica_. Il Gaudenzi dà questa notizia nella prefazione
alla cronaca di S. Maria di Ferraria, ma non dà alcuna indicazione
circa l'autorità e l'età del manoscritto.
[134] Il Siragusa, ultimo editore del Falcando, pur mentre ne loda
i pregi letterari e la mirabile eloquenza, trova soverchio questo
appellativo.
[135] «Falcandus has been styled the Tacitus of Sicily, and after a
just but immense abatement, from the first to the twelfth century, from
a senator to a monk, I would not strip him of his title; his narrative
is rapid and perspicuous, his style bold and elegant, his observation
keen: he had studied mankind and feels like a man.» GIBBON, _Decline
and Fall of the Roman Empire_, cap. LVI.
[136] _La Historia o Liber de Regno Sicilie e la Epistola ad Petrum
Panormitane Ecclesie Thesaurarium di_ UGO FALCANDO _a cura_ di G. B.
SIRAGUSA tra le _Fonti_ pubblicate dall'Istituto Storico Italiano.
Nella prefazione alla _Historia_, il Siragusa riassume con molta
diligenza e discute le varie opinioni e i molti studî compiuti intorno
al Falcando massime dall'Hartwig, dall'Hillger e dallo Schröter. Anche
un altro libro del Siragusa, _Il regno di Guglielmo I in Sicilia_, è da
consultare per ciò che riguarda Ugo Falcando e Romualdo Salernitano.
[137] «Madet terra pulchro cruore diffuso, tabetque iuvenili sanguine
cruentata, iacent veluti flos purpureus improvida falce succisus.»
SABAE MALASPINAE, _Rerum Sicularum Historia_, IV, 16.
[138] Giunto a questa età non è più possibile per me trattare neppur
brevemente d'altre fonti storiche oltre i cronisti. Mi limito quindi
a rammentar qui in nota le lettere di Pier della Vigna il Gran
Cancelliere di Federico II. Il suo epistolario è uno dei più pregevoli
monumenti letterarî di quel tempo, e ha valore storico inestimabile.
Anche si conoscono altri epistolari contemporanei a quello, scritti
da uomini che presero parte alla vita pubblica, ma i più sono inediti
e meriterebbero d'essere pubblicati in tutto o in parte. È pure assai
desiderabile una edizione completa e definitiva dell'epistolario di
Pier della Vigna intorno al quale sono da consultare il saggio del
napolitano De Blasiis, e l'altro dell'Huillard Bréholles, _Pierre de la
Vigne, sa vie et sa correspondance_. Voglionsi menzionar di passaggio
anche la grande raccolta fatta dall'HUILLARD BRÉHOLLES in dieci volumi
col titolo _Historia Diplomatica Friderici II_, quella di BARTOLOMEO
CAPASSO, _Historia Diplomatica Regni utrimque Siciliae ab an. 1250 ad
an. 1266_, e quella del WINKELMANN, _Acta Imperii inedita seculi XIII_.
[139] _Annales Casinenses_ in _Mon. Germ. Hist._ SS. vol. XIX. —
_Chronicon Casauriense_, in MURATORI, _Rer. Italic. Script._, II,
2. — _Alexandri abbatis Telesini lib. IV de rebus gestis Rogerii
Siciliae regis 1127-1135_ in MURATORI, _Op. cit._, V, e presso DAL
RE, _Cronisti Sincroni Napolitani_, Napoli, 1845. — _Chronicon S.
Bartholomaei de Carpineto_, in UGHELLI, _Italia Sacra_, vol. VII.
— ROMUALDI SALERNITANI, _Annales_, Ibid. — HUGONIS FALCANDI, _Hist.
de rebus gestis in Siciliae regno_, in MURATORI, _Op. cit._, VII, e
nella edizione già citata del SIRAGUSA. — PETRI DE EBULO, _Carmen de
bello inter Heinricum VI et Tancredum_, ap. DAL RE, _Cronisti sincroni
napoletani_ e ed. Winkelmann, 1874. — RICARDI DE SANCTO GERMANO,
_Chronica, Mon. Germ. Hist._, SS. XIX. — NICOLAI DE JAMSILLA, _De rebus
gestis Friderici II_, MURATORI, _Op. cit._, VIII e DAL RE, _Op. cit._
— SABAE MALASPINAE, _Res Siculae_, Ibid., e meglio ap. DAL RE, _Op.
cit._ — NICOLAI SPECIALIS, _Hist. Sicula_, MURATORI, _Op. cit._, X.
— BARTHOLOMAEI DE NEOCASTRO, _Hist. Sicula_, Ibid., XIII. Un'altra e
più antica redazione della cronaca di Riccardo di San Germano è stata
pubblicata nei _Monumenti Storici_ della Società napoletana di Storia
patria dal prof. Gaudenzi, insieme ad una cronaca inedita di S. Maria
di Ferraria che non è priva d'interesse. _Ignoti Monachi Cisterciensis
S. Mariae de Ferraria Chronica, et_ RYCCARDI DE SANCTO GERMANO,
_Chronica priora_ ed. A. GAUDENZI, Neapoli, 1888. — Degli scritti
riconosciuti apocrifi come i _Diurnali_ di MATTEO SPINELLI, e tra le
croniche romane quella del MONALDESCHI, non tengo parola, nè tengo
parola del _Rebellamentu de Sichilia_, una specie di romanzo storico,
come lo chiama l'Amari, dettato in Siciliano e che mi par dimostrato
non essere contemporaneo del Vespro.
[140] _Historia Pontificalis_ ed. ARNDT, in _Mon. Germ. Hist_., SS. XX.
[141] Questo scrittore è stato finora conosciuto sotto il nome di
Niccolò da Curbio. Il Pagnotti in uno studio molto pregevole che
precede una nuova edizione della _Vita d'Innocenzo IV_, dimostrò
ch'egli va chiamato Niccolò da Calvi. F. PAGNOTTI, _Niccolò da
Calvi e la sua Vita d'Innocenzo IV, con una breve introduzione sulla
Istoriografia pontificia nei secoli XII e XIV_, in _Archivio della R.
Società romana di storia patria_, vol. XXI.
[142] PTOLEMAEI LUCENSIS, _Historia Ecclesiastica_, in MURATORI, _Rer.
Italic. Script._, vol. XI. — Tutte le altre vite pontificie Ibid., vol.
III.
[143] _Vita di Cola di Rienzo_, Bracciano 1624 e 1631; ap. MURATORI,
_Antiq. Ital._, III, e con note di ZEFIRINO RE, Forlì 1828, ristampata
a Firenze dal Le Monnier. Tutte edizioni imperfette e l'ultima più
imperfetta delle altre. È debito ricordar qui che Cola di Rienzo fu
benemerito degli studi storici, e iniziò in certo modo l'archeologia
romana indagando negli storici antichi e nelle epigrafi, la storia
di quei monumenti che gl'infiammavano l'anima. I quali fino ad
allora ebbero per quasi unica illustrazione le leggende medioevali
contenute nella _Mirabilia_, curioso e caratteristico libro di cui
molto volentieri avrei parlato se non fosse stato il timore d'ecceder
troppo i confini di questo lavoro. Oltre alle _Mirabilia_ è notevole un
libro di storie romane, che forse fu noto a Cola di Rienzo, e contiene
storie o leggende dell'antica Roma. Se ne ha una traduzione in volgare
romano che risale verso la metà del secolo decimoterzo. La R. Società
romana di storia patria la pubblicherà tra breve col titolo di _Lyber
hystoriarum Romanorum o_ _Storie de Troia et de Roma_ a cura del
professore ERNESTO MONACI che già ne discorse ampiamente nel volume XII
dell'_Archivio_ della Società stessa. Importantissima per la storia di
Cola di Rienzo è la raccolta delle sue lettere pubblicata dall'Istituto
Storico Italiano a cura di A. GABRIELLI, tra le _Fonti per la Storia
d'Italia_. Voglionsi anche menzionare alcuni annali relativi a Roma e
a paesi prossimi a Roma, pubblicati nel volume XIX (SS.) dei _Monumenta
Germaniae Historica_.
[144] ADOLFO BARTOLI, _Storia della Letteratura Italiana_, vol. I.
Firenze, 1878.
[145] «Brevis est, grandia tamen in Mediolanensi urbe gesta continet,
et rerum perturbationes memoria dignas; graphiceque exprimit, quid in
animis hominum eorum temporum potuerit, semperque poterit, dominandi
cupido. Neque intra pomoeria unius Mediolani consistit Landulphi
narratio: multa etiam habet, quibus Italica eius aevi historia
illustretur.» MURATORI, in praef. ad _Landulph. R. I. S._, vol. V.
È bene notare che questi cronisti attinsero a più antiche fonti di
storia milanese, molte delle quali ci rimangono, e saranno raccolte
e date in luce dall'Istituto Storico Italiano, col titolo _Monumenta
Mediolanensia antiquissima_. Veggansi intorno a queste fonti gli
studi pubblicati dal prof. L. A. FERRAI, nel _Bullettino dell'Istituto
Storico Italiano_, e nell'_Archivio Storico Lombardo_.
[146] Questa cronaca è stata generalmente attribuita finora ad un
Sire Raoul, di cui non si sapeva nulla oltre il nome, ma il signor
Holder-Egger pubblicando pei _Monumenta Germaniae Historica_ una nuova
edizione di questa cronaca, ha dimostrato in modo certo che il nome
dell'autore è ignoto. _Gesta Friderici I Imperatoris in Lombardia,
auctore cive Mediolanensi, recognovit_ O. HOLDER-EGGER. Hannoverae,
1892.
[147] ARNULPHI, _Gesta Archiepiscoporum Mediolanensium_, in _Mon.
Germ. Hist_. SS. VIII. — LANDULPHI, _Historia Mediolanensis_. Ibid.
— LANDULPHI JUNIORIS DE S. PAULO, _Historia Mediolanensis_. Ibid.
XX, e MURATORI, _Op. cit._, vol. V. — ANDREAE, _Vita S. Arialdi_
in _Acta Sanctorum_ (5 giugno). — MOYSIS MAGISTRI BERGOMENSIS, _De
Laudibus Bergomi_. MURATORI _R. I. S._ vol. V. — ANONYMI, _Poema de
bello et excidio urbis Comensis_. Ibid. — RADULFI _sive_ RAUL, _De
rebus gestis Friderici I_. Ibid., VI, e _Annales Mediolanenses, Mon.
Germ. Hist._ SS. XVIII, e nuova ediz. Holder-Egger già citata. —
_Boncompagni Magistri Florentini_, _De Obsidione Anconae_, MURAT. _R.
I. S._ VI. — Un nuovo testo dell'_Assedio d'Ancona_, di Boncompagno, fu
pubblicato da A. GAUDENZI, nel fasc. 15 del _Bullettino dell'Istituto
Storico Italiano_. — OTTO MORENA, ACERBUS MORENA, ANONYMUS, _De
rebus Laudensibus_, in _Mon. Germ. Hist_. SS. XVIII. Una traduzione
dell'opera dei _Morena_, fu pubblicata nell'_Archivio storico per la
città e comune del circondario di Lodi_. Anni II e III.
[148] «Ottoni Frisingensi episcopo.... viro utique qui singularem
habebat dolorem de controversia inter regnum et sacerdotium.» RAHEVINI,
_Gesta Friderici_, III, 22.
[149] «Praelium hoc a decima pene dici hora usque ad noctem protractum
est. Caesi fuerunt ibi vel in Tyberi mersi pene mille, capti ferme
ducenti, sautiati innumeri, caeteri in fugam versi, imo tantum ex
nostris, mirum dictu, occiso, uno capto. Plus enim nostros intemperies
coeli aestusque illo in tempore maxime circa Urbem immoderatior,
quam Romanorum laedere poterant arma.» Eppure «Finito tam magnifico
triumpho,» il dì seguente l'Imperatore ritraeva l'esercito e
s'accampava a rispettosa distanza da Roma. Non è senza interesse
il confrontar questo episodio della storia del vescovo di Frisinga
col passo di Liudprando citato qui sopra alla pagina 131. Il testo
pubblicato dal Waitz nella nuova edizione delle Gesta, porta il numero
dei Romani morti a seicento, ma tra le numerose varianti ch'egli reca,
non indica il manoscritto da cui ha tratto questa variante, che pure è
così considerevole.
[150] Le edizioni recano veramente: _ex hac comminandi potestate_,
ma la frase non mi par che abbia senso. Io credo che debba leggersi
_commanendi_ e traduco a seconda della mia congettura, la quale mi
par confermata da tutto il passo che dice: «Ex quo fit ut tota illa
terra inter civitates ferme divisa, singulae _ad commanendum secum_
diocesanos compulerint, vixque aliquis nobilis vel vir magnus tam
magno ambitu inveniri queat, qui civitatis suae non sequatur imperium.
Consueverunt autem singuli singula territoria_ ex hac comminandi_ (l.
_commanendi_) potestate _comitatus_ suos appellare.»
[151] «Ego autem, qui huius operis principium eius [Ottonis] ex ore
adnotavi, finemque eius de principis iussu perficiendum suscepi, et
manu mea ipsius extrema lumina clausi.» RAHEVINI, _Gesta Friderici_,
IV, 14.
[152] OTTONIS FRISINGENSIS, _Opera_ (I. _Chronicon_, II. _Gesta
Friderici Imperatoris_) in _Mon. Germ. Hist_. SS. XX ed. R. WILMANS,
e una nuova edizione delle _Gesta_ curata del WAITZ, Hannover,
1884. Oltre Ragevino o Rahevino, che nelle antiche edizioni veniva
erroneamente chiamato Radevico, e che ebbe egli stesso un continuatore
anonimo, il vescovo di Frisinga ebbe un altro continuatore in Ottone
da San Biagio, il quale condusse il Chronicon fino al 1209. Intorno ad
Ottone di Frisinga si è scritto molto, e sono da segnalare sopra gli
altri gli studî del Giesebrecht e del Wattenbach, e le belle prefazioni
del Willmans alla edizione delle opere citate qui sopra. _Guntheri
Ligurini,_ _De Rebus gestis Friderici I Aenobarbi_, ed. pr. Basileae,
1569. GOTIFREDI VITERBIENSIS, _Opera_, in _Mon. Germ. Hist_. SS. XXII.
[153] _Gesta di Federico I in Italia_.... a cura di ERNESTO MONACI,
nelle _Fonti per la Storia d'Italia_, pubblicate dall'Istituto Storico
Italiano, e cf. ERNESTO MONACI, _Il Barbarossa e Arnaldo da Brescia
a Roma_, nell'_Archivio della Società romana di Storia patria_, vol.
I, e W. V. GIESEBRECHT, _Sopra il poema recentemente scoperto intorno
all'imperatore Federico I, lettera al prof. Monaci_. Ibid., vol. II.
Il signor C. Wenck propose il dubbio che l'autore potesse essere un
_Thadeus de Roma_, nel _Neues Archiv_, IX, 1 (Anno 1883), ma la sua
congettura non venne accolta. Il manoscritto che contiene il poema è
del secolo XIII, e in calce porta questo titolo: _Gesta per imperatorem
Federicum Barbam rubeam, in partibus Lumbardie et Italie_. Ruggero
Bonghi nel suo mirabile studio sopra Arnaldo da Brescia si giovò assai
della pubblicazione del Monaci rilevandone il gran valore.
[154] Ne pubblicò alcuni frammenti il WAITZ nei _Mon. Germ. Hist._
SS. XXIV. Intorno a questo scrittore io ebbi occasione di fare alcune
osservazioni pubblicando un frammento di cronaca scritto da Landolfo
Colonna. Cf. _Landolfo e Giovanni Colonna secondo un Codice Bodleiano_,
in _Archivio della R. Società romana di storia patria_, vol. VIII.
[155] M. TABARRINI, _La cronaca di Fra Salimbene da Parma_. In
tutto ciò che dico di Salimbene, seguo precipuamente il saggio del
senatore Marco Tabarrini, uno dei più perfetti lavori usciti dalla
penna di quello scrittore eminente. È stato ripubblicato tra i suoi
_Studî di critica storica_, Firenze, 1876. Quanto al _Chronicon_
FR. SALIMBENE PARMENSIS, esso fu per la prima volta pubblicato
nel 1857 in Parma (_Monumenta historica ad provincias Parmensem
et Placentinam pertinentia_, vol. III). Nuove edizioni di questa
cronaca sono annunziate dall'Istituto Storico Italiano e dalla
Società dei _Monumenta Germaniae_. Intorno alla critica del testo
salimbeniano e alle sue relazioni con altre cronache, si è molto
discusso, e principalmente dal Clédat, dal Novati, dal Dove, dallo
Scheffer-Boichorst, dallo Holder-Egger, dal Wattenbach e dal Michael.
Quest'ultimo è autore di un buon libro su Salimbene. E. MICHAEL,
_Salimbene und seine Cronik_, Innsbruck, 1889.
[156]
Suo cimitero da questa parte hanno
Con Epicuro tutti i suoi seguaci
Che l'anima col corpo morta fanno.
. . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . .
Qua entro è lo secondo Federico.
DANTE, _Inferno_, X.
[157] «Il guelfo Salimbene in quel suo stile caldo e abbondante ci fa
sentire i palpiti del cuore italiano.» AMARI, _Storia del Vespro_, I,
5.
[158] «Reducta in solitudinem eo quod non esset nec cultor nec
transiens per eam.... nec poterant homines arare, nec seminare, nec
metere, nec vineas facere, nec in villis habitare.... Verumtamen prope
civitates laborabant homines cum custodia militum.... Et hoc oportebat
fieri propter berruarios et praedones qui multiplicati erant nimis.
Et capiebant homines et ducebant ad carceres ut se redimerent pro
pecunia.... Et ita libenter videbat homo hominem, tempore illo euntem
per viam, sicut libenter videret diabolum.» SALIMB., _Chron_., pag. 71.
[159] Altre due opere storiche notevoli di lui sono la _Cronaca
Galvagnana_ e il _Chronicon Maius_. Cf. L. A. FERRAI, _Le Cronache
di Galvano Fiamma e le fonti della Galvagnana_, nel _Bullettino
dell'Istituto Storico Italiano_, n. 10.
[160] Ne ha data una nuova edizione il FERRAI nelle _Fonti per la
Storia d'Italia_, col titolo _Historia Johannis de Cermenate_.
[161] Cf. GORRINI, _Il Comune Astigiano e la sua Storiografia_.
Firenze, 1884.
[162] La cronaca dello Smerego fu ristampata dal senatore Lampertico
nel volume II dei suoi _Scritti storici e letterari_.
[163] ZANELLA, _Ferreto de' Ferreti_, nel volume intitolato: _Scritti
varii_, Firenze, Le Monnier, 1877, e cf. MORSOLIN, _Le Fonti della
storia di Vicenza_, Venezia, 1881; MAX LAUE, _Ferreto von Vicenza_;
e CIPOLLA, in _Giornale storico della Letteratura_, III, 229; AMARI,
_Storia del Vespro_, III, 19.
[164] FERRETI VICENTINI, _Historia rerum in Italia gestarum ab an. 1250
usque ad an. 1318, e De Scaligerorum origine poema_, in MURATORI, _Rer.
Ital. Script._, vol. IX. — ROLANDINI PATAVINI, _De factis in Marchia
Tarvisina_, lib. XII. _Ibid_., vol. XII, e _Mon. Germ. Hist._, Script.,
vol. XIX. Gli altri scritti menzionati qui sopra trovansi anch'essi
nella raccolta muratoriana. Anche è da ricordare una cronaca che già il
Muratori aveva pubblicato col titolo di _Chronicon Patavinum_ (_Antiq.
Ital._, vol. IV) e di cui il professore A. Bonardi ha dato una nuova
edizione nella _Miscellanea di storia veneta_, ser. II, t. VI, col
titolo _Liber Regiminum Paduae_. Il Bonardi dimostra come l'autore del
Liber attingesse a fonti originali che sono ora perdute. Le cronache
piemontesi furono ripubblicate a Torino negli _Historiae Patriae
Monumenta_.
[165] ALBERTINI MUSSATI, _Historia Augusta_, ap. MURATORI, _Rer. It.
Script._, vol. X, col. 417.
[166] «Fine facto fremens Senatus in altum voces tulit pari assensu
haec omnia sancienda dijudicans.» _Ibid_.
[167] _De Gestis Italicorum_, loc. cit., col. 614.
[168] ALBERTINI MUSSATI _Opera_, Venetiis, 1636. _De Gestis Henrici
VII Caesaris, Historia Augusta. De Gestis Italicorum post mortem
Henrici VII. Eccerinis Tragoedia_, ap. MURATORI, _Rer. Ital. Script._,
vol. X. Una nuova pregevole edizione dell'Eccerinis è comparsa testé
accompagnata da uno studio importante del Carducci. ALBERTINO MUSSATO,
_Eccerinide, tragedia a cura di_ LUIGI PADRIN _con uno studio di_
GIOSUÈ CARDUCCI, Bologna, Zanichelli, 1900. In un codice vaticano si
sono scoperti sette libri della _Historia Augusta_ tuttora inediti, che
fanno sempre più desiderare una completa edizione delle opere storiche
di Albertino Mussato. Diversi lavori sono apparsi su questo autore, tra
i quali uno assai notevole di GIACOMO ZANELLA, _Di Albertino Mussato
e delle guerre tra Padovani e Vicentini_, in cui l'autore esamina con
molta finezza oltre gli storici alcuni altri componimenti letterari, e
in uno d'essi intitolato _Il Sogno_ vede alcune relazioni colla _Divina
Commedia_. Ne ho tratto aiuto. Veggansi anche sopra il Mussato gli
scritti del Wychgram, del Cappelletti, dello Zardo, del Minoia, del
Gloria e del Novati. Buono il saggio di W. FRIEDENSBURG, _Zur Kritik
der Historia Augusta nelle Forschungen zur Deutschen Geschichte_.
XXIII, 1. Il Friedensburg ha anche tradotto in tedesco il lavoro
d'Albertino, di cui non esiste, ch'io sappia, traduzione italiana.
Finora il Mussato è il migliore storico di sé stesso. I due Cortusi e
i due Gatara zio e nipote i primi, padre e figlio i secondi, scrissero
di Padova dopo Albertino, ma son di molto inferiori a lui. È necessario
limitarsi a menzionarli qui in nota. Le opere loro furono pubblicate
dal MURATORI, _Op. cit._, vol. X e XVII.
[169] «Scis quippe tu nostrorum actuum in Rempubblicam, fide testis
Episcope, quantis domi militiaeque solertiis implicer, ut nec nox
agendorum variis meditationibus suppetat, nec agendis lux diurna
sufficiat.... Sed quamquam sic agitantibus vexatus anfractibus, quia
in parte laborum ipse fuerim, scribendi laborem recusasse nolim,
praesertim tanto permotus auctore.»
[170] Le fonti della storia veneziana sono, com'è naturale, oggetto
continuo di ricerche e di dissertazioni per gli eruditi. Oltre ciò
che hanno lasciato su tale argomento il Muratori, il Foscarini, il
Tiraboschi ed il Pertz, cito particolarmente per averne ricavato grande
aiuto i due lavori del Simonsfeld e del Monticolo già mentovati,
ed un altro studio del Simonsfeld sopra Andrea Dandolo pubblicato
nell'_Archivio Veneto_. Veggansi anche i lavori del PROST nella _Revue
des Questions Historiques._
[171] _La Cronique des Veniciens de Maistre_ MARTIN DA CANAL, edita
dal Polidori con traduzione a fronte del Galvani. Ho adoperato questa
traduzione nel frammento riportato qui sopra. La cronaca è pubblicata
nell'_Archivio Storico Italiano_, prima serie, vol. VIII, an. 1845. Lo
stesso volume contiene il _Chronicon Altinate_ pubblicato da A. Rossi,
e i frammenti della cronaca di Marco pubblicati da Angelo Zon.
[172] «Certe graviorem de iis rebus scriptorem nullum proferam.»
MURATORI, _In praef. ad A. Danduli chronicon_.
[173] ANDREAE DANDULI, _Chronicon Venetum, a Pontificatu S. Marci ad
an. usque 1339: succedit_ RAPH. CARESINI _continuatio usque ad an. 1388
nunc primum evulgata_, in MURATORI, _Rer. Ital. Script._, vol. XII.
Menziono qui anche la cronaca scritta in italiano da DANIELE CHINAZZO
sulla guerra di Chioggia tra Veneziani e Genovesi (A. D. 1378 e seg.).
Ibid. vol. XV.
[174] CAFARI _et continuatorum Annales Januenses_, ed. PERTZ, in
_Mon. Germ. Hist._, vol. XIII. Agli Annali è premessa una buonissima
prefazione del Pertz alla quale mi sono attenuto assai da vicino per le
notizie che reco sugli annalisti. Una nuova edizione assai migliore ne
dà in luce ora l'Istituto Storico Italiano nella sua raccolta. Il primo
volume già pubblicato contiene gli scritti di Caffaro e gli Annali di
Oberto Cancelliere fino all'anno 1173. Curò l'edizione di questo primo
volume Luigi Tommaso Belgrano e vi premise una introduzione ricca
di notizie e di particolari eruditi intorno ai due primi annalisti.
Interrotto per la morte del Belgrano, il lavoro viene ora continuato
dal marchese Cesare Imperiale di S. Angelo di cui vuolsi anche
menzionare il bel libro su Caffaro. _Annali Genovesi di_ CAFFARO _e
de' suoi continuatori_ nelle Fonti per la Storia d'Italia, e cf. C.
IMPERIALE DI S. ANGELO, _Caffaro e i suoi tempi_, Torino, Roux, 1894.
Relativamente a Genova anche giova ricordare il _Chronicon Genuense ab
origine urbis usque ad an. 1297_, di JACOPO DA VARAGINE, noto autore
della _Legenda aurea_. Lo pubblicò il MURATORI nel IX volume dei _Rerum
Italicarum_ compendiandone la parte antica e leggendaria e conservando
intera la serie dei vescovi e la parte del _Chronicon_ più vicina ai
tempi dell'autore.
[175] _Laurentii Vernensis_, _De bello Maioricano libri VII. Rer.
Ital. Script._, vol. VI. — _Gesta trumphalia per Pisanos facta_,
Ibid. BERNARDI MARANGONIS, _Annales Pisani, 1004-1115, Mon. Germ.
Hist. Script._, vol. XIX, e colla continuazione di MICHELE DE VICO,
in MURATORI, Ibid. Le opere nominate qui appresso immediatamente, in
MURATORI, _Op. cit._, vol. XI, XV, XVIII. E veggasi anche il volume VI
dei _Documenti di Storia italiana_ pubblicato dalla Deputazione Toscana
di storia patria, che contiene, gli _Annales_ PTOLEMAEI LUCENSIS
pubblicati a cura di C. Minutoli, e i _Gesta Florentinorum_ a cura di
C. Milanesi. Le _Croniche di_ GIOVANNI SERCAMBI sono state pubblicate
a cura di Salvatore Bongi nella raccolta delle _Fonti_ dall'Istituto
Storico Italiano.
[176] Non mi pare di dover far menzione del Petrarca, perché l'azione
sua come storico si volse alla antichità classica, di cui promosse con
tanto amore e con tanta fortuna la risurrezione. Tra le opere sue hanno
grande importanza per la storia contemporanea le _Epistolae_. Per le
stesse ragioni non parlo del Boccaccio di cui neppure tengo discorso
per la _Vita di Dante_ e pel Commento alla _Divina Commedia_ che mi
condurrebbe agli altri commentatori e fuori dei miei confini.
[177]
L'altra traendo alla rocca la chioma
Favoleggiava con la sua famiglia
De' Troiani e di Fiesole e di Roma.
DANTE, _Paradiso_, XV.
[178] Intorno a questi primi cronisti cf. P. SCHEFFER BOICHORST,
_Gesta Florentinorum_ in _Archiv der Gesellschaft für ältere deutsche
Geschichtskunde_, vol. XII. OTTO HARTWIG, _Quellen und Forschungen
zu ältesten Geschichte der Stadt Florenz_, Marburg, 1875, Halle,
1880 e le buone osservazioni del prof. Cesare Paoli su questo libro,
nell'_Archivio Storico Italiano_, 4ª serie, t. IX. P. VILLARI, _I primi
due secoli della Storia di Firenze_, Firenze, 1893-94, e specialmente
il primo capitolo di quest'opera, e l'appendice in cui il Villari
pubblica la cronaca già attribuita a Brunetto Latini. R. DAVIDSOHN,
_Geschichte von Florenz_, Berlino, 1896. P. SANTINI, _Documenti
dell'antica costituzione del comune di Firenze_, pubblicato dalla R.
Deputazione Toscana di storia patria, _Documenti_, vol. X.
[179] Vedasi su questo argomento il bellissimo studio di VITTORIO LAMI,
_Di un compendio inedito della Cronica di Giovanni Villani nelle sue
relazioni con la storia fiorentina malispiniana_, in _Archivio Storico
Italiano_, 5ª serie t. V. Con questo lavoro il Lami si avvicinò molto
alla soluzione del problema, ed è assai da dolere che la morte immatura
gli vietasse di giungere ad una conclusione definitiva.
[180] L'autenticità di questa cronaca è stata cagione di lunghe
appassionate controversie ormai sopite, giova sperare, per sempre.
L'opera ponderosa, ma dotta onesta e sagace, del professore Isidoro
Del Lungo (_Dino Compagni e la sua cronica_, Firenze, Le Monnier,
1879-1887) ha conclusa la questione e reso doppio servigio alle
lettere, provando l'autenticità della cronaca e porgendone anche una
edizione assai buona. Di tutta questa questione di Dino Compagni, come
l'hanno chiamata, io non farò parola, memore che il libro presente non
è polemico. Solo era necessità accennare al fatto, e ricordare il libro
del professore Del Lungo che mi è guida in queste pagine, e al quale
dovranno sempre aver grande obbligo quanti d'ora innanzi studieranno
la cronaca del Compagni. Il Del Lungo ha pubblicato anche un'altra
edizione della _Cronica_ per uso scolastico con un commento ed una
prefazione eccellenti, ed ora, ristudiando il suo maggior libro, ne ha
tratto un volume di pregio singolare. I. DEL LUNGO, _Da Bonifazio VIII
ad Arrigo VII_, Milano, Hoepli, 1899.
[181] TOSTI, _Storia di Bonifazio VIII e dei suoi tempi_.
[182] Morì il 26 di febbraio del 1324. I brani della _Cronica_ che
si leggono qui sopra, sono citati secondo il testo della edizione
scolastica curata da I. DEL LUNGO nella sua terza ristampa (Firenze,
1895). Nomino qui con sentimento di particolare riconoscenza i miei
cari amici Isidoro Del Lungo e Cesare Paoli, pei molti suggerimenti che
mi hanno dato mentre rivedevo queste ultime pagine relative ai cronisti
fiorentini.
[183] GINO CAPPONI, _Storia della Repubblica di Firenze_. Firenze,
Barbèra, 1876. Il prof. Del Lungo (_Op. cit._, vol. I, pagg. 971 e
segg.) fa alcune eccezioni a questo giudizio del Capponi, e nella
sua prefazione alla edizione scolastica scrive queste parole che pure
mi sembrano meritevoli di nota: «Il libro di Dino non è una cronica,
nel senso in che questa forma di narrazione si distingue dalla storia
propriamente detta.... Del resto la _Cronica_ del Compagni è proprio la
storia d'un fatto determinato e speciale, cioè la Divisione di Parte
Guelfa in Firenze tra Bianchi e Neri; storia nella quale spiccano,
in modo rilevantissimo, gli antecedenti il mezzo e la conclusione;
e dove inoltre la partecipazione dell'Autore in non piccola parte
de' fatti che narra, dà alle sue pagine.... alcuno dei caratteri del
Commentario.»
[184] «Like our own Gibbon musing upon the steps of Ara Coeli, within
sight of the Capitol, and within hearing of the monks at prayer, he
felt the _genius loci_ stir him with a mixture of astonishment and
pathos.» J. A. SYMONDS, _Renaissance in Italy_.
[185] G. VILLANI, VIII, 36.