[1] _Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio_, libro III, capitolo
XXXVI.
[2] Questa nostra opinione può esser impugnata coll'appoggio
dell'opinione di chiari uomini i quali sostengono ch'era un vero
progresso il sistema d'attacco dell'Oriente, cioè quello seguito da san
Luigi di portare la guerra in Egitto per farne sua base contro la Terra
santa. Ammettendo anche questa idea, ci permettiamo di far osservare
quanto siegue:
1. Che la conquista dell'Egitto, benché desse il vantaggio innegabile
di evitare la strada di terra ch'era cosí lunga, pur nondimeno rendeva
necessario il risalire fino ad una certa altezza la valle del Nilo,
per assicurare il fianco dritto della linea di operazione contro tutto
ciò che naturalmente si riuniva nell'alto Egitto, a fin di riprendere
l'offensiva nel momento che il resto dell'esercito europeo operasse
nella Siria; il che è confermato storicamente dalla spedizione di
Napoleone nel 1799 in quelle contrade.
2. Che ciò supponeva una quantitá di forze, di numero e di disciplina
che mancava ai crociati.
3. Che il deserto che separa l'Asia dall'Africa era un grande ostacolo
come linea d'operazione avanzando in ritirata nelle disfatte.
[3] In effetto tutte le battaglie si riducevano piú o meno ad un urto
in ordine parallelo; la vittoria, il piú sovente riportata sopra
un'ala, dava per risultamento il disordine che il vincitore subiva
egli stesso per abbandonarsi ad inseguire il nemico: da ciò risultava
che l'ala di questo che si era conservata piú intatta ne profittava
per piombare sopra i suoi avversari rimasti cosí isolati, e colui che
si credea vincitore al primo periodo si trovava vinto nel secondo.
Allora come anche oggidí la vittoria restava a chi conservava le
ultime truppe ordinate; con la differenza che ciò che allora il caso
operava, oggidí costituisce l'arte dell'impiego delle riserve, che è
il punto culminante della gran tattica e che caratterizza i generali di
battaglia.
[4] Nel nostro terzo discorso facemmo osservare che nei condottieri
si poteva giá scorgere l'applicazione di un principio razionale alle
militari operazioni, per cui si potrebbe reclamare a favore della
scuola italiana l'anterioritá; ma giusta le ragioni esposte noi
consideriamo la scienza come cosmopolita, e però la fissiamo ove ci
pare essere stata piú compiutamente applicata.
[5] Le guerre contro gli ottomani faceano inclinare questo gran
capitano agli ordini misti per resistere al numero ed alla impetuositá
di quelli: ciò spiega e giustifica al tempo stesso l'opinione di questo
autore.
[6] Se non abbiamo notato tra i capitani illustri e tra le campagne
che rilevano la strategia il principe di Rohan e la sua campagna in
Valtellina nel 1633, ciò si è perché questo bel modello di guerra
di montagna operata con un piccolo numero di uomini non ci è parso
appartenere all'epoca né aver precedenti o susseguenti se non che
in periodi lontani, mentre questo episodio militare è l'anello che
lega Viriate e Sertorio con Lecourbe e Molitor; per la qual cosa vi
torneremo sopra trattando dell'ultimo periodo della scienza.
[7] Per meglio far comprendere la nostra idea che può sembrare oscura,
riporteremo un riassunto della dottrina professata da Aristotile
nella sua Analitica, fatto dal signor Degerando, il quale a nostro
credere la mette in luce. — «_La connaissance absolue embrasse ce qui
est universel et ce qui est nécessaire, l'essence propre des choses;
la connaissance rélative, ce qui est particulier, contingent, les
accidents des choses. La première seule mérite le nom de science,
la seconde ne peut recevoir que celui d'opinion ou de croyance: la
première résulte de la démonstration, la seconde de l'induction; la
première appartient au raisonnement, la seconde aux sens. La première
est plus excellente, plus noble, d'une utilité plus étendue, d'une
certitude plus entière; elle règne, domine sur la seconde_». — Abbiamo
trascritto questo squarcio perché ci servirá in séguito a determinare
i progressi della strategia, e cosí stabilire in qual periodo e fino
a che grado abbia rivestito il carattere di scienza nel senso il piú
alto e conformemente alle condizioni che esige il filosofo di Stagira,
cioè di abbracciare quel ch'è universale e di essere dimostrata, mentre
nel periodo di cui discorriamo ci sembra che tratti dei particolari e
proceda per induzione.
[8] Si legga e rilegga il magnifico frammento sulle campagne dei gran
capitani nel secondo volume delle _Memorie di Sant'Elena_.
[9] Nell'assedio della Roccella la diga fatta gittare dal cardinale di
Richelieu per impedire i soccorsi che da mare poteansi ricevere è una
nuova dimostrazione del nostro assunto.
[10] Potendo essere accusati di esporre un principio contraddittorio
come carattere dell'epoca, cioè che nel tempo in che tutto tende
all'unitá delle nazioni ne indichiamo la tendenza allo scioglimento,
vogliamo darne la spiegazione. L'opposizione è apparente, giacché
tendevano all'unitá gli elementi simili e alla separazione i contrari,
e il principio di nazionalitá doveva produrre i due effetti secondo le
circostanze.
[11] L'amministrazione del maresciallo Suchet in Aragona è nella nostra
epoca una pruova di quanto asseriamo.
[12] La castrametazione seguiva gli ordini di battaglia, e noi ci
proponiamo di esaminare ne' seguenti discorsi i cangiamenti a cui fu
soggetta e gli effetti e le cause dell'abbandono delle tende per lo
serenare. Noi riserbiamo queste investigazioni cosí importanti per
l'epoca nella quale le scoperte, i progressi della topografia militare
e l'istituzione dello stato maggiore cui esse si legano, ne addimandano
la disamina e le rendono piú interessanti.
[13] Diremo in appresso come il perfezionamento della tattica era
impedito dalla poca mobilitá dell'artiglieria che a questa epoca, una
volta stabilita in posizione, non era piú suscettiva di movimenti.
[14] L'esame dell'importanza dello studio nella scienza militare
compirá questo nostro lavoro e sará alla fine del nono ed ultimo
discorso.
[15] Nelle ultime due ebbe ad avversario il Montecuccoli.
[16] I fatti d'arme che piú tra i moderni contemporanei rassomigliano
a questi sono quelli tra gli eserciti di Marmont e di Wellington nel
1812 sulle rive della Guerena e della Tormes, che poi finirono colla
battaglia dell'Aropilis ove fu ferito il Marmont.
[17] Nella campagna del 1703 vi fu il progetto di riunire un
distaccamento dell'esercito francese in Italia pel Tirolo con
l'esercito di Villars in Baviera e marciare sopra Vienna; progetto
degno del Villars, che aveva il genio delle masse, e sarebbe riescito
se l'elettore avesse marciato verso le sorgenti dell'Inn e Vandôme
verso quelle dell'Adda (vedi DUVIVIER, _Guerre de succession_, tomo
I, pagina 144). Nuova pruova del progresso della strategia nel periodo
di cui teniamo discorso e nella quale è il germe del piano di campagna
del 1796. Notare in tutte le scienze l'apparire di una idea e seguirla
nel suo svolgimento e nelle sue modificazioni è il metodo piú utile per
conoscere e determinare la storia di una scienza.
[18] La difesa di Candia depone contro la nostra asserzione, ma la
confermano le difese di Lilla, di Grave e di tutte le piazze d'Europa
meglio difese. Infatti tutte le opere militari posteriori hanno avuto
per iscopo di vantaggiare la difesa, e tali sono il defilamento di
Cormontaigne, la fortificazione perpendicolare di Montalembert, i
fuochi verticali del Carnot, le fortificazioni di ferro del Paixhan,
il sistema dello Chaumera, quello dell'arciduca Massimiliano, che
hanno tutti per oggetto l'opporre al fuoco d'infilata qualche cosa di
superiore ai bastioni, ultimo passo della difesa per fiancheggiamento.
[19] Il maresciallo di Sassonia ha filosoficamente ricercata
l'influenza dei mezzi artificiali sul coraggio nel capitolo de'
trinceramenti; ed il Carnot, preceduto dal Darcon, disperando di
rinvenire un mezzo da rendere la difesa superiore all'attacco, l'indicò
nell'energica volontá di chi difende le opere e non giá in esse.
[20] Si può opporre che le repubbliche italiane, le cittá libere di
Germania, la Svezia e la Polonia formano eccezione a quanto dicemmo.
Noi rispondiamo che in questi Stati, benché non vi fosse trasformazione
nel governo, la tendenza e l'impulso generale eran conformi a quelli
che indicammo nelle monarchie, cioè che il potere si concentrava invece
di diffondersi negli altri elementi della societá.
[21] Il trattato di Passarowitz chiude il nostro periodo; ma come
questo nulla cangiò di quello che ad Utrecht erasi stipulato, cosí
abbiamo citato quest'ultimo per la sua importanza nel regolare le
relazioni dell'Europa dirette a ristringere l'impero ottomano nella
sua azione ed influenza, costringendolo a passare dall'offensiva alla
difensiva.
[22] Le truppe veimariane che servirono con Turenna sono gli ultimi
mercenari non permanenti che figurano nell'istoria moderna, ai quali
furono sostituiti i reggimenti esteri.
[23] MICHELET, _Histoire romaine_, tomo II, pagina 6.
[24] L'ultima ordinanza francese del 1831 benché ammetta il servirsi
di due righe come eccezione, ha conservato le tre righe come ordine
abituale.
[25] Nel quinto volume delle _Memorie di Sant'Elena_ in una luminosa
dissertazione sulla guerra dei sette anni, Napoleone è d'opinione
che l'ordine obliquo non è un progresso della tattica ma è l'essenza
dell'arte; per cui fu praticato in tutti i tempi dai gran capitani,
mentre rientra nella categoria delle sorprese, il che non è nella
sfera tattica. Imperocché egli sostiene che non può farsi una marcia
di fianco in faccia ad un nemico spiegato senza commettere un grave
errore ed esserne punito, poiché chi sottrae un'ala dee attendersi
una contromanovra del nemico sulla sua indebolita; il che non solo la
compromette, ma compromette ancora la linea di operazione che questa
è destinata a conservare. Come decidere tra Federico e Napoleone?
Chi oserá farlo? Il vantaggio di una scienza fissata si è quello di
mettere le piú volgari intelligenze a portata di dare una opinione:
noi ne profitteremo. Ciò che Napoleone dice è incontrastabile. Ciò
che Federico ha operato lo è del pari. Ov'è l'equivoco? In questo:
che le truppe prussiane manovravano superiormente, le altre no; le
prime guadagnavano spazio e tempo e le altre lo perdevano; per cui le
contromanovre o non si facevano o si facevano troppo tardi, quando la
giornata era decisa.
[26] Nel seguente discorso in cui dovremo trattare del sistema seguito
da Wellington nella guerra della penisola, faremo osservare quello che
vi era di comune fra i metodi del generale inglese e quelli adottati
dagli austriaci e descritti da Federico.
[27] Sempre che lo spirito umano scopre un metodo è nella sua natura
di credersi giunto a quella superioritá ideale cui aspira. Dá in
conseguenza alla scienza piú nuova un merito e degli effetti superiori
alla realitá; in séguito i progredimenti stessi della scienza fanno
che sia ridotta al suo reale valore. Ciò è addivenuto della strategia
scientificamente considerata.
[28] Dovremmo uscire dai limiti che ci siamo prefissi, per estendere
le nostre osservazioni e citazioni a tutte le guerre di Europa, a
tutti i guerrieri dell'epoca; dovremmo citare i Munick, i Romanoff, i
Souwaroff e ricordare le guerre contro i turchi tre volte rinnovellate,
e la guerra delle colonie americane, e citar Giorgio Washington. Ci
contenteremo di dire che i russi avevano sopra i turchi i vantaggi che
ha l'Europa sull'Asia, colle qualitá che distinguono l'esercito russo,
il che assicurava i loro successi. Quanto agli austriaci diremo che
furono disgraziati perché non operarono in massa. E da ultimo noteremo
che le operazioni degli americani contro gl'inglesi possono spiegarsi
considerando la lunghezza della linea d'operazione ed i vasti spazi che
quelle contrade presentano alla difensiva.
[29] Un punto strategico altro non è che una posizione che il nemico
dee forzare, mentre se vuole oltrepassarla, colui che l'occupa può
minacciare con movimenti piú corti le sue comunicazioni senza esporre
le proprie. Da questa proprietá dei punti strategici è derivata l'idea
enunciata di renderli forti per conservarli, anche quando l'esercito
che gli occupava ne usciva per momentaneamente operare. L'arciduca
Carlo nella sua sapiente opera sulla strategia ha luminosamente esposta
questa teoria; Jomini, Pelet e tutti gli autori piú rinomati dell'epoca
hanno su ciò insistito. Ne parleremo piú ampiamente nel nostro ottavo
discorso. Ricordiamo poi che il soggetto medesimo è stato trattato
dal commendatore Afan de Rivera nella sua riputata opera intitolata:
_Delle relazioni delle fortificazioni con la guerra_. È da notarsi
ancora l'opera del Burcet sulla riconoscenza delle Alpi come una pruova
dell'importanza e del progresso della geografia militare.
[30] Nelle opere militari di Federico contengonsi i risultamenti sopra
esposti del sistema prussiano.
[31] Se non collocammo Guischardt tra gli autori militari di primo
ordine ciò non fu perché nel riputassimo indegno; ma egli ha trattata
la scienza come erudito e i suoi lavori sulle antichitá militari han
questo carattere. Del resto rese un gran servigio alla scienza facendo
conoscere l'antichitá militare, per cosí determinare in che fosse
possibile imitarla, in che no, a causa della natura delle armi.
[32] L'operazione fatta dall'artiglieria comandata dal general Drouot
alla battaglia di Hanau per ispiegar trenta pezzi sulla sinistra in
battaglia uscendo dal bosco, n'è una gran pruova. Questo movimento fu
di gran conseguenza in quella giornata. Si legga l'undecimo articolo
del general PELET, inserito nello _Spettator militare_.
[33] È da citarsi come modello del modo di combinare l'ordine
sottile col profondo il passaggio del Tagliamento eseguito dal
general Bonaparte nel 1797, ove ogni reggimento aveva il suo secondo
battaglione in battaglia ed il primo ed il terzo in colonna serrata
sulle ali, ed il tutto appoggiato da battaglioni di granatieri e dalla
cavalleria in seconda linea, cogl'intervalli e le due ali appoggiate da
forti batterie d'artiglieria.
[34] Qualche volta la riserva di cavalleria, come ad Eylau e a Lipsia
nel sedici ottobre 1813, serviva con una carica a contenere le linee
nemiche per lasciare operare un movimento e coordinarlo. A Wagram
questa missione fu data a cento pezzi di cannone, che contennero senza
truppa il centro per dar tempo a Macdonald d'arrivare e formarsi. La
cavalleria però impegnata prematuramente a Waterloo, malgrado della sua
rara intrepiditá fu respinta, e non contribuí poco alla perdita della
battaglia l'impiego male adottato di quest'arma, come quello altresí
della guardia. A Borodino la cavalleria attaccò de' ridotti e fu piú
felice, ma ciò era piuttosto l'abuso che l'uso di un'arma sí difficile
a ricomporre. Abbiamo citato questa eccezione per confermare vie meglio
la regola.
[35] Le campagne del 1796 e del 1797 possono indurre in errore sulla
natura e l'applicazione de' principi dell'arte se non sono studiate
con attenzione e freddezza, essendo falsissimo il piano del Direttorio
nel volere imporne alla corte d'Austria per la sua frontiera meglio
difesa, siccome quella ch'era appoggiata al Tirolo ed alle provincie
illiriche. In effetto malgrado i prodigi di scienza e di valore
del capitano francese e del suo esercito, a Lodi, a Castiglione, ad
Arcoli ed a Rivoli si corse rischio di perdere tutto il frutto delle
piú belle operazioni giá fatte e di tornare al piè delle Alpi, nel
caso in cui non si fosse avuto ogni volta uno strepitoso trionfo,
tale da paralizzare per alcun tempo l'esercito austriaco e da imporne
moralmente a tutti gli Stati italiani che potevano dichiararsi contro.
Alla vigilia di segnare i preliminari di pace la posizione del generale
francese era molto azzardata, come appare dalle sue stesse _Memorie_.
[36] Il regno di Napoli è il primo ove la guerra popolare sia stata
fatta quasiché senza l'aiuto di truppe regolari. Quivi si difese la
capitale nel 1799 e si combatté nell'anno medesimo alla spicciolata e
nella capitale e nelle altre cittá, come ad Andria, Trani, Sansevero e
Traietto. Dal 1806 in poi si vide lo stesso in Calabria, ove la difesa
dell'Amantea è stata notata dagli scrittori militari, per esempio
dal Dumas. La guerra di Calabria era come quella di Spagna in una piú
piccola scala, e l'inazione di Massena contro i forti di Reggio e di
Scilla somiglia in piccolo a quella in cui dové rimanere nel Portogallo
per le medesime cause.
[37] Nella _Enciclopedia_ di COURTIN, all'articolo «Battaglie».
[38] Si legga nel secondo volume delle _Antichitá militari_ di
GUISCHARDT una dotta e breve dissertazione sulle difficoltá che
i romani incontrarono nella conquista della Spagna; dissertazione
che dimostra quanto abbiam detto. In una memoria inedita che può
servire come di commentario al Guischardt e la quale ci proponiamo di
pubblicare quando che sia, abbiam trattato della guerra della penisola.
[39] La campagna di Russia ha avuto due periodi importanti: l'uno che
ha fatto mancare l'offensiva e l'altro compromesso la ritirata. Il
primo fu la riunione del secondo esercito russo tagliato dal primo
dal passaggio del Niemen, il secondo la marcia dell'esercito russo di
Turchia sulla Beresina; e questi due avvenimenti furono il risultamento
degli errori irreparabili di due luogotenenti. Si veda l'opera di
OKNUFIEF sulla campagna del 1812.
[40] Si può dire che Alessandria fosse alla frontiera dell'impero, ma
ciò geograficamente e non militarmente, giacché Napoleone considerava
il regno d'Italia come suo militarmente e stabiliva le sue frontiere
alle Alpi Noriche.
[41] È stato rimproverato a Napoleone l'abbandono in cui lasciò lo
stato maggiore; e certo non è mai da scusare chi tien male ciò che
è destinato ad essere buono, mentre costa lo stesso e rende meno. Ma
d'altra parte bisogna riflettere che l'influenza dello stato maggiore,
la quale si accresce in ragione che l'esperienza e la scienza mancano
in un esercito, diminuisce in ragione che l'una e l'altra sono
piú sparse. Questo appunto fu il caso in Francia durante le guerre
dell'impero: oltre di che il capo supremo comandava in persona ed aveva
il suo stato maggiore particolare.
[42] Abbiam creduto di far grata cosa ai nostri lettori con ristampare
alla fine de' nostri discorsi l'articolo che citammo, il quale è stato
considerato di aver compiutamente e trascendentemente risoluta la
quistione sopra enunciata. In effetto abbiamo avuto in mano il numero
dello _Spettatore militare_ di Francia di gennaio 1834, il quale
riportando la quistione dibattuta nel _Progresso_ tra il Ferrari ed un
anonimo, dice che quest'ultimo aveva svolta e dimostrata la tesi «_avec
autant de sagacité que de savoir_». E non dobbiamo tacere le infinite
obbligazioni che abbiamo verso il modesto autore di un tale articolo,
il quale coi suoi incoraggiamenti ed illuminati consigli ci è stato nel
nostro lavoro di guida, di scorta e di conforto.
[43] All'ordinanza del 1791 il Schauburg aggiunse qualche
modificazione, ma nello spirito di essa, e la piú importante fu il
cambiamento di direzione in massa operato per movimenti di fianco.
[44] Abbiamo creduto di poterci dispensare dall'enumerare alcune
pratiche di guerra amministrativa le quali tenevano alle circostanze
di una lunga guerra su tutti i punti di Europa, facendosi al tempo
stesso il blocco di Cadice e quello di Riga. Questi metodi dettati
dalle circostanze sono l'accrescimento del numero de' battaglioni fino
a sette per ogni reggimento, la formazione de' reggimenti provvisori,
di quelli di marcia e delle coorti delle varie bande, l'artiglieria
reggimentaria ristabilita, l'ordine in colonna adottato come ordine
abituale, le truppe spedite in posta, vale a dire con mezzi di
trasporto straordinari, e le altre misure a queste corrispondenti.
Tutte non saran certo adottate in una nuova guerra, ma molte il
saranno.
[45] La seconda opera puramente storica dell'arciduca sulla campagna
del 1799 è comparsa dopo l'epoca che trattiamo, ed in essa trovasi un
ampio sviluppo sulla guerra di montagna teoricamente considerata. Noi
abbiam fatto un'analisi compiuta di quest'opera dell'arciduca, analisi
che pensiamo pubblicare in séguito; il che ci dispensa dall'esporre
gl'importanti cangiamenti che ha subiti la guerra di montagna, dei
quali avevamo promesso di tener parola dipoi, ed ora nol facciamo
per non allungare di piú questo giá sí lungo discorso. Ci limitiamo
a indicare che fu dapprima attaccata una esagerata importanza alla
possessione delle piú alte montagne, che quindi si vide per la prima
volta manovrare con grandi masse composte di tutte le armi in queste
regioni alpestri e inospitali, ma che in séguito le escogitazioni
della scienza del pari che l'esperienze degli avvenimenti avevano fatto
conoscere che nelle vallate ricche di mezzi di sussistenza gli eserciti
numerosi potevano difendere e dominare la parte montana della contrada
strategicamente considerata.
[46] I nomi di Herschell, Oriani, di Piazzi e di Zach appartengono a'
progressi dell'astronomia in questa epoca.
[47] La natura delle relazioni di cui parliamo in questa quistione non
è ai nostri sguardi la stessa di quella che abbiam dimostrato esistere
tra l'arte della guerra e le scienze tutte e della quale ci siamo
occupati negli anteriori discorsi. Non pretendiamo punto dimostrare che
i progressi delle arti della pace sieno stati per cosí dire paralleli
e coordinati a quelli delle arti della guerra. Non è sotto l'aspetto
puramente intellettuale che noi consideriamo questi rapporti, ma sotto
quello piú particolare de' sentimenti eccitati dalle une ed espressi
ed esternati dalle altre. Ben vediamo che un metodo di esprimere de'
sentimenti eccitati da un avvenimento qualunque, una volta che sia
trovato, può servire ad esprimerne degli altri totalmente diversi.
Allora pare che il metodo non abbia alcun rapporto col primo sentimento
espresso, e chi volesse parlare di quel primo rapporto caderebbe in
una apparente contraddizione. A noi basta ricordare a questo proposito
per giustificare il nostro assunto in questa quistione la sentenza di
Dante, che credette la poesia non poter toccare il suo apice se non che
quando avrebbe parlato di armi, materia di altissimo canto.
[48] Alcuni filosofi tra i quali il Bonstetten hanno separata
l'intelligenza dall'immaginazione, considerando questa in generale
come la facoltá che crea nella letteratura e nelle belle arti
piú particolarmente. Or come pel nostro assunto ci serviamo delle
filosofiche dottrine, ma non abbiamo la pretensione di discuterle,
ne risulta che ci serviamo dei termini piú generali, tanto piú che
crediamo che ogni creazione si operi coll'intelligenza e che nulla si
possa fare col mettere in azione una sola facoltá. La classificazione
delle facoltá è arbitraria, perché in natura esse sono unite; per lo
che quando si dice l'immaginazione sia la facoltá che crea la poesia,
ciò vuol dire che preponderi in quella creazione e non giá che operi
da per sé sola, mentre è assurdo il supporre un prodotto qualunque
dello spirito umano al quale la ragione e la memoria non abbiano parte
alcuna.
[49] Il Bonald che ha detto essere la letteratura l'espressione della
societá, ha fatto talmente approvare la sua definizione ch'è divenuta
di un uso comune e di una non contestata esattezza. Soscrivendo a
questa opinione generale crediamo esser verissimo che la letteratura,
come quella che riassume tutto lo stato sociale considerato nei suoi
sentimenti e nelle idee che producono l'azione, ne sia la piú compiuta
espressione; ma crediamo ciò non ostante che lo stato delle scienze
belliche ne sia anche un compiuto riflesso, e crediamo non essere
esclusivi quando conveniamo che ogni lato dello scibile e dello stato
sociale produce lo stesso risultamento a secondo della sua importanza
e delle sue relazioni cogli altri.
[50] L'opera del Bealtie sulle simiglianze della poesia e della musica
e le loro differenze svolge con maestria l'idea che qui indichiamo.
[51] Nelle societá quali erano le antiche non vi era unitá né di
tattica né di lingua né di letteratura né di musica, come non ve n'era
né legislativa né religiosa. Tra i moderni avviene il contrario, e la
lingua piú universale è la musica. Al Cairo, a Filadelfia, a Lisbona,
a Pietroburgo, a Londra, a Napoli, a Costantinopoli, un reggimento che
marcia lo fa al suono di una musica di Rossini o di altro distinto
compositore. Questa uniformitá di gusto esprime chiaramente che le
simiglianze tra i moderni superano le differenze.
[52] In appoggio del nostro assunto ricordiamo ai nostri lettori che
negli ordini del giorno che precedettero le battaglie di Austerlitz e
di Jena il supremo conduttore non si limitò ad eccitare i sentimenti
del suo esercito, ma discese a provare che strategicamente e
tatticamente il nemico era in una falsa posizione, per cui se si
combatteva con energia, la vittoria era sicura e vasta nei suoi
risultamenti. Questo esempio di un generale che confida i gran segreti
della guerra ai propri soldati, mentre che prima o altrove si tenevan
celati anche agli uffiziali generali di secondo ordine, è una luminosa
dimostrazione dell'intelligenza sparsa in un popolo simboleggiato
dal suo esercito ed è una pruova novella delle modificazioni che
l'eloquenza subisce secondo che vuol muovere o persuadere.
[53] Tutta la distanza che separa la conoscenza della scienza
dall'applicazione come arte sta nella difficoltá di saper determinare
con esattezza ove cessino le simiglianze e dove comincino le
differenze; ecco perché in certi periodi si vedono molti uffiziali
istruiti e pochi capitani.
[54] MONTHOLON, tomo V.
[55] Il seguente passo della _Storia del 1812_ di Segur, riguardante
la posizione dell'esercito presso Wilna in dicembre, appoggia la nostra
opinione. — «In mezzo a questo uragano, a tutte le disgrazie e a tutti
gli elementi scatenati che ci assediavano, alcuni uffiziali che sapeano
ancor speculare, nel nostro secolo che qualche scoperta incoraggia a
tutto spiegare, colá in mezzo agli acuti patimenti che loro arrecava
il vento del nord cercavan la cagione della sua direzione costante». —
SEGUR, volume II, pagina 372.
[56] Nessuno ignora che nel medio evo la pace succedente alla guerra
era fatale per la difficoltá di licenziare i mercenari, i quali non
avendo posto civile nella societá, la turbavano per poter vivere: le
bande nere del Du Guesclin ne sono una pruova. Che si compari a ciò
il licenziamento dell'esercito della Loira nel 1815, come rientrasse
questo subito nella societá e divenisse utile come produttore; e si
potrá misurare la differenza da un esercito levato in una societá fusa,
a quello di mercenari in una classificata.
[57] Per meglio spiegare la nostra idea crediam vero che la descrizione
che Erodoto fa dell'esercito di Serse, quella che nel Tasso si
trova dell'esercito de' crociati, quella del Giovio dell'esercito di
Carlo ottavo, come quella del Laborde dell'esercito di Napoleone nel
passaggio del Danubio prima del 1809, possano offrire il quadro dello
stato sociale in queste quattro epoche.
[58] Le guerre posteriori al congresso di Vienna non sono nei limiti
che ci siam prescritti, ma nessuna grande innovazione vi si è veduta,
e noi crediamo che la novitá desiderata dall'arte e la nuova èra
della sua storia debbano essere il risultamento dell'applicazione
del vapore alle armi. Allora una potente modificazione in queste ne
produrrebbe, come sempre, una negli ordini e da questi in tutte le
parti cosí secondarie che trascendenti della scienza e dell'arte.
Queste considerazioni ci hanno determinato a fissare l'epoca alla
quale ci siamo limitati; e ripetiamo che nell'operazione da noi notata
scorgemmo il complesso dei progressi della scienza e dell'arte da' suoi
primi lineamenti sino ai nostri dí.
[59] MONTECUCCOLI del GRASSI, tomo I, pagina 282.
[60] La tesi del signor Ferrari è posta in tai termini: — «Per la
qualitá dei tempi i quali corsero dai primi rivolgimenti di Francia
fino a qui, ripieni sempre di opere e di fazioni militari, tiensi
comunemente che di tutte le scienze ed arti quelle singolarmente si
vantaggiassero che alla milizia riguardano, e queste crescessero a
nuovo e straordinario avanzamento; ciò che per altro non è...».
[61] Quelle principalmente della cavalleria, la quale per lui prima
e piú tardi per lo gran Seidlitz poté aspirare a nuovi e piú alti
destini. È noto come anche innanzi al tempo in cui Federico ascese
al trono, la fanteria prussiana fosse giunta ad un alto grado di
perfezionamento sí nell'armamento che nei fuochi e nelle evoluzioni,
mercé le cure del principe di Anhalt, e si fosse giá segnalata sotto
questo triplice aspetto nelle guerre d'Italia come ausiliaria negli
eserciti imperiali comandati dal principe Eugenio di Savoia. Non cosí
la cavalleria, della quale Federico ebbe a dire dopo la vittoria da lui
ottenuta a Molwitz nel 1741, epoca della sua prima campagna: — «_Le
roi profita de cette inaction_ (quella che seguí la detta battaglia)
_pour exercer sa cavalerie, pour lui apprendre á manœuvrer et á changer
sa pesanteur en célérité_». — Vedi _Œuvres de Frédéric, histoire de
mon temps_, capitolo III. E per le evoluzioni, MIRABEAU, _Monarchie
prussienne, système militaire_.
[62] Donde si potrebbe, rigorosamente ragionando, dedurre
la convenienza delle due o delle tre righe nella formazione
dell'infanteria; quistione non ancora fermata, meno che presso
gl'inglesi, i quali nella guerra della penisola ebbero, a quel che
pare, a trarre infinito profitto dall'infanteria disposta in due
righe. E poiché la terza riga non può tirare se non quando la prima
è in ginocchio — situazione pericolosa spesso e sempre incomoda e
faticosa, — e poiché poco vantaggiano i fuochi dal caricar delle armi
della terza riga per la seconda, cosí può supporsi esser preferibile
di ordinar l'infanteria in due righe. La fluttuazione delle marcie
in battaglia, maggiore su di due che su di tre righe, secondo a me
sembra contrariamente al parere del generale di Chambray, potrebbe
essere efficacemente riparata aggiugnendo alcun poco al numero ed ai
doveri dei serrafile. Rimarrebbero all'ordine su due righe i seguenti
vantaggi: 1. di acquistare un terzo di uomini, che messi sulle ali
le prolungherebbero fornendo dei fuochi che non darebbero in terza
riga, e messi altrove fornirebbero una riserva utile in mille guise;
2. di subire meno dannosamente i colpi delle artiglierie; 3. di fare
svanire i danni che nei fuochi la terza riga non di rado cagiona alla
prima, segnalati da molti ed ultimamente con energia dal maresciallo
GOUVION-SAINT-CYR nelle sue _Memorie_ (campagna del 1813). Egli è però
vero che l'infanteria in due righe abbisogna di molta calma e fermezza,
e che nella formazione dei quadrati sarebbe forse necessario di
prescrivere che, salvo solamente quelli composti da un sol battaglione,
gli altri tutti dovessero ordinariamente formarsi su di due linee.
Quale importante mutazione non avverrebbe in tattica, ove i maestri di
guerra che ancor vivono in Europa imprendessero coi loro lumi e con
la loro esperienza a risolvere un tal problema, ed ove risolvendolo
paresse loro di adottar la formazione in due righe?
[63] Cosí la Francia variò piú volte l'unitá di forza denominata
«battaglione», sí nel numero delle compagnie che nel numero dei
soldati, e tentò di piegarla non solamente ai bisogni del comando
e delle evoluzioni ma inoltre ai fini diversi delle guerre che
imprendeva. Non è difficile di distinguere che altra deve esser la
forza ed il numero dei battaglioni in reggimenti destinati a guerre
offensive e lontanissime, ed altra in guerre difensive e vicine.
In queste, prossimo l'esercito ai soccorsi, non s'indebolisce per
le distanze e ripara prontamente le perdite, onde quelle unitá
possono e debbono nei reggimenti essere meno numerose e meno forti.
Nelle guerre lontane deve conservare il numero e la forza, per non
giungere troppo debole sul teatro della guerra, per poter attendere i
soccorsi, partendo nondimeno con unitá che non eccedano gli estremi
limiti che possano permettere l'amministrazione e la disciplina,
per potere al bisogno fondere insieme piú battaglioni senza che
dall'organizzazione scompariscano i reggimenti, le brigate... Cosí i
volteggiatori divenivano la vera infanteria leggiera degli eserciti,
e da per tutto si dismettevano i corpi irregolari che ne tenevano
imperfettamente luogo. Cosí gl'inglesi presentavano utilmente alla
meditazione dell'Europa l'infanteria ordinata in due righe. Cosí
si riunivano in forti riserve la cavalleria e l'artiglieria, per lo
innanzi disgiuntamente adoperate. Infine gli eserciti francesi, dopo
il campo di Boulogne, conservando nei singoli corpi le evoluzioni pria
tolte ai prussiani e poi rendute perfette dall'ammirabile regolamento
del 1791, che indi venne modificato in qualche evoluzione piuttosto
riguardo ai modi che riguardo ai princípi, ma applicate dai generali
in modo piú vasto, piú ardito, piú trascendente, poterono combattere
con quei prussiani medesimi, tanto a loro superiori in tattica sino ai
primi anni delle ultime guerre. Donde potrebbe credersi che i francesi
raggiugnessero in tattica al punto risolutivo i loro avversari,
piuttosto che questi i francesi. Ciò intendo in ordine alla tattica.
— «I francesi... nulla piú operando di considerevole quanto... alla
costituzione ed all'uso materiale delle forze, lasciavansi raggiugnere
al punto risolutivo, quello cioè dell'affrontamento sui campi...». —
Cosí il barone maggiore Ferrari.
[64] È noto quante differenti ruote entrino nel sistema del Gribeauval,
e quanto il suo carriaggio militare disti dal sistema inglese di cui
è parola, e quanto ancora ne disti l'attuale carriaggio francese. Il
comitato di artiglieria formato in Francia nel 1827 cosí si esprime in
ordine al nuovo carriaggio militare: — «_Des expériences comparatives
faites avec soin en 1824 et 1825 dans cinq écoles d'artillerie ont
constaté les avantages que donnent au nouveau modèle d'affûts et
caissons d'artillerie de campagne le mode d'attache des deux trains,
l'égalité de la hauteur des roues et un avantrain commun á l'affût
et aux caissons principaux, objets par lesquels le nouveau système
diffère du système Gribeauval. Ces avantages bien reconnus consistent
en plus de semplicité dans les constructions, en un roulage plus
facile, en plus de tournant, plus de célérité dans les manœuvres et
plus de facilité á franchir tous les obstacles_». — Conosco le gravi
accuse prodotte dal generale Allix, riputatissimo artigliere, contro
il sistema del Comitato. Esse nondimeno non sono dirette a sostenere
che il sistema Gribeauval sia rimasto invariato o che debba rimanere
invariabile; per lo contrario, dopo d'aver dedotto i difetti di
questo sistema e preferito quello dell'anno XI, rivendica alcuni dei
miglioramenti del Comitato come suoi propri, critica il rimanente come
inferiore a quello del Gribeauval e dell'anno XI, finalmente espone
il suo metodo. Ignoro dopo l'anno 1830 quale sia stato il sistema
preferito nelle artiglierie di Francia.
[65] Il corpo del treno fu organizzato in Francia per decreto dei
consoli del 13 nevoso anno VIII, non senza chi sostenesse esser di
avvilimento per un soldato il «divenir carrettiere»; ed in Inghilterra
del 1793 sotto gli auspíci del duca di Richmond. I cannonieri a
cavallo furono adottati in Russia per cura del general Milessino negli
ultimi anni dell'imperatrice Caterina seconda, in una maniera molto
imperfetta. Paolo primo li apprezzò poco, in odio della loro origine,
che supponeva esser francese-repubblicana e non giá prussiana.
[66] Se il generale Elsnitz contro la guardia consolare a Marengo,
se la cavalleria francese al primo combattimento di Krasnoi nel 1812
contro il generale Newroscki, avessero potuto far precedere le loro
cariche dal fuoco di pronte artiglierie, né il general russo avrebbe
recato a termine la sua bella ritirata, né il quadrato di Marengo
avrebbe stancata e tenuta sí lungamente occupata la bella e numerosa
cavalleria imperiale. Ma il generale Elsnitz sembra che ne mancasse;
ed i francesi a Krasnoi ne attesero per lungo tempo, e poi sopravvenne
assai poca artiglieria alleata e non perfettamente servita. La
cavalleria inglese non riuscí contro i quadrati della guardia francese
a Waterloo se non dopo di averli per cosí dire battuti in breccia con
la sua artiglieria.
[67] Come afferma il signor maggiore Ferrari, pagina 16, nota 1.
Nondimeno i cannonieri a cavallo, francesi, russi, prussiani, polacchi
(del granducato di Varsavia), italiani d'ogni paese..., ebbero parte in
molte vittorie.
[68] Il tenente generale Allix (_Système d'artillerie de campagne de_
D. G. ALLIX, Paris, Auselin et Prochard, 1827), giudice competente per
lunghi ed importanti comandi (e taccio d'altri), si esprime su tale
assunto in tai termini: — «_J'ai vu et entendu beaucoup de songecreux
qui n'ont vu... la guerre que dans les bureaux du ministère... avoir
à cet égard_ (l'abolizione dei cannonieri a cavallo) _la meilleure
volonté du monde. Gassendi a prêché ce système...; mais c'était
chez-lui par principe d'économie et non par défaut de connaissance.
Et en effet en supprimant les chevaux de l'artillerie á cheval, on
évite... les dépenses... Mais il y a á la guerre des économies qui ne
sont pas bonnes á faire_...». — Ed in séguito: — «_Ce serait ignorer
la nature même des choses, de vouloir donner á l'artillerie á pied
la même vitesse qu'á l'artillerie á cheval... Aussi tous les efforts
pendant le cours de nos dernières guerres pour démonter les cannoniers
et substituer aux chevaux pour porter les cannoniers les voitures
mêmes de l'artillerie, ont-ils étés sans succès_». — In Francia i
tentativi per trasportare i cannonieri sui carri precedettero quelli
mercé i quali furono messi a cavallo. La esperienza non raccomandò il
primo modo di trasporto; il secondo fu seguito da lunghi e brillanti
successi, onde si giunse all'abuso. Federico, reso piú leggiero il suo
materiale di artiglieria, creò i cannonieri a cavallo e li conservò
sempre gelosamente. Tornare ai _wurst_ sará progredire? I dotti ne
giudicheranno.
[69] La Prussia conserva in pace centotto pezzi serviti da cannonieri
a cavallo e centosessantadue da cannonieri a piedi. In guerra sembra
che i primi stiano ai secondi come uno a quattro. Il CARAMAN, _Essai
sur l'armée prussienne,_ pagina 110 (Paris, 1831), _cosí si esprime:
— «Comme on tient beaucoup... á la perfection des manœuvres, on
exige beaucoup de l'artillerie á cheval, qui est habituée á suivre
et la plus part du temps á précéder les mouvements les plus rapides
de la cavalerie: elle exécute ordinairement au galop, souvent en
carrière_...».
[70] È giusto di riflettere non essere ussaro chiunque monta su di
un cavallo, ma colui solamente che si serve del cavallo per lo fine e
nelle guise degli ussari.
[71] L'autore dell'articolo redarguisce coloro i quali mettendo a
cavallo un artigliere, lo resero mozzo e l'obbligarono all'istruzione
d'un cavaliere; approva che sia divenuto vetturino. Ammesso che ciò
stia bene, sarebbe questo un nuovo miglioramento pensato da uomini
istruiti dalle ultime guerre.
[72] Nelle artiglierie inglesi ed anche nel sistema dell'anno XI ed in
quei che lo precedettero. Non è mestieri di ricordare la profusione
del calibro da quattro nel sistema di Gribeauval, la scarsezza degli
obusieri, la disseminazione dei pezzi nei battaglioni..., colpa
dei tempi piú che sua; ma alla perfine era cosí. Del rimanente
pei miglioramenti gravi introdotti nell'artiglierie, come per la
convenienza dei cannonieri a cavallo e del loro modo di combattere
uniti alla cavalleria, si veggano le opere sommamente istruttive dei
signori GREVENITZ e DECKER (traduzione del RAVICCHIO), opere in cui
non meno è ad ammirarsi il vasto sapere che la profonda esperienza di
quei chiarissimi e laboriosi autori, esperienza che accompagna tutte le
altre opere del Decker (Per GREVENITZ, Parigi, 1831, presso Levrault;
e per DECKER, Parigi, 1825 e 1831, presso il medesimo).
[73] Fin dal cominciamento delle ultime guerre s'intese in Francia
il bisogno di un cambiamento nel sistema del Gribeauval, e le
organizzazioni dell'anno III repubblicano, dell'anno VIII e dell'anno
IX vi provvidero diversamente. Onde il general LESPINASSE nel suo
_Essai sur l'organisation de l'artillerie_ (Paris, an. VIII) può dire
a nota (b): — «_Si lorsque le général Gribeauval a organisé le canon
de campagne, nos armées avaient été composées comme aujourd'hui de
divisions considerées comme éléments déterminés, il aurait changé la
composition de ses divisions d'artillerie_...». — Il celebre general
Gribeauval, mente vasta ed ordinata, colma delle dottrine francesi
nell'arma sua e della sperienza della guerra dei sette anni che fece
negli eserciti imperiali, rigenerò l'artiglieria di campagna (sistema
Vallière) della Francia, e fu il primo artigliere forse di Europa; ma
la guerra cambiò dopo di lui e con essa le applicazioni dell'arma.
— «_Napoléon fit dans le service de l'artillerie une revolution en
rapport avec les changements que des longues guerres ne pouvaient
manquer d'amener dans le moral de l'armée_». — FOY, _Guerre de la
peninsule_, pagina 120.
[74] Il Dupin riferisce che in Inghilterra i razzi sono stati
provveduti di recipienti per metraglia e provati in tal modo. Ignoro
se ad epoche molto remote siano stati adoperati in Europa come
artiglierie, ma par dimostrato che nelle Indie Tippoo se ne servisse
contro l'esercito inglese nella difesa della sua capitale.
[75] Questo proietto è per metá pieno e per metá vuoto e riempito di
palle. Scoppia ad una data distanza.
[76] I ponti del Danubio al secondo passaggio dell'esercito francese
nel 1809. I ponti a botti cilindriche tentati in Inghilterra ed in
Francia. Lo strettoio idraulico indicato dal DUPIN, di cui potrá
consultarsi la distinta e compiuta opera, che non potrei né riassumere
né svolgere adeguatamente: _Voyages dans la Grande Bretagne. Forces
militaires_, tomo II: _Études et travaux_. È evidente non essere opera
di un cosí breve discorso il presentare una sposizione comparata
di ciascuna parte della scienza bellica e delle sue applicazioni.
Accennando alcuno dei lavori e perfezionamenti degli ultimi tempi è mio
pensiere d'indicare solamente il movimento degli spiriti, che in ogni
luogo di Europa si portava acremente al miglioramento d'ogni parte di
essa, e di notare alcuno tra i suoi effetti. Vedi l'opera del DRIEUX ed
il Saggio _sui ponti militari_ del DOUGLAS.
[77] Il maggior barone Ferrari condanna i dragoni e come infanteria
e come cavalleria, e pare che pensi d'accordo col Rogniat che due
sole specie di cavalleria debbano entrare nella composizione di uno
esercito: la leggiera e la grave.
[78] Sembra che in Francia tutta la cavalleria media e leggiera
sia ora armata di moschetto (_mousqueton_), ordinariamente sospeso
alla bandoliera. Ignoro se i dragoni o anche i cacciatori siano o
pur no armati di baionetta. Di certo poi i dragoni sono destinati a
combattere a piedi. Il gran Federico esigeva che i suoi dragoni fossero
accuratamente esercitati nelle evoluzioni d'infanteria e gli armava
di piccolo fucile e di baionetta. Bonaparte consiglia che tutta la
cavalleria venga addestrata a combattere a piedi. Vedi MONTHOLON, tomo
II, pagina 169 e MIRABEAU, opera citata, pagina 107.
[79] Le gravi differenze che passano tra la coscrizione quale ora
si pratica in molti Stati d'Europa e quella in uso presso i popoli
dell'antichitá dotta, è facile di scorgerle ove solamente si consideri
la differenza degli ordinamenti civili nelle due epoche, ed ove si
legga e si ponderi il rapporto fatto su tale oggetto dal generale
Jourdan al Consiglio dei Cinquecento nell'anno 1799.
[80] Dissi determinando le tre forme ed epoche successive della qualitá
degli eserciti: milizie feudali o comunali, eserciti permanenti, armate
coscritte. Altri potrá meglio denominarle; a me bastava di trovare
una indicazione qualunque, la quale esprimesse la mia idea e dividesse
sensibilmente i tre periodi.
[81] Rampon a Montenotte, Gujeux a Salò, Kellerman a Marengo,
Richepanse ad Hohenlinden, Mortier a Diernstein, l'ammirabile difesa
delle strette di Koesen, la stessa battaglia d'Averstaed, i successi
delle avanguardie francesi in tutte le direzioni dopo le battaglie
gemelle di Jena e di Averstaed... La materia è abbondante, a scelta
sola e difficile.
[82] Gli eserciti di Francia nel 1800, 1813 e 1815, della Prussia nel
1813 e dell'Austria nel 1809.
[83] Il passaggio delle Alpi nel 1800; la marcia dalle coste
dell'Oceano, che conteneva le vittorie di Ulm e poi di Austerlitz; le
operazioni che diedero luogo al passaggio della Saale nel 1807 ed alle
sue conseguenze, e quelle che precedettero il doppio passaggio del
Danubio nel 1809.
[84] Il glorioso risorgimento della Prussia nel 1813, militarmente
preparato ed operato dal distintissimo general Scharnost.
[85] Attribuita a Sua Altezza imperiale l'arciduca Carlo d'Austria;
princípi di cui fece sí brillante applicazione contro gli eserciti
francesi della Sambra e Mosa e del Reno e Mosella nel 1796.
[86] Differenza facile a scorgersi paragonando gli scrittori militari
delle due epoche. Nella prima la castrametazione, le evoluzioni, gli
ordini distesi e profondi, l'armamento, la piccola guerra, la scelta
delle posizioni formano lo scopo cui tende quasi unicamente lo spirito
degli scrittori, come in Feuquières, Puysegur, nei profondisti e
nei loro avversari, in Maurizio di Sassonia, negli eruditi, come in
Guischardt, in Maireroi e nel piú sagace indagatore degli effetti e
cambiamenti prodotti dalla polvere, Mauvillon.
Indi ed intermediatamente Eugenio, Lloyd, l'immortale Federico, Bulow,
accennano il passaggio ad un nuovo genere d'analisi, la quale s'ingegna
di dedurre princípi e regole fisse ed universali, dai fatti tenta di
elevar l'arte a scienza, di svelare il secreto dei grandi uomini di
guerra. Aggiungo il Rohan (ma non cronologicamente) che tanto disse,
ed in sí poche pagine, della guerra di montagna; argomento ripreso ai
dí nostri con ugual sobrietá e sostanza dal Lecourbe dissertando, dal
Molitor raccontando...
Nella seconda epoca in tale carriera si avanza con un gran corredo
di fatti, di sagacitá, di ragionamento, il Jomini nelle diverse sue
opere divenute classiche; il Pelet analizzando alcune campagne, in
cui mirabilmente accoppia la descrizione drammatica di una battaglia,
lucidamente indicando ogni evoluzione, all'alto concepimento, all'idea
prima e semplice donde emana ogni fatto, ond'è che può ugualmente
formare un uffiziale di battaglia ed una mente regolatrice, se tuttavia
una mente tale può essere formata da libri e da insegnamenti; il Dumas,
accurato scrittore, critico distinto e sobrio, il piú compiuto istorico
militare della Francia; infine il Gourgaud, il Vaudoncourt, il Koch, lo
Stutterheim, il Boutourlin, il Vacani, il Wilson, il Londonderry-Wane,
il Napier il quale ha meritato che il Dumas lo annotasse e che ha
preso giustamente posto tra' piú rinomati scrittori militari della
nostra epoca, e massimamente le _Memorie_ di capitani francesi, come
dei Suchet, Saint-Cyr... e di colui che grandeggia tra loro nel posto
solitario dei geni.
[87] Anche allorché si aggiugnesse a questo ritrovato l'abolizione
dei dragoni e dei cannonieri a cavallo, triplice condizione in che il
barone maggiore Ferrari sembra faccia consistere l'incremento dell'arte
e della scienza della guerra.
[88] Il signor Ferrari promette che una sua invenzione, di cui
lungamente ragiona, renderá facile e sicuro il servirsi della polvere
da percussione per comunicar il fuoco alla carica di qualunque fucile
da guerra. Nelle artiglierie napolitane si sono giá fatti, ignoro
con qual meccanismo e con qual successo, dei saggi per adattare tale
polvere all'accensione della carica dei cannoni.