Delle relazioni della scienza della guerra colle altre scienze
e con lo stato sociale nel periodo compreso tra il 1555 e il
1648, vale a dire tra l'abdicazione di Carlo quinto e la pace
di Westfalia.
Per tre principali caratteri si distinguono i diversi periodi della
storia dell'umanitá.
1. Quei periodi che hanno un sistema sociale quasi compiuto per
l'armonia delle sue parti e una durata corrispondente al tempo
necessario per alterarne gli elementi e le proporzioni e per esaurire
i risultamenti che ne derivano.
2. Quelli che a questi succedono, nei quali è un interno lavoro, una
sorda lotta tra i bisogni, i sentimenti, le idee ed i costumi che hanno
corso il loro tempo e quelli che germogliano e tendono a svolgersi e
dominare. Epoche vaghe e incerte il cui marchio è il non averne alcuno,
perché transitorie di loro natura: in esse esistono contemporaneamente
l'elemento antico e 'l moderno che lottano insieme, il primo destinato
a perire, ma che sembra ancor forte, l'altro a trionfar destinato. Non
pertanto senza una sagace e laboriosa osservazione, sfugge allo sguardo
comune se la vittoria sará dal lato di ciò che resiste o da quello di
ciò che invade.
3. I periodi che a questi vengon dietro tanto nell'ordine dei tempi
che in quello delle idee, ove la lotta non è piú tenebrosa ma a campo
aperto, ove le dottrine e gli uomini si urtano, ove il nuovo trionfa ed
il vecchio, condannato alla sorte passiva di una retroguardia destinata
a perdere uomini e spazi, ritarda la sua disfatta non per trionfare
ma per ritardare il trionfo de' suoi avversari. In essi campeggiano
errori, debolezze, per conseguente poca prudenza, intempestivo ardore,
un compromettere sovente la causa dell'ordine, ché nelle vedute della
provvidenza l'imperio del futuro gli è devoluto per alcun tempo. Ma
questi incidenti, decisivi per la vita limitata degl'individui, non
portano che diversitá cronologiche nei risultamenti misurati sulla
vasta e indeterminata scala nella quale la specie esiste, si agita e si
trasforma.
Nel seguire il nostro lavoro possiamo ricapitolare mostrando che i
periodi trascorsi dai popoli dell'antichitá e da quelli del medio evo
rivestono il primo carattere che indicammo nella esposizione sopra
fatta; che il periodo trattato nel quarto nostro discorso riveste
quello che al primo succede secondo la nostra divisione; e che
quello che in questo quinto discorso ci occupa corrisponde all'ultimo
carattere che segnalammo, avendone al tempo stesso e la fisonomia e le
condizioni tutte da noi indicate.
Il problema che vogliamo risolvere non è né può essere altro che
quello che ci siamo sforzati di risolvere nei periodi anteriori. Lo
scopo essendo lo stesso, il metodo non può variare. Ma prima di dar
forma al problema deducendo dall'influenza della scienza militare
e dai suoi rapporti lo stato delle arti e delle scienze e lo stato
sociale nel periodo che comincia dall'abdicazione di Carlo quinto
nel 1555 e termina al trattato di Westfalia nel 1648, ci è necessario
espor brevemente lo stato dell'Europa; punto di veduta generale che
ci faciliterá il discendere a' particolari, come è necessario per
raggiugnere il nostro scopo.
La potenza spagnuola che aveva dominato l'Europa sotto Carlo quinto
era per essere privata della corona imperiale, dove giá quella di
Spagna e quella di Germania erano state amendue riunite sulla testa
del padre di Filippo secondo. Malgrado questa apparente detrazione di
forza, ciò che restava era di un peso bastante per minacciare l'Europa
tutta di una indiretta e non moderata dominazione. Vasti regni ricchi
di prodotti e d'industrie diverse, capitani abili, soldati agguerriti
e forti nell'opinione della loro superioritá, i tesori del nuovo
mondo, quelli delle Fiandre e dell'Italia ch'eran gli Stati piú ricchi
dell'antico, tutto annunziava che la supremazia spagnuola non aveva
né rivali forti né ostacoli potenti a superare per conservarsi sotto
Filippo quale da Carlo era stata a questi legata. Ma considerato sotto
un aspetto piú profondo, si osservavano in questo vasto corpo cagioni
di decadenza e di scomposizione. L'oro del nuovo mondo fomentava
l'indolenza piú che l'industria in Ispagna ove si prendeva il segno
per la cosa. I fiamminghi e gl'italiani subivano senza consentire
un dominio che contrariava il loro carattere, umiliava il loro amar
proprio e comprometteva la loro prosperitá. Gli uomini di Stato ed i
capitani spagnuoli erano discreditati per la lor mala fede ed il loro
orgoglio, i soldati detestati per la loro brutalitá. La severitá delle
dottrine che si professavano in Ispagna non era accettata dagli altri
popoli soggetti. L'amministrazione consumava le rendite ed aggravando i
tributi attentava ai capitali. Per il che non vi era unitá geografica
né morale in questo corpo, il quale per la sua natura aveva ricevuto
missione di comprimere e non di convertire. Cosí subiva il tristo
destino in cui la forza senza moralitá è condannata a trionfare per non
perire.
La Francia presentava uno spettacolo opposto. Benché fosse molto
avanzata nell'unitá politica e nazionale sotto Francesco primo,
pur nondimeno la sua falsa direzione nell'esterna politica e le sue
dissensioni religiose nell'interno le davano aspetto di uno Stato in
decadenza. Ma pochi e rari osservatori vi scorgevano un principio di
vita e di progresso, che si sarebbe sviluppato nel terminare le civili
discordie e si sarebbe rivolto alla politica importanza.
L'Inghilterra per quella individualitá ch'è il marchio delle nazioni
circondate dal mare tendeva ad emanciparsi cosí nella sua politica
esterna come nel suo interno ordinamento. Maria arrestava questa
doppia tendenza, il che dava poca importanza a questo Stato che
consumava le sue forze in una lotta con chi la reggeva. Il regno di
Elisabetta rivelò quanta energia vi fosse in quel popolo, perché
quell'intelligente sovrana ne comprese i bisogni e ne divenne la
piú viva espressione sí nell'interno che nell'esterno; ed a questa
condizione, come sempre addiviene, il suo potere non fu né contrariato
né male accetto alle popolazioni.
Nel corpo germanico tre tendenze scorgevansi: unitá contro i musulmani,
laonde accettava per capo la casa d'Austria che meglio raggiugnea un
tale scopo per le sue ereditarie possessioni; conservazione ai principi
di Germania dei dritti di sovranitá; maggior regolaritá data alle
leggi comuni dell'associazione. Ma la riforma religiosa gittava un
dissolvente in questo aggregato di elementi diversi, per cui tendeva
all'unitá da un lato e all'individualitá dall'altro; il che faceva
presumere che sarebbe stato piuttosto teatro che protagonista di grandi
avvenimenti.
L'Italia dopo la caduta di Firenze e di Siena non ha in Genova e
Venezia che i pallidi simulacri o i dolorosi ricordi di una estinta
nazionalitá. La sua storia non ha altro colore che l'agitazione
tenebrosa degl'indigeni e le azioni e reazioni degli oltramontani che
se ne disputano il possesso.
L'impero ottomano declinava sensibilmente dopo Solimano che l'avea
messo tanto in alto. Del resto l'Europa lo temeva con ragione e solo
mercé dei progressi della scienza militare, effetto di quelli della
civiltá, ella dovea acquistare su di esso quella superioritá che il
condannava ad una lunga ed ignobile esistenza prima di dare il grande
spettacolo della sua distruzione.
Nel nord la Polonia cedeva e resistea a vicenda, e con egual
sorpresa, all'assurditá delle sue leggi ed alla mancanza di progresso
nel suo sistema sociale che si diffondea negl'individui e non nel
popolo. La Russia ignota a se stessa preparava i materiali per un
grand'uomo avvenire. La Svezia presentava una meteora brillante, ma
mancava di base e di proporzione per sostenersi nell'alto posto che
accidentalmente occupava.
Il Portogallo dopo un'epoca luminosa, dopo avere prodotto uno de' piú
vasti avvenimenti, qual era la rivoluzione commerciale, frutto delle
sue scoperte marittime, era esausto di forze, e però destinato a un
tristo riposo e ad accrescere gli Stati di Filippo secondo per indi
scuoterne il giogo.
Si può riassumere questo stato generale dicendo operarsi con piú
rapiditá la distruzione de' bisogni, dei sentimenti, delle idee e
delle forme che nel medio evo dominavano. Ed uno degli effetti piú
significativi si era la distruzione dell'individualitá, cui venía
sostituita la forza popolare che esclusivamente dirigeva il potere
secondo i suoi fini e le forze morali e scientifiche che si elaboravano
per pesare nell'ordine sociale e che costituirono la civiltá, facendo
sí che l'ingegno umano appropriandosi le forze della natura le
trasformasse in mezzi, da ostacoli quali erano nelle societá dalla
barbarie dominate.
Or ricercheremo la soluzione del problema che forma l'oggetto di questo
discorso nella soluzione delle cinque quistioni seguenti:
1. Quali erano gli uomini, le armi e gli ordini nel periodo decorso tra
il 1555 al 1648?
2. Qual era lo stato, quali le pratiche di guerra nella tattica, nella
strategia, negli assedi e nei sistemi amministrativi militari durante
lo stesso periodo?
3. Qual era lo stato, quali i progressi delle scienze esatte, naturali,
morali e delle arti che ne derivano nella stessa epoca?
4. Qual era lo stato sociale che predominava in Europa, nell'interno
e nell'esterno, frutto del trattato di Westfalia che chiude questo
periodo con sí strepitosi avvenimenti?
5. Come tutto questo insieme può esser dedotto dallo stato della
scienza militare considerato come simbolo dello stato sociale, e quali
conseguenze ne derivano?
Noi segnalammo nell'epoca anteriore che giá la scelta degli uomini si
risentiva del passaggio che la societá faceva dallo stato sociale del
medio evo a quello conosciuto sotto il nome di «epoca moderna». Ma
in questo periodo che descriviamo, gli eserciti permanenti eran piú
solidamenti stabiliti; si formava un modo di reclutamento, il quale
tendendo a contenere l'aristocrazia e le comuni piú che a giovarsene,
escludeva l'influenza e la gerarchia feudale o comunale, dava alla
forza pubblica una forma di ordini indipendenti dal suolo e dai
luoghi, fondeva in uno le forze del paese pria sparse e discordi e le
opponea concentrate a ciascuna forza dissidente; l'unitá monarchica
e la centralizzazione apparivano; le guerre cessando di essere piú
interne che straniere, incursioni brevi e devastatrici incominciarono
ad apparire, ma regolate da metodi piú determinati, da istruzione piú
unisona, da previdenze piú scientifiche, calcolate e appropriate a
ciascuna specie di spedizione.
Radunata la forza armata indistintamente da per tutto, raccolta in
nome dell'autoritá regia e da lei mantenuta ed amministrata, ridotta a
vivere costantemente sotto il medesimo tetto, lontana dalla famiglia e
dalle affezioni locali, sottratta ai doveri della comune e del feudo,
potettero allora apparire la istruzione uniforme e la disciplina; cioè
potettero i soldati presentarsi sul campo preventivamente istruiti
coi medesimi princípi, informati dalle medesime abitudini, animati dal
medesimo spirito e stretti dall'intimitá della continua obbedienza ai
capi, nei quali rispettavano non giá i loro padroni ma i depositari
del potere monarchico, alle cui leggi capi e soldati erano egualmente e
promiscuamente soggetti. L'esercito divenne una corporazione compatta,
con leggi, doveri, diritti, vizi e virtú speciali, cessando di essere
un accozzamento incoerente di genti tra loro sconosciute e sovente
nemiche.
L'aristocrazia ritenne, egli è vero, il dritto di comandare,
generalmente parlando, ma non quello di possedere il corpo militare.
Essa poté comandare la forza pubblica, non giá secondo i suoi
interessi, non nel modo e pei fini dell'ordine feudale, ma dirigendola
con leggi da lei non fatte né consentite. Il monarca scelse tra i
baroni, ma ciascuno di loro non sovrastò al monarca: furono stimati
soli atti al comando, ma comandarono per elezione, fecero la guerra per
dovere e non per diritto. L'uso e l'abuso della guerra e degli armati
passò in altra mano. Essi in una parola comandarono come ufficiali e
non come baroni a soldati non propri. Il passo e la novitá erano di
gran momento pei progressi della scienza della guerra e per l'ordine
sociale: la forza della societá aveva cambiato di posto, di scopo e di
mezzi. Servire la societá allora rappresentata dalla monarchia era ben
differente dal comandarla: servir lungamente, servire uniti, stabilire
nella scienza della guerra esclusivamente il proprio Stato, ivi temer
le pene e sperare i compensi, ravvisar nel monarca non l'emulo, non il
primo tra i pari, ma il distributore quasi che esclusivo della sventura
o della fortuna, erano potenti incitamenti a pensare, a volere, a poter
promuovere i progressi della disciplina e della scienza della guerra.
Tornata che fu cittadina divenne nel tempo medesimo professione,
abitudine, orgoglio e speranza, piú nobile nello scopo, piú vasta nelle
sue applicazioni.
Per le armi operavasi un movimento che corrispondeva a quello osservato
nella scelta degli uomini, cioè che se nel periodo antecedente quelle
da fuoco erano considerate come ausilio destinato a venire in luogo
dell'arco e della fionda e non ad entrare come elemento nell'ordine
di battaglia della fanteria, nell'epoca di cui discorriamo si vide i
moschetti essere in una proporzione sempre crescente con le picche ed
alternare con esse a vicenda negli ordini e nelle file. La cavalleria
stessa cominciò ad essere fornita di armi da fuoco e, al dire degli
storici militari, a farne talmente uso da mancare alle condizioni
e allo scopo della natura dell'arma. Le armi difensive seguivano
l'impulso che derivava dalla introduzione delle armi da fuoco, poiché
bisognava che fossero in istato di mettere a coperto dall'effetto di
esse (il che ne accresceva il peso) e che fossero insieme diminuite,
per non nuocere alla mobilitá che i nuovi ordini richiedevano: cosí
avvenne, benché lentamente. Le artiglierie subirono un cambiamento che
pareva operare in un modo inverso delle altre modificazioni, mentre
il numero dei cannoni fu inferiore a quello impiegato nel precedente
periodo e gli eserciti di Carlo ottavo n'erano piú forniti che quelli
di Enrico quarto e dello stesso Gustavo Adolfo. Ma migliorati i
calibri, resi i carriaggi migliori, distinta l'artiglieria di campagna
da quella di assedio, ne risultò che acquistarono i cannoni in mobilitá
ciò che perdettero in numero ed in calibro, e cosí erano piú utili e
piú in armonia coi movimenti richiesti dai nuovi ordini che dal loro
aiuto dovevano essere sostenuti.
Gli ordini seguendo le modificazioni che le armi subivano, divennero
piú sottili, perché le armi da fuoco a questo tendono per loro natura.
La profonditá fu ridotta ad otto e poi a sei file, miste di picchieri
e di moschettieri. Ma giá si vedevano reggimenti formati nell'esercito
svedese. Si fece ancora un passo di piú, cioè si formò la brigata,
introdotta da Turenna negli eserciti francesi, elemento primo della
specialitá di comando, e perciò dei metodi di distribuire, dividere e
facilitare i movimenti, i doveri e la responsabilitá nelle operazioni
di guerra. Queste brigate contraddistinte da un colore che dominava
nel loro vestire erano il principio del sistema delle divise uniformi,
il quale dovea compire la separazione dell'ordine militare dal civile.
Ma la riunione delle due armi che avevano uno scopo opposto — mentre
l'una tendeva a tener lontano l'avversario, l'altra a raggiungerlo
— dovea lasciar dell'incerto e del vago negli ordini, considerati
questi come metodi per ben servirsi delle armi a seconda della loro
natura. Questo stato facea presentire che se non si fosse trovato un
mezzo di unitá nelle armi e di separazione fra loro, gli ordini se ne
sarebbero risentiti ed ogni vero progresso nella tattica elementare
sarebbe stato aggiornato fino all'epoca in cui si fosse risoluta la
quistione delle armi. Di piú i partigiani delle armi diverse doveano
produr nell'esercito una doppia disposizione degli spiriti, la meno
atta a facilitarne i progressi per l'esagerazione de' contendenti, cioè
fanatismo per le armi diverse nei caratteri ardenti, scetticismo nei
deboli e nei freddi. Ed una pruova di questo si è che nella cavalleria
si diminuí la profonditá, il che era in regola; ma si giunse a
pretendere che non operasse con le armi bianche, il che le toglieva la
mobilitá e l'impeto che la rendono importante per decidere la vittoria
e completarne gli effetti. Da ciò risultò che la lancia cominciasse a
diminuir d'importanza.
Nel periodo antecedente vedemmo che la guerra fatta tra nazioni intere
e non tra porzioni di esse, operata per lungo tempo ed in vasti spazi
ricchi di tutti quegli accidenti di terreno che costituiscono i limiti
geografici degli Stati, aveva preso il suo vero carattere, quello
appunto che nell'antichitá videsi rivestire nell'epoca macedonica e in
Roma nella prima guerra punica. Ma facemmo osservare del pari quello
che il Foscolo con rara sagacitá aveva desunto dalla storia militare
del tempo, cioè che l'istinto piú che le regole prese dall'essenza
della scienza governasse le guerre di quel periodo. Però questo
che ci occupa è considerato di comune accordo come quello in cui la
risurrezione della scienza militare è stata fermata.
Il nostro assunto non ci obbliga che a stabilire un tal fatto, senza
entrare nella quistione sollevata a' nostri giorni dagli scrittori
militari francesi[4], se le scuole olandese e svedese sieno state
prodotte ed arricchite dalle pratiche e dalle lezioni dei capitani
francesi nelle guerre di religione che agitarono la Francia. Nessun
uomo può senza antecedenti far prevalere un metodo. Lo spirito umano
procede per gradi, e colui che ha la fortuna di riassumere le scoperte
di molti è proclamato il ristauratore di una scienza, siccome l'essere
fortunato ed accorto che mette in valore le lente economie dai suoi
antenati silenziosamente accumulate. Perciò noi fermiamo in Nassau
il risorgimento della guerra difensiva ed in Gustavo Adolfo quella
dell'offensiva; il che non ci dispenserá dal segnalare, brevemente
parlandone, tutti i gran capitani che abbondarono in quell'etá, a'
comuni sforzi de' quali la scienza dovette il suo risorgimento ed i
suoi ulteriori progressi.
Ciò che costituisce il vero merito della gran tattica è la rapida
formazione degli ordini di battaglia e la ricomposizione di quello di
colonna per operare i movimenti, il sostegno concorde delle diverse
armi combinate con gli accidenti locali che la topografia del campo
di battaglia offre, ed infine la disposizione e l'uso delle riserve.
Le battaglie di Coutras, Arques, Nieuport, Lipsia, Lutzen e Nordlingen
non presentano compiutamente questo stato avanzato della gran tattica.
Invece di corpi mobili si vedono sovente, come a Lipsia, grossi
quadrati immobili contro gli svedesi, i quali piú svelti nella loro
formazione e piú mobili non erano giunti a combinare il sostegno
delle armi, ma nel loro ordinarsi la cavalleria avea de' plotoni di
moschettieri a piedi per sostenerla, il che interrompea l'ordine; per
cui si notava che nella stessa arma vi erano armi diverse e queste
armi erano riunite nell'ordine di battaglia, il che dovea rendere i
movimenti contradittorii perché doveano servire ad elementi diversi:
inconveniente tolto fin da radice dal sistema fondato sul sostegno
reciproco delle armi, poiché allora ogni arma opera secondo la sua
natura e nel terreno che piú gli conviene, senza confondersi colle
altre e mirando sempre ad uno scopo comune. Montecuccoli, l'uomo che
ha riassunto nelle sue memorie lo stato della scienza nell'etá sua,
raccomanda egli pure il mischiare le armi, mentre dai suoi aforismi
stessi può ricavarsi che ciò è contrario ai veri principi della
scienza: tanto le pratiche di un tempo soggiogano persino gli uomini
grandi, che sembra dovessero aver la missione di combatter gli errori
e ristabilire i princípi che dalla natura delle cose derivano[5]. Ma
pur convenendo di questa inferioritá della tattica, vi era progresso
sull'antecedente periodo, e le riserve dal Montecuccoli fortemente
raccomandate come grande strumento di salvezza nei rovesci, si veggono
adoperate con maggiore o minor riuscita e previsione in tutte le
battaglie di questo memorabil periodo. La proporzione delle diverse
armi era ancora a favore della cavalleria, meno che negli eserciti
olandesi, perché il terreno del paese era contrario a quest'arma.
Presso gli svizzeri avveniva lo stesso per la medesima causa, ed
ancora presso gli svedesi ove si cominciava a dar maggior valore e
importanza alla fanteria appoggiata da una piú mobile artiglieria. La
formazione dei dragoni che non erano nella loro origine altro che una
fanteria a cavallo, perché non aveano l'armatura della cavalleria,
era una nuova pruova dell'importanza che si dava alla fanteria; fatto
notevolissimo che segnalava il rinascimento della scienza, come anche
una trasformazione negli elementi dello stato sociale.
Si può quindi conchiudere che sebbene i promotori della tattica
cercassero i loro metodi negli scrittori della scienza e nella storia
militare della colta antichitá, come in tutti i rami dello scibile
si costumava, pur nondimeno l'effetto delle nuove armi modificava
l'entusiasmo degli amatori della tattica greca e romana, sicché
abbandonavano tutto ciò che si deduceva dal sistema della falange come
incompatibile con l'effetto dell'uso della polvere. Tutto l'ingegno
dei piú sapienti era adoperato a rendere possibile la combinazione dei
metodi della romana legione colle armi novellamente adottate.
Nel precedente nostro discorso non senza ragione facemmo osservare
che se la strategia, giusta l'ordine scientifico, dee compire i
perfezionamenti dei rami della scienza militare e della tattica in
particolare, la quale essendone l'ultimo perfezionamento li suppone
e riassume tutti, pur nondimeno storicamente non cosí accadde; e nel
periodo del quale andiamo a discorrere ampia dimostrazione possiam
presentar di quanto asserimmo. In effetto mentre la letteratura
militare ci lascia di quell'epoca rare ed incompiute opere dogmatiche
e quasi nessun regolamento di tattica elementare, la storia di questo
stesso periodo ci presenta una quantitá di capitani che operavano
con alta intelligenza della scienza, con l'istinto e sovente coi
metodi della strategia. Al duca d'Alba, allo Spinola, ad Alessandro
Farnese, ad Enrico quarto, a Coligni, a Nassau, a Vallstein, a Tilli,
a Bernardo di Weimar, a Savelli, a Piccolomini, a Isolani, a Veterani,
a Montecuccoli, a Gustavo Adolfo, a Banner, a Torstestdon e a Turenna
non possono negarsi con gradazioni diverse le qualitá che costituiscono
i gran capitani, e tutte le loro operazioni[6] possono essere comparate
a quelle degli ultimi periodi delle guerre europee. I limiti in cui ci
siamo ristretti non permettono di svolgere (ciò che forse piú tardi
faremo) in queste campagne il pensiero strategico, se cosí possiamo
esprimerci, non solo istantaneo ma seguíto, regolarizzato, non con la
metafisica della scienza ma con la sua logica[7].
Segnaleremo solamente le operazioni del duca di Parma per soccorrere
Parigi e Rouen assediati da Enrico quarto ed i movimenti da questo
opposti, la campagna del duca di Alba per impadronirsi del Portogallo
che finí con la battaglia di Alcantara. Le campagne di Gustavo Adolfo
in Germania sono miste di precauzioni e di ardire, di marcie rapide
e di posizioni ben prese, e i movimenti non si veggono fatti se non
dopo avere assicurato una base nella Pomerania. I suoi successori ne
seguirono le impulsioni con minore intelligenza, e spariti Wallstein
e Gustavo, la guerra fatta secondo le regole della scienza non
rinacque se non con Turenna in quelle sue belle campagne di Germania.
L'ingegno del Montecuccoli si formava in posti secondari, per indi
innalzarsi all'altezza di quei che fissarono le strategiche pratiche
e ne trasmisero alla posteritá i precetti. Gli eserciti poco numerosi,
mobili e disciplinati per quanto comportavano la loro composizione ed i
metodi che si seguivano, facean sí che la guerra fosse piú di movimenti
che di posizioni.
L'imperfezione dei sistemi amministrativi, benché superiori agli
antecedenti, era supplita dalla durezza con la quale trattavansi i
paesi nemici e dai soccorsi che trovavansi negli amici; ma questo
sistema fece sí che la guerra dei trent'anni fosse la piú devastatrice
e arrestasse la civiltá negli Stati ove fu combattuta, i quali erano
giá in progresso poiché subirono questa pruova senza soccombervi.
Possiamo ora riassumere il fin qui esposto dicendo che se i piani di
guerra non erano scientificamente stabiliti, vi era però uno scopo, un
nesso tra le operazioni; ed in effetto quelle operazioni sono citate
dai moderni capitani come modelli da venire imitati tanto per le marcie
che per la scelta de' campi e pel passaggio dei fiumi: in particolare
la marcia di Gustavo da Magonza al Leck, il suo campo di Norimberga ed
il passaggio del sopraddetto fiume, operato in faccia al nemico di viva
forza e preparato e protetto dall'artiglieria[8].
Nel nostro quarto discorso facemmo vedere come la polvere da sparo
avesse influito sulle fortificazioni e sulla guerra di assedio, e
che ciò che avea piú caratterizzato il progresso del disegno era
il sostituire i bastioni alle torri; il che era un immenso passo
nella difesa, giacché da diretta rendevasi fiancheggiante, perciò
piú compiuta e spinta fino al punto che l'operazione del nemico di
penetrare sotto i rampari sarebbe stata inutile, se prima non avesse
spento i fuochi di fianco. Questa direzione data alla scienza della
fortificazione, riassunta nelle opere del conte di Pagan e di tutta la
scuola degl'ingegneri italiani che abbiamo citata, si proseguiva con
miglioramenti che rendevano il disegno piú compiuto mercé l'adozione
di nuove opere avanzate, e cosí la difesa si trovava renduta superiore
all'attacco, finché non si fosse trovato il metodo di estinguere i
fuochi di fianco e di spingersi al coperto colle parallele. In effetto
la difesa di Ostenda che nel 1601 occupò tre anni Spinola; quella di
Leida anteriore a questa, nel 1574, che si sostenne contro le forze
spagnuole; quella di Anversa dove l'italiano Giambelli contraccavò con
arte ed ingegno le operazioni ardite del suo compatriota Barrocchi,
che dirigeva i portentosi lavori che si facevano dall'esercito guidato
da Alessandro Farnese; il ponte sulla Schelda gittato dall'esercito
assediante, sono imprese ricche di scienza e di valore e dimostranti
come le scienze e le arti che vi dovevano concorrere erano avanzate[9],
mentre possono sostenere a nostro credere il paragone dei giganteschi
ed intelligenti lavori fatti nell'isola di Lobau nel 1809 per domare il
Danubio e decidere la sorte della guerra.
La fortificazione di campagna fu creata dal genio dei principi di
Nassau nei terreni difficili dell'Olanda per arrestare l'impeto
delle vecchie bande spagnuole contro gl'inesperti e nuovi difensori
dell'Olanda. Del resto Gustavo e Vallstein nei campi di Norimberga
fecero vedere che anche negli eserciti piú mobili e nei terreni
meno accidentati sapevano far servire le fortificazioni di campagna
per rimaner liberi di accettare o rifiutar la battaglia; e la
sapiente inazione di quei capitani è la pruova piú significativa del
rinascimento della scienza, e trasporta con l'immaginazione ai campi
di Durazzo ove due gran capitani dell'antichitá si preparavano alla
giornata decisiva di Farsaglia.
La castrametazione non poteva che progredire con queste pratiche di
guerra, ed era il segno del progresso fatto nel guidare gli eserciti e
della regolaritá delle loro imprese. Un altro sintoma dell'importanza
che acquistavano i corpi scientifici si è che si cominciava la division
del lavoro negli eserciti: nel vedere Sully rivestire la carica di gran
maestro d'artiglieria e creare arsenali, parchi, riserve, laboratori,
in una parola un sistema compiuto di ciò che chiamasi «materiale»,
dobbiamo veder pure l'origine di tutte le future istituzioni le quali
si riassumono ai dí nostri nella scuola politecnica, giacché a reggere
la pace o la guerra è necessaria la scienza; la qual cosa dimostra
compiutamente la caduta del sistema sociale del medio evo ed insieme il
progresso della civiltá.
Da quanto dicemmo sugli eserciti e sulle loro pratiche si deduce
che queste colonie operanti avean bisogno di essere amministrate a
fine di soddisfare a bisogni moltiplici, quanto alle munizioni da
guerra e quanto a quelle da bocca, in lunghi assedi e in campagne
attive e prolungate. E' non v'ha dubbio alcuno su questo, benché gli
autori contemporanei non ci tengano istrutti de' metodi coi quali
si nutrivano, s'approvigionavano e si conservavano gli eserciti di
quei tempi, nessun trattato essendocene rimasto. Questa scienza è
tuttavia nell'infanzia e forse un dí sará riguardata siccome un ramo
dell'economia politica applicata ai bisogni degli eserciti. Ma allora
l'amministrazione era presso che ignota, e la potente monarchia di
Filippo non poteva pagare i suoi eserciti, i quali perciò sovente si
ammutinavano con danno della disciplina. Questo carattere dell'intima
esistenza degli eserciti spagnuoli era conseguenza dell'amministrazione
cattiva di quella vasta monarchia; amministrazione i cui effetti
dolorosi si risentono ancora dopo qualche secolo negli Stati che ne
hanno piú lungamente fatto parte.
Possiamo quindi riassumere il fin qui detto con istabilire che lo
stato della scienza militare dal 1555 al 1648 presenta i tre seguenti
caratteri:
1. Ritorno a quei princípi della scienza militare degli antichi ch'eran
compatibili con le nuove armi.