Habbiamo ricevuto hoggi tre vostre di hieri: per le due prime
intendiamo la resolutione del voler differire la restitutione[521]
allo essere in Asti, quale si attendeva per questo popolo di presente,
secondo le promesse et qui et a Napoli et, pocho prima che costì, facte
dalla Cristianissima Maestà: di qualcosa stamani non potrebbe questo
popolo essere più maravigliato et restato mancho contento, atteso
quanto ha patito da li subditi, per essere observante del continuo alla
voglia della sua Cristianissima Maestà. Onde desiderremo che fussi di
nuovo appresso et il Re et altri, quali iudicassi meglio al proposito,
et disporli a volere la Cristianissima Maestà volesse riconoscerci
per amici et suoi devotissimi, et a observare quello che tante volte
ha promesso a questo suo devotissimo et affectuoso popolo; perchè
vedendosi manchare quello che, per la fede datali si haveva a se stesso
promesso, difficilmente si potrà disporre o aquietarsi di tal cosa, o
a fare alcuna somma di danari, per satisfare a quanto era sua voglia,
per fare la observantia della fede mutua et reciprocità: di che non
sequendo altro ci pare poterne levare al tucto la speranza.
Oprerete in quel modo, et con quelli tali adstanti alla sua
Cristianissima Maestà, quali indicherete meglio che voglino et stare
et fare intendere alla prefata Maestà quanto questa cosa importi da
ogni parte, et che, di gratia speciale, circumscripta ogni promissione,
si domanda la restitutione delle nostre cose per questo suo popolo.
Et al dubbio che mostrate havere sua Maestà, di mutatione della
presente devotione di questo popolo; avete a rispondere che, essendo
naturalmente devotissimo suto sempre de sua Cristianissimi antecessori
et di sua Maestà, tanto più può sperare in futuro, per la consequita
libertà et per la restitutione delle cose che sua Maestà Cristianissima
facessi; conciosiacosachè dalle predecte cose si debba aggiugnere
ubligationi immortale; et anche perchè questo popolo è in termine
col reggimento di questo dominio che, Dei gratia favente, non si può
verisimilmente in futuro temere d’alchuna mutatione.
Habbiamo inteso el cammino che ci advisate, et sforzerenci per li
nostri terreni fare quella provisione che ci fia possibile; et haremo
caro più particolarmente intendere la partita di sua Maestà, et di suo
cammino, et di chi resti. Attendiamo, con ogni diligentia operiate
che le genti del Christianissimo non habbino a entrare nel Ponte ad
Hera; perchè disegniamo stia serrato con guardie di provigionati et,
passando la sua Maestà, s’aprirrà piacendo a quella; ma le prime genti
desiderremo andassino di fuori, per levar via delli inconvenienti altra
volta seguiti, per altre nostre referitevi. Fatene sapere ogni cosa, et
noi alle nostre genti d’arme hareno provisto.
Resti appresso al Christianissimo Re Messer Guidantonio[522] et Andrea
de’ Pazi, et li altri tutti se ne tornino; et Messer Guido acquiesca
di tale deliberatione, per essere indichato da questo popolo el suo
restarvi necessario.
Frate Hieronymo si troverrà stasera costì verso e’ confini o a
Poggibonzi o alla Castellina; et indicheremo necessario fussi colla
Maestà Christianissima del Re, prima uscissi di Siena; et però
desiderremo facessi intendere o al confessore del Re o ad altri che
più satisfacessi, come verrebbe costì, se havessi segno della sua
Christianissima Maestà per sicurtà sua;[523] et expediendo tal cosa,
potrete subito advisarne decto frate Girolamo in ne sopradecti luoghi,
et da noi hoggi al predecto se ne darà notitia.[524]
Habbiamo per certo Messer Julio et Bernardo da Bibbiena esser in
Bologna, et tractare il più possono e’ danni et subversion nostra, come
quelli che tentano, secondo l’ordine di Piero, da ogni parte; et a noi
essere observanti della Christianissima Maestà del Re, non ci è havuto
rispecto da persona; et della observantia nostra, con tanta nota et
dispiacere d’altri, pur desiderremo almancho veder qualche fructo, et
non possiamo credere che Dio non faccia a chi si aspecta, riconoscere
la sincera fede nostra.
Noi intendiamo da Poggibonzi, che una buona parte delle genti del
Re andarono in sul poggio alla Badia, et trovando che era guardata,
temptorono in più modi di haverla, et tenendosi quelli di drento,
vi dectono la battaglia; in modo che, non potendosi tenere quelli di
drento, e’ decti Franzesi vi sono entrati dentro et chavatone chi vi
era, svaligiandoli et tractone alquante artiglierie che vi erano, et
alchuni di loro vi sono restati dentro. Voi di costà lo doverrete
havere inteso più particolarmente, et essendo la cosa come ci è
referita, potete operare colla Maestà Christianissima o con chi altri
vi pare quello vi parrà approposito.
Parci che, in tucti li discorsi et ragionamenti vi occorrerà fare colla
Christianissima Maestà et li altri sua; usiate tucte quelle parole et
termini reverenti et humili che vi sieno possibili, non uscendo però
delli effecti soprascripti.