LETTERA AL COMMENDATORE MAURIZIO FARINA, _pubblicata da Angelo
Brofferio nel 1865, nella storia del Parlamento Subalpino_ —
Milano (_Vol. I, pag. 444_).
Milano, 8 marzo 1848.
_Carissimo amico_,
Gli avvenimenti incalzano e diventano preziosi i minuti.
Ieri l'altro partirono apertamente e senza mistero otto altri
cannoni per Pavia; ieri altri sei, per cui calcolati i 18 del
27 febbraio, sommano a 32 quelli spediti alla frontiera, senza
calcolare tutti quelli che già vi erano a Pavia.
Corrono voci contrarie intorno ai disegni dell'Austria. Non è
che siano senza fondamento quantunque opposte, ma si è, che altro
avevano in mente prima della rivoluzione di Francia ed altro dopo
quell'importante avvenimento.
Si diceva cosa positiva che fosse venuto ordine da Vienna
di attaccare e come tutti si consolassero non è a dire: ma
conosciuta a Vienna la rivoluzione di Parigi, furono mandati
contro-ordini con ingiunzione però di preparar tutto ancora come
se attaccar si dovesse.
Dire che non sanno più quello che si facciano è dir poco.
Tre giorni sono vi fu consiglio fra il Vice-Re, il Governatore,
Fiquelmont, Radetzky e Torresani — si disputò molto, e si
concluse nulla. — Spaur parte domani lasciando le redini ad
O'Donnell. — Fiquelmont parte oggi. — Ei fece visita a persona
di mia conoscenza e disse che trovava impossibile sortire dalla
situazione attuale senza guerra — fu l'unico motto politico: il
resto furono discorsi inutili. Il governatore Spaur nel mandare
agli impiegati la circolare che annunziava la sua partenza,
disse che voleva concertarsi a Vienna intorno alle dimande della
Congregazione Centrale. Domani in seduta della Congregazione
Centrale si legge la risposta data da S. M. agli indirizzi della
Centrale e Provinciale, la quale dice in sostanza che non si
accorderà nulla di tutto quello che potrebbe alterare i vincoli
del Regno L. V. col rimanente dell'Impero, ma solo qualche
riforma amministrativa. Ho saputo che furono già spedite diverse
copie di quella risposta per cui non ne mando io. Osservo però
come si giuoca ridicolmente da questi signori dicendosi dall'uno
che va a Vienna per concertare sopra dimande, i 9/10 delle quali
sono già reiette.
L'unica concessione che si _teme_ assai è quella del sale[44].
Io ti ho già fatto osservare nella mia infelice gita, dalla quale
sono tornato così mortificato[45], come fosse della massima
urgenza che il vostro Re prevenisse il governo austriaco nel
mettere in attività la legge sul sale. La cosa non ammette
ragione contraria; poichè o l'Austria non ribassa ed egli
innonda i confini lombardi del suo sale e guadagna assai più
che il procrastinare sino a luglio e poi il vantaggio continua;
o l'Austria ribassa realmente, ed allora nessuno crederà che
lo abbia fatto volontariamente, ma che venne obbligata dal
Piemonte; lascia poi fare a noi a spiegar questo ai paesani; ma
ribassi tosto, altrimenti avverrà il contrario, e non mi farebbe
meraviglia che sino al luglio si facesse il contrabbando dalla
Lombardia al Piemonte se l'Austria precede.
Le calunnie che la Polizia sparge contro il tuo paese e contro il
Re sono incredibili per la loro sfrontatezza. Essa fece spargere
che si era proclamata la Repubblica e ch'egli era fuggito;
magnificò que' moti anti-gesuitici come cose di Stato, e poi
ne disse tante così ridicole che non meritano essere ripetute.
Essa crede con tal modo di paralizzare quella popolarità che gli
procacciano le sue generose concessioni e che i suoi partigiani,
ossia tutti quelli che amano l'Italia, vanno spargendo; ma per
carità non ci abbandoni, nè si lasci imporre dalle dimostrazioni
di Russia e Prussia che sono spaventatissime della nuova
repubblica francese. Che ei venga, ma il più presto possibile
mentre adesso tutto è confusione in Austria. Si parlava che
Metternich si fosse dimesso: questo non sarebbe bene, perchè come
ha cagionato il male, nessuno meglio di lui sa mantenerlo; ma
senza curarsi di sapere se sia vera o no tal nuova, è certo che
hanno perduto la bussola e se loro si dà tempo di rimettersi, si
peggiora la condizione attuale.
L'interno della Lombardia comincia ad essere sollevato dalla
presenza di truppa che si concentra al confine, tenendo una linea
lunghissima che da Modena e Piacenza si estende sino a Sesto
Calende.
La profondità dalle parti del confine che pare il più minacciato,
cioè quello del Ticino, è al momento assai forte perchè arriva da
quel punto a Saronno ossia 10 miglia, e sono sparpagliati a 300
a 400 per villaggio.
Di uomini di valore e di nota capacità, non si conta che il
generale Schönhals, che dicono capo dello stato maggiore.
Raccomando per carità quella tal risposta al N. S., altrimenti si
è obbligati a rompere ogni trattativa e la cosa era pure di somma
importanza[46].
Insomma non posso che ripetere che il momento non può essere
più propizio; gli animi dei Lombardi meglio disposti, le teste
austriache più confuse. L'Europa è sbalordita dalla Francia;
che il vostro Re piombi in Italia, ed in tre mesi non vi è più
austriaco nel Regno. La guerra dopo sarà universale e nessuno
teme più nè Russia, nè Austria, che s'avrà a rompersi con Francia
e Italia e vi bastano e sono di soverchio. Addio; dammi nuove
della salute del Re.