Questa seconda edizione[1] si presenta aumentata di alcuni particolari
intorno alla ritirata dell'esercito piemontese dopo la battaglia di
Custoza del 25 luglio 1848 ed alla terribile giornata del 5 agosto
successivo in Milano.
Il periodo storico che comincia colla dichiarazione di guerra del
23 marzo 1848 del Re di Sardegna all'Imperatore d'Austria e termina
coll'armistizio di Milano del 6 agosto detto anno, è fra i più
interessanti nella serie complessiva delle campagne per l'indipendenza
italiana i cui estremi sono il già menzionato 23 marzo 1848 ed il 20
settembre 1870.
Il primo periodo si suddivide alla sua volta, in due ben distinte fasi;
l'una comprende i giorni fausti di successi e liete speranze, l'altra,
i giorni di sventura, i giorni di scoraggiamento, di dolore.
I ricordi intorno alle Cinque Giornate di Milano rischiarano,
ossia tendono a rischiarare l'avvenimento principale del periodo
felice e quello che narrai, poco di certo, quello è vero, non teme
contraddizione.
Queste aggiunte risguardano il periodo di dolore.
Ciò che narro è avvenuto sotto i miei occhi, e posso garantire con
piena sicurezza.
Limitato entro questi confini non può esser molto, ma quello che è, sia
pur poco è scrupolosamente vero, il futuro storico può prenderlo come
buon materiale.
Ho voluto aggiungere una breve appendice che potrà sembrare a taluno
forse un po' troppo personale, relativa alle vicende del Manifesto del
5 agosto del Re Carlo Alberto, ma si conceda qualcosa anche ad un uomo
che in quella terribile giornata, fu posto a durissime prove e sentì
grave il peso della pubblica sventura.
Torino, il 24 giugno 1883.