II.

Ma subito s'accorse che la marmotta era un demonio.

Voltate le spalle alla zia, uscita di casa, Estella cominciò a ridere.

Dovevano caricare il suo piccolo baule sulla carrozza, e la fanciulla si

divertiva, accorgendosi che il bauletto impacciava il vetturale.

— A metà strada, — ella disse, — o va in aria il baule, o va in aria il

cocchiere!... Quanto mi piace!

Tullio le lanciò un'occhiata.

— Salga, — ordinò brevemente. — Arrischiamo di perdere la corsa....

— Ah, ne sarei felice! — ella esclamò. — Perdiamo la corsa, e così

stasera andiamo a teatro.

— Alla stazione, a galoppo! — disse Tullio al cocchiere.

Sedette a fianco d'Estella, e non aperse bocca.

Egli era pentito della sua generosità. Perchè sobbarcarsi a un'impresa

di quel genere? Perchè arrischiare d'imbattersi in un amico, il quale

non avrebbe mai creduto all'innocenza d'un simile viaggio? E se, invece

d'un amico, avesse trovato qualche cliente, di quei burberi moralisti

che vedono il male, soltanto il male, sempre il male?

— Accidenti alle donne! — pensava Tullio. — Ma la signora Anna era

disperata; avrebbe finito col darmi lei stessa l'incarico di portar via

la marmotta. È stato meglio offrirsi.... E poi, si tratta d'un male

tanto pericoloso. Febbre puerperale.... Già, io temo che non serva a

nulla; ma non potevo mica dirlo a una madre.... Come spiattellarle che

il viaggio sarà inutile, che sua figlia morirà lo stesso?... E se anche

morisse, la signora Anna avrebbe la consolazione d'abbracciare Francesca

un'ultima volta, di parlarle....

Lo scosse una risata d'Estella. La carrozza aveva traballato, passando

sulle rotaie del tram, e più aveva traballato il bauletto....

— Lo dicevo io, — osservò la fanciulla. — Il baule se ne va! Non

arriviamo alla stazione col cocchiere e col baule. O l'uno o l'altro lo

lasciamo per istrada!

E scoppiò nuovamente a ridere. Lo Sciara s'irritò.

— Perchè ride? — egli chiese ruvidamente. — Mi meraviglio: sua cugina è

ammalata, e lei non fa che ridere....

— Ha ragione, — rispose Estella abbassando gli occhi e mordendosi le

labbra. — Mi dispiace molto per Francesca; ma guarirà, non ne dubiti!

Deve avere un raffreddore....

— Un raffreddore! Che ne sa lei? — osservò Tullio.

— So che mia zia esagera sempre; quando uno s'ammala, deve morire; se

non muore, si tratta d'un caso straordinario. Ragiona così, la zia....

Del resto, non sapeva come sbarazzarsi di me, e ha colto questa

occasione.

— Lei è ingiusta e ingrata con sua zia! — dichiarò Tullio recisamente.

La carrozza ebbe un nuovo sobbalzo.

— Il cocchiere, il cocchiere! — gridò Estella ridendo. — Stavolta è il

cocchiere che va a capitombolo!

Tullio non potè nascondere un sorriso.

— La prego, — disse poi. — A me non piace scherzare, e ho altre cose per

la testa....

Infilate le mani nel manicotto, Estella si rannicchiò nel suo cantuccio,

e non disse più parola; ma sulle labbra porpuree le andava errando un

sorriso, e la fanciulla se le mordeva ad ogni trabalzo del legno per non

prorompere in una risata schietta.

Lo Sciara, guardandola di tanto in tanto, s'accorse che il suo viso era

tutto lievemente velato da una pelurie aurea appena percettibile, e notò

le ciglia d'oro ipocritamente abbassate, i capelli d'oro che sfuggivano

a ciocche ribelli di sotto al cappellino bigio.

Venne voglia di ridere anche a lui, vedendola così compunta, così

studiosa di mostrarsi grave.

— Quant'è carina! — pensò.

Ma non sapendo come trattarla, temendone l'audacia irriflessiva,

l'innocenza procace, la civetteria inconscia, aveva deciso di essere

burbero per tenerla a distanza e impedirle di commettere sciocchezze.

Non gli era mai avvenuto di osservarla da vicino e a lungo; l'aveva

vista parecchie volte in casa della signora Arrigoni, presso la quale

Estella fungeva da marmotta, e Tullio non se n'era mai occupato.

La grazia di lei gli pareva una rivelazione tutta nuova, e se ne sentiva

impacciato più che sorpreso, non avendo pensato mai che la marmotta di

casa Arrigoni era una giovinetta, e una giovinetta bella.

D'un tratto, ella alzò il capo e guardò in faccia il suo compagno.

— Che cosa ha per la testa? — domandò.

Tullio la fissò interrogativamente.

— Ma sì. Ha detto poco fa che ha altre cose per la testa, — riprese

Estella. — Quali cose?

— Ciò non la riguarda, — rispose lo Sciara, secco.

E pensò: — Che sfacciata!

Ella pensò: — Che asino!

Donne e fanciulle · 第 8 / 35 题