Tangheri di poeti
Che, se andate in amore,
Raccontate i segreti
Di tutte le signore,
Siate meno indiscreti
Negli affari di cuore
E imparate dai preti
Che non fanno rumore.
Chi spiffera in tribuna
Quello che il cor gli detta,
Non farà mai fortuna.
Noi non abbiamo mica
Scrupoli a darvi retta:
Temiamo che si dica.
"NASCITVRO"[*]
_Exultavit in gaudio infans in utero meo._
LUC. I, 44.
No, che su zolla sterile
Non fu gittato il seme
Se, lacerato il solido
Guscio che invan lo preme,
Esce il rampollo e germina
Pei campi o per le aiuole,
Schiuso al tepor del sole
Sotto al clemente ciel.
No, la bollente gocciola,
Plasma del germe umano,
Nel sitibondo fornice
Non fu scagliata invano
Se nel mio fianco turgido,
Come in risposta cella,
Un'anima novella
Veste il corporeo vel.
Oh, alfin potrò conoscerti
Amor santo e sereno
Di madre e roseo stringermi
Un pargoletto al seno....
Addormentarti, crescerti,
Potrò sul grembo anch'io,
Sangue del sangue mio,
Frutto d'immenso amor!
T'insegnerò a disciogliere
I passi e le parole,
Ti narrerò, baciandoti,
Gl'incanti delle fole,
Indi trarremo in giubilo
Lungo un campestre calle
Seguendo le farfalle
E raccogliendo i fior.
Ti guiderò per l'ardue
Strade dell'arti prime
L'alto volume aprendoti
Delle materne rime;
Io sulle illustri pagine
Ti condurrò la mano,
Io t'aprirò l'arcano
Del mondo e del saper.
E allor che il sangue giovane
Ti pulserà nel petto
E sentirai le trepide
Ansie del primo affetto,
Sarò al tuo fianco assidua
E virilmente fida
Consigliatrice e guida
Nei dubbi del sentier.
Al focolar domestico
Io sarò presso ancora
Quando velata e timida
Mi condurrai la nuora
Che me, benigna pronuba,
Dirà perversa e cruda
Se nel tuo letto, ignuda
Vergin, la spingerò.
E quando i fior del talamo
Matureranno i frutti,
Ava prudente e provvida
Io veglierò per tutti;
Poi con le palme tremule
Carezzerò i nepoti
E a Dio la prece e i voti
Per loro innalzerò.
E già mi veggio, debile
Vecchia, tra lor seduta
Narrar, senza rimpiangerla,
La gioventù caduta
E i versi miei ripetere
A un coro d'innocenti,
I versi miei fulgenti
Di virtuoso zel.
Ava, così, amorevole
E santa educatrice.
In mezzo ai biondi pargoli
Vivrò lieta e felice
E quando giunga al termine
La vita mia modesta,
Reclinerò la testa
Per ridestarmi in ciel.
Forse ch'io sogno?... Ah, palpita
Pur nel mio grembo un vivo
E freme e balza e s'agita
Or che a lui penso e scrivo....
Deh, perchè tardi o nobile
Della mia gloria erede?
Non sai che la mia fede
E l'amor mio sei tu?
Ma intanto?... Ah, un dubbio orribile
Mi sta confitto in core.
Sento un mister nell'anima
Pensando al genitore....
Parla, se puoi rispondermi,
Tu che doman vivrai;
Dimmi, se pur lo sai,
Il padre tuo chi fu?
[*] Credeva di avere concepito un figlio. Invece aveva preso
freddo e tutto finì con una fuga d'aria compressa.
A
SUA ECCELLENZA REVERENDISSIMA
MONSIGNOR VESCOVO
TITOLARE DELLA CHIESA CATTEDRALE
DI SEBOIM
NELLE PARTI DEGLI INFEDELI
QUESTO NUOVO LAVORO
DI MANO AMICA SE NON ESPERTA
ACCRESCA IL PIACERE DELLA ESALTAZIONE
_Ut ambules in via bona._
PROV. II, 20.
Signor, poi che una Diocesi
Dall'Augusto Vegliardo hai conseguito
E l'anello di Vescovo
Come novello sposo hai messo in dito,
Tra il fumo dei turiboli,
Tra il plauso della folla intorno accolta,
Mite Pastor di Seboim,
Porgi l'orecchio e la mia voce ascolta.
Deh, quando sul tuo popolo
Benedicendo stenderai la mano
E la lieta Pentapoli
A piè del trono avrai come un Sovrano,
Serbati buono e i miseri
Intorno a te raccogli e li consola;
Ricorda Cristo e predica
Più con l'esempio e men con la parola.
Non insegnare ai chierici
Che il Pontefice solo aprir può il cielo;
Non insegnare il Sillabo,
Ma lo scordato ormai vecchio Vangelo.
Trafficator non renderti
Di Giubilei, Congressi e pellegrini,
Ma proibisci l'Obolo
E l'altre furberie per far quattrini.
Nell'ira tua scomunica
Chi va col collo torto e il viso basso;
Lascia che di Quaresima
I Diocesani tuoi mangin di grasso;
Non annoiare i pargoli
Col Catechismo, i Salmi e la Scrittura;
Dà lor le chicche e mandali
A scuola od a saltar lungo le mura,
Lascia ballare i giovani,
Lasciali far l'amor quando han ballato
E se poi si confessano
Ridi e dichiara: «quel ch'è stato è stato!»
Non ributtar la femina
Che degli affetti suoi non fu padrona;
Pensa a Maria di Magdalo:
I peccati d'amor Dio li perdona.
Non tormentare i parroci
Per le chiacchere intorno alla servetta;
Dì lor che i Sacri Canoni
Non vietano d'andare in bicicletta.
Così facendo, i popoli
Tutti t'obbediran come d'incanto
E nei venturi secoli
Avrai solenne culto e sarai santo.
O benedetta, o nobile
Alma, sottratta alla terrestre lue,
Allor vedrai le monache
Baciar devote le reliquie tue.
Sotto quel bacio fervido
Si rizzeranno alla virtù natìa,
Rinnovando i miracoli
Che, vivo, hai fatto per la dolce Argia.
«EN REV'NANT D'LA REVUE»
_J'aime le doux parfum qui vient de la cuisine,
Le parfum de la soupe et l'encens du roti,
Le Champagne mousseux et la Chartreuse fine,
Et les petits fours chauds qu'on vend chez Maiani.
J'aime un bas bien tiré qu'on voit sur la bottine
Paraître avec malice comme un secret trahi;
J'aime guetter le soir le lit de ma voisine
Qui ne se doute guere du binocle ennemi.
J'aime tous les plaisirs dont la terre est feconde
Et le cancan tout comme le noble cotillon;
J'aime la brune--hélas--mais j'aime aussi la blonde.
Et pourtant il n'y a qu'un seul plaisir de bon,
Qui enfonce, croyez moi, tous les plaisirs du monde,
Et c'est rire d'un âne qui se pretend lion._