Titiro, tu che d'un gran faggio all'ombra,
A gambe aperte, stravaccato[1] stai,
Mangiando allegramente una cucombra,[2]
Un canonico sembri e chi sa mai,
Chi potesse vederti le budelle,
Bollettario, anche te che sghissa[3] avrai!
Io stento invece e queste pecorelle
Sono ormai senza tetto e senza pane
E campan di polenta e di sardelle.
Hai forse avuto eredità lontane?
Hai rubato una pisside o un ciborio?
O ti fai mantener dalle sottane?