IL LAMENTO DEL PRIGIONIERO[*]

Cadea la notte. Già il cancelliere

Avea degli atti chiuso il volume

E il Presidente disse all'usciere:

«Portate il lume!»

Non un sussurro s'udia nel Foro,

Nemmeno un lieve ronzar d'insetto,

Quando, calzati gli occhiali d'oro,

Lesse il verdetto,

E disse: «Vista la legge, udita

La parte avversa, pesati i danni,

La pena è questa:--Galera in vita

Per quarant'anni».

Briscola! Quando mi sentii preso

Così da questa sentenza infame,

Cascai per terra lungo e disteso

Come un salame,

E il giorno dopo due immense palle

Recar dovetti per ogni dove,

E mi fu scritto dietro le spalle

«69»

Quante ferriate nella finestra!

Quanti bigatti nel mio pan nero!

Quanti fagioli nella minestra

Del prigioniero!

Ed il mobilio? Ecco un saccone

Dove gl'insetti tengon cappella

E per ... (s'intende) là in quel cantone

C'è la mastella.

Sono vestito di panno grosso

Con un stifelius tagliato male,

E la catena che porto addosso

Pesa un quintale.

Con una lima, frega e rifrega,

Potrei scappare non osservato ...

Ah, se potessi farmi una sega,

Sarei beato!...

O giornalisti, da sera a mane

Vi sia presente questo mio stato.

Un _per finire_ fatto da cane

M'ha rovinato!

[*] Parla il Direttore della effemeride citata, il quale era

accusato di aver commesso un _per finire_ diffamatorio, mentre

non era che cretino. Il processo andò a monte.

PIANTO DELLA CHIESA BOLOGNESE

SENZA PASTORE

_Non relinquam vos orphanos;

veniam ad vos._

Jo. XIV, 18.

Sopra le piume vigilando sola,

Colei che già fu di Petronio e Zama

Leva le palme al ciel, languida e grama,

Poi che gaudio d'amor non la consola.

Lungo uno strazio è nella sua parola

Qual già nel pianto di Rachele in Rama,

E dal vedovo letto il __Padre__ chiama

Perchè non scordi la fedel figliola.

E prega e mostra le gramaglie nere

In che da sì gran tempo il viso asconde,

E la nave di Dio senza nocchiere:

Ma il suo pianto non posa e n'ha ben d'onde

Poi che il barbaro __Padre__, alle preghiere

Con l'iniqua parola,[1] ahimè, risponde!

[1] L'_iniqua parola_ è una interiezione dialettale bolognese

che suona ingiurioso invito ad operazioni pneumatiche.

Rime di Argia Sbolenfi con prefazione di Lorenzo Stecchetti · 第 18 / 142 题