CONTRO UN ANONIMO CHE CI FECE LA BURLA DEL TELEGRAMMA[*]

O scellerato che tirasti su

Quel genitor che il cielo a me largì,

Hai ben ragion che sei non si sa chi

E il telegramma senza il nome fu!

Empio, domanda pure a chi vuoi tu

Se son cose da far quelle che lì,

Che sta sicuro che se fosti qui

Staresti un pezzo di non farne più,

Che colla forza la maggior che ho

Ti vorrei scorticar da capo a piè

E con la pelle tua farmi un paltò!

Nessun ti salverebbe, a meno che

Fosti bello e robusto anzichenò

E promettesti di sposarmi me.

[*] L'ottimo Signor Pietro Sbolenfi si portava candidato alla

Deputazione in tutti e tre i Collegi di Bologna. Il vero merito

non è mai conosciuto e lo Sbolenfi rimase in terra. Un malvagio,

rimasto avvolto nelle ombre del mistero, telegrafò allo sconfitto

candidato che invece la sorte gli aveva sorriso. La famiglia quasi

impazzì di gioia, il signor Pietro diede le dimissioni dal suo

impiego di ff. di inserviente di III classe e si trovarono sul

lastrico. Onta sul cranio indegno che pensò simile orrore!

SI DESCRIVE UN TEMPORALE

NEL DESERTO

Che veggo? Che miro? Rimbomba già il tuono!

Il tempo mi pare che faccia da buono!

Ahi, miser chi a casa scordato ha l'ombrel!

La grandine è grossa che pare una noce

E omai per vederci nel scuro feroce

Accender fa d'uopo frequenti candel.

Che veggo? Che miro? Un giovin garzone

Che solo soletto traversa il ciclone

E par che non curi dell'acqua il piombar!

Ah, certo tra i lampi lo guida l'amore!

Mel dice la speme che m'arde nel core!

Ah, certo quell'uomo mi viene a sposar!

Deh, frena il furore, fa un poco più adagio,

Che tu nol rovini, mio buon nubifragio!

Deh, fa che non giunga bagnato al mio sen!

Che veggo? Che miro? Ah, cruda mia stella!

M'illuse la speme, ho fatto padella![1]

Egli era il Questore, non era il mio ben!!

[1] Prendere un granchio: _Decapodus brachiurus_ Linn.

Rime di Argia Sbolenfi con prefazione di Lorenzo Stecchetti · 第 11 / 142 题