— Oh! oh! continuò Cornelio, come sono in collera! Contro te? o contro
me?
— Credo contro tutti e due... Io dunque ti diceva, che ci rimproverano
gli orangisti tra le altre scempiate calunnie di aver negoziato con la
Francia.
— Negale!
— Sì, ma ce lo rimproverano.
— Ma se quelle negoziazioni fossero riuscite, loro avrebbero
risparmiato le sconfitte di Rees, d’Orsay, di Wesel e di Reimberga;
loro avrebbero fatto evitare il passaggio del Reno, e l’Olanda potrebbe
credersi ancora invincibile in mezzo alle sue maree e ai suoi canali.
— È vero, fratello mio, ma è una verità ancora più assoluta che, se
in questo momento venisse trovata la nostra corrispondenza col signor
di Louvois, per quanto buon piloto io mi sia, non potrei salvare il
fragile schifo che è per portare i de Witt e la loro fortuna fuori
dell’Olanda. Tale corrispondenza, che proverebbe a persone oneste come
io ami il mio paese, e quali sacrifizii personalmente io mi offriva
di fare per la sua libertà, per la sua gloria, tale corrispondenza
ci perderebbe presso gli orangisti nostri vincitori. Perciò, caro
Cornelio, mi giova credere che l’abbiate bruciata prima d’abbandonare
Dordrecht per venirmi a raggiungere all’Aya.
— Fratello, rispose Cornelio, la tua corrispondenza col Louvois prova,
che sei stato negli ultimi tempi il più grande, il più generoso e il
più abile cittadino delle Sette Provincie Unite. Amo la gloria del mio
paese; amo soprattutto la tua gloria, o mio fratello, ondechè mi sono
ben guardato di bruciarla.
— Allora siamo perduti per questa vita terrestre, disse tranquillamente
l’ex-gran Pensionario, appressandosi alla finestra.
— Anzi tutto all’opposto, o Giovanni; e noi avremo a un tempo la
salvezza del corpo e la resurrezione della popolarità.
— E allora che cosa hai fatto di quelle lettere?
— Le ho affidate a Cornelius Van Baerle, mio figlioccio, che tu conosci
e che dimora a Dordrecht.
— Oh! povero giovine! caro e leale, ei sa, cosa rara, tante e poi tante
cose, e non pensa che ai fiori che salutano Dio, e pensa a Dio che
fa nascere i fiori! L’hai incaricato di un deposito mortale; così, o
fratello, è perduto quel povero e caro Cornelius!
— Perduto?
— Sì, perchè sarà forte, o sarà debole. Se è forte (perchè egli è
estraneo a ciò che ci accade; perchè, quantunque sepolto a Dordrecht,
quantunque distratto, ed è un miracolo! saprà un giorno o l’altro ciò
che ci è accaduto) se è forte, si vanterà di noi; se debole, avrà paura
della nostra intimità; se è forte propalerà il segreto; se debole, se
lo lascerà prendere. Nell’uno e nell’altro caso, o Cornelio, lui e noi
siamo perduti del pari. Perciò, fratello mio, fuggiamo presto, se ci
resta ancor tempo.
Cornelio sollevossi sul letto e prendendo la mano di suo fratello, che
trasalì al contatto delle fasce:
— E se non ne sapesse nulla il mio battezzato? che credi non abbia io
saputo leggere ciascun pensiero nella sua testa, ciascun sentimento
nell’anima di Van Baerle? Mi domandi, se gli è forte, se gli è debole?
Non è nè l’uno nè l’altro, ma che importa ciò che ci sia? Il forte sta
che custodisca il segreto, bene intesi che egli punto lo conosce.
Giovanni si volse sorpreso:
— Oh! continuò Cornelio col suo dolce sorriso, il _ruward_ di Pulten è
un politico allevato alla scuola di Giovanni; te lo ripeto, o fratello,
Van Baerle ignora la natura e il valore del deposito che gli è stato
confidato.
— Presto allora! esclamò Giovanni, giacchè c’è ancora tempo,
facciamogli passare l’ordine di bruciare l’involto.
— Per mezzo di chi gli si fa passare?
— Pel mio servitore Craeke, che ci deve accompagnare a cavallo e che è
entrato meco nella prigione per aiutarvi a scendere la scala.
— Pensateci, Giovanni, prima di bruciare quei titoli gloriosi.
— Prima di tutto penso, mio bravo Cornelio, che i fratelli de Witt
salvino la loro vita per salvare la loro rinomanza. Noi morti, chi ci
difenderebbe, o Cornelio? Chi ci avrebbe neppure compreso?
— Credi dunque che trovando quei fogli ci ammazzerebbero?
Giovanni senza rispondere al fratello stese la mano verso il Buitenhof,
donde slanciavansi in questo momento degli scoppi di grida feroci.
— Sì, sì, disse Cornelio, intendo bene questi clamori; ma che cosa
dicono?
Giovanni aprì la finestra.
— Morte ai traditori! urlava il popolaccio.
— Ora intendi, o Cornelio?
— E i traditori siam noi! disse il prigioniero alzando gli occhi al
cielo e ristringendosi nelle spalle.
— Siam noi, ripetè Giovanni de Witt.
— Dov’è Craeke?
— Credo, alla porta della tua stanza.
— Allora fallo entrare.
Giovanni aprì la porta; il fido servitore attendeva difatti sulla
soglia.
— Venite, Craeke, e rammentatevi bene di tutto ciò che vi dirà mio
fratello.
— Oh! no, Giovanni; non basterebbe il dire, bisogna che
disgraziatamente io scriva.
— E perchè?
— Perchè Van Baerle non renderebbe quel deposito, nè lo brucerebbe
senza un ordine preciso.
— Ma potrete scrivere? domandò Giovanni alla vista di quelle povere
mani tutte bruciate e scorticate.
— Oh! tu vedresti, se avessi penna e inchiostro.
— Ecco almeno un apis.
— Hai punta carta? Perchè qui non mi hanno lasciato niente.
— Questa Bibbia. Strappa la prima pagina.
— Benissimo.
— Ma il tuo scritto sarà inleggibile.
— Su dunque! disse Cornelio riguardando il fratello. Queste dita
che hanno resistito alle corde del carnefice, questa volontà che
ha spregiato i dolori, vanno a unirsi di un comune sforzo, e, sta’
tranquillo, che la riga sarà scritta senza un solo serpeggiamento.
In effetto, Cornelio prese l’apis e scrisse.
Potevano vedersi sotto la fascia bianca trasparire le goccie di sangue,
che la pressione delle dita sull’apis spremeva dalle aperte carni.
Grondava il sudore dalle tempie del gran Pensionario. Cornelio scrisse:
«Caro figlioccio!
«Brucia il deposito, che ti ho confidato, brucialo senza guardarlo,
senza aprirlo, affinchè ti sia sconosciuto. Son di tal genere i
segreti, che ucciderebbero il depositario. Brucia, e avrai salvato
Giovanni e Cornelio.
«Amami, addio.
«20 Agosto 1672.
«CORNELIO DE WITT.
Giovanni con le lacrime agli occhi asciugò una goccia di quel nobile
sangue che aveva macchiato il foglio, lo consegnò a Craeke con
un’ultima raccomandazione, e tornò da Cornelio, che il patimento avea
reso pallido e quasi presso a svenirsi.
— Ora, diss’egli, quando il bravo Craeke avrà fatto sentire il suo
antico fischio di contromastro, essendo già fuori dei gruppi, dal lato
opposto del vivaio.... allora partiremo noi.
Non erano passati cinque minuti che un prolungato e vigoroso fischio
percosse col suo trillo marinaresco il nero fogliame degli olmi
acuminati, e dominò i clamori del Buitenhof.
Giovanni alzò le braccia al cielo per ringraziarnelo.
— Ora, disse, partiamo, o Cornelio.