[486] I libri rabbinici non sono concordi nel determinare in quali

parti veramente consisteva la lettura. Secondo il _Sifré_ (II, § 160),

una delle più antiche fonti del rituale ebraico (GEIGER, _Urschrift_,

p. 434, 436) pare che si sarebbe dovuto leggere tutto il Deuteronomio.

La _Mishnah_, secondo il testo gerosolimitano (_Sotà_, VII, 8), la

restringe ai seguenti passi: I–VI, 8; XI, 13–21; XIV, 22–29; XXVI,

12–15; XXVIII; mentre secondo il testo babilonese si sarebbe letto

anche il XVII, 14–20; e si deve pur dire che questa è lezione più

corretta, perchè è innegabile da tutto il contesto che si dovesse

leggere anche questʼultimo passo, che concerne il diritto monarchico.

Pare inoltre che il Maimonide avesse una lezione differente da tutte e

due, perchè egli dice che si faceva lettura continuata dal XIV, 22 a

tutto il XXVIII (_Ḣaghighà_, III, 3).

[487] _La Profezia nella Bibbia_, capp. V, VI.

[488] Per quanto nelle parole del testo sia non poca oscurità, pare

questo il modo più probabile dʼintendere siffatta cerimonia di

consacrazione dellʼaltare. DELITZSCH, SMEND nei commenti su questo

luogo.

[489] LʼIsaacita ha creduto di trovare per lo meno una allusione alla

Pentecoste nella lezione del testo masoretico (v. 21) che relativamente

alla Pasqua ha _Shebuʼoth jamim_ = _settimane di giorni_, in plurale,

invece che _Shibàt jamim_ = _sette giorni_. Ed il Wellhausen opina

che questa sia una correzione introdotta a bella posta dai Masoreti

con tale intendimento (_Geschichte Israels_, I, pag. 110). A me non

pare che possa accettarsi nè lʼuna nè lʼaltra opinione. Anche nel

testo masoretico come ora lʼabbiamo è chiaro che si parla soltanto

della pasqua delle azzime. Del resto _sette giorni_, e non _settimane

di giorni_, danno concordemente le antiche versioni dei _lxx_, di

Jonathan, la Peshito, e la Vulgata.

[490] Così intendo questo passo con lʼIsaacita, il Qimḣi, il

Rosenmüller e lʼEwald. Altri, fra i quali il Reuss e lo Smend, opinano

che anche nelle feste il principe avesse ingresso speciale per la porta

dʼoriente, e che Ezechiele, dicendo che doveva escire _insieme_ con

gli altri abbia volato dire per identità di tempo, non per eguaglianza

di luogo. Ma la parola del testo _bethocham_ = _in mezzo a loro_,

non può intendersi se non relativamente al luogo; questa espressione

dice in modo troppo chiaro che nelle feste il principe doveva essere

confuso con gli altri. _In mezzo a loro_ non è lo stesso che _insieme

con loro_, la quale espressione avrebbe potuto interpretarsi anche in

relazione solo del tempo. Inoltre poi in tutto il contesto si capisce

troppo chiaro che il privilegio di entrare per la porta dʼoriente era

concesso al principe solo nel sabato, nei novilunii, e quando offriva

volontarii sacrifici privati. Resterà a noi oscura la ragione, perchè

nelle festa non si accordasse al principe questo privilegio, ma ciò non

deve indurci a interpretare il testo diversamente da quanto resulta dal

chiaro senso letterale.

[491] La parola _Deror_ del nostro testo va intesa nello stesso

significato in cui la troviamo usata da Geremia (XXXIV, 8, 15), cioè

per lʼanno settimo, in cui gli schiavi riacquistavano la libertà,

non per lʼanno del Giubileo, che, secondo ogni probabilità, al tempo

di Ezechiele non era stato ancora istituito. Cfr. SMEND; WELLHAUSEN,

_Geschichte Israels_, I, pag. 123; MAYBAUM, _Die Entwickelung des

altisraelitischen Priesterthums_, pag. 43.

[492] POPPER, _Die biblische Bericht über die Stiftshütte_, p. 84–104.

[493] _Jomà_, 14_a_.

[494] Dalla lezione dei _lxx_ (_Levit._, XXI, 13) resulterebbe che

avrebbe dovuto essere della stessa tribù sacerdotale: _οὺτος

γυναῖκα παρθένον ἐκ τοῦ γίνους αὑτοῡ λήψεται_. Filone, secondo il

suo costume di attenersi alla versione alessandrina, accetta anche

lui questa restrizione maggiore nel rito del massimo sacerdote (_De

Monarchia_, II, 11). La tradizione talmudica è conforme al testo

ebraico; soltanto da un passo del Talmud (_Jomà_, 13_a_) parrebbe

resultare che il sommo sacerdote non fosse di solito poligamo.

[495] MAIMONIDE, _Degli arredi del Tempio_, IV, 20.

[496] _Taànith_, 26, 27.

[497] _Sifrà_, XXI, 2. _Jebamoth_, 22_b_.

[498] _Sifrà_; _Qiddushin_, 77.

[499] _Sifrà_; _Jebamoth_, 61.

[500] Vedi sopra, pag. 197, come i talmudisti intesero questo modo di

condanna.

[501] _Sifrà_; _Sanhedrin_, 51_b_.

[502] Il Talmud invece che _gobbi_ e _gracili_ interpetra le parole del

testo come se significassero un difetto nelle palpebre, o una macchia

nellʼocchio. (RASHÌ; PSEUDO JONATHAN). I _lxx_ invece di _gracile_

hanno _ἔφηλος_, _lentigginoso_; la Vulgata ha _lippus_. Il

Talmud inoltre ha enumerato molti altri difetti che rendevano i

sacerdoti inetti al culto, come può vedersi nel trattato _Bechoroth_,

VI, 6, e presso il Maimonide, _Dellʼammissione al santuario_, VI–IX.

[503] _Sanhedrin_, 83_a_.

[504] Ibidem, 81_b_.

[505] I tentativi di alcuni interpetri per conciliare questa

contraddizione non hanno fondamento, e bisogna pur dire che lʼautore

delle Croniche ha attinto qui come altrove a fonti diverse, che

ha procurato di far concordare, senza però riuscirvi. (BERTHEAU,

_Die Bücher der Chronik_, 2ª ediz., pag. 196; REUSS, _Chronique

ecclésiastique de Jérusalem_, p. 107.)

[506] _Ḣolin_, 24_a_.

[507] Ibidem, 24_b_.

[508] _T. G. Sheqalim_, v, 12; _T. B. Horajoth_, 13_a_.

[509] Cfr. _Sifrà_, in questo luogo; _Ḣolin_, 133_b_.

[510] _Zebaḣim_, V, § 6, 7.

[511] _Sifrè_, II, § 165; _Ḣolin_, 130.

[512] _De Premiis sacerdotum_, § 3.

[513] _Antiq._, IV, 5.

[514] Cfr. REUSS, e KNOBEL, sul Deuteronomio.

[515] Intorno alla consacrazione delle primizie e dei primogeniti è

stata sopra (pag. 44 e seg.) notata la contraddizione fra le diverse

leggi, ed esposta ancora la insussistente conciliazione dei talmudisti.

[516] _Sifré_, II, § 297; _Bicchurim_, I, 3.

[517] _Sifré_, I, § 110, _Mishnah_, _Ḣallàh_, II, 5.

[518] REUSS, KNOBEL, GESENIUS.

[519] _Sifrà_, sul luogo citato del Levitico, _ʼArachin_, 28_b_.

[520] _Delle Stime e deglʼInterdetti_, VI, 1.

[521] _Sifré_, I, 110, RASHÌ, sul Deut. XVIII, 4.

[522] _Sanhedrin_, 33_a_, cfr. MAIMONIDE, _Dei Cibi proibiti_, X, 20.

[523] _Terumoth_, IV, 3; _Ḣolin_, 137_b_.

[524] Questa è la spiegazione dei due versi 4 e 5, intorno ai quali

tanto hanno fantasticato quegli interpetri, cui sembrava che fossero in

contraddizione; perchè il verso 4 parla di un subborgo di mille cubiti

e il verso cinque dice di misurare un lato di due mila. (ROSENMÜLLER,

_Excursus_, II, in Num.; KNOBEL; REUSS). La conciliazione proposta

in un luogo del Talmud che mille braccia dovessero servire per vero

e proprio subborgo, e altre duemila braccia per campagna come campo

e vigneti (_Sotà_, 27_b_), estenderebbe troppo il terreno assegnato

ai leviti, già abbastanza vasto, e si oppone alla piana intelligenza

del testo. Per queste stesse ragioni non è da accettarsi neppure ciò

che resulterebbe da altro luogo talmudico (_ʼErubin_, 56_b_), che,

restringendo lʼestensione a duemila cubiti, li vuole divisi in eguale

maniera.

[525] _Zebaḣim_, 56_b_.

[526] _Sifré_, II, § 105–110; _Rosh Hasshanà_, 12_b_.

[527] _Sotà_, 48_a_, _Jomà_, 9_a_, _Babà Meziȁ_, 90_a_.

[528] Questa etimologia del Mussafia non è accettata dal Levy che

deriva la parola _Demai_ dallʼaramaico _Dema_, _essere eguale_,

_ambiguo_, _incerto_. _Chaldäisches Wörterbuch_, sub voce.

[529] _Bechoroth_, 30_b_. _Tosaftà_, _Demai_, II.

[530] _Berachoth_, 47_b_.

[531] _Sifrà_, _Emor_, § 2; _Jomà_, 18_a_, _Horajoth_, 9_a_, _Ḣolin_,

134_b_.

[532] _Jomà_, 73_a_, _Horajoth_, 12_b_.

[533] MAIMONIDE, _Della Preghiera_, I.

[534] MAIMONIDE, _Delle Benedizioni_, I.

[535] _Berachoth_, 26_b_.

[536] Nel Talmud prevalse lʼopinione che si trattasse soltanto di

animali offerti in sacrificio, e non di quelli uccisi per gli usi della

vita. (_Sifrà_, _Aḣarè Moth_, cap. 9; _Zebaḣim_ 106), sebbene Rabbì

Ismaele volesse dare alla Scrittura il suo letterale significato.

(_Ḣolin_, 17_a_). E difatti chi legge senza preconcetto vede che si è

voluto intendere anche degli animali uccisi a solo scopo di cibarsene.

(V. LUZZATTO, ROSENMÜLLER, DIODATI, DILLMANN, REUSS, BUNSEN).

[537] Degli animali ruminanti oltre gli ovini e bovini permessi come

cibo è data la lista nel Deut. XIV.

[538] _Ḣolin_, 27_a_, 32_a_.

[539] _Cherithoth_, 6.

[540] Vedi sopra (pag. 44) la contraddizione fra questo luogo del

Numeri e il Levitico XXIII, 18, 19; imperocchè, secondo questʼultimo

passo, il sacrifizio nella Pentecoste sarebbe stato differente.

[541] _Zebaḣim_, v, 3.

[542] DILLMANN, _Exodus u. Leviticus_, 1880, pag. 528 e seg.;

BAUDISSIN, _Studien zur Semitischen Religionsgeschichte_, I, pag. 140.

[543] _Sifrè_, I, § 111; _Horajoth_, 9.

[544] _Horajoth_, 4_b_ e seg.

[545] MAIMONIDE, _Dei Sicli_, I, 1.

[546] _Mechiltà_, sullʼEsodo, XXIII, 15; _Ḣaghighà_, 6_b_ e seg.

[547] _Sifré_, I, § 112; _Horajoth_, 7_a_.

[548] _Cherithoth_, 8_b_.

[549] È da notarsi che la proibizione della Scrittura di offrire

animali difettosi negli organi genitali fu intesa dai talmudisti nel

significato molto più ampio dʼinibire la castrazione degli animali e

molto più dellʼuomo (_Sifrà_, _Emor_, § 7; _Shabbath_, 111_a_). È da

domandarsi però se nellʼallevamento del grosso bestiame lʼosservanza di

un tal rito è possibile.

[550] _Mishnah_, _Parà_ I, 2–4.

[551] _Ḣolin_, 13_b_, _Temurà_, 7_a_.

[552] Cfr. ROSENMÜLLER, DILLMANN.

[553] _Geschichte Israels_, I, pag. 390.

[554] DILLMANN, _Exodus und Leviticus_, pag. 450 e seg.

[555] _Sifrà_, _Zav_, Sez. 10; _Cherithoth_, 2_a_, 4_a_.

[556] _Mechiltà_, _Bò_, § 8; _Pesaḣim_, 21_b_.

[557] _Mechiltà_, _Bò_, § 15; _Pesaḣim_, 96_a_.

[558] _Jebamoth_, 64_b_.

[559] _Pesaḣim_, 95.

[560] _Rosh Hasshanà_, 2 e seg.

[561] Ibidem, 16 e seg.; _Pesiktà Rabbati_, Vienna, 1880, pag. 166.

[562] _Sifrà_, A_ḣarè Moth_, Sez. 5, _Emor_, cap. 14; _Jomà_, 73_b_ e

seg.

[563] _Sifrà_, _Emor_, cap. XVII; _Succhà_, 11_b_.

[564] _Shabbath_, 21_b_.

[565] _Rosh Hasshanà_, 18_b_; _Taʼanith_, 26. Fra questi due luoghi

talmudici vi è un dissenso in quanto allʼapertura della breccia, il

primo di essi dicendola avvenuta nel 9 invece che nel 17. È poi questo

dissenso conciliato (_Taʼanith_, 28_b_), con la distinzione che nel

9 avvenne lʼapertura della breccia nelle guerre babilonesi, e nel 17

nelle guerre romane. Sarebbe però in ogni modo ad esaminarsi se la

conciliazione è fondata sopra la verità dei fatti. Restò poi nel rito

fissato il digiuno nel 17.

[566] _Taʼanith_, 10, 19.

[567] _Babà Meziȁ_, 53_b_ e seg.

[568] _Sifrà_, XXVII, 21_b_, _ʼArachin_, 25_b_, secondo lʼopinione di

Rabbì Jehudah, che è tenuta la prevalente, contro lʼopinione opposta di

Rabbì Shimʼon (cfr. _ʼErubin_, 46_b_).

[569] _ʼArachin_, 28_b_.

[570] LUZZATTO, commento in questo luogo; KNOBEL–DILLMANN, _Exodus und

Leviticus_, pag. 633 e seg.; SAALSCHÜTZ, _Das Mosaische Recht_, cap.

44, § 2.

[571] _Sifrà_, XXVII, 29; _ʼArachin_, 6.

[572] _Sifrà_, ivi, 28, _ʼArachin_, 28_a_; _Ghitin_, 38_b_.

[573] _Sifrà_, XXVII, 28; _ʼArachin_, 28_a_.

[574] _Sifré_, e lʼISAACITA, _Num._, XXX, 4.

[575] _Nedarim_, 22_b_; _Bechoroth_, 36_b_, e seg.

[576] Quella che si teneva in un vasto recipiente allʼingresso del

tempio per le abluzioni dei sacerdoti (_Sifré_, I, 10; _Sotà_, 82,

ROSENMÜLLER, DIODATI, KNOBEL, e altri).

[577] ROSENMÜLLER, REUSS; MICHAELIS, _Mosaisches Recht_, V, pag. 191;

SAALSCHÜTZ, _Das Mosaische Recht_, pag. 572.

[578] _Sotà_, 2 e seg.

[579] _Sifré_, I, § 21; _Sotà_, 28_a_.

[580] _Sotà_, 47_a_.

[581] Ibidem, 24_a_.

[582] Ibidem, 27.

[583] Ibidem, 23_b_, 26_b_, 27.

[584] Cfr. _Sifré_, I, § 115; _Menaḣoth_, 43_b_; _Sotà_, 17_a_;

_Ḣolin_, 89_a_.

[585] CARO, _Beth Joseph_, I, 11; BUXTORFIUS, _Synagoga Judaica_, cap.

IX.

[586] CARO, _Shulḣan ‛Aruch_, I. § 24; BUXTORFIUS, op. cit., l. c.

[587] _Sifrà_, in questo luogo; _Sanhedrin_, 55_b_ e seg.

[588] Ricordiamo che nel primo del mese settimo ricorreva il capo

dʼanno (v. pag. 363 e seg.), dimodochè dieci giorni dopo, si bandiva

solennemente a suon di tromba, lʼanno del Giubileo.

[589] Il nome _Giubileo_, è derivato dallʼebraico _Jobel_, in varii

modi interpretato; ma più probabilmente significa _il suono della tuba,

un suono di giubilo_, con cui lʼanno cinquantesimo veniva bandito.

[590] Questi tre versi che abbiamo rinchiuso fra parentesi sono da

tenersi una interpolazione fatta quando si volle tenere anche il

cinquantesimo anno come sabbatico per cessare da ogni lavoro agricolo.

Pare impossibile che a una prescrizione di difficilissima pratica,

quale è quella di non coltivare le terre ogni settimo anno, si

aggiungesse questo sommo assurdo di stare due anni di seguito senza

coltivarle come si vorrebbe imporre nei versi 11, 12. A tale assurdo

non si può esser giunti, se non per gradi. Si noti poi che il verso 13

è ripetizione di ciò che è già detto nel verso 10, e si vede essere

stato aggiunto per riprendere lʼinterrotto filo dei concetti. Mentre i

versi 14–16, 23 sono la continuazione immediata del verso 10, spiegando

la pratica applicazione di ciò che ivi è enunciato come principio

generale. Perciò anche i versi 17–22 sono da tenersi interpolazione

aggiunta, quando si avvertì lʼassurdo della prescrizione dellʼanno

sabbatico raddoppiato per peggio ogni cinquantʼanni col riposo anche

nellʼanno del Giubileo, e si volle ovviarvi, ricorrendo, come si dice

nel v. 21, alla miracolosa assistenza divina. Lʼipotesi che in questa

legge del Giubileo vi sia la mano di più autori è di parecchi critici,

e fra gli altri del Kayser (_Das vorexilische Buch_, pag. 75–77),

e dellʼHorst (_Leviticus XVII–XXVI und Ezechiel_, pag. 27–30), ma

differiscono in alcuni particolari. Non vediamo poi veruna ragione di

supporre anche due autori diversi per questa e per la legge dellʼanno

sabbatico, che sono fra loro così intimamente connesse.

[591] Farete in modo che le terre vendute si possano riscattare anche

prima del Giubileo, come si spiega nel passo seguente.

[592] Sembra necessario di dover qui eseguire la lezione della Vulgata:

_si redemptae non fuerint_, a preferenza di quella del testo ebraico,

che non ha la negazione prima del verbo si _riscatta_, imperocchè

questa lezione non da significato accettabile. Come potrebbe dirsi

che escirebbe nel Giubileo ciò che già sarebbe riscattato? Per quanto

antichi e moderni commentatori abbiamo tentato di dare un senso anche

al testo ebraico, si cadrebbe sempre in sottigliezze poco sostenibili.

Cfr. EWALD, _Altherthümer_, 3ª ediz., pag. 498. DILLMANN, _Exodus und

Leviticus_, pag. 613 e seg. REUSS, _LʼHistoire sainte et la Loi_, II,

pag. 172, n. 4.

[593] _Sifrà_, in questo luogo.

[594] A noi sembra che le parole _pellegrino_, ed _abitante_, si

riferiscano al _tuo fratello_, e significhino non solo quello della

tua città, ma anche quello che venisse di fuori come straniero o come

abitante, giacchè è facile che il povero, il quale ha venduto la casa

e la terra, vada ramingo a cercare di che vivere. I talmudisti hanno

voluto intendere che il precetto di carità fosse esteso allo straniero,

ancorchè non Israelita per nascita, ma divenuto proselita (_Gher_), o

semplice abitante (_Tosḣab_), colla condizione di osservare i precetti

noachidi di (v. _Sifrà_). Ma le due parole ebraiche ora citate hanno

acquistato tale significato nella legislazione talmudica, non lʼavevano

in quella scritturale.

[595] _Sifrà_, _Behar Sinai_, cap. 7; _Mechiltà_, _Neziqin_, § 1.

[596] _Das Mosaische Recht_, cap. 101, § 8.

[597] _Mosaisches Recht_, § 123.

[598] _Mechiltà_, _Mishpatim_, § 2 in fine; _Qiddushin_, 15 e seg.

[599] _Sifrà_, _Behar Sinai_, cap. 7; _Qiddushin_, 22_a_.

[600] _Sifrà_ ivi; _Qiddushin_, ivi.

[601] _Sifrà_, _Beḣuqqotai_, cap. 7; ISAACITA, sul Levitico, XXVI, 35.

Cfr. 2º _Cronache_, XXXVI, 21.

[602] Del passo dello stesso Ezechiele XLVI, 17, già abbiamo sopra

(pag. 321) parlato. Intorno al VII, 12, 13, dove alcuni vogliono vedere

unʼallusione al Giubileo, è da riflettersi che, se fosse così, il

non potere il venditore ritornare in possesso della cosa venduta non

dovrebbe essere per lui ragione di non rattristarsi per aver venduto,

come si farebbe dire al profeta, ma anzi cagione di maggior duolo.

Dunque il profeta volle dire che il venditore non si dolesse di aver

venduto, perchè non tornerebbe più nella terra dove erano i suoi

possessi andati in mani di altri; ma resterebbe esule nel paese dove

era stato deportato. (Cfr. SMEND, 2ª ediz., pag. 43).

[603] Sifrà, _Behar Sinai_, cap. 2; _ʼArachin_, 32_b_.

[604] Secondo una opinione registrata nel Talmud (_Taànith_ 30_b_,

_Babà Bathrà_, 121_a_), questa proibizione avrebbe dovuto valere

soltanto per la prima partizione della terra promessa; ma quindʼinnanzi

anche le figlie eredi avrebbero potuto contrarre matrimonio con

uomini di differente tribù. È chiaro per sè stesso che questʼopinione

è contraria non meno alla lettera che allo spirito della legge

scritturale.

[605] MAIMONIDE, _Della eredità_, I, § 5.

[606] _Sifré_, I, § 134, _Babà Bathrà_, 108, 110, 115.

[607] _Babà Bathrà_, 139_b_.

[608] _Chethuboth_, 50, 52_b_, 68.

[609] _Babà Bathrà_, 111_b_.

[610] _Chethuboth_, 52_b_, 103_a_.

[611] _Babà Bathrà_, 126, 130.

[612] Ibidem, MAIMONIDE, _Della eredità_, VI, § 2.

[613] _Babà Bathrà_, 131_a_.

[614] LʼAlfasi, il Maimonide, lʼAsher, il Caro.

[615] GANS, _Das Erbrecht in welt geschichtlicher Entwickelung_, I,

pag. 149–151, 170–175; SAALSCHÜTZ, _Das Mosaische Recht_, pag. 826 e

seg., e nota 1059.

[616] _Babà Bathrà_, 146_b_, 151_b_; _Ghitin_, 65_b_ e seg.

[617] _Babà Bathrà_, 146_b_.

[618] _Rashbam_ e i _Tosafisti_ in _Babà Bathrà_, 135_b_; lʼ_Isaacita_

in _Babà Meziȁ_ 19_a_, MENDELSSOHN, _Ritualgesetze der Juden_, 3ª

ediz., pag. 48, 49, 53; THIEL, _Principia Jurisprudentiae judaicae per

Germaniam communis_, § 214.

[619] _Babà Bathrà_, 147_b_.

[620] _De testamentifactione jure germanico_.

[621] _Sifré_, I, § 160; _Sanhedrin_, 45_b_.

[622] _Macchoth_, 10_a_.

[623] _Die Composition des Hexateuchs_, XXII, pag. 423.

[624] Nel rito posteriore dellʼEbraismo si perdè lʼindole rurale della

Pentecoste, che divenne una solennità del tutto teologica, perchè in

essa si commemora la rivelazione del Decalogo, avvenuta in quel giorno

secondo il Talmud (_Shabbath_, 86_b_; _Mechiltà_, _Itrò_, § 3).

[625] HUPFELD, _De primitiva et vera Festorum apud Hebraeos ratione_,

II, pag. 3, 6, 7; WELLHAUSEN, op. cit, pag. 432–435.

[626] _Shabbath_, 13_b_, _Ḣaghigà_, 12_a_, _Menaḣoth,_ 45_a_.

[627] Ne riferiremo una sola per saggio. Se nel Pentateuco si

prescrivono per il sacrifizio del novilunio due tori e sette agnelli, e

presso Ezechiele invece un solo toro e sei agnelli, i talmudisti non si

peritano ad insegnare con la maggiore serietà che il profeta ha voluto

soltanto dire che, non potendo adempiere in tutto la prescrizione della

legge, sarebbe stato accetto il sacrifizio anche adempiendola in parte

(_Menaḣoth_, l. c.).

[628] Commento in Ezechiele, XLV, 22.

[629] KUENEN, _The Religion of Israel_, II, pag. 231–233; GRAF, _Die

geschichtlichen Bücher d. A. T._, pag. 71–75; WELLHAUSEN, _Geschichte

Israels_, pag. 421; REUSS, _LʼHistoire sainte et la Loi_, I, pag. 241;

_Die Geschichte d. heiligen Schriften A. T._, § 378–380.

[630] _Sanhedrin_, 21_b_.

[631] _Trattato Teologico–Politico_, cap. VIII.

[632] KUENEN, _The Religion of Israel_, II, pag. 45–49; REUSS, _Die

Geschichte d. heiligen Schriften_, § 383–386; SMEND, _Ueber die Genesis

des Judenthum. Zeitschrift f. d. alttestamentliche Wissenschaft_, 1882,

pag. 94–151.

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La legge del popolo Ebreo · 第 30 / 30 段